Quando rimpiangeremo la stretta del credito

postato il 22.feb.2010 alle 6:49 pm | da pat

Non credete all’impellenza della lotta ai cambiamenti climatici? Bene. Comunque anche se la moda dei “negazionisti climatici” dovesse ulteriormente diffondersi, ci sarà un’altra ottima (e non meno pressante) ragione per riconsiderare l’energia nucleare. Il picco del petrolio è dietro l’angolo. Non è uno scoop perché ce lo ripetono da un po’, dovevamo già esserci arrivati ma poi la crisi economica ha sparigliato le previsioni. Ora ci siamo, quasi. Esattamente fra 5 anni secondo lo studio della Industry Taskforce on Peak Oil and Energy Security. E la crisi energetica promette essere talmente pesante da farci (quasi) rimpiangere il credit crunch. Sorpassare il picco significa in sostanza che ogni barile di petrolio prodotto da quel momento sarà più costoso, richiederà più energia per estrarlo e sarà di qualità più bassa. Concetto ben sintetizzato nel laconico commento del re Abdullah dell’Arabia Saudita riguardo a una nuova riserva petrolifera: “Lasciatelo sotto terra … i nostri figli ne avranno bisogno”. Nell’ultimo rapporto World Energy Outlook, la domanda di oro nero attualmente assestata attorno ai 85 barili al giorno dovrebbe raggiungere i 105 milioni di barili giornalieri nel 2030. Secondo le diverse ipotesi formulate, la Taskforce prevede che 92 milioni di barili al giorno sia il tetto massimo di produzione ottenibile. Un delta difficilmente colmabile a meno che non spuntasse rapidamente, qualche ricco giacimento facilmente accessibile. Più realisticamente, come suggerisce Philip Dilley, presidente di Arup, consulenza ingegneristica, bisogna invece prepararsi a un mercato del greggio dove le quotazioni seguiranno un andamento più elevato e più volatile. I governi dovrebbero prendere anche atto che le oscillazioni del petrolio avranno diretti effetti destabilizzanti sull’economia, la politica e la società. L’articolo di Prudence Wheatcroft sul Wall Street Journal traccia un quadro della prossima crisi in agguato e delle alternative possibili. (continua…)

 

Bill Gates: “Ho un solo desiderio”

postato il 22.feb.2010 alle 10:13 am | da pat

Bill Gates interviene nel dibattito energia e cambiamento climatico, affrontandolo da una prospettiva generalmente trascurata dall’opinione pubblica. Quali sono gli effetti del surriscaldamento globale e del caro energia  sugli abitanti più poveri del pianeta? Su di loro un ecosistema fragile ha delle ripercussioni ancora più dirompenti e fatali. “Troppa pioggia, un’ondata di siccità, significa penuria di cibo, fame quindi morte”.  Altrettanto esiste una relazione diretta tra sviluppo economico e costo dell’energia. Due slides bastano a illustrare la valenza sociale dell’energia. un grafico con la curva discendente dei prezzi dell’energia durante il XX °secolo che accompagna la crescita del benessere degli americani. Una recente foto scattata a Conakry in Guinea che ritrae giovani studenti intenti a leggere seduti per strada sotto un lampione perché a casa manca la luce. L’OECD fissa a 4.000 kWh annui per abitante il fabbisogno annuo di elettricità, soglia minima sotto la quale speranza di vita regredisce.  Dato che suona quasi impudico di fronte  a quel miliardo e mezzo di diseredati che non hanno proprio accesso all’energia. Per cogliere l’entità del problema, Fathi Birol, Chief Economist del IEA fa questo  raffronto  “Gli 800 milioni di africani della fascia sub-sahariana consumano la stessa quantità di energia degli otto milioni di abitanti di New York”. 

Indirettamente il filantropo più famoso risponde alla provocazione di Bjorn Lomborg, l’ambientalista scettico il quale sostiene che sul pianeta ci sono altre emergenze ben più gravi (come denutrizione, aids, carenze nutrizionali) che hanno conseguenze molto maggiori del riscaldamento globale.  Ebbene, sostiene Gates, è la stessa faccia del problema. “Se dovessi intervenire su un’unica variabile per incidere sulla povertà, l’energia è il reagente più efficace”. Senza energia mancano anche i vaccini, l’acqua potabile, i servizi sanitari, ecc. (continua…)

 

Ora mi aspetto che il prossimo paese a invertire la rotta sarà la Germania

postato il 19.feb.2010 alle 4:30 pm | da chiccotesta

Una mia intervista a Radio Radicale all’indomani della decisione di Obama di tornare a investire in centrali nucleari.

 

Il Sole 24 Ore: tecnologie a confronto

postato il 18.feb.2010 alle 10:50 am | da pat

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Sole 24 Ore: rilancio del nucleare nel mondo

postato il 18.feb.2010 alle 10:46 am | da pat

Da “IL SOLE 24 ORE” di giovedì 18 febbraio 2010

La sfida energetica LE NUOVE CENTRALI Scelte bipartisan. L`approccio di Obama I Scorie sconfitte? È la scommessa di sei può avviare una fase di decisioni condivise i progetti finanziati anche dalla Ue mondo rilancia nucleare In prima linea gli Usa sul fronte politico e l`Europa su quello industriale Federico Rendina ROMA Uno pari, tra America ed Europa, nella partita per agguantare per primi il rinascimento dell`energia nucleare.

