Saint Vulbas, la cittadina che ama il nucleare

postato il 24.mag.2011 alle 8:53 pm | da admin

Di Jacopo Storni

Saint Vulbas sembra un paradiso terrestre: fiori dappertutto, giardini, fontane, strade luccicanti, aree gioco per bambini, campi da tennis, case fatate, geometrie da Eden in miniatura. E poi attività sportive gratuite, tasse sulla casa praticamente inesistenti, bollette dell’acqua dimezzate, abbonamenti ai mezzi pubblici regalati, assistenza agli anziani scontatissima. Quella che doveva essere una maledizione, è diventata la più ghiotta delle opportunità: in pochi anni, la centrale nucleare di Saint Vulbas ha catapultato il piccolo villaggio francese in una bolla di ricchezza.

Una trasformazione resa possibile dai 60 milioni di euro in royalties che la società di energia elettrica francese (Edf) ha versato annualmente nelle casse dei comuni limitrofi alla centrale. Saint Vulbas, il paese più a ridosso dei reattori, è così diventato un’isola felice dove tutto è il contrario della retorica, dove ogni aspettativa viene puntualmente smontata. «Guardate che meraviglia – dice Celine Poulet mostrando con orgoglio il suo ristorante – Se non ci fosse stata la centrale, niente di tutto questo sarebbe esistito». La centrale di Saint Vulbas è quella più vicina all’Italia. Appena 120 chilometri dal confine, circa 200 chilometri da Torino e soltanto 30 da Lione. Prima di votare sul nucleare, gli italiani potrebbero fare una capitana da queste parti. I più scettici sull’energia atomica rischierebbero di cambiare idea. Certo, le quattro torri di evaporazione fanno paura: si ergono al cielo come mostri del progresso, fumando immense nuvole di vapore acqueo 24 ore al giorno. A vederle da vicino spaventano, così come desta preoccupazione l’onda lunga d’inquietudine che da Fukushima, inevitabilmente, è arrivata sin qui.

Ma gli sgravi fiscali che l’amministrazione comunale offre ai suoi abitanti grazie alle royalties, sono un bell’incentivo a lasciar da parte timori e suggestioni. E allora, mormorano in paese, ben vengano le centrali nucleari. «Tutto sommato – dice Marguerite, proprietaria del principale bar del paese – dalla realizzazione dell’impianto abbiamo avuto più benefici che disagi: i nostri clienti sono aumentati e gli affari girano a mille». Le fa eco l’anziano gestore dell’hotel de la Place, a pochi chilometri da Saint Vulbas. «Da quando la centrale è in attività, non abbiamo mai camere libere: da qui passano manager, operai, imprenditori». Dalla costruzione della centrale a oggi, Saint Vulbas è stato investito da uno sviluppo economico spaventoso. Approfittando delle agevolazioni fiscali comunali, sono proliferate a ritmi vertiginosi industrie, attività commerciali e abitazioni. A pochi passi dal centro del villaggio, è sorto il grande parco industriale Plaine de l’ain, polo d’attrazione finanziario che ha calamitato 115 aziende per un totale di 4.500 lavoratori. E poi c’è il grande Centre International de Rencontres, parco sportivo e culturale ad accesso gratuito, un tripudio di margherite e campi da tennis, giardini e palestre. Sull’onda del progresso economico, la popolazione del villaggio è raddoppiata, passando dai circa 400 abitanti della fine degli anni Sessanta (quando iniziarono i lavori di costruzione dei reattori) agli oltre 800 attuali. Metà sono lavoratori della centrale nucleare e del parco industriale, ma sono in tanti che, in virtù del «paradiso fiscale», hanno deciso di stabilirsi qui pur lavorando da altre parti. Come la signora Plaza Gilbert, la residente più vicina ai reattori. Le torri di evaporazione s’innalzano a un tiro di schioppo dalle sue finestre, ma per lei non sembra un problema. «Ci siamo trasferiti qui nel 1987, se avessimo avuto paura avremmo scelto un altro posto». In tanti la pensano allo stesso modo, altrimenti non si spiegherebbe il cantiere edilizio che sta sorgendo lungo la stessa strada, dove una nuova villetta è già pronta alla vendita.

A Saint Vulbas è difficile trovare qualcuno contrario al nucleare. «Se deve succedere qualcosa, vuol dire che è destino, ma noi non abbiamo paura. Il nucleare è il futuro, gli italiani non lo capiranno mai». A parlare, guarda caso, è proprio un’italiana: Elvira Magurno, trapiantata in Francia dai genitori abruzzesi negli anni Quaranta e oggi residente a 200 metri dalla centrale. «Non scrivete che qui si vive male» si raccomanda mentre prepara il tradizionale pranzo della domenica. Il marito – Mario, calabrese – ha lavorato in centrale per quarant’anni. Oggi è in pensione. «Ormai queste torri fanno parte del nostro paesaggio». E non importa se per un’ora al giorno il sole viene oscurato dal vapore acqueo: «E’ questione d’abitudine». E poi, aggiunge con una punta d’orgoglio, «qui il sindaco ci dà tutto quello che vogliamo». Se gran parte degli abitanti ritiene la centrale una fortuna, gli ambientalisti invitano ad aprire gli occhi. «La centrale nucleare di Saint Vulbas – dicono le voci più autorevoli del neonato partito Europe Ecologie Les Verts – è una delle più vecchie di tutta la Francia. Il rischio di catastrofe in caso di terremoto è altissimo».

Entrata in funzione nel 1972, la centrale è una delle più discusse di tutta la Francia, dove quelle in attività sono 58. Negli ultimi anni si sono registrati numerosi incidenti. Sarebbero 181 gli eventi significativi riscontrati dall’autorità di sicurezza nucleare (Asn) nelle quattro centrali di Rhones -Alpes (Saint Vulbas, Saint Alban, Cruas-Meysse e Tricastin, tutte vicinissime all’Italia): un incidente ogni due giorni, il 3% in più rispetto al 2008 e il 26,5% in più che nel 2007. Tutti di dimensioni irrilevanti, assicurano da Edf, eppure i comitati anti nucleare hanno più di qualche dubbio. Pochi mesi fa, proprio nella centrale di Saint Vulbas si sono registrati due incidenti in cui è fuoriuscita acqua radioattiva e in cui un operaio ha perso una falange. Episodi che hanno spinto Asn a parlare di «deterioramento della sicurezza» in questa centrale. Non solo. Secondo i Verdi francesi, ci sarebbero «tanti altri incidenti che la direzione della centrale non rende pubblici». Come se non bastasse, la Ferrovie federali svizzere hanno annunciato la volontà di sbarazzarsi della loro partecipazione azionaria nella centrale di Saint Vulbas, mentre il sindaco di Ginevra, a pochi chilometri dal villaggio francese, l’ha descritta come «un impianto molto pericoloso». Ma quelli che dovrebbero essere più preoccupati – i residenti di Saint Vulbas – sembrano paradossalmente i più tranquilli. «Ma quale paura!» dice cadendo dalle nuvole un trentenne nato e cresciuto qui. «La centrale è sicura e poi, ogni anno, risparmio 3 mila euro di tasse». «E’ il potere dei soldi – commenta amaramente padre Matthieu Gauthier, sacerdote della chiesa del paese – ma questo villaggio dovrebbe capire che i soldi non sono tutto. E neanche il progresso».

(pubblicato il 24 maggio sul Corriere della Sera)

 

93 risposte a Saint Vulbas, la cittadina che ama il nucleare

  1. emilia scrive:

    pur essendo cosciente che l’unica alternativa sia il nucleare tuttavia sono molto scettica sullo smaltimento delle scorie. chi dovrà farlo? siamo certi della onestà morale ed intellettuale di chi lo farà? ho tanta paura che diventi un ulteriore business per la criminalità organizzata a scapito non tanto della nostra salute ma di quella dei nostri figli , dei nostri nipoti . sarei più favorevole ad un referendum sulla diminuzione dei consumi di energia da parte di tutti quanti noi : lavatrici , ferro da stiro , forni elettrici , microonde , condizionatori , frigoriferi , congelatori e tanto altro ancora

    • Luca Bevilacqua scrive:

      io penso si può fare molto con limitati incentivi in questo settore

    • flavio scrive:

      perchè ridurre i frigoriferi o i congelatori?

      iniziamo ad ELIMINARE gli spazzolini da denti e rasoi elettrici e ad impedire di tenere la climatizzazione a 24° in inverno e a 18 in estate

      POI si potrà parlare di tutto il resto…ma tutto questo indipendentemente da nucleare o no!

