Fukushima: il fall-out politico nel mondo.

postato il 31.mag.2011 alle 4:24 pm | da pat

Due uscite (che devono essere approvate da voto dei rispettivi Parlamenti) Germania e Svizzera ma 33 nazioni che confermano i loro programmi nucleari. Il quadro in un colpo d’occhio.

Isolata la reazione della Germania e della Svizzera rispetto al resto dell’Europa.  Francia, Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, e molti altri non escono dal nucleare. Nessuno dei 6 nuovi reattori in costruzione in Europa è stato arestato e rimangono confermati i 24 altri reattori in progettazione. Fuori dai confini europei, Barack Obama ha riaffermato, venti giorni dopo l’incidente di Fukushima, che “il nucleare non sparisce dal mix energetico statunitense dove oggi rappresenta un quinto del fabbisogno elettrico. E’ una fonte importante per aumentare la produzione di chilowattora senza aggiungere biossido di carbonio nell’atmosfera”. Un paio di giorni fa, Steven Chu, il segretario premio Nobel per la fisica e ministro dell’energia USA, nel corso di un’intervista alla radio pubblica NPR, ha ribadito: “Continuo a ritenere che il nucleare debba essere parte del nostro mix energetico per il prossimo XXI° secolo. La lezione imparata dallo sfortunato incidente giapponese  ci aiuterà a rendere i nostri impianti più sicuri”.

In Gran Bretagna, dove si progetta la costruzione di 8 reattori, la convergenza è bipartisan. All’indomani della catastrofe giapponese, il primo ministro Tory David Cameron esortando a non prendere “decisioni affrettate” ha confermato che “il nucleare debba far parte del futuro mix energetico così come ne fa parte ora”. Ed Miliband, leader laburista predecessore dell’attuale Ministro per l’Energia e l’ambiente Chris Huhne, assieme al suo collega di partito e ministro ombra Meg Hillier hanno riaffermato la necessità per la Gran Bretagna di proseguire il piano di sviluppo nucleare.

Charles Hendry and Jonathan Marland, i due sottosegretari di Huhne (il quale per inciso aveva fatto un’improvvida uscita sul nucleare) con competenze sul nucleare, hanno dichiarato: “Il piano di espansione nucleare in Gran Bretagna è necessario oggi quanto lo era prima di Fukushima anzi, molti ritengono che lo sia diventato anche di più”

Dalle altre capitali europee arrivano segnali di continuità dei programmi nucleari. (continua…)

 

Corriere della Sera: italiani pagheranno 100 miliardi di incentivi a rinnovabili secondo stime Autorità

postato il 30.mag.2011 alle 10:12 am | da pat

Il Governo,  impegnato a far quadrare i conti del bilancio pubblico, stringe i cordoni della borsa e rimanda grandi progetti, indispensabili per il futuro del paese, come l’estensione della banda larga e della rete ferroviaria ad alta velocità, e continua a rosicchiare sui già miseri fondi per la ricerca.

Sorprende quindi scoprire che le risorse invece ci sono anzi abbondano per produrre energia da  fonti rinnovabili. In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, Massimo Mucchetti passa al setaccio una memoria depositata da Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’Energia per l’Energia, lo scorso 19 maggio alla Commissione Ambiente della Camera. Ammontano a cento miliardi di euro gli aiuti in via di erogazione  tra il 2010 e 2020 destinati a incentivi del vecchio Cip 6  a esaurimento, quelli del nuovo decreto 28/11; tariffa onnicomprensiva; certificati verdi, fotovoltaico. A fine decennio l’onere annuo può salire fino a 10 miliardi. Sono le cifre ufficiali  contenute nel documento di cui abbiamo già dato rilievo nel sito del Forum. Ma secondo quanto riporta l’articolo, il drenaggio di incentivi non si arresta e spingendo lo sguardo fino ai prossimi 25 anni, si calcola che  l’Italia sborserà contributi per complessivi  170 miliardi.

In particolare, nel fotovoltaico che va a regime nel 2015 assorbendo poi stabilmente 6,5-7 miliardi all’anno. A tutto il 2035 quando cesseranno i sussidi ai pannelli  del 2015, è ragionevole stimare che solo sul fotovoltaico  pioveranno via altri 70 miliardi”.

Alla sorpresa della munificenza statale verso uno specifico comparto energetico per coprire sì e no 8% del nostro fabbisogno elettrico, si aggiunge l’irritazione quando si realizza la sproporzionata inefficacia del sostegno rispetto ad altre possibili alternative per raggiungere gli stessi obiettivi ambientali  e di sviluppo economico. “… nel quinquennio 2005-2009, per risparmiare un kWh è bastato un incentivo di 1,7 centesimi mentre lo stesso kWh prodotto da fonti rinnovabili ottiene da 8 a 44 centesimi secondo la tecnologia”.

