Ad Erice si è tenuto il 45° Seminario Internazionale sulle Emergenze Planetarie, che ha dato occasione per parlare anche di energia, clima e di nucleare.
Su Repubblica del 22 agosto è comparso un breve articolo dal titolo piuttosto inquietante: “Zichichi: L’80% delle centrali atomiche non ha norme di sicurezza adeguate”. Leggendo l’articolo si scopre che le parole del prof.Zichichi erano: “L’80% delle centrali nucleari in costruzione sono concentrate nel Terzo mondo dove i livelli di sicurezza non sono sempre ottimali”….. va bene che mezz’Italia ad agosto stacca la spina ma comunque niente male in quanto a libera interpretazione.
Per quanto riguarda articoli più seri da segnalare su il Sole 24 Ore “Il nucleare sconta ancora l’effetto Fukushima” di M.L. Colledani che fa una concisa overview sulla situazione attuale del nucleare nel mondo.
Stesso argomento per un articolo del Corriere a firma di Paolo Conti intitolato “Corsa al nucleare, piano per 552 nuove centrali”.
Ad Erice si è parlato anche di emergenze planetarie vere e proprie come il terrorismo, su cui fa un riassunto un articolo del Sole 24 Ore scritto da Stefano Natoli intitolato “Terrorismo, quando Al Quaeda voleva avvelenare Roma” dove si parla anche, forse in maniera un po’ imprecisa di bombe sporche ovvero di ordigni convenzionali in grado di disperdere isotopi radioattivi (di origine medica od industriale e non certo provenienti da centrali nucleari) che, per quanto destino timori, all’atto pratico avrebbero comunque conseguenze molto limitate e circoscritte.
Nel giorno in cui il reattore n.3 della centrale nucleare di Ohi ha ricominciato a produrre energia una commissione investigativa indipendente incaricata dal parlamento giapponese (NAIIC) ha pubblicato un importante documento che va ad indagare a largo spettro quali sono state le cause dell’incidente nucleare di Fukushima.
Va precisato innanzitutto che la cause dell’incidente non vanno ricondotte ad un ‘errore umano’ o errore della catena di comando e non si afferma che l’incidente sarebbe stato evitabile se nelle ore successive al terremoto si fossero intraprese azioni diverse o più incisive. L’incidente si sarebbe però probabilmente potuto evitare se negli anni precedenti all’incidente si fossero messe in pratica misure correttive suggerite dagli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e, forse ancor più importante, dall’attacco terroristico dell’ 11 settembre 2001.
Nel documento è racchiusa una pesantissima critica alla mentalità collettiva giapponese che non ha permesso al paese, secondo chi ha scritto il rapporto, di essere preparato a fronteggiare un evento simile.
I dati riportati nel documento sono molto interessanti, in particolare i grafici (pag 52 e seguenti) in cui si indica con che ritardo la popolazione è venuta a conoscenza dell’incidente alla centrale e quando ha saputo di dover evacuare. Senza entrare in dettagli tecnici penso che il contenuto ma soprattutto il significato di questo rapporto sia riassunto in maniera precisa ed incisiva dalle parole dal chairman della commissione Kiyoshi Kurokawa in un’introduzione che ho pensato fosse opportuno tradurre e riportare integralmente:
“Il sisma e lo tsunami dell’ 11 marzo 2011 sono stati disastri naturali di una grandezza tale che ha sconvolto il mondo intero. Anche se innescato da questi eventi catastrofici, il successivo incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi non può essere considerato come un disastro naturale. E ‘stato un disastro con cause profondamente umane che si sarebbero potute e dovute prevedere e l’incidente si sarebbe potuto evitare. Gli effetti dell’incidente sarebbero inoltre potuti essere mitigati da una risposta umana più efficace.
