Mercato elettrico: e’ora di cambiare le fasce

postato il 29.mag.2012 alle 10:43 am | da gbettanini

E’ un periodo decisamente difficile per quanto riguarda il mercato elettrico, la crisi economica e la connessione di sempre più impianti a fonti rinnovabili, principalmente fotovoltaici, hanno modificato abitudini ben consolidate.

Per quanto riguarda i consumi di energia elettrica si è sempre parlato di “ore di picco od ore piene” per definire le ore in cui la domanda di energia elettrica è maggiore ed in cui questa è più cara, mentre con “ore fuori picco od ore vuote” si sono definite le ore in cui l’energia è per antonomasia più economica.

Oggi non è più così, la domanda di energia elettrica rimane più elevata nelle ore centrali del giorno, ore in cui sono attivi uffici, negozi ed industrie, ma il mercato non sembra più rispondere secondo i principio della domanda e dell’offerta. Tra fine 2011 ed inizio 2012 il prezzo medio dell’energia elettrica è infatti aumentato tra le ore 17 e le 21 mentre è diminuito tra le ore 9 e le 16. Si è arrivati ad estremi in cui il prezzo dell’energia nella borsa elettrica è andato a zero in Zona Sud (2 e 3 maggio tra le ore 12 e le 15) oppure come domenica scorsa (27 maggio) in cui il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica è rimasto compreso tra 20 e 40 €/MWh nelle ore diurne per poi risalire oltre i 60 €/MWh solo dopo le 19. Ciò è dovuto principalmente al criterio con cui si forma il prezzo nella borsa elettrica, tutte le offerte accettate vengono remunerate con il prezzo di equilibrio che si ottiene dall’intersezione delle curve di domanda ed offerta e non con il prezzo che è stato effettivamente richiesto dal produttore per un dato pacchetto di energia (quest’ultimo è invece il criterio pay as bid).

Per motivi tecnici nella borsa elettrica i contratti bilaterali (contratti frutto di accordo privato tra due parti e quindi senza indicazione di prezzo), la maggior parte delle offerte di energia rinnovabile e le offerte di energia Cip6 passano in borsa elettrica a prezzo nullo (si veda nell’immagine) e quindi, soprattutto quando la domanda è scarsa come nei giorni festivi, sono sempre meno gli impianti che concorrono alla formazione del prezzo di equilibrio .

La componente energia e dispacciamento (PED) nella bolletta elettrica in maggior tutela è attualmente suddivisa in due fasce orarie: fascia F1 dalle 8 alle 19 e fascia F23 nelle rimanenti ore del giorno e per tutte le ore di sabato e domenica, mentre chi ha un contratto di fornitura sul mercato libero potrebbe già avere una tariffa domestica strutturata in tre fasce F1, F2 ed F3.

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OMS e UNSCEAR stimano la dose di radiazioni per la popolazione dovuta all’incidente di Fukushima

postato il 25.mag.2012 alle 11:39 am | da gbettanini

Nei giorni scorsi sono stati resi noti i risultati preliminari di due studi sulle conseguenze, dal punto di vista radiologico, dell’incidente nucleare di Fukushima. Il primo studio è dell’UNSCEAR (UN Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation) ed i risultati vengono descritti in un articolo di Nature online, il secondo studio è stato invece eseguito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO)*.

Ambedue gli studi indicano che i rischi per la salute dovuti ai rilasci radioattivi dei reattori di Fukushima sono minimi. Il report dell’UNSCEAR indica che le dosi più di radiazioni elevate ( > 100 mSv, si veda in basso a destra nell’immagine di Nature sopra riportata) sono state assorbite da 167 lavoratori che hanno contribuito alla messa in sicurezza della centrale dopo l’incidente, per questi le radiazioni assorbite comporteranno un leggero aumento nel rischio di contrarre un tumore nell’arco della loro vita anche se, visto il numero esiguo di persone esposte a dosi elevate, le eventuali patologie non potranno essere attribuite direttamente all’incidente, basti pensare che tra i 110.000 liquidatori di Chernobyl che sono stati esposti 25 anni fa a dosi di radiazioni più elevate solo lo 0,1% ha sviluppato leucemie, alcune di queste non correlate con l’assorbimento di radiazioni.

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Decarbonizzare con massimi benefici e minimi costi: la riforma britannica

postato il 24.mag.2012 alle 8:44 am | da pat

Non è un assegno in bianco a favore del nucleare ha ribadito il governo britannico alle accuse rivolte alla bozza del piano energetico nazionale presentato ieri.

