L’International Energy Agency ha pubblicato un breve articolo in cui vengono sfatati alcuni dei più ricorrenti luoghi comuni sull’energia indicando dapprima il ‘mito’ e poi come stanno le cose nella realtà.
Mito: Con veicoli elettrici potremmo, entro pochi anni, porre fine alla dipendenza dal petrolio.
Realtà: I veicoli elettrici in futuro avranno un ruolo sempre più importante, ma anche con una rapida crescita delle vendite da qui al 2020 si potrà risparmiare solo una piccola quota del consumo globale di petrolio.
Spiegazione: Si prevede che le vendite annue, in tutti i paesi del mondo, di veicoli elettrici (EV) e veicoli ibridi plug-in (PHEV) arriveranno a circa 7 milioni di auto nell’anno 2020. Se questo obiettivo sarà raggiunto, tenendo conto di tutte le auto elettriche o ibride che saranno vendute nei prossimi nove anni, avremo complessivamente più di 20 milioni i veicoli elettrici su strada entro tale anno. Anche se questo rappresenterebbe un enorme successo per i veicoli elettrici e ibridi i 20 milioni di veicoli elettrici costituiranno solo il 2% del miliardo di veicoli che è previsto saranno complessivamente in circolazione nel 2020.
Mito: Gli attuali impegni assunti dai governi nell’affrontare il riscaldamento globale sono sufficienti a limitare l’aumento della temperatura globale entro i 2ºC.
Realtà: Anche se tutti gli impegni annunciati dai governi fossero integralmente applicati, i risultati non saranno sufficienti.
Spiegazione: L’accordo di Copenaghen, con il quale si sono associati tutti i principali paesi emettitori di gas serra e molti altri, fissa l’obiettivo non vincolante di limitare l’aumento della temperatura globale a 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. L’accordo stabilisce inoltre l’obiettivo per i paesi industrializzati di mettere a disposizione 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 per la mitigazione del clima e l’adattamento nei paesi in via di sviluppo ed inoltre richiede ai paesi industrializzati di imporre per lo stesso anno vincoli alle emissioni. Gli impegni che sono stati annunciati, anche se dovessero essere pienamente attuati, ci porterebbero solo in parte verso il raggiungimento dell’obiettivo dei 2°C.
Mito: Il carbone è una fonte di energia del XIX secolo e il mondo è vicino a sbarazzarsene.
Realtà: L’utilizzo del carbone non ha mai smesso di aumentare e le previsioni indicano che, a meno di una decisa azione politica in senso contrario, questa tendenza continuerà nel futuro.
Spiegazione: Il carbone è la seconda fonte di energia primaria nel mondo (dopo il petrolio) ed è la prima fonte per quanto riguarda la produzione di energia elettrica. Negli ultimi dieci anni, il carbone è stato la fonte di energia a più rapida crescita nel mondo, gli impianti a carbone hanno infatti contribuito per il 47% della nuova potenza elettrica installata.
Mito: Cina, le Compagnie Petrolifere Nazionali agiscono secondo le istruzioni ed in stretto coordinamento con il governo cinese
Realtà: Queste operano con un alto grado di indipendenza dal governo cinese.
Spiegazione: Una valutazione effettuata dal IEA ha rilevato che, nonostante alcuni casi di coordinamento con il governo cinese le Compagnie Petrolifere Nazionali sembrano essere spinte principalmente da motivazioni commerciali nello sfruttare le opportunità disponibili nel mercato globale. Questo comportamento indipendente e guidato da fini commerciali è particolarmente pronunciato negli investimenti e nelle attività di “upstream” (ricerca ed estrazione di fonti di energia primaria). I loro investimenti hanno, per la maggior parte, contribuito ad aumentare le forniture mondiali di petrolio e gas naturale attraverso lo stesso mercato internazionale su cui si appoggiano altri importatori.
Mito: La concentrazione in pochi paesi e la scarsità delle riserve di litio impedirà la commercializzazione di massa dei veicoli elettrici.
Realtà: Ci sono sufficienti riserve di litio da permettere la diffusione di veicoli elettrici almeno fino al 2030, probabilmente molto più a lungo, anche ipotizzando una rapida crescita delle vendite.
Spiegazione: Anche se la produzione di litio (metallo che è un elemento cruciale per la costruzione di batterie per veicoli elettrici) è concentrata soprattutto in alcuni paesi del Sud America ce n’è più che a sufficienza per soddisfare la domanda nei prossimi 20 anni. Inoltre è lecito supporre che intorno all’anno 2030 l’estrazione del litio sarà molto più efficiente e che a quella data non ci sarà comunque scarsità di litio per costruire batterie.
Diminuito di 16 punti percentuali il consenso all’energia nucleare passato, a livello mondiale, da 54% (pre-Fukushima) a 38%. Sette intervistati su dieci ritiene che l’incidente di Fukushima ha evidenziato la vulnerabilità della tecnologia nucleare nel fronteggiare eventi imponderabili. Tra gli oppositori al nucleare un quarto ammette di aver modificato le proprie opinioni proprio in conseguenza degli eventi giapponesi. Fin qui i risultati quasi scontati dell’indagine Ipsos commissionata da Reuter e condotta in 24 paesi su un campione di oltre 17 mila intervistati.
