Se questo si chiama futuro…

postato il 19.set.2012 alle 8:12 pm | da pat

In vista di prossime novità ci eravamo ripromessi di rallentare la pubblicazione di nuovi post. Ma questo articolo apparso lunedì 17 settembre su European Energy Review merita uno strappo. E’ un’analisi lucida e implacabile sul futuro globale dell’energia nucleare. Sono contemporaneamente cattive e moderatamente buone notizie per l’industria nucleare. Ottime comunque per i combustibili fossili.

“Finalmente, la settimana scorsa, da Tokyo è arrivata una buona notizia per Gazprom e il Presidente Putin. L’importante decisione del Giappone di eliminare gradualmente il nucleare rafforzeranno la domanda di gas (e petrolio e carbone) a lungo. Perfetto per Gazprom – che ha sicuramente bisogno di qualche buone notizie. Su questo mi dilungherò  fra un attimo. Prima prendiamo in considerazione l’annuncio da parte del governo di Tokyo che vuole eliminare il nucleare del tutto entro il 2040.

Sicuramente questo è un colpo incredibile per l’industria nucleare giapponese così come per quella globale. Infatti, la decisione potrebbe rivelarsi uno dei grandi punti di svolta nella storia dell’energia.

È vero, 2040 è ancora lontano. Il prossimo governo giapponese potrebbe ribaltare la decisione. Ma non è questo il punto. Il punto è piuttosto che il governo dopo il prossimo protrebbe a sua volta ricambiare idea. Anche la Germania dopotutto attraversa il suo secondo phase-out. In altre parole, il segnale che si coglie è che il settore nucleare non può più contare su un clima d’investimento stabile neppure in Giappone. Per un settore ad alta intensità di capitale, che ragiona su tempi lunghi questo è un colpo mortale. (continua…)

 

SEN: pubblicati i primi numeri

postato il 4.set.2012 alle 8:54 am | da gbettanini

Circola da alcuni giorni la bozza non ufficiale di un documento di consultazione relativo alla SEN (Strategia Energetica Nazionale) che riporta un’indicazione sulle linee guida che, al di fuori delle direttive europee, il nostro Paese si pone per raggiungere obiettivi a medio e lungo termine.

Il documento si intitola “La nuova Strategia Energetica Nazionale per un’energia più competitiva e sostenibile”, i 4 obiettivi principali della SEN sono:

1. Ridurre significativamente il gap di costo dell’energia per i consumatori e le imprese, con un allineamento ai prezzi e costi dell’energia europei. E’ questa l’area in cui si parte da una situazione di maggior criticità e per la quale sono necessari i maggior sforzi: differenziali di prezzo del 25% ad esempio per l‘energia elettrica hanno un impatto decisivo sulla competitività delle imprese e sul bilancio delle famiglie.

2. Continuare a migliorare la nostra sicurezza e ridurre la dipendenza di approvvigionamento dall’estero, soprattutto nel settore gas. Partiamo da una buona situazione, ma è necessario migliorare soprattutto la capacità di risposta ad eventi critici (come la crisi del gas del febbraio 2012 ci ha dimostrato), e ridurre il nostro livello di importazioni, che oggi costano al Paese circa 62 miliardi di euro l’anno.

3. Favorire la crescita economica sostenibile attraverso lo sviluppo del settore energetico. Considerando le opportunità, anche internazionali, che si presenteranno in un settore in continua crescita (stimati 38 mila miliardi di investimenti mondiali al 2035) e la tradizione e competenza del nostro sistema industriale in molti segmenti, lo sviluppo del settoreindustriale energetico è un obiettivo in sé della strategia energetica.

4. Raggiungere e superare gli obiettivi ambientali definiti dal Pacchetto europeo Clima-Energia 2020 e mantenere gli alti standard raggiunti in termini di qualità del servizio. Tutte le scelte mireranno ad un mantenimento e miglioramento degli standard ambientali, già oggi tra i più elevati al mondo.

(continua…)

 

Energia nell’agenda autunnale del governo Monti

postato il 26.ago.2012 alle 10:26 am | da pat

Metaforicamente si è parlato molto di energia nel programma di crescita. Finalmente nell’agenda governativa messa a punto nel Cdm di ieri è emerso l’impegno sul capitolo energetico come elemento chiave per la crescita sostenibile che dovrebbe, secondo le intenzioni del Governo, avere un impatto positivo sul Pil di circa mezzo punto percentuale, creare 25 mila nuovo posti di lavoro e ridurre di circa 6 miliardi di euro la bolletta energetica degli italiani. Una buona notizia considerando il costo energetico che zavorra il sistema produttivo nazionale  rispetto a competitor europei.

Entro la fine dell’anno dovrebbe debuttare Strategia Energetica Nazionale incentrata su tre obiettivi cardine: energia meno costosa per cittadini ed imprese, maggior sicurezza e indipendenza di approvvigionamento, crescita economica legata al settore energetico. Al di là delle finalità più che condivisibile, dalle stanze di via Veneto trapela una strategia meno entusiasmante basata su 4 punti chiave. Il potenziamento dell’Italia come hub del gas nel Mediterraneo (sblocco delle autorizzazioni per rigassificatori), il rilancio della produzione di idrocarburi sulla penisola (revisione della normativa restrittiva sulle trivellazioni prevista dal primo decreto Sviluppo) e finalmente, l’efficienza energetica e lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Per esprimerci nel merito, aspettiamo di vedere il documento di attuazione, ma la prima sensazione è che siamo più vicini a una visione alla Mitt Romney combustibili fossili “above all” che a un’ottica da green economy. Che sia già tramontata la sua epoca d’oro?

