Nucleare nella road map di Obama per l’indipendenza energetica USA

postato il 31.mar.2011 alle 11:14 am | da pat

In un discorso tenuto ieri all’Università di Georgetown, il presidente Obama ha illustrato la strategia della sua amministrazione per ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti, dando un’enfasi particolare alle nuove tecnologie, alle fonti alternative oltreché alle perforazione offshore a condizione che siano “sicure e responsabili” aggiungendo che il disastro della piattaforma BP nel golfo del Messico non è stato affatto dimenticato.

“L’unico modo per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti è ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio. Dobbiamo trovare sistemi per incrementare l’efficienza energetica al fine di consumarne di meno. Dobbiamo favorire fonti energetiche pulite, rinnovabili, con minore emissioni di CO2, in modo da alleggerire la minaccia al surriscaldamento climatico. E non c’è tempo da perdere” ha dichiarato Obama elencando una serie di tecnologie energetiche sostenibili. Date le circostanze, ci si attendeva che il presidente omettesse il nucleare o al massimo ne accennasse di sfuggita. Invece:

“Ora, alla luce degli eventi giapponesi, vorrei dire qualcosa sul nucleare. Un quinto del fabbisogno elettrico degli Stati Uniti viene soddisfatto dal nucleare civile. E’ una fonte importante per aumentare la produzione di chilowattora senza aggiungere diossido di carbonio nell’atmosfera. Ma sono risoluto a garantire che ciò avvenga in modo sicuro. E’ per questo che ho richiesto alla Nuclear Reulatory Commission una revisione complessiva dell’intero parco di centrali in funzione sul territorio americano per garantirne la massima sicurezza. Nella progettazione e costruzione della prossima generazione di impianti faremo tesoro della lezione che abbiamo imparato dal Giappone. inoltre, la mia amministrazione fa da capofila nelle discussioni internazioni per arrivare a istituire un ordinamento sovranazionale al quale dovranno adeguarsi tutti i paesi che ricorrono all’energia da atomo per evitare la diffusione di materiale nucleare dannoso e tecnologie pericolose.”

In tutto il suo discorso Obama ha posto l’accento su fonti pulite; non è forse un caso che il carbone non sia stato citato nella road map per una maggiore indipendenza energetica nazionale ma è sicuramente sintomatico l’inclusione del nucleare. Di fatto, sul nucleare il Presidente ribadisce quanto detto all’indomani del sisma giapponese.

Ultima nota. Letto attraverso gli occhiali degli investitori e operatori finanziari, il discorso di Obama assume una prospettiva diversa (e non particolarmente esaltante). Il Wall Street Journal titola “Natural Gas Fuel Stock Surge on Obama Energy Speech” (In aumento i titoli delle aziende del settore gas naturale dopo il discorso di Obama).

 

Tremonti, la bolletta energetica e il carbone

postato il 30.mar.2011 alle 5:01 am | da pat

In queste settimane Giulio Tremonti ci ha offerto una lezione di economia politica, non sempre lineare va riconosciuto,  sulle correlazioni tra nucleare e crescita del paese. La prima occasione è il Forum della Confcommercio dove il Ministro dell’Economia fa un distinguo secondo cui  un paese ha un debito pubblico ma anche un “debito atomico” che va calcolato nella valutazione del Pil e nella sua bilancia commerciale. Scontando i costi del decommissioning dai Pil di nazioni con energia nucleare, questi si ridimensionerebbero e l’Italia risulterebbe con una crescita più elevata  di altri paesi.

Poi si corregge  nella trasmissione di Rai 3 In mezz’ora e durante l’intervista di domenica scorsa con Lucia Annunziata affermando “Se l’Italia potesse contare sull’energia atomica avremmo un tasso di crescita molto più alto di altri”.  