    • alex scrive:

      Cara Emilia,

      per quello che dici tu non servono i referndum , basta l’iniziativa personale. Io, che sono un convinto sostenitore del nucleare ho comunque adottato queste soluzioni PERSONALI per ridurre i consumi di energia:

      - ho acquistato un’asciugatrice tripla A, l’ho pagata 250 Euro + di una std. Spero ne sia valsa la pena.

      - ho acquistato un televisore Philips a basso assorbimento con interruttore, come quelli di 10 anni fa, per evitare che resti in stand by ed assorba anche quando non lo uso.

      - ho collegato alla rete elettrica i PC dei miei figli con ciabatta dotata di interruttore per eliminare l’eventuale assorbimento in stand by,

      - non dispongo di climatizzazione , mi limito ad aprire le finestre

      - devo cambiare la caldaia a gas, installerò un modello ecocompatibile a risparmio energetico, anche se mi costerà sicuramente di piu’ di un modello standard, ma fa niente ne vale sicuramente la pena.

      - nel bagno ho il WC con scarico differenziato.

      La mia azienda pero’ ha fatto molto meglio di me : ha trasferito il 50% della produzione in Asia. Dal 2001 ad oggi siamo passati da circa 6000 dipendenti a meno di 3000.
      Il risparmio energetico è stato notevole , ma a quale prezzo?
      Cosa lasceremo ai nostri figli; un mondo di elettrodomestici ecocompatibili.

      Il problema delle scorie e’ un falso problema : può e deve essere risolto. Guarda il video sulla pagina iniziale del Forum , vedrai cosa stanno facendo gli Svedesi al riguardo.

      Ciao

      • Luca Bevilacqua scrive:

        Ottime iniziative, alex, anche io faccio il possibile e come te sono preoccupato anche della competitività del nostro sistema paese.

        Non credo però che il costo dell’energia sia il fattore predominante nella magggior parte delle decisioni di rilocare la produzione.

        In bocca al lupo per il resto

  2. Loris Ipanov scrive:

    Svizzera e Germania hanno dato l’addio al nucleare, che verrà progressivamente smantellato nei prossimi anni. Quella di Chicco testa è una battaglia di retroguardia.

  3. alessio scrive:

    “Nella città di Chernobil, conoscendo i livelli di radioattività poco più alti della media, passerei tranquillamente tutta la vita, salvo il fatto che è una città povera di attrattive!”

    Grande!!! Complimenti vivissimi per il coraggio!!!!!

    • Enrico D'Urso scrive:

      non è coraggio, è la conoscenza dei dati

      non andare mai a piazza san pietro, c’è una dose molto maggiore a causa della pavimentazione….

      • Luca Bevilacqua scrive:

        non direi Enrico, nella zona di esclusione si superano tranquillamnte i 2 o 3 microSieverts/ora con valori che crescono all’avvicinarsi al areattore e vanno anche a 50 microSieverts/ora nella foresta rossa e ancora di più nelle immediate vicinanze al reattore.

        a piazza San Pietro mi pare siano 0,25 microSieverts/ora.

        Su un anno anche considerando valori medio bassi e un pò di riduzione per le ore al chiuso, un adulto attento a evitare l’evitabile può assorbire per sola via esterna ancora 5.000 microSieverts/anno.

        5 millisieverts/anno se ci stai proprio attento e non ingerisci nulla.

        assurdo pensare di viverci, a che pro ?

        • flavio scrive:

          5/anno è:
          il doppio della media mondiale,
          una volta e mezzo la media italiana,
          MENO DELLA META della media della città di Ramsar,
          MENO DI UN CINQUANTESIMO (2%) delle terme di Ramsar

          quali provvedimenti sono in corso per quegli abitanti?

          e per guarapari?
          anzi, ci si va al mare

          e per tutte le altre?
          e non ditelo alle terme o avremo qualche altro milione di “vittime di fukushima” anche in italia!

        • Luca Bevilacqua scrive:

          be se devi citarmi, citami in pieno flavio
          5 millisieverts/anno se ci stai proprio attento e non ingerisci nulla.

          volevo evitare “terrorismo mediatico” estrapolando i dati peggiori e per riguardo alle posizioni del forum che mi ospita (con totale democrazia e apertura, come ho già riconosciuto).

          infatti chi ci deve lavorare, poi risiede all’esterno della zona di esclusione, prende regolari e lunghi periodi ferie e trattasi di adulti consapevoli che evitano le zone maggiormente contaminate ed evtano comportamenti rischiosi

          posizioni che mettono in dubbio l’utilità o l’opportunità della zona di esclusione, come quelle espresse da F. Battaglia ad AnnoZero, non solo non sono scientifiche ma minano profondamente la credibilità delle opinioni pronucleare, almeno questo è il mio giudizio.

          un cordiale saluto

          • flavio scrive:

            non ho seguito cosa abbia detto questo F. Battaglia ad AnnoZero, io ribadisco il mio pensiero:
            se per evitare un certo rischio di danni da irraggiamento (che ribadisco non ho dati per quantificare ad oggi) devo assumermi un altro rischio (ad esempio fare il pendolare da 100Km di distanza attraverso le montagne) preferisco decisamente vivere con 5 milli/anno

            …e comunque anche per gli altri si può dire “se ci stai proprio attento e non ingerisci nulla”, qualcuno aveva postato la tabella di quante radiazioni emette il 40K contenuto in ogni banana e visto che siamo in estate vorrei ricordare che a breve miliardi di persone andranno ad abbrustolire sotto il sole (al mare o in montagna) e sotto le lampade abbronzanti, quello rientra negli “adulti consapevoli che evitano le zone maggiormente contaminate ed evitano comportamenti rischiosi”?

            a me sembra esattamente come l’ossessione per il picogrammo di diossina emesso dall’inceneritore a 50Km in rapporto a quella respirata fumando sigarette!

  4. francesco scrive:

    Greenwashing. Il vento sta cambiando. Chiudete questo blog. Basta spendere soldi per il passato

  5. AleD scrive:

    Ehhhh, i famosi ed innumerevoli incidenti che vengono tenuti nascosti.
    Da un punto di vista logico il discorso non fa una piega… :-) )))
    Dai su siamo seri. Sono un po’ di anni che se qualcuno ha da dire qualcosa, fesserie comprese, lo può fare con problemi zero. Sta gente che conosce questi incidenti tenuti nascosti, beh, che parli ed argomenti, oppure che la finisca con le stupidaggini!

  6. alessio scrive:

    Saint Vulbas sembra un paradiso terrestre.
    capito, sembra ma è un posto di merda.

  7. Dominique scrive:

    Tratto da: http://www.z-salute.com/?p=42

    “Si stima che un abitante degli Stati Uniti assorba annualmente una dose media di 360 millirem, di cui l’82% costituito da radiazioni di fonti naturali e il 18% da fonti create dall’uomo (centrali nucleari, esplosioni nucleari).”

    Ad esempio nessuno si preoccupa mai del radon o meglio dei rpodotti del suo decadimnento: polonio e piombo.

    • Gianluca Andrini scrive:

      La radioattività non fa male… E’ una caratteristica naturale. Se per qualche strano motivo la radioattività ambientale, naturale e anche artificiale, diminuisse si avrebbe un crollo verticale della durata media della vita, per via del fatto che il sistema immunitario si indebolirebbe, diventando meno reattivo anche verso gli attacchi virali e batterici.
      Ragazzi, la radioattività non è il male!

      • Luca Bevilacqua scrive:

        tesi direi alquanto poco supportata da evidenze scientifiche (secondo l’UNSCEAR e non GreenPeace), suvvia Gianluca siamo seri e parliamo piuttosto di misure di miglioramento della sicurezza degli impianti esistenti: solo per questa via l’indutsria nucleare può se ci tiene e ci crede riguadagnare nel tempo credibilità … l’effetto ormetico lasciamolo al prof. Battaglia, che ne dice ?

        • emilia scrive:

          luca non si tratta di migliorare solo la sicurezza degli impianti ma soprattutto di capire le scorie come vengono trattate. sono loro soprattutto quelle che preoccupano

      • Pietro Mele scrive:

        Beh, dipende dalle quantità di radioattività. Se e’ poca può favorire piccole mutazioni genetiche che hanno contribuito all’evoluzione della vita, se e’ troppa genera il cancro.

      • Viktor scrive:

        “La radiottività non fa male, anzi rafforza il sistema immunitario (Che strano: questo Veronesi non ce l’aveva mai detto!!!)”, “la fusione del nocciolo non è un grosso problema ma è un danno solamente perchè ci si rimette il combustibile”, ma Gianluca Andrini chi sei??!! Forse lo scienziato dei puffi???

    • zifnab scrive:

      concordo.
      Radon che ai minatori (nelle miniere d’uranio) Americani ha fatto un bel po’ di danni e che fa silenziosamente danni ogni qualvolta ad un individuo capiti di abitare sopra un terreno che ne contiene parecchio.
      E’ comunque sempre un’esposizione prolungata ad arrecare danni.

