SEN: pubblicati i primi numeri

postato il 4.set.2012 alle 8:54 am | da gbettanini

Circola da alcuni giorni la bozza non ufficiale di un documento di consultazione relativo alla SEN (Strategia Energetica Nazionale) che riporta un’indicazione sulle linee guida che, al di fuori delle direttive europee, il nostro Paese si pone per raggiungere obiettivi a medio e lungo termine.

Il documento si intitola “La nuova Strategia Energetica Nazionale per un’energia più competitiva e sostenibile”, i 4 obiettivi principali della SEN sono:

1. Ridurre significativamente il gap di costo dell’energia per i consumatori e le imprese, con un allineamento ai prezzi e costi dell’energia europei. E’ questa l’area in cui si parte da una situazione di maggior criticità e per la quale sono necessari i maggior sforzi: differenziali di prezzo del 25% ad esempio per l‘energia elettrica hanno un impatto decisivo sulla competitività delle imprese e sul bilancio delle famiglie.

2. Continuare a migliorare la nostra sicurezza e ridurre la dipendenza di approvvigionamento dall’estero, soprattutto nel settore gas. Partiamo da una buona situazione, ma è necessario migliorare soprattutto la capacità di risposta ad eventi critici (come la crisi del gas del febbraio 2012 ci ha dimostrato), e ridurre il nostro livello di importazioni, che oggi costano al Paese circa 62 miliardi di euro l’anno.

3. Favorire la crescita economica sostenibile attraverso lo sviluppo del settore energetico. Considerando le opportunità, anche internazionali, che si presenteranno in un settore in continua crescita (stimati 38 mila miliardi di investimenti mondiali al 2035) e la tradizione e competenza del nostro sistema industriale in molti segmenti, lo sviluppo del settoreindustriale energetico è un obiettivo in sé della strategia energetica.

4. Raggiungere e superare gli obiettivi ambientali definiti dal Pacchetto europeo Clima-Energia 2020 e mantenere gli alti standard raggiunti in termini di qualità del servizio. Tutte le scelte mireranno ad un mantenimento e miglioramento degli standard ambientali, già oggi tra i più elevati al mondo.

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Energia elettrica: per le aziende italiane più cara di 10 miliardi rispetto alle concorrenti europee

postato il 29.ago.2012 alle 9:19 pm | da gbettanini

In un recente comunicato Confartigianato fa il punto sul costo dell’energia elettrica per le imprese italiane confrontandolo con il costo medio dell’energia per le aziende europee.

I risultati dello studio sono piuttosto preoccupanti, i nostri imprenditori risultano pagare l’energia elettrica il 35,6% in più rispetto alla media UE,  il maggiore costo è pari a 10.077 milioni di euro ogni anno, equivalenti a circa due terzi di punto (0,63%) di PIL. Per ciascuna azienda italiana significa un esborso di 2.259 euro in più all’anno rispetto ai competitor europei.

Confartigianato mette inoltre in evidenza il continuo aumento dei prezzi dell’elettricità per uso industriale: tra il 2009 e il 2011 questi sono aumentati del 17,4%, a fronte del + 9,5% registrato nell’Eurozona. Tra il 2010 e il 2011 i rincari si sono attestati all’11%, mentre nell’Ue si sono fermati al 5,9%.

Confartigianato ha poi stilato una puntuale classifica delle regioni e delle province in cui gli imprenditori subiscono le differenze di costo più ampie rispetto all’Europa.Il conto più salato lo pagano le nostre aziende del Nord, più industrializzate, che complessivamente nel 2011 hanno pagato l’energia elettrica 5.848 milioni di euro in più rispetto ai loro omologhi dell’Ue. Il divario Italia-Europa è di 2.492 milioni di euro per le imprese del Mezzogiorno e di 1.737 milioni di euro per le aziende del Centro. La regione più penalizzata è la Lombardia, con 2.289 milioni di euro di divario di costi rispetto alla media Ue, seguita dal Veneto con un gap di 1.007 milioni di euro, dall’Emilia Romagna con 904 milioni e dal Piemonte con 851 milioni. La classifica tra le provincie vede al primo posto per il più ampio divario di costi per le imprese rispetto alla media europea Milano, con un gap di 555 milioni di euro, seguita da Brescia (467 milioni euro), Roma (447 milioni euro), Torino (343 milioni euro), Bergamo (293 milioni euro).