Oggi il Premier Yoshihiko Noda ha annunciato il riavvio dei reattori N.3 e 4 della centrale Ohi nella prefettura di Fukui arrestati l’anno scorso. Sulla decisione del governo giapponese che in questi mesi aveva dato timidi segni di riapertura verso il nucleare, incide l’esito della valutazione di una commissione di 12 scienziati giapponesi incaricata di verificarne la sicurezza. “E’ stato valutato che le misure di sicurezza intraprese sono soddisfacenti anche nell’ipotesi di un terremoto e tsunami da prevenire seguendo la lezione imparata dall’incidente nucleare di Fukushima Dai-Ichi”. La riattivazione dell’impianto d’Ohi che serve prevalentemente la città di Osaka ed è gestito dalla società Kansai Electric Power Co, è prevista il 4 luglio.
La conferma degli esperti era arrivata una settimana fa a ridosso di dichiarazione del Premier Yoshihiko Noda che auspicava una ripresa della generazione elettrica da nucleare al fine di salvaguardare la sussistenza e l’economia del Paese in preda a rischi di black-out. Lo scorso 5 maggio era stato spento l’ultimo reattore della flotta dei 50 reattori contribuivano per 30% al fabbisogno elettrico nazionale. Nessun morto ufficialmente accertato nel bilancio dell’incidente di Fukushima ma 160 mila abitanti evacuati dall’area la quale rimarrà impraticabile per decenni. (continua…)
di Agostino MathisL’estrazione ed il trasporto del carbone per la generazione elettrica comporta gravi rischi lavorativi (valutata nel mondo pari a circa 10.000 vittime all’anno). Sta di fatto quindi che un impianto a carbone da 1.000 MWe, anche modernissimo, richiede per la sua alimentazione il sacrificio di una decina di vittime umane all’anno.
La centrale nucleare Fukushima Dai-ichi aveva una potenza di quasi 5.000 MWe (5 GWe), ed ha funzionato per circa 30 anni: se fosse stata a carbone si può stimare che le vittime dovute alla filiera per alimentare la centrale (6 o 7 milioni di tonnellate all’anno) sarebbero state: 5 x 10 x 30 = 1.500 vittime sul lavoro (sia pure distribuite in Paesi lontani e su molti anni, e che quindi quasi non avrebbero fatto notizia!).
Per quanto riguarda i danni alla popolazione circostante, supposto un danno di 0,2 “Anni di vita persi per gigawattora prodotto”, per la centrale Fukushima Dai-ichi a carbone, con una potenza di quasi 5 GWe, in 30 anni con fattore di carico 80% (pari a circa 200.000 ore) si può stimare che gli “Anni di vita persi” sarebbero stati: 5 x 0,2 x 200.000 = 200.000 Anni di vita persi
Se si suppone che 50 anni di vita persi sia un decesso, si sarebbero avute 4.000 vittime tra la popolazione circostante (sia pure distribuite su molti anni, e che quindi quasi non avrebbero fatto notizia!).
Nei giorni scorsi sono stati resi noti i risultati preliminari di due studi sulle conseguenze, dal punto di vista radiologico, dell’incidente nucleare di Fukushima. Il primo studio è dell’UNSCEAR (UN Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation) ed i risultati vengono descritti in un articolo di Nature online, il secondo studio è stato invece eseguito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO)*.
Ambedue gli studi indicano che i rischi per la salute dovuti ai rilasci radioattivi dei reattori di Fukushima sono minimi. Il report dell’UNSCEAR indica che le dosi più di radiazioni elevate ( > 100 mSv, si veda in basso a destra nell’immagine di Nature sopra riportata) sono state assorbite da 167 lavoratori che hanno contribuito alla messa in sicurezza della centrale dopo l’incidente, per questi le radiazioni assorbite comporteranno un leggero aumento nel rischio di contrarre un tumore nell’arco della loro vita anche se, visto il numero esiguo di persone esposte a dosi elevate, le eventuali patologie non potranno essere attribuite direttamente all’incidente, basti pensare che tra i 110.000 liquidatori di Chernobyl che sono stati esposti 25 anni fa a dosi di radiazioni più elevate solo lo 0,1% ha sviluppato leucemie, alcune di queste non correlate con l’assorbimento di radiazioni.