Più inatteso invece è che il 45% dei giapponesi continua a considerare il nucleare un’opzione di lungo termine praticabile e il 71% ritiene fondamentale una sua modernizzazione. Una posizione in contrasto con il bassissimo gradimento espresso dall’opinione pubblica mondiale la quale pone il nucleare in fondo alla graduatoria delle tecnologie energetiche preferibili, superato persino dal carbone (48% contro 38%) . Le tecnologia d’elezione sono il solare (97%), l’eolico (93%), l’idroelettrico (91%), gas naturale (80%).
Il supporto più consistente all’energia nucleare si è rilevato in India, Polonia e Stati Uniti. Nello specifico della realtà statunitense, va rilevato che un sondaggio condotto in California, regione altrettanto sismica del Giappone, il 56% ritiene che le centrali in funzione siano sicure in opposizione a 32% che è convinto del contrario. Interpellati sull’eventuale chiusura degli impianti entro 10 anni, il 46% si è dichiarato contrario e il 39% favorevole. Semplificando, si potrebbe dedurre che siano considerazioni di ordine ambientale a suggerire quest’orientamento visto che il 53% dei votanti californiani si oppongono a nuove concessioni di perforazione di pozzi di gas e petrolio nello Stato. Via dai fossili, preferibile l’atomo.
Ieri è stata pubblicata dalla Commissione Europea una proposta di direttiva riguardante l’efficienza energetica.
La necessità di rimodulare le norme in tema di efficienza energetica nasce dalla constatazione che l’obiettivo del 20-20-20 non potrà essere raggiunto almeno per quanto riguarda la riduzione del 20% nei consumi di energia primaria entro il 2020. I dati tendenziali indicano infatti che senza misure correttive potrà essere ottenuta solo metà della riduzione dei consumi prevista per il 2020 (pari a 368 Mtep, milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).
Le principali proposte della Commissione Europea riguardano:
Misure di efficienza riguardanti i consumi energetici che renderanno più efficiente il settore residenziale, l’industria, il terziario, trasporti e generazione elettrica ad un maggior costo previsto per l’energia che potrà variare tra il 2.6% ed il 4.7%. In particolare l’aumento dell’efficienza energetica comporterà nel breve periodo un aumento dei costi medi dell’energia elettrica da 141 €/MWh a 146 €/MWh, costi che nel lungo termine si ripagheranno grazie ad una minore domanda di energia.
Sono un po’ le parenti povere delle fonti rinnovabili. Si tratta delle varie tecnologie che servono a riscaldare o raffreddare utilizzando fonti rinnovabili come il solare termico e termodinamico, i fluidi geotermici, le pompe di calore aerotermiche, idrotermiche e geotermiche, le caldaie che utilizzano cippato, pellet, biogas e biocombustibili liquidi, la cogenerazione a biomasse da residui di lavorazione agricole, le reti di riscaldamento.
Trascurate, quasi sconosciute dall’opinione pubblica, poco premiate dal sistema incentivi rispetto alle rinnovabili elettriche, eppure sulle rinnovabili termiche gravano aspetttive ambiziose. Secondo il piano per l’attuazione dei target 20-20-20, esse dovrebbero contribuire per almeno il 44% all’obiettivo del 17% da fonti rinnovabili superando di gran lunga l’apporto dell’eolico e fotovoltaico. Una leva di azione importante che comporterebbe oneri d’incentivazione e costi di investimento del 60-80% inferiori rispetto ad altre tipologie di rinnovabili.
In questo articolo pubblicato su Nuova Energia , Andrea Molocchi passa in rassegna il potenziale delle rinnovabili termiche, esamina un possibile meccanismo incentivante che valorizzi le rinnovabili termiche con particolari ricadute in termini di efficienza e risparmio energetico in agricoltura e edilizia. Non ultimo, si sottolinea, come già aveva fatto il dossier ENEA, che l’inestimento nelle rinnovabili termiche rappresenti un’opportunità di consolidamento della competitività industriale nazionale con importanti risvolti occupazionali: la filiera è per la quasi totalità ‘made in Italy’ e non dipende dall’importazione estera.
Per garantire la sicurezza energetica nel prossimo decennio, la Germania avrà bisogno di almeno 10 GW e preferibilmente fino a 20 GW di capacità incrementale da impianti a carbone e a gas. Sono le parole pronunciate la settimana scorsa dal Cancelliere Angela Merkel durante l’audizione al Bundestag per la presentazione del pacchetto energia correlato al phase-out del nucleare entro il 2022.
In precedenza, il governo tedesco aveva solo accennato alla necessità di 10 GW da combustibili fossili addizionali ai 10 GW già in costruzione o progettati e previsti entrare in esercizio nel 2013.
«Se vogliamo uscire dall’energia nucleare e entrare in quella delle energie rinnovabili, per il tempo di transizione abbiamo bisogno di centrali fossili”, ha detto Angela Merkel.