      “La radioattività non fa male… E’ una caratteristica naturale”
      più che altro ci conviviamo da che esiste l’universo.

      • zifnab scrive:

        ed aggiungo.
        nel momento in cui hanno introdotto la ventilazione nelle gallerie di scavo, il livello dei tumori (in gran parte causati dalle sostanze cancerogene del fumo da sigaretta) si è riallineato con i valori della zona.

        “diminuisse si avrebbe un crollo verticale della durata media della vita, per via del fatto che il sistema immunitario si indebolirebbe, diventando meno reattivo anche verso gli attacchi virali e batterici.”

        è una delle tesi sui livelli bassi di radioattività. assieme a quella degli effetti lineari e della soglia minima.
        la maggior parte degli scienziati converge sulla validità della soglia minima (ritenuta la più probabile) come si evince anche dal rapporto del Chernobyl Forum.
        è probabile comunque che dato che siamo abituati ad un certo livello radioattivo da che esistiamo, che la mancanza di radiazioni possa influire in qualche modo sull’organismo.

    • Luca Bevilacqua scrive:

      esiste radioattività di origina naturale, e altra assorbita per esami medici, o viaggi aerei o cause minori diverse da incidenti in impianti nucleari o fall-out da esplosioni milotari; ciò è vero.

      Il livello di quella di origina naturale varia da regione a regione.

      nella stima EPA citata la parte del leone (i 2/3) la fanno le emissioni da RADON.

      il radon può essere un problema significativo specie nelle abitazioni ove si accumula in misura superiore alla media, per natura delle fondamenta, dal materiale di costuzione o insufficiente ventilazione.

      va anche detto che

      http://www.cancer.gov/cancertopics/factsheet/Risk/radon

      negli Stati Uniti fonti ufficiali stimano che infatti il radon sia la seconda causa di cancro ai polmoni, per incidenza, dopo il fumo delle sigarette.

      le cifre citate sono in linea con la relazione LNT tra esposizione in milliSieverts e numero di tumori addizionali che ho commentato in altri post.

      Una conferma che la radioattività NON fa bene, neanche ai livelli dovuti a fenomeni naturali e quindi un consiglio a tutti:
      una valutazione della concentrazione di RADON, o quantomeno una regolare ventilazione sono consigliabili, specie in ambiente dove vivono bambini, ancor più lattanti.

      grazie a Dominique per aver sugegrito questa linea di ragionamento.

      • zifnab scrive:

        “o quantomeno una regolare ventilazione sono consigliabili”

        ho tratto le stesse informazioni leggendo un libro.
        hanno risolto il problema della maggiore incidenza di cancro nelle miniere di Uranio (nei tempi della guerra fredda) con impianti di ventilazione.
        il fumo da sigaretta ha comunque giocato un ruolo più che fondamentale nell’aumentare i casi di cancro, tanto che nelle miniere negli USA non permettevano di fumare, per evitare che i lavoratori facessero respiri troppo profondi troppo frequentemente che oltre a gettar nei loro polmoni il fumo da sigaretta, incrementavano il Radon assunto con la respirazione.

  8. Roberto Z scrive:

    pensiero del giorno dedicato a ad “alcuni” frequentatori del blog

    “He who refuses to do arithmetic is doomed to talk nonsense.”
    John McCarthy Professor Emeritus of Computer Science at Stanford University
    http://norvig.com/quotations.html

    “colui che si rifiuta di fare uso dell’aritmetica e’ condannato a dire sciocchezze”

  9. mex silvio scrive:

    quando si cancellano le idee ha solo un significato SI HA TORTO, INVECE DI RISPONDERE DEL PERCHE’ SE VADO IN LUOGHI PRESTIGIOSI, SONO IO A PAGARE, INVECE CON IL NUCLEARE NEL GARAGE , DI CASA MIA,( NON DELLA CASA DI CHI LE VUOLE COSTRUIRE) TI PAGANO LE TASSE, TI SCONTANO LA LUCE, TI REGALANO IL PARCO, ED I SERVIZI.!!! PERCHE??? E perchè le vanno sempre a fare sui confini con la Svizzera, dell’Italia, della manica verso l’Inghilterra..??
    se fa così bene un ppò di radioattività perchè non farle a Parigi, che geograficamente è perfetta, perchè centrale per la Francia..???

  10. massimiliano scrive:

    SIETE SENZA VERGONA !!
    “fiori dappertutto, giardini, fontane, strade luccicanti, aree gioco per bambini, campi da tennis, case fatate” PECCATO CHE CI SONO ANCHE LE RADIAZIONI, MA NON SONO VISIBILI.
    preferisco mille volte pagare più tasse che avere il nucleare vicino casa.

    FORSE NON CAPITE CHE QUESTO E’ IL PENSIERO DELLA GRANDE MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI.
    FATELA FINITA DI ARRAMPICARVI SUGLI SPECCHI.

  11. Phitio scrive:

    Anche quelli che vivevano attorno a Fukushima avevano bei parchi e giardini, orti e maneggi, persino una citta’ dei fiori con un festival della canzone. Ora e’ un deserto dove non possono seppellire neppure i morti.

    • Gianluca Andrini scrive:

      E’ un divieto temporaneo. Tra un paio d’anni, quando la centrale giapponese danneggiata non emetterà più livelli di radiazione preoccupanti, si potrà ritornare a vivere nelle vicinanze, anche se non proprio a ridosso della centrale.
      A Chernobyl, ad esempio, la vita è regolare, anche se gli abitanti sono pochi per paura. Solo nella cittadina vicina alla centrale, Pripjat, costruita a ridosso della centrale, non si potrà tornare a vivere per qualche decennio.

      • Phitio scrive:

        Ho come’impressione che tu ritenga la contaminazione radioattiva come acqua fresca.
        La specificita’ attuale di Fukushima (al momento, dato che la situazione e’ ancora del tutto imprevedibile) e’ che la gran parte di contaminazione e’ sotterranea, centinaia di migliaia di tonnellate di acqua, tonificate dai nuclei fusi con livelli altissimi di radioattivita’, che se ne vanno a spasso per le falde acquifere e poi torneranno su.

        Per quanto riguarda Chernobil, la zona di divieto e’ di circa 20 kilometri di raggio, e li non ci deve vivere nessuno.

        Visto che tu non temi la paura, suggerirei di fare un bel viaggetto-vacanza laggiu’ e misurare le dosi, cosi’ uniamo lutile al dilettevole.

        Un viaggetto non puo’ farti male, le dosi assorbite in pochi giorni sono piccole. Magari portaci i figli, se ne hai. E se tua moglie (se sei sposato) e’ d’accordo.
        Ma ho come l’impressione che avresti problemi seri a convincerla.

        • flavio scrive:

          ci si scorda sempre che a chernobyl è esploso UN reattore soltanto, gli altri hanno continuato a funzionare PER MOLTI ANNI

          ah, certo, i tecnici che ci hanno lavorato erano una razza superiore immune alle radiazioni!

        • Gianluca Andrini scrive:

          Nella città di Chernobil, conoscendo i livelli di radioattività poco più alti della media, passerei tranquillamente tutta la vita, salvo il fatto che è una città povera di attrattive! ;)

      • alessio scrive:

        forse te l’ho gia detto di andarci tu al posto di qualche russo o giapponese.
        e non insistere che stai stancando.

  12. Gianluca Andrini scrive:

    Grazie per l’articolo. Non mi sembra fazioso, anzi.
    E’ vero che il denaro non è tutto, però vivere in un paese come l’Italia, che va avanti aumentando senza limiti il debito pubblico non può rendere felici. Anche la Francia non vive nel lusso, ma almeno sul fronte energetico sono tranquilli.

