Francia, allungare la vita dei reattori sembra la scelta obbligata

postato il 2.feb.2012 alle 7:59 pm | da gbettanini

La Corte dei Conti francese ha pubblicato un rapporto commissionato dal primo ministro François Fillon in cui valuta i costi storici ed i costi futuri del nucleare d’oltralpe. Il documento contiene cifre molto interessanti e permette di fare alcune considerazioni sulla politica energetica  francese.

Tutti costi riportati nel rapporto sono stati attualizzati e sono espressi in euro 2010 in modo da rendere immediatamente confrontabili le spese recenti e le spese effettuate anche decine di anni fa.

Si valuta che il parco nucleare francese sia costato sino ad oggi complessivamente 121 miliardi di euro (senza considerare la costruzione di Superphénix). 96 miliardi di euro sono stati necessari per la costruzione dei 58 reattori ora attivi in Francia che possono fornire una potenza elettrica complessiva pari a 62.51 GW, 83 miliardi di euro rappresentano il costo ‘overnight’ dei 58 reattori, 13 miliardi i costi finanziari legati al tempo di costruzione, poiché la messa in servizio di una centrale richiede alcuni anni.

Il costo di costruzione dei reattori francesi è stato valutato essere compreso tra i 1070 ed i 2060 € per ogni kW installato dipendentemente dal tipo di reattore e dall’anno di esecuzione dei lavori, valori molto bassi se confrontati con i 3700 €/kW necessari per la costruzione di un reattore di III generazione avanzata (EPR di Flamanville il cui costo previsto è oggi indicato in 6 miliardi di euro).

I reattori attualmente operativi sono di seconda generazione, il costo degli otto reattori di prima generazione non più operativi è stato pari a 6 miliardi di euro. La filiera del riprocessamento del combustibile è costata invece 19 miliardi di euro.

Se si tiene conto anche delle spese per la ricerca, pubblica e privata, in campo nucleare queste sono state valutate in 55 miliardi. La costruzione e l’esercizio di Superphénix è invece costata 12 miliardi di euro.

Il costo complessivo del nucleare francese arriva in questo modo a toccare i 188 miliardi di euro.

(continua…)

 

Embargo sul petrolio iraniano: motivi e possibili conseguenze

postato il 28.gen.2012 alle 9:15 am | da gbettanini

Il 23 gennaio L’Unione Europea ha deciso un embargo sull’importazione di petrolio iraniano. Un inasprimento delle sanzioni già attive è stato applicato anche dagli Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’Europa i 27 ministri degli esteri degli Stati membri hanno deciso all’unanimità per il blocco delle importazioni di petrolio e di prodotti petrolchimici, sono stati vietati nuovi contratti ed i contratti di fornitura attivi potranno essere evasi solo entro il primo luglio 2012, giorno in cui diverrà ufficialmente attivo l’embargo. Il mercato europeo assorbe oggi circa un quarto del petrolio complessivamente esportato dall’Iran. Il consiglio europeo ha anche congelato gli asset della banca centrale iraniana all’interno della UE ed ha vietato investimenti in impianti petrolchimici in Iran. Negli USA l’embargo va invece a colpire le istituzioni finanziarie iraniane, in particolare dopo aver sanzionato la prima e seconda banca del paese viene ora sanzionata anche Bank Tejarat, terza banca per importanza.

L’effetto immediato di queste sanzioni è stata una rapida perdita di valore della moneta iraniana il rial, già pesantemente inflazionata e si è scatenata nel paese una corsa all’accaparramento di oro e di valute forti.

In posizione più defilata ci sono Russia e Cina, partner commerciali dell’Iran, la Russia esprime “rammarico ed allarme” per la scelta europea, la Cina è critica verso l’embargo e ambedue le nazioni chiedono che venga trovata al più presto una soluzione diplomatica della questione.

(continua…)

 

Fondi DOE per lo sviluppo di mini reattori

postato il 24.gen.2012 alle 10:21 am | da pat

Gli USA  al palo nell’avanzamento della tecnologia nucleare? Chi lo riteneva potrà ricredersi. Qualche settimana dopo la certificazione del reattore AP1000 prodotto da Toshiba-Westinghouse, prima tipologia di reattore di III+ generazione a ricevere l’approvazione dall’ente di regolamentazione statunitense NCR, ora tocca ai mini-reattori. Nell’intento di far decollare un’industria manifatturiera  di piccoli reattori modulari, il Dipartimento per l’Energia ha presentato una bozza di Funding Opportunity Announcement, FOA,  che indica il quadro legale-economico per possibili accordi di sviluppo congiunto pubblico-privato del design, costruzione ed export di questa tipologia di reattore. Con l’annuncio dello scorso venerdì, il dipartimento diretto da fisico premio Nobel Steven Chu, sollecita inputs da parte dell’industria, per arrivare rapidamente alla definizione di un modello di compartecipazione, unica nel suo genere, tra industria privata e amministrazione federale nella progettazione, engineering,  certificazione di questi reattori in scala ridotta. “Un passo importante nella competizione globale per le energie pulite” ha chiosato di segretario per l’Energia aggiungendo che si pensa  allo sviluppo di due tipologie di Small Scale Reactors destinati a entrare in produzione entro il 2022.

