In un report presentato pochi giorni fa al Comitato per l’Energia e l’Ambiente del governo giapponese sono stati ricalcolati i costi di generazione dell’energia elettrica da fonte nucleare alla luce di quanto avvenuto nella centrale di Fukushima Daiichi.
Secondo i calcoli effettuati il chilowattora nucleare costerà in futuro non meno di 8.9 Yen (non meno di 8.8 centesimi di €), si è considerata la costruzione di una nuova centrale da 1200 MWe e sono stati inclusi i maggiori costi che si dovranno sostenere a seguito dell’incidente.
I costi di generazione da nucleare nel 2004 venivano indicati in 5.9 ¥/kWh, come ben si vede dal grafico a pag 48 del documento vi sono stati degli aumenti pari a 0.2 ¥/kWh per quanto riguarda il costo del capitale e di 1 ¥/kWh per i costi di esercizio e manutenzione, poi a seguito dell’incidente si sono aggiunti 1.1 ¥/kWh per sussidi governativi a municipalità che ospitano centrali nucleari, 0.2 ¥/kWh per le nuove misure di sicurezza che le centrali dovranno adottare a seguito dell’incidente e 0.5 ¥/kWh per le misure di risposta all’incidente di Fukushima. I costi relativi a queste misure vengono valutati essere pari a 6000 miliardi di ¥ (~ 60 miliardi di €). Il costo dell’energia prodotta con il nucleare crescerà di 0.1 ¥/kWh per ogni 1000 miliardi di ¥ (~10 miliardi di €) che si aggiungeranno alle spese necessarie a contrastare gli effetti dell’incidente. Se questi costi arriveranno a 20’000 miliardi di ¥ (~ 200 miliardi di €) il costo dell’energia prodotta da nucleare avrà un costo pari a 10.2 ¥/kWh.
Il consumo complessivo di energia primaria in Italia nel 2011, causa crisi economica, è in flessione dell’1.7% rispetto al 2010. La bolletta energetica italiana è però in forte aumento, il costo complessivo dei combustibili e dell’energia elettrica che importiamo dal’estero è stimato per il 2011 in 61.9 miliardi di euro, quasi 9 miliardi in più rispetto alla bolletta dell’anno scorso. Un aumento dovuto principalmente all’aumento del prezzo del petrolio, oggi a quasi 110 $ al barile contro una media di 78 $ nel 2010, la sola bolletta petrolifera quest’anno peserà per ben 35 miliardi di euro. Il consumo di petrolio in Italia copre il 39.8% dei consumi totali (pari a 178 milioni di Tep) ed è destinato principalmente al settore dei trasporti, la penetrazione del petrolio è però in lento calo rispetto al 50% dell’anno 2000 e gli impieghi di gas metano e di petrolio negli usi finali sono oramai equivalenti.
Il peso della bolletta energetica sarà mediamente pari a 2458 € a famiglia con un’incidenza del 3.74% sul Pil. Per il 2012 si prevede che bolletta energetica salga a 65.3 miliardi se il prezzo del petrolio rimarrà intorno ai 110 $/bbl.
Insomma una bolletta molto cara e fonti fossili costose che dovrebbero essere impiegate con la massima efficienza. In particolare vi sono buoni margini di miglioramento nell’utilizzo del gas metano con cui riscaldiamo gran parte delle nostre case e con cui produciamo il 50% dell’energia elettrica. In ambito domestico (o meglio condominiale) può già essere conveniente l’utilizzo di cogeneratori che permettono di produrre contemporaneamente energia elettrica e calore, per quanto riguarda invece la produzione di energia elettrica in grandi centrali le cose sono molto più complesse.
“Prendiamo atto che l’energia nucleare è una tecnologia energetica importante ma con uno spazio relativo: 10% a livello globale, 20% in Europa. Il referendum ha dato un risultato chiaro e non credo sia possibile riaprire in Italia il dossier del nucleare senza un “salto” nella sicurezza degli impianti. A questo proposito voglio ricordare che in tempi non sospetti avevo messo in evidenza la superficialità con cui era stato proposto per l’Italia il modello francese (Epr) molto critico per gran parte del nostro territorio. Oggi però il nucleare è oggetto di importanti investimenti in ricerche e sviluppo anche nei settori non connessi con l’energia. Quindi non vedo perché l’Italia debba rimanere fuori” . Questa è la risposta del Ministro per l’Ambiente, Corrado Clini, alla domanda di Roberto Bagnoli sulla posizione del nuovo governo in merito al nucleare (nel Dossier Innovazione del Corriere della Sera 12/12).