    • Viktor scrive:

      Il debito pubblico italiano almeno è una grandezza palese e quantificabile (anche se decisamente GRANDE!)il “debito nucleare” invece è una grandezza inquantificabile e per molti aspetti ancora ignota. Debito Nucleare= decomissioning + gestione delle scorte per …..n? anni + % di rischio catastrofi, riparazione incidenti minoried …altro.
      Il decomissioning COMPLETO di una centrale costa all’incirca quanto la costruzione della stessa centrale (diciamo 5/6 miliardi con decisa tendenza all’aumento)quasi un’altro miliardo per ogni 10 anni di produzione effettiva della centrale solo per il primo secolo per lo stoccaggio delle scorie (vogliamo essere ottimisti: tra un secolo forse le scorie potranno essere totalmente ritrattate e rese innocue ma comunque tuttociò avrà un costo se non altro per estrarle dai sarcofagi sigillati in cui sono state confinate, ma vogliamo trascurare questo costo). Quindi per una centrale che ha lavorato quaranta/50 anni ci saranno almeno 3 miliardi di costi solo per il primo secolo di stoccaggio. Un altro miliardo a centrale può comodamente essere aggiunto (come voce “varie ed eventuali”….) come rischio catastrofi (se ne sono verificate solo 2 finora di immensa portata – Cernobyl e Fukushima- ma con dei costi incalcolabili), riparazioni per incidenti minori (verificatesi questi a parecchie decine)o costi sociali per manifestazioni, scioperi scontri di piazza, blocco treni nucleari, per gli inevitabili e sempre più frequenti moti di protesta contro il NUC. che si verificano ormai in tutto il mondo.
      TOTALE? Circa 10 miliardi a centrale a tenersi stretti : tenendo conto che la Francia ha una sessantina di centrali il “Debito Nucleare” arriverebbe ad una cifra non lontana ai 600 miliardi che già da soli costituirebbero un bel debito pubblico Nazionale e che farebbe superare alla Francia (sommandoci il suo) anche il debito pubblico italiano. E poi caro Gianluca, sul fatto di stare tranquilli…. Sai cosa si dice a Roma sia successo “Ar sor Tranquillo….”?!?

      • flavio scrive:

        cit:costi sociali per manifestazioni, scioperi scontri di piazza, blocco treni nucleari, per gli inevitabili e sempre più frequenti moti di protesta contro il NUC. che si verificano ormai in tutto il mondo

        per fortuna che non c’erano centrali nucleari 100 anni fa o coi soli costi degli scioperi dal ’17 al ’37 non sarebbe fallita solo qualche azienda, ma avremo avuto un ’23 tedesco su scala mondiale!
        (banconote che valevano meno della carta su cui erano stampate!)

        …se torni indietro di qualche articolo ci sono decine di post di menoneutronipiùneuroni che spiegano come i costi siano di qualche migliaio di miliardi di miliardi di euro per ogni reattore ;)

      • Gianluca Andrini scrive:

        5 miliardi per il trattamento delle scorie? Se si individua un sito di stoccaggio ben preciso a livello europeo il costo, ad occhio e croce, non dovrebbe superare i 100 milioni di euro una tantum.
        E’ ovvio che finché vi è incertezza il problema rimane, ma può essere tranquillamente risolto.
        L’alternativa? Rimanere con i combustibili fossili, che però costano ed inquinano paurosamente, visto che solare e eolico sono prese per i fondelli.

        • Viktor scrive:

          Si Gian che belle favole: “100 milioni a livello europeo per lo stoccaggio una tantum” (ribadisco, senza offesa alcuna il titolo già attibuitoti di “scienziato dei Puffi”). Vatti ad informare cosa è successo ad Asse in Germania un deposito “geologicamente stabile a tempo indefinito” ha cominciato letteralmente a “fare acqua” dopo appena vent’anni (non avrebbe dovuto dare problemi “almeno per molte centinaia di anni” se non di alcune migliaia) e lo stesso Stato ha già budgettato 3 miliardi (destinati inevitabilmente a raddoppiare) per spostare i 126.000 bidoni nucleari in altro luogo più sicuro e adatto (ma quale?) nei prossimi 20 anni. E’ già stata ipotizzata una apposita “tassa Asse” per coprire tali enormi costi. Inoltre in un’altro deposito di stoccaggio tedesco non lontano, a Gorleben, sempre in Bassa Sassonia si teme ci possa essere una situazione analoga. Se tanto mi da tanto ora che siamo appena agli inizi,non so cosa possa accadere nei prossimi 10, 20, 50, 100 o 200 anni. Ai nostri posteri l’ardua sentenza…

        • Luca Bevilacqua scrive:

          Che io conosca Honkalo in Finlandia è l’unico esempio di un tentativo di realizzare un serio deposito di scorie nucleari in un sio geologicamente stabile.

          Ha un sito ufficiale.
          http://www.posiva.fi/en/databank/frequently_asked_questions?i=39#faq_39

          “Based on an evaluation made in 2009, the final disposal of nuclear fuel spent by the existing nuclear power plant units and the OL3 unit currently under construction will cost about EUR 3.3 billion. The majority of the costs, over EUR 2 billion, will result from the approximately 100 years of use of the final disposal plant.

          The nuclear power companies will be responsible for the costs of the final disposal. The price of nuclear electricity caters for the costs of nuclear waste management.”

          quindi la stima di costi tra investimento e gestione è di 3,3 miliardi di Euro.
          Il sito dovrebeb avere una capacità tale da ospitare le scorie dei reattori Olkiluoto 1,2,3 e secondo
          http://www.posiva.fi/en/databank/frequently_asked_questions?i=42#faq_42
          di altri 2 reattori

          Il costo quindi sarebbe significativo senza essere proibitivo.
          Il problema è che la situazione di honkalo, con formazione geologica particolarmente stabile, bassissima densità di popolazione, altissima cultura della cosa pubblica in finlandia appare invero difficilmente replicabile da noi.

          honkalo appare in effetti ad oggi l’unica vera storia di waste maangement che potrebbe giungere ad un compimento “ragionevole” – non così Yucca Mountain, non così il Giappone

          • flavio scrive:

            c’è anche Östhammar (o come altro si scriva)

            e mi sembra perlomeno “fazioso” inserire nei costi del deposito il “centro ricerche”, la cura delle aiuole e tutto quell’altro che viene offerto come “compensazioni” (per non usare termini da codice penale, che secondo me sarebbero MOLTO più adatti!)

          • Luca Bevilacqua scrive:

            io al solito mi limito a citare i dati ufficiali, se hai motivo di ritenere e provare che in quella stima ci sia un centro ricerche.. a me non risulta, ma può darsi che lo ignori, basta citare la fonte…

            perimenti non credo di siano aiuole e fiorellini, ma credo che se ci fossero costi per incentivare la comunità locale, be sarebbero costi comunque … o no ?

            che facciamo li costringiamo ?

          • flavio scrive:

            non conosco il caso finlandese e quindi non entro in particolare in quel caso, mi limito a guardare gli altri paragonabili:
            in spagna tre o quattro comuni in lizza per ottenere “il deposito”,
            in svezia addiritttura si sono accordati in modo che al perdente andassero i 3/4 delle “opere compensative”

            vogliamo continuare a sbandierare fra i costi di un barbecue a new york il costo degli alberi piantati in australia (NON quelli che forniranno la legna da bruciarci, ma di quelli “compensativi”!)?

            cit:se ci fossero costi per incentivare la comunità locale, be sarebbero costi comunque … o no ?

            e perchè dovremmo discutere di quanto possa costare un Kwh nucleare?
            qualunque sia il suo costo basta imporci “compensazioni” adeguate e sarà SEMPRE troppo caro rispetto alle altre

          • Luca Bevilacqua scrive:

            il sito è in inglese Flavio, non l’ho letto tutto ma pare ben fatto, del resto poichè mi citavi che in quei costi ci sono altre voci di costo estranee alla gestione delle scorie in senso stretto (cosa che a me non risulta ma potrei sbagiliare, leggo di energia solo per passione civica, faccio tutt’altro per vivere) ti chedevo solo di potre leggere aanche io con delle fonti

            un saluto

          • flavio scrive:

            confesso che anch’io fino a quattro anni or sono del nucleare ne sapevo solo quel che avevo imparato a scuola, poi sono andato a lavorare in francia, per combinazione proprio accanto ad un impianto dell’areva e buona parte delle informazioni le ho ottenute in situazioni un po’ diverse da conferenze
            un annetto fa sono rientrato e ho visto che intorno a me ci sono ALMENO due siti perfetti ed un altro paio adatti all’installazione di centrali nucleari ed ho proseguito nell’acquisire informazioni

            quelle sulla situazione spagnola e svedese sono giornalistiche (se vuoi un link è cercato adesso su google per conferma http://www.am-en.it/news/Nucleare/135/La-trasparenza-ha-portato-al-successo-PIMBY.aspx )

            per il resto ripeto: ho visto come i costi di una ferrovia, autostrada, centro commerciale o che altro comprendere rotonde, caserme di pompieri (e fin qui ci potrebbe anche stare)…ma anche scuole, palestre, piscine, parchi, chiese, fiere equine e sagre delle salsiccie che non credo siano strettamente necessarie alla sicurezza!
            (a meno che come misura di sicurezza si calcoli la preghiera ad un santo per ottenere la grazia)

  13. attilio scrive:

    Sconcertante.
    La comunità di Saint Vulbas riceve da 40 anni benefici di ogni tipo per essersi accollata la responsabilità di ospitare nel proprio territorio una centrale elettrica ad energia nucleare e lo Stato Francese oltre che provvedere mediante la centrale alla necessaria fornitura dell’elettricità a tutto la regione circostante ricava un guadagno extra rivendendo l’esubero di energia elettrica da nucleare all’Italia.
    E noi, che pure abbiamo questa centrale francese come tante altre ad alcune decine di chilometri dai nostri confini, ci facciamo prendere dalla più cieca paura di fronte anche alla sola ipotesi di installarne una nuova tutta nostra di tipo moderno supersicura all’interno del nostro territorio.
    Ormai la “pusillanimità” e l’”inettitudine” mescolata alla “tiriamo a campare” insieme alla vecchia “Franza o Spagna purchè se magna” hanno radicalmente e forse irreversibilmente preso radici nel nostro animo nazionale e nel nostro cervello.

