Un buon indicatore del probabile orientamento del nuovo esecutivo è la Borsa di Francoforte. Lunedì le quotazioni delle aziende proprietarie di centrali operative in Germania hanno chiuso in rialzo.
E.On AG +3,6%. RWE AG +4% e EnBW AG (Energie Baden-Wurttemberg) +2,6%.
Nella nazione faro delle rinnovabili, il nucleare pesa per il 23,3% della produzione elettrica con un parco centrali di proprietà di quattro gestori: oltre ai tre summenzionati c’è anche anche Vattenfall AB controllata dal governo svedese. E’ altamente probabile che la nuova coalizione CDU-FDP allunghi la vita utile dei 17 impianti esistenti dai 15 ai 20 anni.
Nella stessa giornata di ieri, il fondato timore di una contrazione delle sovvenzioni federali al solare si è riflesso sull’andamento nel comparto della produzione di pannelli fotovoltaici: SolarWorld AG -0,2%. SMA Solar Technology AG -0,4% e il leader mondiale Q-Cells -4%.
Anche se a detta di diversi analisti, la Merkel non si farà dettare l’agenda dai liberali, è indubbio che l’arrivo di Guido Westerwelle, leader del Free Democratic Party e vero vincitore di questa tornata elettorale, imprima una svolta nel processo di phase out previsto entro il prossimo decennio come è possibile intuire dalla sua intervista rilasciata alla BBC lo scorso settembre.
Faceva notare Pietro Costantino in un commento che Frank-Walter Steinmeier il leader della SPD oggi al minimo storico, si è subito affrettato di dichiarare che continuerà ad opporsi al nucleare. E’ forse la strategia per risalire nei consensi popolari?
Ecologia della mente. La più bella della settimana l’ha detta Piero Pelu’ in un’intervista all’ Espresso. Sentite un po’: “ L’energia pulita ha una qualità superiore . E’più alta. E si sente. In campagna ho uno studio di registrazione alimentato con pannelli solari. La qualità di energia che mi arriva è decisamente migliore”. Dal che si deduce che Piero Pelù è il primo uomo sulla terra che “sente” la differenza fra un kilowattora e un altro. Alcuni secondo lui hanno una qualità più alta. E lui la sente. E il bello è che subito dopo Pelù parla del suo impegno nell’educazione dei figli. Se questi sono in concetti che cerca di trasmettere stiamo freschi.
Oramai quando si parla di energia è necessaria una laurea in stregoneria…
E’ ancora una volta un ambientalista a fornire un assist all’energia nucleare. Thomas Friedman, firma di punta del New York Times, vincitore del premio Pulitzer e autore del libro “Hot, Flat and Crowded” è considerato la nuova icona del movimento ecologista statunitense. Come se non bastasse, gode anche della considerazione del presidente Obama che l’ha più volte citato in campagna elettorale. Su la Repubblica di oggi c’è un suo articolo a sostegno della carbon tax la cui applicazione gli Stati Uniti tentennano e che, tra gli altri, indirettamente porterebbe come beneficio quello di reagire al ricatto dei petro-dittatori. Nella sua argomentazione, piuttosto provocatoria, c’è un passaggio esplicitamente a favore del nucleare:
“La Francia ormai genera circa l’80 per cento del suo fabbisogno energetico da impianti nucleari, ed è riuscita a gestire senza problemi né panico tutte le questioni e i problemi correlati allo smaltimento delle scorie radioattive. E noi? Noi produciamo circa il 20 per cento soltanto del nostro fabbisogno, e non siamo stati in grado o forse non abbiamo voluto costruire nessuna nuova centrale nucleare dai tempi dell’incidente di Three Mile lsland avvenuto nel 1979, anche se non vi furono morti né feriti tra gli operai della centrale o nella popolazione residente nelle vicinanze. Abbiamo troppa paura a stoccare le scorie nucleari nelle viscere della Yucca Mountain nel Nevada assolutamente sicura nel momento stesso in cui i sindaci francesi fanno a gara a farsi sentire perché siano costruiti reattori nelle loro città, così da creare posti di lavoro. In sintesi: la Francia ha proseguito lungo la strada dell’energia nucleare pulita, malgrado Three Milelsland e Chernobyl, mentre noi ci siamo fermati.” L’intero articolo è riportato qui di seguito. (continua…)
L’idea della possibilità di disporre una fonte di energia pulita, potenzialmente illimitata, a basso costo e senza rischi geopolitici contagia sempre più paesi. Quelli dalle economie a crescita tumultuosa come per esempio la Cina che ha in programma 40 nuovi reattori entro il 2030. Oppure quelli ricchi in petrolio che vedono nella generazione nucleare la possibilità liberare risorse energetiche fossili aumentando così le esportazione che ripagherebbero ampiamente l’investimento in centrali nucleari.
L’energia nucleare fornisce circa il 15 per cento dell’elettricità mondiale. Sono 30 le nazioni che oggi generano energia dai 370 reattori operativi; si prevede che nei prossimi 10 anni se ne aggiungeranno altre 10 o 20. Secondo l’Ente Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA – International Atomic Energy Agency), il “cane da guardia” delle Nazioni Unite, da adesso al 2060 potrebbero essere costruiti altri 1.400 reattori.
La strada non è però tutta in discesa come scrive il Financial Times in un articolo apparso il 9 settembre “Split on the Atom” di cui riportiamo la traduzione. Gli oppositori controbattono che anche una grande espansione dell’energia nucleare avrebbe solo un minimo impatto sul livello globale generale delle emissioni. Mentre gli esperti favorevoli al nucleare affermano che, pur non rappresentando rappresentare la soluzione risolutiva della crisi, potrebbe però essere uno dei diversi fattori determinanti che, insieme farebbero la differenza. Va comunque tenuto conto che la filiera industriale dell’energia nucleare è molto sensibile ai cambiamenti delle variabili, per esempio i costi di costruzione, anche se rimane fuori discussione che fornisca una fonte di energia non collegata al prezzo del petrolio.
Nella tabella sono riportate le previsioni di sviluppo dell’energia nucleare durante questo secolo in ciacun paese. Secondo le previsioni più conservative del World Nuclear Association, la potenza installata dovrebbe aumentare del 64% nel corso dei prossimi 20 anni, passando da 367 GWe a 602 GWe. Tuttavia secondo una proiezione più ottimistica nello stesso periodo la potenza installata potrebbe più che triplicare. Qualche esempio: del plotone BRIC, Cina,Brasile e l’India moltiplicano per 5 la capacità installata nel giro di 20 anni mentre la Russia si “limita” a raddoppiarla (secondo le proiezioni più contenute). Nella roccaforte dei produttori di petrolio come UAE, Kuwait, Bahrain, si passa da zero a una capacità di 12 GW. Nella tabella riportata nel sito del WNA cliccando sul nome della nazione è possibile approfondire il quadro paese e le fonti informative di supporto.