Certo non ne rimane fuori la Cina che nei prossimi anni costruirà più reattori che il resto del mondo. Oltre a ribadire i programmi sospesi nel periodo di ripensamento post Fukushima, Pechino, motivato più che mai a sperimentare ogni strada per realizzare quel salto tecnologico a cui fa riferimento Clini, tratta con Bill Gates per lo sviluppo di una nuovo mini reattore utilizzando la tecnologia Twr. L’ex patron della Microsoft ha investito nel 2008 in TerraPower, start up californiana impegnata nel design di un mini reattore a onde viaggianti che sfrutta l’uranio già utilizzato nella reazione con l’immenso vantaggio di risolvere il problema delle scorie radioattive. La dichiarazione rilasciata all’inizio della settimana scorsa da Sun Qin, capo della China National Nuclear Corporation, l’azienda di stato competente per l’atomo che “Gates stava collaborando con loro”, aveva sollevato fermento e alimentato la fantasia che il primo reattore di 4° generazione potesse nascere in Cina dall’incontro di due pesi massimi. In seguito, la precisazione di Bill Gates raccolta dal Wall Street Journal che le discussioni sono semplicemente a uno stadio preliminare e non costituiscono un accordo, ha sgonfiato un po’ gli animi. Anche se probabilmente è solo questione di paese, perché da sempre i sostenitori del progetto TerraPower sono convinti che il nuovo reattore troverà sbocchi commerciali prima fuori dai confini statunitensi. Non sorprende quindi che parallelamente alla Cina, si stia discutendo con l’India, la Russia e non ultimo con il gigante giapponese Toshiba.
Cosa c’entra il debito pubblico con le emissioni di gas serra? Sembrerebbe poco o nulla, se però si va a leggere il testo definitivo del decreto “salva-Italia”, dopo essersi soffermati brevemente all’articolo 21 per constatare con un certo rammarico la soppressione dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, si vede che alla voce Misure per la riduzione del debito pubblico (artt. 25, 26, 27) si trovano tre provvedimenti: il secondo prevede la prescrizione del valore delle vecchie lire, il terzo nuove norme per agevolare la dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato, ma il primo, quello più interessante, prevede che una quota dei proventi derivanti dalla messa all’asta dei permessi di emissione previsti dall’ETS (Emission Trading System) europeo venga destinata al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.
Aper (Associazione Produttori Energia da fonti Rinnovabili) ha pubblicato un libretto intitolato “Energie senza bugie”, una pubblicazione ben fatta ed impreziosita da vignette del bravissimo Giannelli, una pubblicazione che sul filo dell’ironia vuole illustrare ai cittadini quali sono, o meglio quali saranno i veri costi delle nuove energie rinnovabili per i cittadini da qui al 2020.
In particolare il primo slogan riportato nella pubblicazione merita però una lettura critica, lo slogan recita:
“Lo sapevi che raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili ti costerà solo un gelato al mese?”
Nel libretto si indica infatti che da oggi al 2020 si dovrà triplicare la produzione energetica da “nuove rinnovabili” (eolico, solare, bioenergie, mini-idro) per raggiungere gli obiettivi comunitari e che i maggiori costi per questo sforzo aggiuntivo saranno pari a 9 €/MWh. Che corrispondono a 2 € a famiglia al mese… in pratica solo un gelato al mese.
Si è considerato che il consumo elettrico di una famiglia tipo è pari ai classici 2700 kWh annui. Quindi la spesa familiare annua sarà di 9 €/MWh x 2.7 MWh = 24 €, pari a 2 € al mese. Quindi i conti sono corretti, anche se andrebbe ricordato che per le rinnovabili attualmente in esercizio paghiamo già nelle bollette elettriche domestiche su per giù altri due gelati al mese.
Se però si considera che in Italia vengono consumati complessivamente circa 310 TWh ogni anno i 9 €/MWh comportano una spesa addizionale annua di 2.8 miliardi di € in incentivi che divisi per 60 milioni di italiani fanno ben 48 € a testa (e non a famiglia).