Due giorni dopo in un’audizione alla Camera, il ministro dell’Economia ribadisce la sua posizione:  “La scelta o meno dell’energia nucleare è  fondamentale. Ma allo stato attuale è difficile esprimere una posizione dato che non si conoscono bene i costi di questa scelta, né quelli del suo abbandono”. E prosegue: “Certo è che questa scelta avrà un effetto di differenziale sulla crescita: un conto è comprare energia e un conto è non avere quella voce”.  Questa pausa di sospensione è necessaria secondo Tremonti per riflettere ”sui costi delle strutture atomiche e sui costi dei rischi”. L’Italia importa elettricità per il 14% del suo fabbisogno elettrico e risulta il primo importatore  mondiale di energia nucleare. Ma intanto cresce l’importazione di carbone aumentato del 5% nel 2010. (Tanto per avere un’idea globale dei trend nelle fonti di generazione elettrica, va detto che la produzione mondiale di carbone è cresciuta del 8% per l’ottavo anno consecutivo). In Italia il carbone rappresenta il 12% del mix energetico secondo i dati 2010 rilasciati dall’Assocarboni. Anche l’associazione concorda con il Ministro. L’attuale fattura energetica (51,7 miliardi di euro, + 18% rispetto al 2009) è un handicap alla competitività del sistema industriale del Paese. Il peso sul Pil della fattura energetica ha raggiunto il 3,3% rispetto al 2,7% del 2009, negli anni 90 era mediamente all’1,5%. Queste considerazioni invitano dunque il presidente dell’associazione a promuovere il carbone come “il combustibile pronto a fare la sua parte venendo in soccorso al nucleare, avendo già dimostrato di essere affidabile, sicuro e sostenibile. In Italia, dove disponiamo di centrali a carbone tra le più moderne e efficienti del mondo, ci sono ancora ampi spazi di crescita”. E’ forse questo lo scenario che si prospetta per gli anni a venire “senza nucleare e senza petrolio” delineati nella lucida analisi geopolitica di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera?

 

Intelligenza collettiva per la raccolta di dati sulle radiazioni in località giapponesi

postato il 28.mar.2011 alle 1:25 pm | da pat

Premessa d’obbligo. Anche se la “mappa geiger in un colpo d’occhio” non è un sito ufficiale ma nasce come una sperimentazione di mashup applicato a un modello di crowd sourcing, il risultato è notevole così come lo è la portata sociale della condivisione di informazioni tra internauti in situazioni critiche.

Si tratta di una mappa interattiva con la visualizzazione dei valori di radioattività in 219 località giapponesi il cui contenuto è originato da una rete di collaboratori volontari. All’indirizzo appare la visualizzazione delle misurazioni delle radiazioni con aggiornamenti molto frequenti come risultano dalla lettura dei contatori geiger in possesso di privati cittadini. Cliccando sui cerchi si apre una finestra per approfondimenti sul metodo di rilevazione, sull’andamento dei valori, ecc.

Nota aggiunta 31 marzo: Questa pagina è in continuo divenire: può capitare che la pagina si blocchi perché, come avverte il sito, perché il feed si congela. Il numero di località è anch’esso variabile: approssimativamente 185 feeds sono orginati dal governo giapponese mentre una ventina di altri sono frutto delle rilevazioni di università, amministrazioni locali e cittadini.

 

Alimenti contaminati: le proporzioni del rischio che corrono i giapponesi

postato il 25.mar.2011 alle 6:24 pm | da pat

A quale entità di radiazioni sono esposti i consumatori giapponesi ora che è stato lanciato l’allarme contaminazione di alcuni alimenti come broccoli, insalata, cavolfiori, latte e pesce. “Mangiando per 10 giorni di seguito 100 grammi di vegetali scelti tra le varietà più contaminate e coltivati nel raggio di 20-30 km dalla centrale di Fukushima, si stima che si assume una dose di radioattività pari a 70 radiografie al torace” spiega  Eugenio Picano, direttore dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa.

Non è trascurabile ma certamente è una dose con un impatto minimo sulla salute, se si pensa che, per effetto delle radiazioni cosmiche e terrestri, ognuno di noi assorbe annualmente l’equivalente di 100/140 lastre al torace. Qui l’intervista completa a Radiotre Scienza.

 
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