 

Stress test: rischio terrorismo accertato separatamente

postato il 26.mag.2011 alle 10:41 am | da pat

Varati  gli stress test per i 143 reattori nucleari in attività in 14 paesi degli stati membri. Il nodo se includere il fattore terrorismo e sabotaggi nei test di resistenza degli impianti, punto controverso che opponeva la Commissione Europea  alle Authority nucleari nazionali indipendenti riunite nell’Ensreg (European Nuclear Safety regulators’ Group), ha trovato una soluzione.

Si riconosce il principio secondo cui la prevenzione di attacchi terroristici esula dal mandato delle autorità di sicurezza nucleare dei vari stati ma afferisce alla competenza dei governi nazionali. Pertanto le problematiche relative agli attacchi terroristici non sono certo trascurate ma verranno prese in considerazione da una speciale task force internazionale congiunta che  definirà le misure di sicurezza ‘attive’ per prevenire e impedire questo tipo di attacchi. I provvedimenti saranno addottati successivamente dalle autorità nazionali, uniche competenti in questo campo.

I test di resistenza degli impianti, secondo i nuovi criteri aggiuntivi concordati fra la Commissione e l’Ensreg, cominceranno ufficialmente a partire dal primo giugno prossimo e dovrebbero concludersi entro dicembre; i risultati saranno pubblicati e sottoposti a una ‘peer review’, le cui conclusioni saranno pubblicate, a loro volta, alla fine di aprile 2012. I test riguarderanno tutti i rischi di incidente dovuti a cause naturali e umane, considerando anche la possibilità che si verifichino contemporaneamente o in rapida successione diverse catastrofi naturali, combinando i loro effetti (com’è successo a Fukushima), o che le centrali siano colpite da eventi dovuti all’uomo (incendi, esplosioni, l’impatto di un aereo).

 

Saint Vulbas, la cittadina che ama il nucleare

postato il 24.mag.2011 alle 8:53 pm | da admin

Di Jacopo Storni

Saint Vulbas sembra un paradiso terrestre: fiori dappertutto, giardini, fontane, strade luccicanti, aree gioco per bambini, campi da tennis, case fatate, geometrie da Eden in miniatura. E poi attività sportive gratuite, tasse sulla casa praticamente inesistenti, bollette dell’acqua dimezzate, abbonamenti ai mezzi pubblici regalati, assistenza agli anziani scontatissima. Quella che doveva essere una maledizione, è diventata la più ghiotta delle opportunità: in pochi anni, la centrale nucleare di Saint Vulbas ha catapultato il piccolo villaggio francese in una bolla di ricchezza.

Una trasformazione resa possibile dai 60 milioni di euro in royalties che la società di energia elettrica francese (Edf) ha versato annualmente nelle casse dei comuni limitrofi alla centrale. Saint Vulbas, il paese più a ridosso dei reattori, è così diventato un’isola felice dove tutto è il contrario della retorica, dove ogni aspettativa viene puntualmente smontata. «Guardate che meraviglia – dice Celine Poulet mostrando con orgoglio il suo ristorante – Se non ci fosse stata la centrale, niente di tutto questo sarebbe esistito». La centrale di Saint Vulbas è quella più vicina all’Italia. Appena 120 chilometri dal confine, circa 200 chilometri da Torino e soltanto 30 da Lione. Prima di votare sul nucleare, gli italiani potrebbero fare una capitana da queste parti. I più scettici sull’energia atomica rischierebbero di cambiare idea. Certo, le quattro torri di evaporazione fanno paura: si ergono al cielo come mostri del progresso, fumando immense nuvole di vapore acqueo 24 ore al giorno. A vederle da vicino spaventano, così come desta preoccupazione l’onda lunga d’inquietudine che da Fukushima, inevitabilmente, è arrivata sin qui. (continua…)

 

Patrick Moore, in Italia l’ambientalista ragionevole

postato il 24.mag.2011 alle 10:50 am | da pat

Chi è Patrick Moore? Un traditore per alcuni suoi ex-compagni di battaglie ambientaliste. Un ambientalista scomodo per altri. O come lui preferisce definirsi un ambientalista ragionevole. Comunque sia Moore rappresenta una figura essenziale nella discussione su temi come sostenibilità, risorse rinnovabili, impatto ambientale. Patrick Moore, uno dei fondatori di Greenpeace nonché ex-presidente dell’associazione ambientalista, è questa settimana in Italia. Quattro gli appuntamenti a Roma e Milano, in cui Moore incontra e dialoga con il pubblico per spiegare il suo percorso personale, ed in particolare la sua conversione da eco-combattente ad “ambientalista ragionevole” come dal titolo della sua ultima opera pubblicata da Dalai Editore (leggi un’anticipazione). OGM, il cloro, lo sviluppo sostenibile e il nucleare sono alcuni degli argomenti che hanno allontanato Patrick Moore dall’estremismo del movimento.

