Vi propongo questo articolo di Umberto Minopoli, apparso sabato 23 maggio su Il Riformista. Traccia un lucido quadro delle argomentazioni e prese di posizioni che circolano all’interno del Partito Democratico su un possibile ritorno al nucleare. All’interno della sinistra, quella con l’energia nucleare è una lunga storia costellata di dichiarazioni a sostegno e successivi dietrofront. Comunque fossero gli orientamenti si dichiaravano sempre frutto di ragionamenti tecnici e giammai emotivi o ideologici. Minopoli smaschera le imposture degli argomenti antinuclearisti e smonta i cardini del pensiero anti-nuke di sinistra: obsolescenza, scorie, esosità degli investimenti. Da leggere e meditare.
Sul “nucleare in Italia” si profila, c’è da temere, l’ennesima arrampicata sugli specchi di una parte del Pd. E la tentazione illusoria di scostarsi dal problema, di farsi da parte e di dire no ma con argomenti e motivazioni che pretendono però di apparire “tecniche” e non ideologiche. È un film purtroppo già visto. (continua…)
La conclusione consequenziale della chiusura del ciclo produttivo elettronucleare è lo smantellamento degli impianti e la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi prodotti nel rispetto del principio etico che nessun carico gestionale e sanitario gravi sulle generazioni future che non abbiano fruito della dell’energia nucleare prodotta.
Rifiuti di bassa attività e vita breve possono essere isolati in strutture artificiali in superficie o in sotterraneo. I tempi di necessario isolamento si attestano su alcuni secoli. I rifiuti ad alta attività e vita lunga, tipicamente i residui del combustibile nucleare, richiedono inevitabilmente lo “smaltimento geologico” come mezzo per garantirne l’isolamento totale dalla biosfera (effetto barriera per tempi dell’ordine dei 100.000 anni), all’interno di parti profonde di formazioni geologiche idonee e sufficientemente stabili per i tempi in gioco.
L’Unione Europea conduce da oltre quarant’anni ricerche circa l’affidabilità dello smaltimento dei rifiuti radioattivi in formazioni geologiche geologico saline, granitiche e argillose, presenti nei territori degli allora Stati Membri. Nella seconda metà degli anni ottanta furono raggiunte conclusioni positive circa l’affidabilità delle barriere geologiche nell’assicurare l’isolamento dei rifiuti per i lunghi tempi necessari al decadimento della radioattività. In concreto, al di là dei clamori delle contestazioni, lo smaltimento geologico dei rifiuti anche di alta attività si prospetta come soluzione affidabile e tecnologicamente matura per la sistemazione definitiva, su vasta scala, dei rifiuti radioattivi. La capacità d’isolamento delle barriere naturali può essere dimostrata anche come capacità di isolamento totale della radioattività in condizioni di assenza di qualsiasi contenitore artificiale e in soluzione acquosa. (continua…)
Sintesi del dibattito sulle questioni ambientali legati al nucleare avvenuto a Roma il 7 maggio 2009 tra l’ex presidente di Greenpeace Italia, Chicco Testa e l’ex direttore di Greenpeace Uk, Stephen Tindale. Entrambi, un tempo su posizioni antinucleariste, hanno cambiato le proprie posizioni in merito.
Qual è la differenza? E a chi spetta l’etichetta? E’ il dilemma emerso la settimana scorsa al Congresso durante il dibattito sulla Waxman-Markey proposta di legge sul clima e l’energia che, tra gli altri, attribuisce una delega al governo federale in materia di sussidi alle fonti di energia rinnovabili.
Il braccio di ferro tra repubblicani che più volte hanno tentato di far passare degli emendamenti per accomunare l’energia nucleare a quella eolica e solare, e le puntuali bocciature degli democratici, fa sorgere il dubbio che tipo di energia Washington realmente cerchi di promuovere? Tutte le energie pulite o solo alcuni tipi? Sul tema s’interroga il WSJ.
Il referendum in Italia è un istituto che può essere solo abrogativo di leggi o di singoli articoli e commi di leggi.
In tale forma fu organizzato nel 1987, sull’onda emotiva conseguente all’incidente di Chernobyl dell’aprile 1986, un referendum “sul nucleare”.
In effetti, esso avrebbe comportato in caso di esito positivo, come poi si verificò, l’abrogazione di tre articoli di legge:
1) L’abolizione della norma che consentiva al CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) di decidere la localizzazione delle centrali nel caso in cui gli Enti Locali non avessero deliberato entro tempi stabiliti (comma 13 dell’articolo unico della legge 10/1/1983 n. 8).
2) L’abrogazione del compenso previsto per i Comuni disponibili a ospitare centrali nucleari ma anche a carbone (commi da 1 a 12 della stessa legge).
3) L’abrogazione della norma che consentiva all’ENEL di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero. La norma era contenuta nella legge n.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL per consentirgli di partecipare al programma francese di reattore veloce autofertilizzante SuperPhoenix.
A parte la confusione intrinseca connessa a tutte le nostre consultazioni referendarie quando il sì e il no hanno significati diametralmente opposti rispetto al tema trattato – ad esempio: sì al divorzio, no al nucleare, etc., ritengo che chi afferma oggi che con quel referendum fu deciso per il sì o per il no al nucleare in Italia sostiene il falso e che quel referendum fu un mezzo truffaldino per eliminare un pericoloso concorrente ai combustibili fossili.
Vado a dimostrare il mio assunto. (continua…)