    • attilio scrive:

      Volete un esempio di italiano che non solo di fronte al nucleare è stato tuttaltro che “pusillanime”, “inetto”, o seguace del “tiriamo sa campare” oppure del “franza o spagna purchè se magna” ?
      Ve lo faccio subito, e non è il solito Enrico Fermi che pur grandissimo nel momento dell’estrema difficoltà nazionale emigrò nella più sicura America a cercar maggiore fortuna.
      Parlo ad esempio di Mario Sivestri,uomo scienziato e ingegnere milanese di grande ingegno coraggio e operosità,nato nel 1919 a Verona e morto a Milano nel 1994.
      Se qualcuno dei brillanti e stimati frequentatori di questo blog, sia che appartengano alla classe degli antinuclearisti che a quella dei nuclearisti, non dovessero conoscere questa straordinaria figura di italiano vadano subito a digitare su Internet semplicemente “Mario Silvestri reattore Cirene” e scopriranno un mondo di cose interessanti.

      • attilio scrive:

        E che dire inoltre di un’altra eccezionale figura di tempi più recenti come l’Ing. Felice Ippolito,promotore del piano di sviluppo delle centrali elettronucleari italiane negli anni ’50-’60,stroncato nella carriera e nelle sue iniziative a favore del nucleare italiano per un processo e condanna per “presunti illeciti” in qualità di funzionario pubblico a “11 anni di reclusione (sci)” e poi graziato dall’allora presidente Saragat.
        Ebbene sia Silvestri che Ippolito così come il nucleare italiano in generale sia scientifico-sperimentale che industriale furono “abbattuti” dal referendum antinucleare del 1987 post-Chernobyl organizzato si dice da presunte potentissime lobby multinazionalipolitico affaristiche di “matrice petrolifera” che vedevano nel sorgere di un’industria nucleare italiana un fastidiosissimo concorrente economico.
        Ed oggi con l’invocato nuovo referendum antinucleare post-Fukushima,mediante pittoresche sceneggiate come quelle odierne organizzate da “Greenpeace” sul Pincio a P.zza del Popolo, a Roma,quanto e quale altro nucleare italiano si vorrebbe ancora abbattere e da parte di quali altre lobby affaristiche?

        • Alberto R. scrive:

          Le lobby petrolifere con ogni probabilità hanno affossato il nucleare anche in USA. Altrimenti non si spiega la chiusura improvvisa da parte dell’amministrazione Clinton del progetto IFR a 3 anni dal suo completamento dopo DECENNI di ricerca e sperimentazione.

          “Purtroppo” (si fa per dire) centrali nucleari di nuova concezione come la citata IFR o le MSR potrebbero davvero soddisfare in modo economico e definitivo le necessità energetiche del pianeta. E questo ad alcune (potentissime) lobby certo non piace…

        • mex silvio scrive:

          leggere i giornali di quegli anni per conoscere la vera storia di quei cambiamenti..!! non dire inesattezze per compare le proprie idee.
          non rifare a rovescio gli errori dell’87,—!!!

      • Alberto R. scrive:

        Fermi aveva la moglie ebrea.

      • alessio scrive:

        vale anche per te vai in francia sei un uomo libero.
        io resto in italia e voglio che diventi come io la desidero.

      • Luca Bevilacqua scrive:

        con tutto il rispetto per il defunto collega Silvestri il Cirene non convince affatto per le sue caratteristiche rispetto al coefficente di reattività – spiace che il collega non possa spiegare qui tra noi come pensava di ovviare a questa carenza ma in tutta onestà non posso dire che con il senno di poi il fermo di quel reattore mi faccia disperare – anche perchè in fondo Latina non è così lontana da casa mia

    • Luca Bevilacqua scrive:

      Ciao attilio, ciao a tutti.

      i passaggi dell’articolo che a me sembrano più interessanti sono questi:
      ————-
      «La centrale nucleare di Saint Vulbas – dicono le voci più autorevoli del neonato partito Europe Ecologie Les Verts – è una delle più vecchie di tutta la Francia. Il rischio di catastrofe in caso di terremoto è altissimo».

      Entrata in funzione nel 1972, la centrale è una delle più discusse di tutta la Francia, dove quelle in attività sono 58. Negli ultimi anni si sono registrati numerosi incidenti. Sarebbero 181 gli eventi significativi riscontrati dall’autorità di sicurezza nucleare (Asn) nelle quattro centrali di Rhones -Alpes (Saint Vulbas, Saint Alban, Cruas-Meysse e Tricastin, tutte vicinissime all’Italia): un incidente ogni due giorni, il 3% in più rispetto al 2008 e il 26,5% in più che nel 2007. Tutti di dimensioni irrilevanti, assicurano da Edf, eppure i comitati anti nucleare hanno più di qualche dubbio. Pochi mesi fa, proprio nella centrale di Saint Vulbas si sono registrati due incidenti in cui è fuoriuscita acqua radioattiva e in cui un operaio ha perso una falange. Episodi che hanno spinto Asn a parlare di «deterioramento della sicurezza» in questa centrale. Non solo. Secondo i Verdi francesi, ci sarebbero «tanti altri incidenti che la direzione della centrale non rende pubblici».
      ———

      ora di fronte a queste considerazioni l’unica cosa che ha senso è stabilire se questo impianto abbia o meno sperimentato questi incidenti, se vi è stata o meno trasparenza di comunicazione, se è il caso o meno di decommissionare questo impianto, magari in favore di altri più moderni.

      il fatto che qualche reidente che ha come è esplicitamente scritto nell’articolo, ricavato il sostentamento per una vita dalla centrale in questione e/o riceve l’immane vantaggio (perdonatemi un filo di ironia) di 3000 e in un anno non fa che esemplificare quello che io sostengo: vi è un assuefazione, un aacquiescenza rispetto al rischio e dei vantaggi concreti (ma diciamo la verità abbastanza piccoli e per pochi) percepiti come certi sono posti in alternativa a un rischio che appare remoto…

      il punto è che il rischio deve essere minimizzato nella realtà e non nelle percezioni della simpatica signora dell’intervista…

      non si sa mai dovesse verificarsi un incidente serio anche lì, cosa faremmo acriveremmo i danni economici o i maggiori rischi tumorali dei nostri figli come sacrosanta compensazione del tenore di vita della signora e dei suoi fiorellini ?

      • Alberto R. scrive:

        Vediamo… negli ultimi 20 anni nella centrale citata (Bugey) cosa è accaduto:
        http://www.global-chance.org/IMG/pdf/GC25english-p53to54.pdf

        Ben 2 incidenti di livello 2 della scala INES. Da Wikipedia:

        Livello 2, guasto
        Evento senza impatto esterno. Significativa contaminazione all’interno dell’impianto e/o sovraesposizione dei lavoratori dell’impianto.

        Se non muore nessuno per le radiazioni in un incidente di livello 7 della scala INES come a Fukushima, figuriamoci che danni possono fare incidenti di questa portata…

        E comunque un impianto industriale importante, in tutti gli impianti industriali (dove più dove meno) le cose ogni tanto si rompono e qualcuno si può anche far male (o addirittura morire). E tutti gli impianti industriali importanti hanno emissioni più o meno nocive per le popolazioni limitrofe. Questo no. Solo vapor d’acqua.

        Detto questo, è una centrale di 40 anni. Oggi si può fare di meglio.
        Io vicino ad una MSR ci vivrei senza problemi. Me la metterei anche nel condominio, se fosse pratico.

        • Luca Bevilacqua scrive:

          Alberto, mi fa piacere se è così nel caso specifico.