L`America vince in politica. Ma l`Europa, a sorpresa, potrebbe vincere, almeno per ora, in tecnologia industriale.

Certo, lavittoria appena incamerata da Obama è, per noi italiani, perfino imbarazzante:

l`atomo elettrico di nuova generazione, che è cosa assai diversa non solo dalla centrale di Cernobyl ma anche dalle centrali più recenti che popolano il pianeta, laggiù è diventato ufficialmente bipartisan.

L`America ha ottime probabilità di non temerne i pericoli e di apprezzarne le doti. Aiuta il fatto che gli Usa già ospitano un nutrito battaglione di reattori (104) in esercizio. Ma il grosso lo fa Obama, un presidente apertamente ambientalista, che fa proprio dell`atomo un cardine della vocazione verde della sua amministrazione.

Un ponte tra «destra e sinistra, tra imprese e ecologisti», per usare le parole di Obama.

Certo, la massiccia iniezione finanziaria con cui Obama intende promuovere l`atomo (la cifra complessiva toccherà i 54 miliardi dollari) innesca, laggiù ma soprattutto qui da noi, interrogativi sulla voracità di investimenti richiesti dalle nuove centrali, alleggerite dal miglioramento dell`efficienza energetica rispetto a quelle precedenti ma più che appesantite proprio dalla possente impalcatura di dispositivi e procedure di sicurezza.

Tempi stretti, promette comunque Obama in nome di una strategia bipartisan che in questi giorni viene da noi declinata esattamente all`opposto, complice l`imminente tornata elettorale piegata alla nostra brutta abitudine di assecondare le più comode politiche del no. No del centrosinistra al piano nuclearista, davvero robusto, del governo Berlusconi. Ma quasi ……………………………………………………………..

LO SCENARIO I reattori più avanzati sono l`Epr della francese Areva , che prevede sofisticati meccanismi di sicurezza, e l`Ap1000 di Westinghouse identico no, magari “rivedibile” dopo le elezioni, dai candidati amministratori di centrodestra.

Con la curiosa tecnica italiana di chiosare su tutto, meno che sul punto principale: le caratteristiche dell`oggetto.

Peccato. Perché proprio la comunità scientifica sta ben radiografando la grande evoluzione dell`atomo elettrico. Ed ecco la vera sorpresa. Che riguarda appunto l`altra partita tra Europa e Usa, quella sulla tecnologia.

Che punta nell`immediato al nucleare di terza generazione, e per il futuro a due distinte evoluzioni: la quarta generazione della fissione nucleare, ulteriore sviluppo della tecnologia che già usiamo, e la sfida del tutto inedita della fusione. Futuro comunque lontano (due o tre decenni per i primi vagiti della quarta generazione, almeno cinque o sei per la fusione) per due “famiglie” cariche di indubbie suggestioni.

La quarta generazione, con i suoi sei progetti internazionali finanziati anche dalla Ue, promette di usare gran parte del combustibile esausto prodotto dalle centrali come ulteriore combustibile, che potrà essere riciclato quasi per intero, moltiplicando per dieci il rendimento e aiutandoci a risolvere il grande problema delle scorie. E almeno tre di questi progetti puntano a utilizzare al posto dell`Uranio-235 (che tra qualche decennio potrebbe scarseggiare)1`Uranio-238, che ha una disponibilità praticamente infinita e che oltretutto utilizza direttamente il plutonio sottraendolo agli usi militari.

La (lontanissima) fusione controllata ha i suoi progetti sperimentali e promette addirittura la quadratura del cerchio:

riutilizzo praticamente all`infinito di tutto il combustibile. Un piccolo sole. Senza scorie. Poco più di un sogno, per ora.

Via, intanto, al nucleare di terza generazione, perfezionamento delle centrali già in esercizio ma “impachettate” con sistemi di sicurezza intrinseca e passiva (impermeabilità a qualunque attacco militare esterno, contenimento di un`eventuale fusione del nocciolo comunque da escludere grazie agli apparati automatici didisattivazione della reazione nucleare) offerti dalle nuove tecniche di costruzione e dalle prorompenti evoluzioni dell`informatica e della telematica.

Due i reattori di terza generazione nati ufficialmente. Il francese Epr, candidato per il debutto del nuovo nucleare nostrano, e il nippo-americano Apiooo della WestinghouseToshiba.

Ma in costruzione ci sono solo i primi due reattori Epr, in Francia e Finlandia, mentre l`Apiooo aspetta ancora la certificazione degli organismi internazionali. Con qualche intoppo.

Proprio negli ultimi giorni l`autorità britannica per la sicurezza nucleare (lo riferiva ieri il Times) ha sollevato dubbi sulla resistenza dell`involucro di cemento armato dell`Apiooo al possibile impatto di un aereo o di un missile. La certificazione del reattore per le future centrali inglesi dovrà attendere un ulteriore perfezionamento.

L`America sarà costretta a frenare proprio a casa sua? Niente affatto. In Westinghouse confidano in un pronto riallineamento:

le commesse sarebbero già in vista. Ma qualche operatore elettrico si è comunque coperto le spalle, prenotando anche la tecnologia concorrente.

Obama potrà in ogni caso andare avanti.

 
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