Il Galileo di Paolini che unisce teatro ed Opera

postato il 27.apr.2012 alle 10:23 pm | da gbettanini

In un panorama televisivo generalmente piuttosto piatto a volte capitano degli appuntamenti imperdibili, una di questa sfuggenti apparizioni è stata il 25 aprile su La7, era lo spettacolo “Itis Galileo” di Marco Paolini. E con l’occasione si è potuto parlare in prima serata dell’immensa figura di Galileo Galilei e quindi di scienza, ricerca e di università. Lo spettacolo è stato proposto in diretta e senza interruzioni pubblicitarie da uno dei sancta sanctorum della ricerca italiana e mondiale: i laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).

L’adattamento televisivo di uno dei migliori spettacoli di Paolini è stato riuscitissimo, mi è sembrato anche più completo della versione teatrale che avevo visto dal vivo. Paolini narra le principali tappe della vita di Galileo in chiave lieve e spontanea, sicuramente inspirato da la Vita di Galileo di Bertolt Brecht, ma creandone una versione molto originale.

Dopo lo spettacolo vero e proprio interessantissimi la descrizione dell’esperimento Opera ed il collegamento di fronte alla cattedra di Galileo con il professor Giuseppe Zaccaria, magnifico rettore dell’università di Padova, descritta nello spettacolo come la Harvard dell’epoca di Galileo, per la sua autorevolezza e libertà dagli influssi della chiesa.

Insomma, se durante il ponte del primo maggio si hanno un paio di ore libere e si amano o quantomeno si hanno in simpatia la Scienza e la Ricerca è uno spettacolo che mi permetto di consigliare di vedere…. almeno fino a quando sarà disponibile in streaming (qui).

 

Chernobyl, dopo 26 anni qualcosa si muove?

postato il 27.apr.2012 alle 11:32 am | da gbettanini

In concomitanza con il ventiseiesimo anniversario dell’incidente nucleare di Chernobyl il presidente ucraino Viktor Yanukovych ha inaugurato i lavori di costruzione del New Safe Confinement (NSC) ovvero della struttura che andrà ad inglobare il reattore n.4 della centrale e ne permetterà in futuro lo smantellamento.

La struttura ad arco del NSC sarà alta 108 metri, larga 257 e lunga 150 m. Sarà costruita su rotaie d’acciaio a lato della centrale e poi sarà fatta scorrere su parte della centrale danneggiata come ben illustrato in questi video (video 1, video 2). La costruzione richiederà circa 4 anni di lavoro.

Il costo stimato della struttura è pari a 470 milioni di euro e i lavori saranno eseguiti dal consorzio francese Novarka che comprende anche Edf. I fondi necessari sono amministrati dal Chernobyl Shelter Fund istituito nel 1997 e sono stati ottenuti da donazioni di 28 dei maggiori paesi industrializzati del mondo tra cui l’Italia. La struttura ha una vita di progetto di 100 anni, sarà ermetica e permetterà di consolidare e poi smantellare il sarcofago in cemento armato che attualmente ricopre il reattore distrutto dall’esplosione di vapore ed idrogeno avvenuta del 26 aprile 1986. Il vecchio sarcofago è lesionato ed il pericolo di un suo collasso con il rischio di un nuovo rilascio di radionuclidi radioattivi nell’ambiente ha reso necessario inglobare tutto in una nuova struttura.

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Uscire dal nucleare: oggi no, domani forse… ma dopodomani sicuramente!

postato il 24.apr.2012 alle 8:41 pm | da gbettanini
Questa celebre ed ironica frase di Giorgio Gaber sembra descrivere piuttosto bene l’atteggiamento di molti governi europei verso il nucleare.
Il nucleare è sempre una tematica spinosa, delicata ed al centro dell’attenzione pubblica in particolare a seguito dell’incidente di Fukushima. Quando un paese si avvicina alle elezioni un aperto sostegno al nucleare può essere visto come un handicap ma, soprattutto in Europa, il lasciar intravvedere una seppur distante fuoriuscita dal nucleare può essere una carta vincente che può dare un immediato e consistente payback dal punto di vista politico ed elettorale.