          Non credo però e l’ho scritto diverse volte che sia corretto assumere zero vittime per Fukushima.
          E’ vero che per ora non vi sono state vittime da radiazione acuta questo si, ma gli effetti radiologici andranno valutati negli anni…

          mi auguro davvero che risulteranno quanto più limitati è possibile, ma da qui a fare l’equivalenza che un INES 7 non ha provocato vittime, ci andrei molto ma molto cauto…

          speriamo di poter commentare tra qualche anno un bilancio effettivamente non drammatico da questo punto di vista, dove finirà tutta quell’acqua contaminata non è un fatto trascurabile da questo punto di vista… io sto sperando con il cuore che l’impianto AREVA sia pronto quanto prima è possibile… la situazione acqua contaminata peggiora ogni giorno…

          va tenuto in conto a questo proposito che è estremamente difficile su livelli di contaminazione del genere, usando le tecniche statistiche dimostrare con una elevata confidenza che un certo numero di tumori sia effettivamente da correlare all’evento..

          cio non significa però dimostrare il contrario, tutt’altro… è questo uno dei vizi che da amante della statistica mi lascia più perplesso e scettico delle più recenti stime su Chernobyl

          per illustrare il fenomeno dovrei entrare in tecnicismi matematici e statistici spinti che non son semplici da illustrare in ost così scarni

          un saluto

          • AleD scrive:

            Scusa eh, ma le misurazioni continue del livello di radiottività ci sono e si conoscono. I problemi salutari sarebbero stati forse certi (forse ripeto) se non si fosse evacuato nessuno. Ma questo non è avvenuto.
            Toccherà morire per altre questioni evidentemente…

          • Luca Bevilacqua scrive:

            e purtroppo no… migliaia di persone specie di bambini corrono rischi significativi, per criteri di evacuazione insufficienti ma non vorrei ripetere ciò che ho scritto altrove…

      • attilio regolo scrive:

        Ciao Luca.
        In un altro post debbo ancora cercare di risponderti circa il problema se è meno peggio l’acqua come moderatore o la grafite visto il pericolo di esplosione in fase di emergenza incidentale con l’acqua se surriscaldata in volume confinato e il pericolo di incendio per la seconda per eccesso di temperatura.
        Comunque sia, il pericolo e grosso, nonostane gli ammodernamenti e agiornamenti della scienza e la tecnica nucleare, non manca in nessuna delle due opzioni e hai perfettamente ragione, Luca, ad esprimere il tuo pessimismo e scetticismo in materia.
        L’argomentodi discussione però in questo post è un pò diverso, è più generale e meno specifico,e cioè come mai n Francia,per esempio, ci si è normalmente assuefatti alla presenza ritenuta benefica delle centrali nicleari e in Italia invece ne abbiamo paura e non perdiamo occasione per propalare questo stato di paura.

        • Luca Bevilacqua scrive:

          Ciao Attilio.

          Io ritengo che sia un fenomeno psicologico normale nell’essere umano.

          Tendiamo a considerare accettabile e non pensare/sottovalutare i rischi connessi con le attività e le situazioni che conosciamo meglio, e a cui ci siamo abituati o da cui traiamo il nostro sostentamento ecc.

          in altre parole nel momento che ci convinciamo che qualcosa è inevitabile tendiamo ad accettarlo e sottostimarne i rischi.

          L’uomo è un anaimale da abitudine..

          Questo invero non è vero solo per il nucleare, son sicuro si ribellerebbero anche operai che lavorano in una centrale a carbone se fosse ipotizzato o dimostrato che inquina o provoca effetti cancerogeni superiori.
          O meglio tutti penserebbero a come ottenere maggiori garazie ecc, ma se poi l’alternativa fosse la secca perdita del posto di lavoro….

          Quindi indipendentemente da nucleare si/no, rischi specifici, o invece centrali costruite bene e con standard effettivamente di sicurezza alti, il problema è come ottenere un controllo elevato e terzo rispetto agli interessi in gioco ?

          Un saluto

  14. zifnab scrive:

    “La Francia ha puntato sul nucleare. La situazione francese NON è la situazione italiana. Le competenze italiane sul nucleare sono praticamente nulle.”

    non sono nulle. certo, manchiamo di 20 anni di costruzione costante di centrali come la Francia, ma partecipiamo a progetti internazionali che riguardano il nucleare.

    “Non si possono paragonare 50 anni di nucleare francese con il nulla italiano.”

    i 50 anni di nucleare si Costruiscono.
    La Francia li ha costruiti, Nulla impedisce a noi di farlo.
    (tranne Greenpeace)

    • attilio scrive:

      Però cerchiamo di approfittare della lunga sospensione riflessiva attuata nel nostro paese per quanto riguarda la costruzione di nuove centrali
      Non facciamo il grave errore di “accettare a scatola chiusa” il prodotto da “ultimo grido” della tecnologia estera. Non dovremmo mai dimenticare che i sistemi cosidetti di ultima generazione evoluta 3G+,a sicurezza maggiorata sia attiva che passiva,rimangono in fin dei conti solo versioni aggiornate, ancora da sperimentare e collaudare in modo compiuto, della vecchia tecnologia LWR-PWR-BWR che si è già dimostrata troppe volte incapace di affrontare eventi incidentali di notevole gravità.
      E non penso sia una strategia accettabile quella di rilanciare, dopo oltre un ventennio di stop, il nucleare sul territorio italiano sulla base di queste tecnologie che non danno sufficientemente dimostrate garanzie di funzionalità e sopratutto di sicurezza specie in fase d’emergenza incidentale.

      • Alberto R. scrive:

        Concordo.

        Benche’ alla fine anche le centrali LWR-BWR si siano dimostrate tutto sommato affidabili (piu’ di qualsiasi altra fonte di produzione energetica) la loro instrinseca instabilita’ e pericolosita’ in caso di eventi imprevisti ne aumenta a dismisura la percezione di pericolo da parte dell’opinione pubblica.

        Ne’, a causa della loro intrinseca inefficienza, queste tipologie di centrali possono essere una soluzione per piu’ una generazione: se si costruissero OGGI tutte le cetrali EPR necessarie nel mondo, alla fine del loro ciclo di vita (e forse anche prima) l’uranio necessario al loro funzionamento sarebbe con ogni probabilita’ esaurito.

        Considerando anche il loro costo non competitivo con i combustibili fossili (specie il carbone) durante questo periodo, le rende pressoche’ INUTILI.

        Il nucleare ha senso oggi solo puntando ad impianti di nuova generazione che siano:

        - PASSIVAMENTE SICURI. Dove il nocciolo, in base a leggi fisiche NON PUO’ FONDERE e fare danni

        - EFFICIENTI nell’utilizzo del combustibile nucleare, cioe’ autofertilizzanti in modo tale che possano “bruciare” tutto l’uranio o torio e non solo lo 0,7% dell’uranio come oggi fanno le LWR.

        Le soluzioni ci sono e sono state dimostrate. Non e’ fantascienza, basta avere la volonta’ di abbandonare il passato e fare cose (relativamente) nuove.

        • Luca Bevilacqua scrive:

          non precludere a priori la possibilità di proporre design più sicuri è senz’altro un approccio corretto.

          è chiaramente essenziale che le specifiche da superare siano molto severe perchè nel risolvere un problema se ne potrebbe introdurre un altro (penso agli MSR in particolare che mi paiono la prospettiva IVgen migliore ad oggi), e comunque non mi pare ragionevole che sia l’Italia a condurre le prime sperimentazioni..

          meglio all’uopo nazioni meno densamente popolate..

  15. Roberto Z scrive:

    Come da articolo «….. Il nucleare è il futuro, gli italiani non lo capiranno mai». A parlare, guarda caso, è proprio un’italiana: Elvira Magurno

    Infatti questo blog ne e’ la prova. L’energia elettrica deve pur venire prodotta da qualche parte CON la potenza richiesta e FV ed eolico finirebbero il loro VERO contributo (risparmiare combustibile) una volta finite le fonti fossili o nucleari come e’ facile intuire da questo video http://www.youtube.com/watch?v=zZFn2I-TvjM

    • alex scrive:

      Roberto

      dai un’occhiata a questi due video.

      Si direbbe che il FV e l’eolico il loro contributo non lo hanno mai dato ne lo daranno mai veramente, servono solo a “puppare” soldi ai cittadini e farsi belli in campagna elettorale.

      http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13128
      http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13461

      Il secondo video si riferisce tra l’altro ad un comune della Sardegna, che si e’ appena espressa contro il nucleare.

      In entrambi i casi le “installazioni” ecologiche sono state abbandonate dopo pochi anni per problemi di costo di manutenzione / funzionalità.

      “E io PAGO!!!!!”

    • Viktor scrive:

      Guarda Roberto che le centrali nucleari non risolverebbero affatto il problema del nostro amico inglese. L’energia nucleare è un’energia molto poco flessibile (è in effetti estremamente costante e “rigida”). Sono invece alcune rinnovabili che possono essere utilizzate a comando : l’idroelettrico innanzitutto, come abbiamo visto nel video e di cui per fortuna in Italia si ha una buona disponibilità, e certamente le biomasse e i biocombustibili (oggi in Italia coprono già il 3% dei consumi elettrici globali e sono in forte crescita e possono coprire già oltre il 10% dei consumi notturni, quelli senza il solare per intenderci)ed , in misura minore anche l’energia geotermica.