 

La crescita per decreto

postato il 7.ago.2012 alle 10:38 pm | da gbettanini

Il giorno 3 agosto è diventato legge il “decreto crescita” o “decreto sviluppo” i cui obiettivi sono chiaramente espressi nel preambolo del decreto stesso: “Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per favorire la crescita, lo sviluppo e la competitività nei settori delle infrastrutture, dell’edilizia e dei trasporti, nonché per il riordino degli incentivi per la crescita e lo sviluppo sostenibile finalizzate ad assicurare, nell’attuale situazione di crisi internazionale ed in un’ottica di rigore finanziario e di effettivo rilancio dello sviluppo economico, un immediato e significativo sostegno e rinnovato impulso al sistema produttivo del Paese, anche al fine di garantire il rispetto degli impegni assunti in sede europea indispensabili, nell’attuale quadro di contenimento della spesa pubblica, al conseguimento dei connessi obiettivi di stabilità e di crescita [...]”; 

Il tema dell’energia è nodale ed è toccato in molti punti del decreto, vediamo schematicamente i più interessanti: 

· Si proroga fino al 30 giugno 2013 il bonus fiscale del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, e, sempre fino a metà 2013 si porta dal 36 al 50% la quota detraibile per le ristrutturazioni edilizie 

· Gli articoli dal 17-bis al 17-terdecies sono dedicati alla promozione della mobilità sostenibile e soprattutto dell’auto elettrica o ibrida ma anche a Gpl, biometano, biocombustibili e idrogeno che producono emissioni di CO2 non superiori a 120 g/km. E’previsto un contributo all’acquisto dei veicoli, a seconda delle prestazioni in termini di emissioni, dal 20% (nel 2013 e 2014) al 15% (nel 2015) del prezzo d’acquisto fino a un massimo che va da 2 a 5 mila €. Gli incentivi più elevati saranno però ad appannaggio delle auto puramente elettriche od ibride elettriche infatti l’incentivo all’acquisto da 5000 € (max 20% del totale del prezzo d’acquisto) saranno per veicoli con emissioni fino a 50 gCO2/km. A questo scopo verrà istituito un Fondo di 50 milioni di € per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015. Importante anche lo sviluppo di un Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici con lo scopo di garantire su tutto il territorio nazionale livelli base ed uniformi di accessibilità ai servizi di ricarica, ad esempio per tutti gli edifici nuovi non residenziali sopra i 500 mq (esclusi quelli della pubblica amministrazione) sarà obbligatoria l’installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli. Gli incentivi all’acquisto saranno comunque solo per auto nuove di fabbrica e solo per metà finanziati con fondi statali, l’onere per l’altra metà dell’incentivo spetterà ai venditori sotto forma di sconto. Altra cosa importante sembra che sarà più semplice operare un retrofit su un’auto già immatricolata trasformandola in auto elettrica, cosa oggi piuttosto costosa ma che con il calare del prezzo degli accumulatori potrebbe diventare interessante rispetto ad una spesa piuttosto elevata per un’auto elettrica nuova, soprattutto se effettuato su una piccola auto da città (smart, vecchia 500). 

(continua…)

 

Black-out India: una lezione da non sottovalutare anche in Occidente

postato il 4.ago.2012 alle 5:43 pm | da pat

A seguito del collasso a domino delle reti elettriche degli Stati del Nord dell’India, tra lunedì e martedì, un black-out di proporzioni gigantesche ha lasciato senza luce 670 milioni di persone, quasi un decimo della popolazione mondiale. L’incidente non solo rappresenta un danno di immagine per la locomotiva economica del sub-continente asiatico  ma è la testimonianza dell’estrema fragilità di un tessuto urbano industriale che si affida a un’infrastruttura di rete precaria e a uno zoppicante mercato elettrico liberalizzato nel 2003. Un campanello di allarme quello indiano –anche se i paragoni sono improponibili – che dovrebbe far riflettere pure l’Italia. A quando un processo di cambiamento del modello energetico centrato sì sulle fonti rinnovabili ma senza zavorrare il sistema distributivo ed effetti distorsivi sui meccanismi di formazione del prezzo del kWh?

Tornando all’India, nelle 48 ore in cui treni non marciavano, gli alti forni non bruciavano, in ufficio si boccheggiava senza condizionatori, i minatori erano bloccati sotto terra  e stock di merci putrefacevano nei supermercati, per un’altra metà della popolazione non cambiava assolutamente nulla rispetto alla routine.  Sono ancora 400 milioni gli indiani senza accesso all’elettricità mentre altri 200 milioni convivono con giornalieri black-out (dalle 6 alle 19 ore). La produzione elettrica difetta per il 12-15% rispetto al fabbisogno.  “Il collasso della rete elettrica indiana è una sorpresa. Sorprendente piuttosto che non sia capito prima. E’ una bomba a orologeria”, sostiene Harish Hande, ingegnere e imprenditore a Bangalore nel settore energetico. L’eccessiva domanda di energia è sì la conseguenza di un galoppante sviluppo energivoro e strati crescenti di società che accedono al benessere, ma non solo. (continua…)

 
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