Sul sito web di Terna, la società per azioni che gestisce in esclusiva l’attività di trasmissione dell’energia elettrica in Italia, compare un comunicato ove si indica che le operazioni nel settore del fotovoltaico hanno fruttato alla società stessa proventi lordi per ben 69 milioni di euro destinati in parte ad integrare il dividendo 2011. Nulla di male, Terna è una società per azioni e persegue gli interessi dei propri azionisti. Terna per non incorrere in un conflitto di interessi non può essere anche produttore di energia elettrica e quindi, come unico vincolo, deve cedere gli impianti di produzione prima che questi entrino in esercizio.
Nel piano di sviluppo 2011 viene però indicato un ambizioso programma perseguito da Terna che prevede la costruzione di impianti d’accumulo a batterie per una potenza installata pari a 130 MW, un investimento dell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro, investimento che ha destato molte critiche da parte degli operatori del settore ed in particolare è stato pesantemente criticato da Assoelettrica con cui Terna è da tempo in conflitto. Nel documento relativo al piano di sviluppo di Terna si legge:
“Nel presente documento viene descritto il quadro di riferimento, gli scenari previsionali e le nuove esigenze di sviluppo, con particolare attenzione all’installazione di sistemi di accumulo diffuso in grado di dare il massimo apporto alla sicurezza dle sistema e alla riduzione delle congestioni sulle porzioni di rete a cui afferiscono le Fonti Rinnovabili Non Programmabili (FRNP), con specifico riferimento alle criticità riscontrate sulle porzioni di rete maggiormente interessate dal repentino sviluppo delle FRNP nel corso degli ultimi mesi ed alle criticità potenziali che potrebbero interessare specifiche porzioni di rete nel breve e medio termine.”
In attesa della pubblicazione del World Energy Outlook 2011 la IEA (International Energy Agency) ha pubblicato un documento intitolato “Energy for all” che fa una fotografia della attuale situazione energetica di quelle popolazioni che di energia, ma soprattutto di energia pregiata, ne hanno a disposizione molto poca.
In particolare il documento fa riferimento a due aspetti: a quante persone non hanno accesso all’energia elettrica e quante persone non hanno accesso a sistemi ‘puliti’ per cuocere il cibo di cui si nutrono. I numeri sono piuttosto sconfortanti, il 20% della popolazione mondiale, ovvero 1 miliardo e 300 milioni di persone, non ha possibilità di utilizzare energia elettrica e ben 2 miliardi e 700 milioni di persone cucinano il proprio cibo utilizzando fonti sporche (principalmente biomassa di varia natura), e proprio l’inquinamento indoor creato dalla combustione di biomassa per la cottura dei cibi è causa di buona parte delle 2 milioni di morti premature all’anno causate dall’inquinamento che vengono indicate dall’ OMS . Il 95% di queste persone vive in Africa sub-sahariana od in Asia. L’84% di queste persone vive in aree rurali.
Anche nel 2030, nonostante il fatto che gli investimenti internazionali per portare energia a chi non ce l’ha che saranno mediamente di 14 miliardi di dollari all’anno, ben 1 miliardo di persone rimarrà senza elettricità e a causa dello sviluppo demografico le persone senza possibilità di cucinare in maniera pulita saranno ancora 2.7 miliardi.
E’stata da poco pubblicata una proposta di direttiva europea riguardante i principi base di sicurezza da adottare contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti.
Una direttiva europea quando vierne approvata viene convertita in legge dagli stati mebri ed è quindi interessante vedere quali sono i punti salienti di questa proposta.
Si assume innanzitutto che non esista una dose di soglia al di sotto della quale le radiazioni non causano effetti per la salute e si assume che gli effetti nel tempo dell’esposizione alle radiazioni siano proporzionali alla dose assorbita (senza far riferimento al tempo in cui viene assorbita). La direttiva segue quanto prescritto dalla pubblicazione 103 dell’ ICRP (International Commission on Radiological Protection).
La proposta di direttiva riguarda tutte le attività che possono comportare un’esposizione alle radiazioni ionizzanti con particolare attenzione a quelle attività in cui i lavoratori risultano essere esposti a radiazioni ionizzanti oltre i limiti di dose prescritti per il pubblico (1 mSv/anno) e dove i lavoratori non sono tutelati alla stregua di chi lavora in campi già ampiamente normati, come ad esempio chi lavora in impianti nucleari od i medici radiologi. La direttiva si pone come obiettivo di tener conto anche delle molte attività che comportano un’esposizione alle radiazioni di origine naturale in modo da tutelare ad esempio chi lavora nelle miniere, nell’estrazione di gas e petrolio, chi lavora alla manutenzione delle caldaie di impianti a carbone etc.
Il GSE ha aggiornato il proprio contatore fotovoltaico con i costi annui previsti per l’incentivazione. Siamo a quasi 5 miliardi di euro all’anno (da moltiplicare per 20 anni o poco meno). Sono circa 80 euro all’anno a testa quello che pagheremo nelle bollette delle nostre famiglie e per la maggior parte in aumenti del costo di beni di consumo e servizi.
Forti rincari delle bo
llette europee nei prossimi 20 anni in uno scenario energetico dominato da fonti rinnovabili. Queste le prospettive delineate dalla Commissione Europea per l’Energia e riportate nella valutazione dell’impatto delle politiche indispensabili per tener fede all’impegno del Vecchio Continente di ridurre entro il 2050 le emissioni di CO2 dell’80% rispetto ai livelli del 1990. Il documento svelato dal Financial Times, è una bozza di 112 pagine, sulla quale lavorano i funzionari comunitari in vista della stesura dell’Energy Roadmap per il 2050 attesa per fine dell’anno.
La valutazione prende in considerazioni 5 possibili scenari che riducano la dipendenza dell’Ue dalle fonti fossili pari oggi ad oltre la metà del mix energetico comunitario, stimando per ciascuno gli effetti sui costi di produzione e prezzi finali. Nella forchetta dei possibili mix per ribilanciare la generazione elettrica con fonti carbon free, si ipotizza il massiccio contributo di impianti eolici offshore del Nordeuropa al fine di innalzare l’apporto dell’energia eolica dall’attuale 5% a 49%, oltre a un significativo intervento da parte degli impianti solari a concentrazione e degli impianti misti eolico e fotovoltaici. All’estremo opposto invece, c’è un mix più variegato che prevede anche nucleare (oggi 28% del fabbisogno) e sistemi commercialmente sostenibili di carbon capture.
Comune denominatore di tutti e cinque gli scenari sono i rincari per i consumatori fino al 2020-30 con un’impennata dopo il 2030 se una grossa fetta dell’energia verrà prodotta da eolico e fotovoltaico, in questo caso nel 2050 il costo dell’energia elettrica per gli utenti domestici aumenterebbe di più del 100%, mentre gli aumenti sulla bolletta sarebbero “limitati” al 43% nello scenario che fa ricorso anche a nucleare e CCS.