La vittoria al primo turno del candidato socialista François Hollande in corsa per la presidenza francese ha molti motivi, dalla crisi economica alla guerra in Libia ma anche la sua posizione sul nucleare ha sicuramente avuto ed avrà un peso nell’ottenere il consenso di quella parte degli elettori più attenti alle tematiche ambientali e contrari al nucleare. La candiadata del partito dei verdi alle presidenziali, Eva Joly, ha ottenuto il 2.3% dei voti e si calcola che la compagine verde rappresenti circa il 5% dell’elettorato francese, comunque solo una minima parte di quel circa 20% dei francesi che afferma di essere contrario al nucleare.

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ENEA: in Italia oltre alla dipendenza dai combustibili fossili la dipendenza dalle tecnologie rinnovabili estere

postato il 19.apr.2012 alle 6:03 pm | da gbettanini

Ieri l’ENEA ha presentato il rapporto Energia-Ambiente 2009-2010 che contiene interessanti dati riguardo alla domanda, all’utilizzo dell’energia in Italia e sulle prospettive future. Del rapporto è disponibile sia un documento di sintesi sia un documento completo. L’Ing. Giovanni Lelli commissario dell’ENEA ha introdotto così la presentazione del rapporto: “Con questo Rapporto l’ENEA intende fornire un punto di riferimento per tutto il settore energetico del Paese, contribuendo alla definizione della politica energetica nazionale attraverso l’elaborazione di analisi e scenari utili per il decisore politico. Da questi scenari emerge l’esigenza prioritaria di ridurre la dipendenza energetica dall’estero effettuando scelte strategiche nel settore energetico orientate alla green economy, che richiedono un processo di trasformazione tecnologica, peraltro già in atto. E’ necessario puntare sulla diversificazione delle fonti, su una maggiore diffusione delle rinnovabili, sul potenziamento delle infrastrutture e di un sistema di smart grids, sull’incentivazione dell’efficienza energetica e sul risparmio di energia nel settore residenziale e industriale. Efficienza energetica, fonti rinnovabili e sviluppo delle reti rappresentano pertanto gli strumenti chiave per ridurre le emissioni di CO2, in linea con gli obiettivi europei per l’attuazione di un processo di decarbonizzione del sistema energetico ed economico.

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Il dilemma giapponese

postato il 17.apr.2012 alle 10:00 am | da gbettanini

Il Giappone prima del terremoto/tsunami che l’11 marzo 2011 ha colpito la nazione poteva contare su 54 reattori nucleari, 37 dei quali erano attivi al momento del terremoto.

I rettori che non si sono fermati automaticamente a seguito del terremoto hanno portato a termine il proprio ciclo produttivo fino al rifornimento o alla revisione periodica programmata. Per permettere il riavvio di un reattore è indispensabile che questo dimostri a seguito di stress test la propria capacità di sopportare eventi estremi paragonabili a quelli dell’11 marzo 2011 ed è inoltre necessario ottenere il benestare delle autorità locali.

Oggi in Giappone solo un singolo reattore nucleare è ancora attivo, il reattore n.3 della centrale Tomari situata nella parte più settentrionale del Giappone, sull’isola di Hokkaido, la produzione elettrica di questo reattore cesserà il giorno 5 maggio.

In questi giorni si susseguono notizie diverse e contrastanti sulla sorte del nucleare giapponese, ieri il ministro dell’ industria giapponese Yukio Edano ha confermato che dal  5 maggio, per la prima volta dopo oltre 45 anni, il Giappone si troverà senza reattori nucleari attivi.

Pochi giorni orsono invece primo ministro giapponese Yoshihiko Noda aveva affermato che il suo governo avrebbe cercato di far ripartire due reattori nucleari al più presto nel tentativo di evitare uno shutdown completo per il nucleare giapponese.

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