All’origine della divergenza con il movimento c’è “l’evoluzione di quest’ultimo ad adottare programmi ostili alla scienza, all’economia e in ultima analisi all’umanità, diventando sempre più irragionevole e antiscientifica”. Pur non sconfessando le passate lotte, Moore riconosce che, dopo essere stato per molti anni della sua esistenza ogni giorno contro due o tre cose di cose, la sua visione di sviluppo fondata su consenso e cooperazione, trova più assonanze con la linea emersa durante la prima conferenza sulla sostenibilità globale a Nairobi nel 1982 che con i dogmi dell’associazione .

L’altra frizione all’origine della spaccatura è riconducibile alla campagna mondiale per sospendere tutte le attività legate al cloro collegato addirittura ad elemento del diavolo. Generalizzando le proprietà negative di alcune sostanze contenenti cloro come policlorobifenile, diossina, (sostanze esecrabili e già proibite in molti paesi) a tutte le applicazioni, si finiva per demonizzarne anche gli usi positivi del cloro. Uno esempio per tutti: la potabilizzazione dell’acqua, uno dei più grandi progressi della salute pubblica.

Moore matura la sua separazione dal movimento che aveva fondato giungendo alla conclusione che “gli ambientalisti hanno a volte la scellerata tendenza a dipingere la specie umana come una disgrazia per la Terra. Siamo stati paragonati a un cancro maligno che, espandendosi, minaccia di distruggere la biodiversità, di sconvolgere l’equilibrio naturale, di portare al collasso l’intero ecosistema. Il grande mito del movimento ambientalista è che gli esseri umani non fanno realmente parte della natura: in qualche modo saremmo “innaturali”, estranei al “puro” mondo della natura”.

I suo cavalli di battaglia. Moore predica un approccio equilibrato ai problemi che tiene conto dei bisogni di 7 miliardi di individui. Moore crede che possiamo continuare a rifornirci del cibo, dell’energia e dei materiali necessari alla civiltà, imparando al contempo a ridurre il nostro impatto negativo sull’ambiente. Per riuscirci bisogna puntare sulla silvicoltura, coltivazione ittica; trarre vantaggio dagli avanzamenti della genetica, bisogna sradicare il più grave problema ambientale: la povertà; investire sulle fonti pulite ad alta resa e larga scala: idroelettrico, geotermia, nucleare. Proprio il nucleare è stato uno dei nodi più aspri del divorzio con Greenpeace tanto da spingere Moore, un anno dopo la pubblicazione del suo articolo “Going Nuclear” (16 aprile 2006 Washington Post) nel quale spiegava perché l’uranio è un combustibile potenzialmente superiore ad ogni altra alternativa per ridurre le emissioni di CO2,  a dichiarare al New York Times:

Quello che mi fa imbestialire è che proprio il movimento ambientalista sia diventato il principale impedimento al contenimento delle emissioni di gas da fonti fossili. Energia e clima sono le due facce della stessa medaglia e gli ambientalisti remano contro. O la pianti di preoccuparti del cambiamento climatico e continui a bruciare combustibili fossili oppure accetti l’energia nucleare e abbandoni le fonti fossili. Ora il movimento è intrappolato nelle proprie contraddizioni”.

Gli appuntamenti

Martedì 24 maggio ore 15,30, a Roma presso Università di Tor Vergata, Facoltà di Ingegneria, via del Politecnico 1, Aula Convegni. Modera Antonio Pascale

Mercoledì 25 maggio ore 19.30 a Roma presso John Cabot University, via della Lungara 233, Secchia Terrace. Modera Antonio Polito

Giovedì 26 a Milano ore 18 presso Liberia Coop, via Festa del Perdono 18. Intervengono Riccardo Chiaberge e Carlo Monguzzi

Venerdì 27 a Milano ore 9.00 presso Auletta Rettorato del Politecnico di Milano, Piazza Leonardo da Vinci 32. Interviene Silvio Bosetti presidente di Energy Lab.

(nella foto Patrick Moore, in alto il secondo da sinistra, con il gruppo di attivisti storici di Greenpeace all’epoca della campagna contro gli esperimenti della bomba H)

 
Pagina 1 di 3123