C’è un Partito Democratico che ha stravinto le elezioni nel proprio paese grazie (malgrado?) all’appoggio al nucleare. A compiere l’exploit è il Democratic Party of Japan (www.dpj.or.jp) che è riuscito a scalzare il dominio dei liberaldemocratici dopo 54 anni di potere quasi ininterrotto.
Nel manifesto elettorale del partito guidato da Yukio Hatoyama che assomiglia a un’applicazione da manuale di Total Quality Management alla politica con tanto di principi generali, roadmap, obiettivi politici e misure specifiche c’è grande enfasi sul risparmio energetico, fonti rinnovabili e lotta al riscaldamento globale.
Sono liberamente disponibili in rete i “Safety, Security and Environmental Report” dei reattori EPR di Areva ed AP1000 di Westinghouse destinati alla Gran Bretagna.
Tali report fanno parte della documentazione inoltrata dai rispettivi costruttori agli enti regolatori britannici (Health and Safety Executive ed Environment Agency) nell’ambito del processo di verifica preliminare dei due tipi di reattore.
Questo processo di verifica preliminare del tipo di reattore viene condotto in maniera aperta e trasparente e punta a coinvolgere il pubblico che può prendere visione e commentare la documentazione di progetto pubblicata in rete.
È una lettura molto interessante per chi vuole realmente farsi un’idea di cosa sia una moderna centrale nucleare e di quanta attenzione si ponga nella sua progettazione in particolare agli aspetti di sicurezza ed ambientali.
A metà luglio, il governo britannico aveva pubblicato il programma di riduzione del 80% delle emissioni dei gas serra (rispetto ai livelli del 1990) da raggiungere entro il 2050. Ora è diventato legge. L’obiettivo è una riduzione del 34% entro il 2020 – anche se questo traguardo è meno ambizioso di quanto appaia, visto che nel 2008 le emissioni del Regno Unito si sono attestate al 19,3% rispetto ai livelli del 1990. Il programma governativo è complessivamente positivo in quanto riconosce la necessità di sostenere cumulativamente efficienza energetica, fonti rinnovabili, cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) e nucleare mettendo fine alla sterile polemica che considera queste opzioni alternative e sostitutive l’una con l’altra. Proficuo per quanto riguarda l’energia, il programma non è altrettanto convincente per il settore trasporti, dove si continuerà a sostenere i biocarburanti che finiscono per essere peggiori delle fonti fossili per il cambiamento climatico.
Il governo si è prefissato l’obiettivo di generare il 40% di elettricità da fonti a basse emissioni di carbonio entro il 2020. Qualora raggiunto (la maggioranza degli obiettivi energetici britannici vengono regolarmente disattesi), rappresenterebbe da solo metà dei tagli necessari delle emissioni annuali per il 2020. Le fonti rinnovabili coprirebbero circa il 30% del totale delle capacità di generazione elettrica (oggi sono il 6%), al nucleare e CCS spetterebbero un altro 10%. Attualmente il nucleare genera quasi il 20% del totale di energia elettrica del Regno Unito, ma tutti gli impianti esistenti, ad eccezione di Sizewell B (che produce il 3%) chiuderanno entro il 2020. (continua…)
Lovelock è stato tra i primi a lanciare l’allarme sul destino del Pianeta. E’ stato il primo a studiare gli effetti dei gas serra responsabili del buco dell’ozono tanto da meritarsi l’appellativo di “profeta dei cambiamenti climatici”. Trent’anni fa quando lo scienziato britannico sviluppò la sua teoria olistica sul pianeta Gaia, indicando con il nome che i greci attribuivano alla divinità della Terra, il super- organismo vivente che favorisce attivamente la vita mettendo in atto delle dinamiche che riequilibrano costantemente i vari fattori necessari la sopravvivenza delle specie vegetali e animali, questa diventò il “mantra” del movimento ambientalista. Da un decina di anni, questo feeling si è incrinato e Lovelock è un considerato un ecologista scomodo. Per alcuni addirittura un eretico a causa delle sue posizioni in tema di nucleare e un caustico scetticismo su alcune fonti rinnovabili (eolico). (continua…)
Con riferimento all’incidente accaduto il 17 agosto alla centrale idroelettrica siberiana di Sayano-Sushenskaya, la più grande della Russia e la quarta al mondo , che ha causato 76 morti, ecco uno stralcio della mia intervista pubblicata sul Corriere della Sera l’indomani dell’esplosione. .
«Le centrali idroelettriche? Pulite, poiché prive di emissioni. Ma quanto a sicurezza… Ebbene, il nucleare è il sistema più sicuro di tutti. Ho davanti una tabella dell’ istituto di ricerca svizzero Paul Scherrer. Dal 1970 al 2005 in Europa nessun incidente, né vittime, in centrali nucleari e un incidente in centrali idroelettriche (Belci, Romania, ‘ 91) con 116 vittime. Poi 41 incidenti in centrali a carbone, con 942 vittime». E nei Paesi non occidentali? «Se guardiamo quelli non Ocse, troviamo un incidente in centrali nucleari, Chernobyl, con 31 vittime (il dato non tiene conto dei morti negli anni successivi). Invece, 12 incidenti in centrali idroelettriche con 30.007 morti, 26 mila dei quali a Banqiao e Shimantan in Cina, dove ci furono i crolli delle dighe».