Ieri durante il suo atteso discorso al National Press Club, il Segretario per l’Energia Steven Chu riferendosi allo sviluppo di efficaci e competitive tecnologie energetiche pulite, ha paragonato questo momento allo storico lancio dello Sputnik in risposta al quale gli Stati Uniti iniziarono degli sforzi enormi per recuperare la supremazia nella Corsa allo Spazio rispetto ai loro avversari sovietici. L’indipendenza energetica e la decarbonizzazione dell’economia rappresenta per l’industria statunitense uno nuovo “Sputnik Moment”: lo stimolo per sviluppare nuovi brevetti made in USA e occupazione in loco. Con 17 laboratori propri, il Doe ricopre un ruolo di traino in questo ambizioso programma che coinvolge università e istituti di ricerca indipendenti. I primi risultati di questo sforzo congiunto, ha annunciato Chu, sono un rivoluzionario veicolo alimentato a batteria metallo-aria con un’autonomia di percorrenza di 800 km e lo sviluppo di un processo artificiale di fotosintesi 10 volte più efficace di quello naturale per convertire raggi solari in carburante.
Oggi avete l’opportunità di rivolgere delle domande a Steven Chu sul suo concetto di Clean Energy Business. Registratevi qui.
E’ perlomeno peculiare che si senta parlare di Giorgio Parisi perché è salito sul tetto del dipartimento di Fisica dell’università La Sapienza a tenere una lezione per protestare contro il decreto Gelmini che “deve essere fermato perché non riesce a dare all’Italia le risposte delle quali ha bisogno”. Mentre pochi giorni fa è passata quasi sotto silenzio stampa, la notizia che il fisico italiano attivo nel campo della meccanica statistica e in teoria dei campi, avesse ottenuto la Medaglia Planck per i suoi contributi apportati alla fisica dei sistemi complessi. La medaglia d’oro attribuita dalla Società Tedesca di Fisica e reputata il più alto riconoscimento dopo il Nobel, è stata assegnata al professore considerato dal mondo della fisica uno dei migliori scienziati italiani in assoluto. E’ l’unico del settore ad essere membro della National Academy of Science degli Stati Uniti d’America.
E’ l’ennesima dimostrazione che noi italiani, non solo siamo tendenzialmente inclini ad atteggiamenti antiscientifici come lamenta l’astrofisica Margherita Hack, ma siamo pure piuttosto indifferenti nei confronti della “meglio scienza”.
Ho letto che la Cina si sta sempre più trasformando in una potenza nucleare. Nessun studio riesce a tenere il passo con le loro proiezioni, con la loro voglia di nucleare. Ad oggi, si prevede per il 2020 una potenza di 112GW installata minima (con altre decine di GW in costruzione). Solo fino a ieri i progetti erano di 75GW, il “Red book” del 2009 dava come proiezione massima 58GW e nell’edizione del 2007 si era a 40GW. Fino a qualche giorno fa, ritenevo legittimo che, avendo concluso con 4 mesi di anticipo la costruzione del primo reattore CPR, sarebbero arrivati a 80GW. Ora non so più che pensare. Ogni volta che ci penso, i programmi aumentano di un reattore!Questo però, è solo l’ultimo in ordine temporale degli eccessi cinesi che, per loro natura tendono al gigantesco. Se non mobilitano milioni di persone, i cinesi quasi si rammaricano di aver fatto le cose in piccolo (ricordiamo i milioni di cinesi mobilitati per le Olimpiadi?). Prima di questo si contava un altra ”esagerazione”, un parco tecnologico nucleare da 140 miliardi di euro. Questo è solo l’ultimo passo per l’introduzione massiccia del nucleare nel paese, ma facciamo un pò di storia.C’era una volta un paese ricco di storia e di materie prime che si chiama Cina. Una sua ricchezza è da sempre, la produzione di carbone di cui detiene le terze riserve mondiali: Questo è il motore dell’ economia cinese e soprattutto della produzione elettrica. A causa però dell’inquinamento, dei costi e dei problemi di logistica (metà del trasporto ferroviario merci è utilizzato per il trasporto del carbone dalle zone settentrionali di estrazione, alle centrali elettriche meridionali dove è concentrata la richiesta), il paese ha intrapreso nel 2004 il cammino verso l’energia nucleare. Fra i vari reattori in lizza fu scelto l’AP1000 statunitense, anche perché gli americani accettarono un trasferimento tecnologico alla Cina per la realizzazione degli impianti, così da rendere autonomo il mercato cinese per la realizzazione dei reattori, mentre russi e francesi erano molto più restii sotto questo aspetto per i propri modelli in gara.
Da allora il nucleare Made in China ha avuto notevolissimi sviluppi. (continua…)
Ricordate, era solo un anno fa e i giornali, la Repubblica in testa, celebravano l’epilogo del “gioiellino di tecnologia” EPR a seguito della richiesta delle autorità di controllo inglesi, finlandesi e francesi della completa indipendenza dei sistemi di controllo e sicurezza software da quelli tradizionali basati su catene sensori-attuatori (ricordiamo che a questi si aggiungono i c.d. sistemi passivi che intervengono nel caso di una mancanza dei primi due). Comunque sia, all’epoca una certa stampa ne approfittò per sentenziare che il rilievo degli organismi di controllo rappresentava un colpo di freno al “nucleare scelto dal nostro paese”. Meno solerte è stata invece nel riportare che la settimana scorsa l’autorità britannica di controllo Nuclear Directorate of the Health and Safety (NHS) ha approvato le soluzioni sviluppate da Areva e EDF per risolvere il problema ritenendo gli interventi compiuti completamente soddisfacenti.
Il via libera dall’Autorità britannica che segue quella francese in agosto, sulla qualità ed efficacia dell’architettura dei sistemi di controllo e comando del reattore di III generazione avanzata, consentirà la prosecuzione dell’iter di certificazione dell’EPR nel Regno Unito la cui conclusione è prevista entro giugno 2011
Una riflessione dell’ex direttore di Greenpeace UK ora Associate Fellow del think tank Center for European Reform, sulla recente proposta di regole europee per lo smaltimento definitivo del combustibile nucleare esaurito. Questo include i prodotti di fissione e gli elementi transuranici, prodotti nel reattore che sono altamente radioattivi e generano calore. Rappresentano oltre il 95% della radioattività totale anche se la quantità di materiale prodotto è modesta, la generazione elettrica annua di un grande reattore, 1000 MW, produce circa 25-30 tonnellate di combustibile esaurito per anno o tre metri cubi per anno di scorie vetrificate.
Qui un’introduzione ragionata e il testo della Proposta di Direttiva COM(2010) 618 def.
La Commissione Europea ha pubblicato il 3 novembre una proposta di Direttiva per stabilire un quadro normativo per la messa in sicurezza dei residui ad alta radioattività originati dal funzionamento di impianti nucleari, dall’industria e dai centri di ricerca.
In parte l’obiettivo della commissione è costruire un clima di fiducia dei cittadini verso il nucleare civile, operazione già intrapresa nel 2009 quando la UE ha adottato delle regole per il funzionamento e lo stoccaggio in loco dei rifiuti. Le scorie sono spesso additate dagli oppositori come il nodo inestricabile del loro veto all’energia da atomo. Le recenti dimostrazioni dei manifestanti tedeschi (contro il treno Castor che viaggia dalla Germania alla Francia) sono una chiara dimostrazione del potenziale del fattore rifiuti nell’accendere le proteste anti-nucleariste.