La compattezza dei SMR, circa un terzo della grandezza dei reattori attualmente costruiti,  presenta vantaggi in termini di sicurezza, maggiore versatilità per l’individuazione del sito e benefici economici. Si abbattono i costi di capitale e i tempi di costruzione in virtù del fatto che vengono costruiti e assemblati –quasi in serie – in fabbrica per essere avviati verso la destinazione finale praticamente nella modalità “plug and play”. Le dimensioni contenute li rendono particolarmente adatti per reti elettriche di estensione ridotta e per particolari zone geografiche, ad esempio densamente popolate, che non potrebbero ospitare impianti tradizionali. Per la caratteristica della modularità sono indicati anche per aggiungere potenza alle centrali in caso di maggiore richiesta.

Diverse società stanno lavorando a tiplogie di reattori modulari: accanto a colossi come la Westinghouse, General Electric-Hitachi, Babcock &Wilcox ci sono piccole società come NuScale, Hyperion e TerraPower dove ha investito anche Bill Gates. La mossa del DOE è stata immediatamente percepita dall’industria come un significativo cambiamento nelle condizioni di mercato per lo sviluppo del segmento dei SMR. Pronta la reazione di Westinghouse che ha fatto sapere la sua intenzione di entrare in lizza assieme ad alcune utilities, per partecipare all’iniziativa del FOA.

 

Ripartono i consumi elettrici mondiali: i fossili continuano a dominare

postato il 16.gen.2012 alle 7:12 pm | da chiccotesta

In anteprima vi diamo i dati relativi ai consumi elettrici mondiali nel 2011 (cliccare la tabella per ingrandire) e alle diverse fonti che ne hanno assicurato la copertura. Con qualche commento.

I consumi elettrici hanno ripreso a crescere. Dopo il picco negativo del 2009, addirittura inferiore all’anno precedente, il 2011 fa nuovamente registrare il massimo storico nei consumi di energia elettrica. Non dispongo di dati scomposti per aree geografiche, ma e’ presumibile che la crescita sia trainata soprattutto dai grandi Paesi asiatici.

La maggioranza della produzione elettrica continua ad essere assicurata dai combustibili fossili che passano dal 67,3 % del 2010 al 67,1 % del 2011, con il carbone ancora in crescita dello 0,4 %. Mi stupisce un po’ la stabilita’ (percentuale) del gas che avrei immaginato in crescita, visto i recenti ritrovamenti (shale gas).

Il nucleare rimane pressoché stabile in termini assoluti, ma flette in termini relativi. A causa delle decisioni prese in Giappone e in Germania, post Fukushima.

Le altre rinnovabili, vale a dire sole e vento fondamentalmente (l’idroelettrico  e le biomasse sono calcolate a parte), crescono del 35 % fino a raggiungere il 2,7 % della produzione totale.

Negli ultimi 15 anni le rinnovabili totali crescono dal 19,7 al 20,4 % , mentre i fossili crescono dal 63,2 al 67,1 %.

L’idroelettrico resta stabile.

Aggiungo che le performance delle rinnovabili sono difficilmente valutabili in termini oggettivi, in quanto la situazione è alterata non solo dalla spinta degli incentivi, ma soprattutto dal ritiro obbligatorio valido in molti paesi del mondo e che quindi la sottrae ad ogni paragone concorrenziale.

 

Le liberalizzazioni che non sono una priorita’

postato il 12.gen.2012 alle 9:09 am | da admin

Segnaliamo un articolo di Massimo Mucchetti pubblicato oggi sul Corriere della Sera sul perché paghiamo l’energia più cara d’Europa, sulle distorsioni dei sussidi e sul nodo della separazione proprietaria tra attività di trasporto e di vendita del gas. http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_12/caro-energia-il-grande-inganno-dei-sussidi-massimo-mucchetti_7ddc4ff2-3ce4-11e1-a7f5-80bdd8489cd9.shtml

 
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