      • Roberto Z scrive:

        Gli inglesi del video non hanno nessun problema, prendono i 600MW francesi per pochi minuti per ragioni di costi non certo per necessita’ e nel video era mancato un link dalla Francia, non tutti i 600MW quindi hanno usato una diga per coprire quei 100-200MW mancanti

        Facciamo un esempio: usi 1GW nucleare (o a carbone) per pompare acqua alle dighe, al picco smetti di pompare APRI 1GW di idro e DIROTTI il GW nucleare che usavi per pompare in rete avendo cosi’ 2GW in rete in pochi minuti rispetto a prima. Dov’e’ il problema?

        Le alternative?

        FV? Dopo le 16.00 d’inverno =0= inutile

        Eolico? Aleatorio quindi inutile

        Solare termodinamico di Rubbia il pelapatate? Costoso e a questo serve il gas! La produzione continua con il termodinamico farebbe consumare tanto gas quanto una centrale a turbogas a causa della maggiore efficienza del ciclo di Carnot

        Idroelettrico? Buonissimo e a comando ma gia’ installato e insufficiente, in Italia 16 GW installati ma equivalenti a 4GWanno in produzione

        Geotermico? 50mW/mqx300mila kmq=15GW usando TUTTO il territorio italiano (cosa impossibile!!!)

        Legna da ardere? Coprirebbe il 3-4%

        Biocomustibili? E’ ben noto che sono a perdita energetica netta, occorre energia per produrre i biocarburanti.

        fonti http://www.withouthotair.com e il libro The Solar Fraud di Howard C. Hayden

        • Roberto Z scrive:

          A riprova dei contenuti del video considerano questa centrale un passo avanti!

          ovvero parafrasando la relazione Stato/Cittadino potremmo dire la seguente stupidaggine “la generazione elettrica discontinua NON deve essere al servizio della societa’ industriale ma la societa’ industriale DEVE essere al servizio della generazione elettrica discontinua”

          articolo del corsera
          http://www.corriere.it/ambiente/11_maggio_26/virtuani_centrale_energetica_c3b75a5c-875f-11e0-8601-a1952c3da2ae.shtml
          La centrale veloce come una Ferrari

          FlexEfficiency di GE, impianto a gas superveloce da 510 MW adatto all’integrazione con eolico e solare

          “….. Con l’entrata nella rete elettrica di quote sempre maggiori di eolico e solare – per definizione discontinue – e con il previsto raddoppio del consumo di energia nei prossimi vent’anni, la flessibilità e’ destinata a diventare la qualità più ricercata di una centrale elettrica….«Pensiamo per esempio ai problemi di rete che comporta Desertec (il progetto di megaimpianti solari nel Sahara e il trasporto dell’energia in Europa, ndr), oppure i parchi eolici nel mare del Nord. La flessibilità di risposta di una centrale come FlexEfficiency 50 possiamo considerarla come un mattone importante nella realizzazione di una «rete intelligente» in grado di far fronte alle esigenze della fornitura elettrica di domani»…..”

          Da ridere!!!!

          • flavio scrive:

            nella loro pubblicità dicono:

            “60% efficiency down to 87 percent load”

            passo per guastafeste se chiedo quanto sarebbe ad altre percentuali di potenza richiesta?

            se devono fare da polmone è sottointeso che non possono viaggiare costantemente all’87%
            (quelli sono come i consumi di un’auto a 90 Km/h costanti, in pianura , senza vento etcetc…quali sarebbero nell’uso reale?)

          • Luca Bevilacqua scrive:

            Vedo che il prof. Battaglia ha fatto ormai danni irreparabili

            l’energia prodotta prima delle 16 di inverno sarebbe inutile ?

            e perchè mai ?

            giova ricordare che alcuni personaggi che sostengono queste assurdità prive di ogni logica ingegneristica sono gli stessi che argomentavano poche ore dopo il sisma Giapponese che avevamo avuto la definitiva prova del fatto che il nucleare giapponese fosse sicuro…

            e meno male….

            come non fare un discorso serio

          • Luca Bevilacqua scrive:

            la variabilità esiste già sulle reti elettriche e la capacità di variare la produzione con bassa inerzia (cosa che gli impianti nucleari NON possono fare) è una qualità deisderbile per stabilizzare la rete e far incontrare domenda e offerta…

            lo è se vi sono forti quote di rinnovabili, ma lo è anche senza…

          • Roberto Z scrive:

            Mah Flavio questo non saprei dirlo. Certo che gia’ il fatto di dover migliorare la tecnologia a turbogas per renderla piu’ flessibile nella risposta alla potenza variabile richiesta per star dietro alla generazione d’impiccio di eolico e fotovoltaico la dice lunga sull’opportunita’ di installare appunto FV ed eolico perche’ appunto aleatori. Uno spreco totale di soldi e risorse per motivi squisitamente tecnici, un tassa in piu’ e per niente occulta dalle tasche degli italiani.

            http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=32019&Itemid=27

            “…Vorrei qui sollevare due punti: la contabilizzazione e la costituzionalità di questa spesa. Gli incentivi sono un debito contratto dallo Stato e sono quindi spesa pubblica. Se si fossero finanziati con imposte invece che con una addizionale alla bolletta elettrica (che è pur in sostanza se non formalmente un’imposta) si sarebbe dovuta registrare la spesa nel bilancio dello Stato, il disavanzo sarebbe stato sensibilmente maggiore ed avrebbe allarmato il mercato….”

          • Roberto Z scrive:

            “Vedo che il prof. Battaglia ha fatto ormai danni irreparabili

            l’energia prodotta prima delle 16 di inverno sarebbe inutile ?”

            No Luca, non e’ inutile e’ altamente inopportuna perche’ non puo’ seguire la domanda di POTENZA ELETTRICA che viene dall’uso REALE della societa’ civile e’ industriale. Come ho detto ..

            ovvero parafrasando la relazione Stato/Cittadino potremmo dire la seguente stupidaggine “la generazione elettrica discontinua NON deve essere al servizio della societa’ industriale ma la societa’ industriale DEVE essere al servizio della generazione elettrica discontinua”

          • Luca Bevilacqua scrive:

            la domanda viene prevista Roberto, non seguita istantaneamente:
            supponi di dover affrontare il “picco del tè” di quel simpatico video che non ricordo chi ha postato, oppure di dover gestire il picco di domanda in un mezzogiorno estivo..

            cosa fai ? stimi la domanda in anticipo e ti prepari gli impianti.. dovessi integrare nelle previsioni una quota di energia prodotta in modo distribuito il problema non è poi così radicalmente differente…

            almeno non fin quando l’incidenza delle fonti variabili dovesse diventare davvero rilevante.. ma siamo ancora lontani da ciò

  16. Federico scrive:

    Wooooaaooohhhhhh!!!!

    Voglio andare a vivere a Saint Vulbas perchè anche io non ho paura delle pericolosissime torri di raffreddamento!!!!!

    Leggo e impallidisco, di cosa si preoccupa la gente a Saint Vulbas? Delle torri di raffreddamento.

    Questo dice tutto sulla consapevolezza del rischio che corrono le persone a vivere adiacenti ad una centrale nucleare. Questo chiarisce senza ombra di dubbio quanto le loro menti siano annebbiate e confuse da giardini, parchi giochi, accessi gratuiti, case fatate etc etc.

    Il giovane trentenne interrogato sulla pericolosità della centrale risponde:”La centrale è sicura e poi, ogni anno, risparmio 3 mila euro di tasse”. 3 k€ questo è il prezzo del rischio, pensavo qualcosa di più……

    Fantastica poi l’affermazione fatalista:”Se deve succedere qualcosa, vuol dire che è destino, ma noi non abbiamo paura. Il nucleare è il futuro, gli italiani non lo capiranno mai”

    Certo, come no, quelle volpi di francesi o italiani francesizzati non si fanno certo intimorire dal vapore acqueo che esce dalle torri di raffreddamento! Ma che credete voi italiani che vivete in italia, qui non abbiamo mica paura della nostra ombra?

    Io la vedo così: questo paesetto mi sembra tanto uno spot pubblicitario del nucleare, tutto qua. Una vetrina da sbandierare per far passare il messaggio:”fammi costruire una centrale a casa tua e anche tu potrai avere tutto questo!”

    Ma soprattutto vorrei chiedervi se, guardandovi allo specchio, possiate veramente credere che tutto ciò è stato e soprattutto sarà possibile solo grazie al nucleare.

