Schizofrenia tedesca. Lo stesso governo che lo scorso 30 maggio ha annunciato la chiusura definitiva di tutte le sue centrali nucleari entro il 2022, sta distribuendo aiuti alle aziende nazionali per esportare tecnologia nucleare.
Chi avrebbe pensato dopo la chiusura cautelativa degli 8 reattori più vetusti all’indomani dell’incidente di Fukushima e il successivo cambiamento di opinione di Angela Merkel che le ha suggerito il phase-out del paese dall’energia atomica, che lo stesso esecutivo avrebbe continuato a sostenere l’industria tedesca nello sviluppo di impianti all’estero?
Così risulta da un’interrogazione parlamentare dell’esponente dei Verdi Sven-Christian Kindler sullo stato di avanzamento delle 4 richieste di fondi di garanzia per l’export presentate da altrettante aziende tedesche coinvolte nei cantieri di nuovi impianti nucleari in Finlandia, India, Cina e Gran Bretagna. Noto come Hermes-Deckung, si tratta di un sistema di copertura federale dai rischi derivanti dal mancato pagamento delle esportazioni (come le analoghe polizze emesse dalla SACE). Proprio ultimamente è stato accordato un prolungamento di 6 mesi alla garanzia Hermes in relazione alla costruzione del reattore Angra 3 in Brasile. Secondo gli ambientalisti, il phaseout dovrebbe coerentemente estendersi anche all’attività manifatturiera legata al nucleare. (continua…)
In un report presentato pochi giorni fa al Comitato per l’Energia e l’Ambiente del governo giapponese sono stati ricalcolati i costi di generazione dell’energia elettrica da fonte nucleare alla luce di quanto avvenuto nella centrale di Fukushima Daiichi.
Secondo i calcoli effettuati il chilowattora nucleare costerà in futuro non meno di 8.9 Yen (non meno di 8.8 centesimi di €), si è considerata la costruzione di una nuova centrale da 1200 MWe e sono stati inclusi i maggiori costi che si dovranno sostenere a seguito dell’incidente.
I costi di generazione da nucleare nel 2004 venivano indicati in 5.9 ¥/kWh, come ben si vede dal grafico a pag 48 del documento vi sono stati degli aumenti pari a 0.2 ¥/kWh per quanto riguarda il costo del capitale e di 1 ¥/kWh per i costi di esercizio e manutenzione, poi a seguito dell’incidente si sono aggiunti 1.1 ¥/kWh per sussidi governativi a municipalità che ospitano centrali nucleari, 0.2 ¥/kWh per le nuove misure di sicurezza che le centrali dovranno adottare a seguito dell’incidente e 0.5 ¥/kWh per le misure di risposta all’incidente di Fukushima. I costi relativi a queste misure vengono valutati essere pari a 6000 miliardi di ¥ (~ 60 miliardi di €). Il costo dell’energia prodotta con il nucleare crescerà di 0.1 ¥/kWh per ogni 1000 miliardi di ¥ (~10 miliardi di €) che si aggiungeranno alle spese necessarie a contrastare gli effetti dell’incidente. Se questi costi arriveranno a 20’000 miliardi di ¥ (~ 200 miliardi di €) il costo dell’energia prodotta da nucleare avrà un costo pari a 10.2 ¥/kWh.
Il consumo complessivo di energia primaria in Italia nel 2011, causa crisi economica, è in flessione dell’1.7% rispetto al 2010. La bolletta energetica italiana è però in forte aumento, il costo complessivo dei combustibili e dell’energia elettrica che importiamo dal’estero è stimato per il 2011 in 61.9 miliardi di euro, quasi 9 miliardi in più rispetto alla bolletta dell’anno scorso. Un aumento dovuto principalmente all’aumento del prezzo del petrolio, oggi a quasi 110 $ al barile contro una media di 78 $ nel 2010, la sola bolletta petrolifera quest’anno peserà per ben 35 miliardi di euro. Il consumo di petrolio in Italia copre il 39.8% dei consumi totali (pari a 178 milioni di Tep) ed è destinato principalmente al settore dei trasporti, la penetrazione del petrolio è però in lento calo rispetto al 50% dell’anno 2000 e gli impieghi di gas metano e di petrolio negli usi finali sono oramai equivalenti.
Il peso della bolletta energetica sarà mediamente pari a 2458 € a famiglia con un’incidenza del 3.74% sul Pil. Per il 2012 si prevede che bolletta energetica salga a 65.3 miliardi se il prezzo del petrolio rimarrà intorno ai 110 $/bbl.
