Spagna, eolico riacchiappato dal carbone

postato il 26.gen.2012 alle 5:27 pm| da pat

Pubblicati i dati provvisori relativi al fabbisogno elettrico spagnolo per il 2011. Nell’anno che si è appena concluso, secondo le cifre riportate da Red Eléctrica de España, la domanda elettrica relativamente alla penisola iberica è calata di 1,2% rispetto al 2010, riportando consumi complessivi per 255.179 GWh simili ai livelli registrati nel 2006.

Quello che salta agli occhi, nel paese del sole e del vento (rappresentano il 93% della potenza addizionale, 1.879 MW, introdotta nel 2011), è che nucleare, gas e carbone sono ancora i protagonisti della copertura del fabbisogno, rispettivamente per il 21, 19 e 15%. In particolare, tra il 2010 ed il 2011, la quota di carbone è all’incirca raddoppiata ed equivale a quella dell’eolico 16%.

Va segnalato che nell’anno che appena concluso, malgrado la minore ventosità registrata e conseguente producibilità inferiore rispetto al 2010, le pale hanno conquistato un nuovo record assicurando 59,6% della domanda elettrica nazionale. Attenzione però, si tratta del picco di produzione istantanea registrato il 6 novembre alle 2 del mattino.

Le fonti rinnovabili che complessivamente rappresentano il 33% della domanda  sono calate del -3% rispetto al 2010 a causa di una regressione dell’apporto dell’idroelettrico passato da 16% a 11%. L’eolico è rimasto stazionario. Le rimanenti voci di fonti sono così suddivise: Termico 2%, FV 3%, Solare termico 1% e rifiuti e cogenerazione 12%.

Sul fronte ambientale, nell’anno appena concluso a causa della minore produzione dalle fonti di energia pulita (idro, eolico e nucleare), il volume delle emissioni attribuite al settore elettrico è aumentato del 25%.

 

Obama, 2035 elettricità 80% da fonti pulite con accordo bipartisan

postato il 25.gen.2012 alle 1:55 pm| da admin

Ieri nel suo discorso sullo stato dell’Unione, Barack Obama fa, al solito, leva sull’orgoglio patriottico statunitense, ricalcando l’efficace immagine del nuovo Progetto Apollo, già utilizzata nel discorso dell’anno scorso, per la conquista di fonti energetiche pulite. Impresa che già calamita le migliori menti del paese  e come esorta Obama, ha bisogno del sostegno del governo. “Per aiutare finanziariamente questo sforzo innovativo sto chiedendo al Congresso di eliminare i miliardi di dollari di contributi attualmente dati alle compagnie petrolifere (Applausi) Non so se avete notato, ma stanno andando bene comunque, – risate – per cui anziché finanziare le energie di ieri, dobbiamo investire in quelle di domani”.

Ma non basta. “Le scoperte in energie pulite si tradurranno nello sviluppo della green economy solo quando le imprese realizzeranno che c’è un mercato di  sbocco per le loro innovazioni. Sicchè questa sera, vi sfido a unirvi a me nel perseguire un nuovo obiettivo: entro il 2035 l’80% dell’elettricità in America dovrà essere generata da fonti pulite. Alcuni vogliono eolico e solare. Altri il nucleare e il carbone e gas puliti. Per raggiungere questo obiettivo, servono tutte le opzioni – ed esorto Democratici e Repubblicani a lavorare insieme per realizzarlo”.

 

Fondi DOE per lo sviluppo di mini reattori

postato il 24.gen.2012 alle 10:21 am| da pat

Gli USA  al palo nell’avanzamento della tecnologia nucleare? Chi lo riteneva potrà ricredersi. Qualche settimana dopo la certificazione del reattore AP1000 prodotto da Toshiba-Westinghouse, prima tipologia di reattore di III+ generazione a ricevere l’approvazione dall’ente di regolamentazione statunitense NCR, ora tocca ai mini-reattori. Nell’intento di far decollare un’industria manifatturiera  di piccoli reattori modulari, il Dipartimento per l’Energia ha presentato una bozza di Funding Opportunity Announcement, FOA,  che indica il quadro legale-economico per possibili accordi di sviluppo congiunto pubblico-privato del design, costruzione ed export di questa tipologia di reattore. Con l’annuncio dello scorso venerdì, il dipartimento diretto da fisico premio Nobel Steven Chu, sollecita inputs da parte dell’industria, per arrivare rapidamente alla definizione di un modello di compartecipazione, unica nel suo genere, tra industria privata e amministrazione federale nella progettazione, engineering,  certificazione di questi reattori in scala ridotta. “Un passo importante nella competizione globale per le energie pulite” ha chiosato di segretario per l’Energia aggiungendo che si pensa  allo sviluppo di due tipologie di Small Scale Reactors destinati a entrare in produzione entro il 2022.