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Anche il picco dell’uranio si allontana?

postato il 2.ago.2012 alle 9:26 am | da gbettanini

Pochi giorni fa è stato pubblicato dalla NEA (Nuclear Energy Agency) e dalla IAEA (International Atomic Energy Agency) il documento Uranium 2011: Resources, production and demand, ovvero l’edizione 2011 del Red Book, la pubblicazione più autorevole per quanto riguarda la stima delle riserve mondiali di uranio. 

Il Red Book viene pubblicato ogni due anni e quest’ultima edizione contiene dati aggiornati alla fine del 2010. Con buona pace dei ‘picchisti’ delle varie risorse energetiche le riserve di uranio rispetto all’ultima edizione risultano aumentate del 12%, sebbene a causa dell’aumento dei costi di estrazione si siano ridotte le risorse a basso costo. Il totale delle risorse identificate risulta pari a 7’096’600 tonnellate di uranio (tU) estraibile ad un costo inferiore ai 260 $/kg. Una tale quantità di uranio sarebbe sufficiente ad alimentare per 100 anni un numero di reattori convenzionali pari a quelli attualmente in funzione. 

Alle riserve ‘certe’ si vanno ad aggiungere altre 10’400’500 tU , risorse che sulla base delle attuali conoscenze geologiche sarà possibile individuare in futuro ma che richiederanno notevoli investimenti per essere confermate. 

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IEA: mercato dell’energia nel mondo

postato il 26.lug.2012 alle 8:16 am | da gbettanini

La IEA (International Energy Agency) negli ultimi mesi ha prodotto diversi report riguardanti lo stato delle maggiori fonti energetiche e dei relativi mercati. Ha prodotto report (purtroppo a pagamento) riguardanti il carbone, il petrolio, il gas naturale, il mercato dell’energia elettrica e delle fonti rinnovabili.

Ma prescindendo dai dettagli ciò che è interessante sono i dati ufficiali riguardanti il trend di consumo delle varie fonti, l’Europa sta attraversando una crisi economica molto pesante che ha portato ad una flessione nei consumi, ciò vale in parte anche per il Giappone ma globalmente l’economia sta crescendo anche se a ritmi minori rispetto agli anni passati e ciò si intravede nei dati riassuntivi proposti.

In sintesi: la produzione mondiale di carbone è cresciuta per il dodicesimo anno consecutivo e del 6.6% nel solo 2011, il consumo mondiale di gas naturale è aumentato di oltre il 2%, quello di petrolio dell’ 1%, la produzione di energia nucleare è scesa di oltre il 4% spinta verso il basso da una diminuzione del 9.2% nei paesi OCSE.

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Agosto, mercato elettrico non ti conosco….

postato il 22.lug.2012 alle 11:44 pm | da gbettanini

Nel prossimo mese di agosto la quota di fabbisogno prodotta da rinnovabili intermittenti sarà sicuramente rilevante, non tanto per l’elevata capacità degli impianti fotovoltaici in esercizio che superano oramai i 14.6 GWp, quanto per il fatto che la domanda di energia elettrica del mese di agosto con mezza Italia in vacanza è solitamente molto bassa. Le fonti rinnovabili intermittenti come eolico e fotovoltaico hanno priorità di dispacciamento e quindi chi gestisce la rete elettrica è obbligato a consegnare alle utenze tutta l’energia immessa da questo tipo di impianti riducendo di conseguenza la quota degli impianti tradizionali.

Questo agosto però, secondo Terna, società per azioni che gestisce la Rete di Trasmissione Nazionale, la presenza di un’accresciuta potenza rinnovabile non programmabile potrebbe costituire un rischio per l’equilibrio e la sicurezza della rete elettrica nazionale, soprattutto nelle zone meno interconnesse del Paese e quindi più ‘deboli’ .

Terna ha infatti pubblicato alcuni giorni fa un documento di consultazione riguardante la procedura RIGEDI (Riduzione della generazione distribuita in condizioni di emergenza del sistema elettrico nazionale) che diventerà operativa a brevissimo e che prevede dal 1° di agosto la possibilità di disconnettere dalla rete con pochissimo preavviso impianti eolici o fotovoltaici di potenza elettrica maggiore o uguale a 100 kWe.

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