Insomma una bolletta molto cara e fonti fossili costose che dovrebbero essere impiegate con la massima efficienza. In particolare vi sono buoni margini di miglioramento nell’utilizzo del gas metano con cui riscaldiamo gran parte delle nostre case e con cui produciamo il 50% dell’energia elettrica. In ambito domestico (o meglio condominiale) può già essere conveniente l’utilizzo di cogeneratori che permettono di produrre contemporaneamente energia elettrica e calore, per quanto riguarda invece la produzione di energia elettrica in grandi centrali le cose sono molto più complesse.
A otto mesi dal grande terremoto-maremoto del Giappone del 11 marzo scorso, a WASHINGTON, DC, il Nuclear Energy Institute-NEI ha presentato un rapporto speciale sull’incidente all’impianto nucleare Fukushima Daiichi compilato dall’ Institute of Nuclear Power Operations- INPO, su notizie affidabili assunte dalle più importanti fonti Giapponesi e internazionali. Il rapporto dettagliato e ricco di riferimenti, è stato preparato come parte della risposta integrata agli eventi in Giappone, ed è stato consegnato a dirigenti delle industrie del settore, alla Nuclear Regulatory Commission e ai membri del Congresso degli USA.
Questo rapporto contiene diverse sezioni ed è strutturato in modo da poter essere letto è compreso agevolmente grazie a approfondimenti successivi, a numerosi disegni esplicativi e tabelle, e infine alla sequenza temporale d’eventi, molto dettagliata, di ciascuna delle unità in cui si è sviluppato l’incidente nucleare di Fukushima. In seguito al disastroso evento che ha causato, oltre a 16.000 vittime, 4.000 dispersi e 500.000 abitazioni distrutte, anche i danni ai tre reattori in servizio e la conseguente grave contaminazione radioattiva del territorio. La cronologia di quattro giorni è stata stilata per fornire una base comune dei fatti e informare l’industria e il governo statunitense per le contromisure derivanti dalle lezioni di Fukushima. Ha detto il vice presidente senior della NEI, Tony Pietrangelo: “L’industria dell’energia nucleare degli Stati Uniti s’impegna ad apprendere dall’esperienza giapponese e ad applicare gli insegnamenti per far si che gli impianti di energia nucleare negli Stati Uniti, siano ancora più sicuri; stiamo condividendo questo rapporto con il pubblico più ampio possibile, perché è importante che tutti si lavori sulla medesima serie di fatti nel determinare la risposta più adeguata”. “E’ di fondamentale importanza che impariamo da quest’evento e portiamo i nostri impianti a livelli ancora più elevati di sicurezza e di preparazione”. Le centrali nucleari statunitensi che operano in 31 stati producono il 20 per cento dell’elettricità degli Stati Uniti, con una combinazione unica di produzione 24h/7g, e sono leader del settore affidabilità, con emissioni di anidride carbonica pari a zero, e nella lotta contro l’inquinamento atmosferico.
Il rapporto non fornisce analisi, non trae conclusioni né include raccomandazioni sugli eventi. La maggior parte delle informazioni contenute nel rapporto era già stata rilasciata in precedenza, ma in modo frammentario. L’INPO®, un’organizzazione di settore la cui missione è quella di promuovere i più alti livelli di sicurezza in tutta l’industria nucleare degli Stati Uniti, ha lavorato a stretto contatto con Tokyo Electric Power Co., il gestore della centrale, per sviluppare la cronologia. Le informazioni sono state raccolte da più fonti, compreso il governo giapponese, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica, e diverse organizzazioni giapponesi e di sicurezza nucleare.
L’industria dell’energia nucleare degli Stati Uniti ha stabilito un modello di leadership tra le grandi organizzazioni del settore elettrico, tra cui NEI, l’Electric Power Research Institute, i fornitori dei reattori e INPO®, per integrare e coordinare le risposte in atto nel settore nucleare all’incidente di Fukushima Daiichi.
“Questa cronologia non ci dice perché gli eventi si sono evoluti; per una completa analisi delle cause fondamentali probabilmente ci vorranno diversi mesi se non anni, per capire bene. Tuttavia, i fatti presentati in questa sequenza temporale servono a rafforzare le valutazioni indipendenti, dell’industria del settore e dell’NRC, sulla scelta delle priorità della nostra risposta”, conclude Pietrangelo.
Qui la versione italiana.