Poetessa per il nucleare

postato il 28.feb.2011 alle 7:51 pm | da pat
Per un caso felice mi è capitato di chiaccherare con Maria Luisa Spaziani, una delle maggiori poetesse contemporanee, scoprendo inaspettatamente, una sostenitrice del nucleare. Abusando della sua disponibilità e le ho chiesto una testimonianza. Con un garbo non comune,  lei che fu anche la musa di Eugenio Montale, ha acconsentito. Non poteva che essere uno sguardo non convenzionale sull’energia da atomo. Lo riporto con l’augurio che molti altri possano godere della grazia del suo scritto.

 

di Maria Luisa Spaziani

Mi ha sempre turbata e commossa la storia di quei poveracci che nei vari paesi morivano di malaria quando ormai la virtù del chinino era di fede universale. Sussistevano, pare, delle piccole sacche di resistenza ideologica, addirittura in pieno Positivismo, nei braccianti veneti delle paludi pontine. Lo sappiamo: il chinino era frutto del diavolo in quanto a suo tempo importato o scoperto  dai Gesuiti.

Troppo lontano l’esempio in pieno ventunesimo secolo? Un po’ folcloristico, temo. Eppure oggi incredibilmente la parola “atomo” riesce ancora a fare paura con lo spettro di una sua “improbabile ma forse futura scissione che scatenerebbe disastri a catena”, come sentii dire da un famoso chimico, da un palco, quand’ero ragazzina a Torino nei giorni della presa di Adua. Anni dopo, nei giorni di Hiroshima, sentii ipotizzare certe reazioni a catena in tutto il mondo per la più strepitosa realizzazione della scienza.

Chi usa ancora la ventola per accendere la legna nel fornello o nella stufa è decisamente ormai un troglodita? E lo sarà il camionista che usa la benzina o metano? Il movimento della storia con le sue metamorfosi o scoperte ci induce a credere che le centrali atomiche non saranno cattedrali nel deserto. Ci conviene accettarle anche perché, come pare, il petrolio americano, europeo e arabo un giorno avrà fine come ha avuto fine la febbre dell’oro.

 

Tra i due litiganti … vince il carbone

postato il 25.feb.2011 alle 3:21 pm | da chiccotesta

Mentre in Italia si svolge una discussione immaginaria che contrappone le rinnovabili al nucleare, vale a dire, da una parte un’energia che fornisce, a parte l’idroelettrico, una quantità inferiore al 10% di energia elettrica (mettendo insieme vento, sole, biomasse, geotermico  e rifiuti) ed un’altra che non esiste, se non in quel 15% che importiamo dalla Francia e da altri Paesi,  le cose “reali” vanno in tutt’altra direzione.

Mi spiego con qualche numero.

Quando saremo arrivati a 10.000 MW di potenza solare (oggi siamo a meno di 3000) produrremo in Italia circa 13 miliardi di kWh (piuttosto meno che più). Lasciamo stare quanto costeranno (un’iradiddio) per evitare polemiche.

Nel  frattempo ENEL ha ottenuto l’autorizzazione per costruire a Porto Tolle una nuova centrale a carbone di 2000 MW. La quale produrrà nel caso peggiore almeno 14 miliardi di kWh.  Ad un costo super-competitivo … che andrà a sommarsi a quella di Civitavecchia di potenza più o meno uguale … Fate voi un po’ i conti da dove verrà l’energia elettrica futura dell’Italia.

 

USA budget 2012: togliere ai fossili e dare alle fonti pulite, nucleare compreso

postato il 23.feb.2011 alle 10:59 pm | da pat

Il bilancio preventivo 2012 presentato al Congresso mette l’accento sulle  fonti rinnovabili, sull’efficienza e sul nucleare. Il Presidente Obama traduce in cifre a sei zeri e più, la sua promessa nel Discorso sullo Stato dell’Unione, di spingere fino alla soglia del 80%  il contributo delle energie pulite nella generazione elettrica entro il 2035. Grande risalto viene dato dai blog e media, al dirottamento dei fondi tagliati pesantemente ai combustibili fossili  (meno 418 milioni, -45% ) verso le tecnologie energetiche pulite. In questa categoria rientra esplicitamente e a pieno titolo anche il nucleare che trova conferma in vari punti del budget proposto per il Dipartimento per l’Energia.

La Casa Bianca ha richiesto l’assegnazione di 29,5 miliardi di dollari al DOE. Il dipartimento guidato da Steven Chu, è uno dei pochi dicasteri – assieme all’Educazione e Difesa –scampato alla scure abbattutasi sui conti federali ottenendo persino un incremento del 12% rispetto al 2010.  Una progressione che conferma la scelta di rilanciare il sistema paese attraverso la spinta dell’innovazione tecnologica di energie sostenibili.