La compattezza dei SMR, circa un terzo della grandezza dei reattori attualmente costruiti,  presenta vantaggi in termini di sicurezza, maggiore versatilità per l’individuazione del sito e benefici economici. Si abbattono i costi di capitale e i tempi di costruzione in virtù del fatto che vengono costruiti e assemblati –quasi in serie – in fabbrica per essere avviati verso la destinazione finale praticamente nella modalità “plug and play”. Le dimensioni contenute li rendono particolarmente adatti per reti elettriche di estensione ridotta e per particolari zone geografiche, ad esempio densamente popolate, che non potrebbero ospitare impianti tradizionali. Per la caratteristica della modularità sono indicati anche per aggiungere potenza alle centrali in caso di maggiore richiesta.

Diverse società stanno lavorando a tiplogie di reattori modulari: accanto a colossi come la Westinghouse, General Electric-Hitachi, Babcock &Wilcox ci sono piccole società come NuScale, Hyperion e TerraPower dove ha investito anche Bill Gates. La mossa del DOE è stata immediatamente percepita dall’industria come un significativo cambiamento nelle condizioni di mercato per lo sviluppo del segmento dei SMR. Pronta la reazione di Westinghouse che ha fatto sapere la sua intenzione di entrare in lizza assieme ad alcune utilities, per partecipare all’iniziativa del FOA.

 

Fukushima: immagini dal ventre del drago

postato il 22.gen.2012 alle 4:00 pm| da gbettanini

Scusate il titolo un po’ colorito ma in questo post sono forse più importanti le immagini delle parole e dei numeri.

Il giorno 19 gennaio, dopo aver testato la procedura nel reattore 5, un gruppo di 34 tecnici della Tepco è riuscito ad inserire un endoscopio industriale all’interno del contenimento primario (PCV) del reattore numero 2 della centrale di Fukushima Daiichi per investigare lo stato del reattore.

E’stato scelto il reattore numero 2 perché è quello meno danneggiato e che al suo interno presenta il livello di radiazioni più basso. Gli operatori si sono comunque trovati ad affrontare zone in cui l’intensità di dose di radiazioni è pari a 15 mSv/h, come si indica in un documento di preparazione all’intervento. La dose massima effettivamente assorbita dai tecnici durante l’operazione è risultata pari a 3.7 mSv contro i 5 mSv previsti.

Dell’intervento sono disponibili immagini tratte da un filmato di circa 30 minuti ( 1, 2, 3, 4).

(continua…)

 

Dal Belgio un ulteriore passo verso i reattori di nuova generazione

postato il 19.gen.2012 alle 10:25 am| da gbettanini

Il Centro di Ricerche Nucleari Belga (SCK-CEN) ha portato per la prima volta a criticità l’apparato sperimentale GUINEVERE (acronimo di Generator of Uninterrupted Intense NEutrons at the lead VEnus REactor) situato a Mol, apparato in cui la reattività di un reattore nucleare sperimentale viene controllata mediante un acceleratore di particelle. Al progetto europeo partecipano anche il Centro Nazionale francese per la Ricerca Scientifica (CNRS) e il Commissariato francese per l’Energia Atomica e le energie alternative (CEA).

I reattori nucleari di potenza utilizzati oggi per produrre energia elettrica sono reattori che mantengono autonomamente la criticità. All’interno degli attuali reattori è infatti necessario che per ogni reazione di fissione che avviene nel nucleo uno dei neutroni prodotti (su 2.4 neutroni prodotti in media) venga assorbito da un altro nucleo fissile, condizione in cui una reazione a catena è in grado di auto sostenersi. Guinevere è invece un ADS (Accelerator Driven System) nel quale i neutroni non devono più essere integralmente generati all’interno del nocciolo del reattore, in questo sistema un reattore nucleare sottocritico viene accoppiato con un acceleratore di particelle che fornisce i neutroni ‘mancanti’ per raggiungere la criticità. Interrompendo la sorgente esterna di neutroni il reattore tornerebbe istantaneamente sottocritico e si spegnerebbe.

L’idea non è poi così nuova, era stata proposta ancora negli anni ’50 dal fisico e premio Nobel Ernest Lawrence, successivamente alla fine degli anni ‘80 Carlo Rubbia ha suggerito l’utilizzo di ADS per produrre energia elettrica in grandi impianti di potenza alimentati con torio, il cosiddetto “rubbiatron”, ma l’utilizzo oggi più promettente di questo tipo di reattori è la trasmutazione delle scorie nucleari a lunga vita prodotte nei reattori convenzionali. Il primo ADS sperimentale ha raggiunto la criticità nel 2009 nell’università di Kyoto in Giappone*.

(continua…)

 
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