Ritengo lo sviluppo e gli investimenti in fonti rinnovabili essenziali per il futuro dell’energia. Si può avere qualche dubbio su quale fra le varie fonti sia la più promettente. Personalmente tifo per il solare fotovoltaico. O qualche altro sulle modalità con cui oggi sono finanziate e sostenute dal denaro pubblico. Preferirei qualche incentivo in meno e un po’ di ricerca in più. Ma non vi è dubbio sul fatto che esse potranno rappresentare una grande opportunità per il futuro. Purché si abbia il senso delle proporzioni.
L’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale ci dice che negli ultimi 7 anni la fonte energetica che è cresciuta di più è .. il carbone (4,5%). Poi c’è il petrolio (2,6%), il gas (2,1%)e poi ci sono le rinnovabili (2,2%) grazie soprattutto all’idroelettrico ( i grandi progetti in Asia) ed ai combustibili vegetali. Il nucleare cresce dello 0,8%.
Ma queste percentuali sono percentuali di che cosa?
Investimenti cinesi in energie pulite doppi rispetto agli USA . Primato dell’eolico. Obiettivo nucleare: raggiungere la somma della potenza di Francia e USA messi insieme.
La reputazione di grande inquinatore diventerà solo un vecchio imbarazzante ricordo?
In Cina è in corso una rivoluzione verde che trasforma la seconda potenza economica (e anche il secondo consumatore mondiale di energia) dietro agli Usa, in un’economia a basse emissioni di carbonio.
La Cina spende 12,6 milioni di dollari all’ora in tecnologie pulite. Questo equivale complessivamente a 220 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi due anni e rappresenta più del doppio di quanto prevede il grandioso programma di green stimulus dell’amministrazione Obama. In proporzione confrontando le rispettive entità economiche, l’investimento cinese risulta ancora più impressionante. La sua vocazione è diventare il leader mondiale delle energie rinnovabili. Ed è sulla buona strada.
Sì considerato che le centrali nucleari evitano l’immissione nell’atmosfera di milioni di tonnellate di anidride carbonica, uno dei gas responsabili dell’effetto serra.
In Europa dove il 31% della produzione elettrica è di origine nucleare, in un anno, non siano state immesse nell’atmosfera 410 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Pari al 10% del totale delle emissioni di CO2 del Vecchio Continente. (Il confronto viene fatto, ottimisticamente, con uno scenario che prevede modalità di generazione elettricità con il minor tasso di emissione di gas effetto serra, sennò il risparmio di CO2 salirebbe fino a 700 milioni di tonnellate )
Se si confrontano i valori delle emissioni di CO2 per unità di misura di energia elettrica prodotta (g/kWh) il rapporto è più che eloquente.
In Francia dove il 78% della produzione elettrica è originato da centrali nucleari, si ha 72g per kWh prodotta mentre in Italia il parametro sale a 450g per kWh prodotto. Oltrealpe il valore si riduce dell’84%.
La sintesi dei lavori alla conferenza “The World Energy Outlook 2008: Impact of the Financial Crisis on Energy” , organizzata a Roma il 19 marzo, sono ora disponibili e scaricabili dal sito WEC Italia .
Portare la quota del nucleare al 25-30% dell’energia elettrica russa. Un segnale per la maxi riforma energetica vacillante a causa della crisi economica?
Il governo russo stanzierà 50 miliardi di rubli (1,5 miliardi di dollari) per rafforzare la sua posizione nel capitale della Rosatom, la società che gestisce 10 centrali per un totale di 31 reattori. Il nucleare russo genera 135 miliardi di kWh l’anno ossia il 16% della produzione di energia elettrica della Russia. Ma l’obiettivo annunciato da Vladimir Putin è di raggiungere il 25-30%. A questo scopo lancia un faraonico programma di costruzioni di 26 nuovi reattori nucleari.
Questa sostanziosa iniezione di capitali nel nucleare potrebbe anche avere una chiave lettura diversa correlata al rallentamento della crescita economica e ai suoi contraccolpi sull’attesa riforma del sistema produttivo elettrico nazionale.