Tra gli aspetti più significativi riguardanti il nucleare che si aggiudica un apporto incrementale di 42 milioni (5% in più rispetto al consuntivo 2010), si segnala il triplicarsi del fondo per le garanzie statali sui prestiti accesi dai committenti di nuovi impianti  nucleari. Si passa da 18,5 a 54 miliardi di dollari. Secondo quanto dichiarato dal Segretario per l’Energia Steven Chu questi 36 miliardi di dollari serviranno a garantire l’indebitamento di 6/8 progetti di impianti corrispondenti a 9/13 nuovi reattori. L’anno scorso ne ha beneficiato la Southern Co. per la costruzione dei 2 reattori della centrale di Vogtle in Georgia. Queste garanzie non drenano soldi dalle casse dello stato; l’avallo federale permette all’impresa di negoziare condizioni migliori con le istituzioni finanziarie le quali si reputano maggiormente tutelate per effetto del back up federale. Una volta concluso in modo soddisfacente il progetto, il beneficiario del prestito verserà al governo una commissione per la garanzia.

Per dare impulso al filone dei mini reattori (con potenza inferiore ai 350Mw) vengono assegnati 97 milioni per sostenere il processo di registrazione dei brevetti e  certificazione di nuovi modelli (in quest’ottica s’inserisce l’attività di lobby esercitata dal Doe per ottenere dal Congresso un quadro legislativo favorevole al loro sviluppo).  Si scommette molto su questa classe di reattori che presenta ottime potenzialità come prodotto di esportazione. Sono stati stanziati 125 milioni di dollari per programmi di  ricerca e sviluppo di reattori di nuova concezione e di prossima generazione funzionali a obiettivi di sostenibilità ed economicità potenziati.  Non direttamente collegati alla tecnologia nucleare civile ma per lo natura affini, gli oltre 11 miliardi destinati a organizzare il dopo START, iquando il trattato ratificato con il cremlino sulla non profliferazione nucleare e lo smantellamento delle testate finalizzato a trasfromarsi in combustibile nucleare.

 

Spagna e Olanda, Avanti Tutta

postato il 16.feb.2011 alle 9:48 pm | da admin

Ieri, a Madrid,  i 169 deputati socialisti hanno concordato con l’opposizione, un emendamento dell’ultima ora al disegno di legge sull’Economia Sostenibile (LES) che consente di allungare il ciclo di vita delle centrali nucleari finora fissato in 40 anni. Questo vincolo era stato una vittoria ottenuta proprio da Zapatero nel 2009 quando si dovette decidere la chiusura dell’impianto di Garoña (fissata poi per il 2013 a conclusione di un ciclo di attività di 42 anni). Allora, il Premier s’impuntò affinché per legge la durata massima delle centrali fosse 40 anni.

La mossa di martedì conferma il cambiamento di rotta del governo di José Zapatero sul nucleare. Nel suo ultimo programma elettorale il PSOE indicava tra i suoi obiettivi, la progressiva sostituzione dell’elettrogenerazione da nucleare con programmi di efficienza e risparmio energetico  e il ricorso ad altre fonti rinnovabili. L’emendamento consente di “mantenere in attività il parco di centrali nucleari in funzione delle richieste di rinnovamento e potenziamento presentate dai gestori, conformemente ai requisiti di sicurezza e alle norme di radioprotezione stabiliti dall’organo di controllo CSN e in considerazione dello sviluppo di nuove tecnologie, della garanzia di distribuzione dell’elettricità, dei costi di generazione e del contenimento dei gas serra”.

Parallelamente, la settimana scorsa, il governo olandese ha annunciato la costruzione di una nuova centrale il cui cantiere inizierà nel 2013. Sul mercato energetico olandese liberalizzato, Delta NV ed Energy Ressource Holding BV sono i due gestori in lizza per ottenere la licenza.  Dagli anni ’70  non si costruiva un impianto nucleare, avendo il paese dei mulini a vento deciso di non sostituire l’unica centrale funzionante di Borssele (4% del fabbisogno elettrico) la cui chiusura era stata posticipata al 2013.  Nel 2005 il paese aveva deciso di rovesciare la linea del phase out.

 

Federalismo energetico?

postato il 14.feb.2011 alle 2:06 pm | da pat

In campo energetico l’autosufficienza regionale è un discorso più complesso di un semplice saldo positivo di generazione elettrica.

Come spiega Giuseppe Zollino, docente alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova e membro del Comitato Energia del 7°Programma Quadro dell’UE, bisogna tener conto del fatto che “non tutte le fonti primarie e le tecnologie energetiche sono dispiegabili uniformemente sul territorio nazionale”. L’idroelettrico dell’arco alpino è improponibile sul tavoliere pugliese. Il vento del Sulcis Iglesiente non è confrontabile con quello della pianura Padana. Così come non è detto che le aree idonee all’installazione di una centrale nucleare siano necessariamente circoscritte alle 10 regioni in deficit. Applicare aprioristicamente il criterio dell’autonomia energetica regionale in base al quale modellare il mix nazionale sarebbe tecnicamente improponibile ma anche pernicioso dal punto di vista economico. Con effetti sul costo del chilowattora. Insomma, anche in materia energetica, l’interesse di molti deve prevalere su quello di alcuni.

Qui la riflessione del professor Zollino sui bilanci regionali di energia elettrica e sull’autosufficienza regionale.

 
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