Il pacchetto di strumenti comprende un prezzo minimo del carbonio, uno standard di emissioni, un schema di incentivi per le fonti low carbon bilanciato con un capacity mechanism per contrastare gli squilibri derivanti dal consistente apporto intermittente derivante da fonti rinnovabili non programmabili. La riforma del mercato elettrico britannico che si perfezionerà in varie tappe, poggia  sull’impegno assunto dal governo di de-carbonizzare entro il 2050 l’economia attraverso un’imponente opera di conversione all’elettricità  dei trasporti e riscaldamento. Al centro del piano riuscire ad attrarre  molti investimenti dal settore privato da destinare  nel prossimo decennio in infrastruttura  di generazione elettrica low carbon. Secondo una stima riportata si dovrebbero raggiungere  110 miliardi di sterline. Nel mix di generazione low carbon  si punta  sull’apporto  dell’eolico off-shore, sul nucleare sicuro con il rinnovamento del parco centrali e su nuove centrali a gas e carbone equipaggiate di tecnologie CCS.  

Viene stabilito un limite massimo al volume annuale delle emissioni di CO2 per i nuovi impianti. L’Emission Performance Standard ha lo scopo di stimolare l’adozione  di tecnologie per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica ma va letto anche come strumento per dare maggiore stabilità e certezza al mercato di diritti di emissione della CO2 i cui prezzi in questi anni si sono regolarmente orientati verso  il basso.

Con il piano si delegano alle istituzioni governative dei  poteri d’intervento di ampiezza impensabile dall’epoca in cui il comparto energetico britannico fu privatizzato. La ragione non è solo da cercare negli ambiziosi obiettivi di abbattimento dell’intensità di emissioni di CO2: 80% al 2050 rispetto ai valori del 1990, e nella salvaguardia della sicurezza delle forniture.  Qui interviene anche la pressione dell’energy crunch che presto metterà alle strette la 7a potenza  economica. Nel prossimo decennio, un quinto della potenza installata in Gran Bretagna sarà progressivamente dismessa.  Nasce quindi l’opportunità  per il governo di Cameron di sostituirla con fonti pulite che saranno tutte incentivate in modo indifferenziato (eolico come biomasse, geotermico al pari del nucleare o del carbone pulito). Un aspetto della riforma che non piace affatto alle organizzazioni ambientaliste che auspicano un meccanismo di incentivazione più articolato. “Sembra costruito apposta per aiutare gli investimenti nel nucleare, si lamenta Nick Molho, responsabile energia del WWF. (continua…)

 

AEEG: Auto elettrica si, ma ragioniamoci con calma

postato il 21.mag.2012 alle 10:42 am | da gbettanini

Dell’auto elettrica avevamo già parlato qualche mese fa ed avevamo indicato i limiti tecnici che non ne rendono ancora possibile una massiccia diffusione.

Il limite principale risiede nella scarsa capacità degli accumulatori che relegano le attuali auto puramente elettriche ad un ruolo di seconda-terza  auto da città per utenti più che benestanti.

E’ però fuor di dubbio che l’auto elettrica rappresenti il futuro della mobilità privata ed è quindi necessario creare degli standard e cercare di capire quali infrastrutture saranno necessarie alla graduale diffusione di questi mezzi. Soprattutto è necessario valutare cum grano salis se abbia senso incentivare economicamente la diffusione di questa tecnologia forzandone l’ingresso nel mercato quando il collo di bottiglia è rappresentato quasi unicamente dall’autonomia di questi mezzi. Le risorse anzichè nei possibili incentivi potrebbero forse essere impegnate nello studio e nella ricerca su accumulatori elettrochimici (batterie) o di altra natura.

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Uno studio del MIT rimette in discussione gli effetti di basse dosi di radiazioni

postato il 17.mag.2012 alle 12:16 pm | da gbettanini

Un nuovo studio effettuato lo scorso anno da un gruppo di ricerca del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ed accettato per la pubblicazione pochi giorni fa dimostra che l’esposizione (di topi) a basse dosi di radiazioni per un tempo prolungato non comporta un danneggiamento del DNA. Lo studio è stato eseguito a seguito dell’incidente di Fukushima per meglio comprendere quali possono essere gli effetti sull’organismo delle persone che sono sottoposte in maniera continua a radiazioni molto superiori alla norma e si intitola: “Integrated molecular analysis indicates undetectable DNA damage in mice after continuous irradiation at ~400-fold natural background radiation”.

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