    PS: Il governo ha ottenuto la fiducia sul decreto Omnibus per bloccare il referendum inerente il nucleare. Brutta cosa. Vedremo cosa deciderà in merito la Cassazione.

    • Luca Bevilacqua scrive:

      Non sarebbe brutto se fosse il segno di una precisa volontà di aderire al quesito referendario.

      Se invece è una deliberata intenzione di evitare il referendum e riproporre poi la questione in un momento successivo (come esplicitamente affermato dal presidente del consiglio) è un atto politicamente gravissimo, eversivo, e che a mio giudizio dovrà essere valutato dalla megistratura per valutare se si configurano ipotesi di reato.

      Oltre che portare alla automatica riammissione dle quesito referendario.

      Ciò vale aprescindere dal giudizio di merito sul quesito stesso.

    • zifnab scrive:

      “Brutta cosa”

      per me è tutto il contrario.

      “Se invece è una deliberata intenzione di evitare il referendum e riproporre poi la questione in un momento successivo (come esplicitamente affermato dal presidente del consiglio) è un atto politicamente gravissimo, eversivo”

      Diciamo razionalmente DOVEROSO, anche considerando che sono in riesame i criteri di sicurezza delle centrali in tutto il mondo.
      Tra un anno se ne riparlerà (forse) con maggiore cognizione di causa per i politici stessi e i governi.

      • Luca Bevilacqua scrive:

        è eversivo il suo commento: io resto convinto che sia il futuro ma devo evitare che il popolo sovrano si pronunci ora (estrema sintesi mia ma non sbaglio molto lo ha detto in diretta Tv con sarkozy al fianco)

        avesse detto: la sicurezza ora è centrale, per ora si parla solo di quello, eventualmente si doesse porre di nuovo il problema sarebbe sulla base di un impianto legislativo completamente nuovo radicalmente ripensato ecc avrebbe almeno salvato la forma

        ma vi immaginate anni fa all’epoca del referendum sull’aborto il legislatore che abroga la legge dicendosi convinto però che quello è il futuro del diritto delle donne e lo ripresenterà dopo un anno ?

        • zifnab scrive:

          “avrebbe almeno salvato la forma”

          io apporrei la sovversività di qualcosa alla sostanza, non tanto alla forma, in ogni caso capisco la tua posizione.

          io trovo le due questioni abbastanza differenti; l’aborto è più una questione morale, il ricorso all’energia nucleare è una questione tecnica ed economica.

          • flavio scrive:

            il problema è proprio che non per tutti è tecnica-economica, per molti è diventata un tabu religioso

    • Luca Bevilacqua scrive:

      eolico: aleatorio quindi inutile…..

      come commentare ‘ in molte zone del mondo l’energia da fonte eolica viene prodotta con un costo al kw/ora calcolato tenendo conto di tutte le componenti di costo già più basso non solo del nucleare di nuov ainstallazione, ma anche del carbone..

      inquina zero e presenta rischi limitati

      quando c’è vento produce e la si sfrutta, quando ce n’è meno si aumenta la produzione da altre fonti .. in che modo ciò renderebbe un contributo pulito ed economicamente efficiente inutile ?

      guardi che le turbine eoliche sono connesse alla rete e contribuiscono alla produzione come gli altri impianti..

      quando viene messo in refuelling 8per non parlare di evenienze peggiori) un rettore nucleare non crede che gli altri impianti semplicemente suppliscono aumentando la produzione ?

      il fatto che esistono momenti o periodi in cui un reattore nucleare non produce lo rende forse inutile ?

      mi spiace esser secco ma certe cose francamente sono difficili da commentare con piacevolezza

  17. Alessandro Bellotti scrive:

    La Francia ha puntato sul nucleare. La situazione francese NON è la situazione italiana. Le competenze italiane sul nucleare sono praticamente nulle. In Francia, ovviamente, la popolazione si fida, dopo decine di anni di grande gestione delle centrali.
    Non penserete che la situazione italiana sia comparabile, nuclearmente parlando (e non solo), con quella francese ?
    Questo articolo è una presa in giro, on’offesa all’intelligenza degli italiani.
    Referendum Sardegna docet.
    Non si possono paragonare 50 anni di nucleare francese con il nulla italiano.
    Occorrono competenze, pesanti investimenti, politici lungimiranti, assenza di mafia e corruzione.
    Occorre appunto abitare in Francia.

    • Luca Bevilacqua scrive:

      Alessandro, posso dirle una cosa in più, pur condividendo la sua analisi ?

      preferisco vivere in Italia ….

  18. Viktor scrive:

    Che bel sito il presente, definirlo FAZIOSO è fargli un complimento! Nel giorno in cui la notizia MONDIALE del settore è l’ammissione ufficiale della TEPCO (e dico TEPCO mica dico Greenpeace!)che BEN 3 (DICO 3!)reattori hanno subìto la fusione del nocciolo (incubo che all’inizio era stato categoricamente escluso o evocato come una estrema, terribile e remota possibilità)fin dalle prime ore dell’incidente, qui si sta beatamente (o idiotamente..!)parlando dei bei fiori di Saint Vulbas. E del fatto – clamoroso- fatto citato nessuna notizia tra le decine presenti.Ma chissene frega dei fiori e chi cacchio sa o gliene frega di S. Vulbas.
    La mistificazione e la reticenza purtroppo in tema di nucleare anche nel 2011 – in pieno periodo di informazione globale e in tempo reale grazie alla rete- è la regola (analogo al periodo stalinista nella ex Unione Sovietica: tutto sommato a Cernobyl sono stati abbastanza trasparenti)e poi ci si chiede perchè la gente sia diffidente in tema di energia nucleare….!!!

    • Gianluca Andrini scrive:

      Guarda che la fusione del combustibile è un “dramma” solo per la Tepco, che non può recuperare il combustibile.

      • Luca Bevilacqua scrive:

        cioè Gianluca mi faccia capire, lei ritiene che il problema principale dell’incidente di Fukushima sia il fatto che sarà molto più difficile decommissionare l’impianto ?

        Ovviamente è vero che sarò difficilissimo, ma purtroppo il problema non è solo quello…

        Questo al limite si poteva sostenere per Three mile Island (ed infatti portò il gestore dell’impianto al fallimento) che non a caso fu poi classificato INES 5 e non INES 7, che nel’arco di alcune decine di ore fu posto in “cold shutdown”, che non vide alcun danno al contenimento (di un solo reattore e non di 4) e solo la necessità di un venting (per quanto importante) di sostanze radioattive e non fuoriuscite incontrollate, gravissime per aria e per acqua che continuano ancora dopo due mesi e mezzo dall’inizio degli accadimenti…

        100.000 evacuati ad oggi che non si sa quando torneranno (anni ? decine di anni ?) alle loro vite; danni stimabili tra i 130 e i 200 miliardi di dollari USA, bambini esposti a radiazioni a livelli di lavoratori adulti dell’industria nucleare, unazona di evacuazione in cui non si è potuto attuare iil soccorso di emergenza, una piscina con un core di recente sacricato ancora in fase di consolidamento, la posizione del Corio nei reattori 1, 2, e 3 che non si sa ancora dove esattamente sia (se in buona parte sul fondo dei reactor vessel che la TEPCO stesa – e i dati – confermano tutti bucati “MELT-TROUGH” non solo “MELT-DOWN”)..

        nel rispetto delle opinioni di tutti la sua mi sembra quantomeno peculiare, mi verrebbe da pensare che stava scherzando o assumendo una estremizzazione deliberatamente provocatoria

        • AleD scrive:

          Please, contestualizziamo un attimo dove è successa l’emergenza nucleare in corso, mi riferisco al tipo di reattori. E perchè a parità di condizioni avverse non è successo la stessa emergenza a Daichi ma anche a Onogawa? Pura fortuna? No, manco per il cavolo:

          http://depletedcranium.com/the-other-fukushima-nuclear-power-plant/

          Direi che è ora di finirla di prendere con gran badilate Daichi come prova del nucleare insicuro.

          • Luca Bevilacqua scrive:

            non son certo di aver capito cosa vuole dire ?

            Se si riferisce a Fukushima Daiini si è salvato perchè UNA dico solo una delle linee di connessione alla grid non è saltata a causa del terremoto.

            E questo cosa proverebbe ?
            cosa dovrei contestualizzare ?

            Io sto valutando il significato degli accadimenti di Daiichi.
            e’ un fatto molto evidente che i problemi di daiichi sono comuni a molti se non tutti gli impianti giapponesi ma in ogni caso il miop post non parlava di questo…

            non son certo di aver capito forse voleva dire altro, ma onestamente non riesco a seguirla

      • Viktor scrive:

        Sono profondamente sconvolto! Povera TEPCO…Proporrei di aprire una colletta planetaria in suo favore!