Costi: le valutazioni di Amory Lovins e lo studio dell’università di Pisa

postato il 6.set.2009 alle 9:20 pm | da pat

C’è un’equazione che viene regolarmente tirata in ballo quando si parla di nucleare. Il kWh nucleare è caro perché per edificare le centrali servono molti capitali. Per giunta gli sforamenti di budget nella costruzione dell’impianto di Olkiluoto offrono il destro ai detrattori dell’atomo che lo usano magari pretestuosamente per sostenere che il nucleare è anti-economico. E finisce che, con una certa leggerezza, si avanzino dei paragoni sensazionalistici ancorché fuorvianti. Un esempio fra tanti. Amory Lovins, fondatore del Rocky Mountain Institute, think tank  di riferimento del movimento ambientalista statunitense, che nel 1975 ha riassunto la sua avversione per il nucleare nel libro “Non-Nuclear Futures: The Case for an Ethical Energy Strategy,  afferma che  le nuove centrali nucleari  costeranno tre volte  di più di una centrale eolica.  Che cosa vorrà dire? Da un punto di vista della convenienza economica assolutamente nulla, ma immaginate già che bel titolone di giornale. Per giunta Lovins è tutt’altro che uno sprovveduto, anzi, nel 2009 è stato indicato da Times tra le 100 personalità più influenti del pianeta.

Per chi fosse realmente interessato ad approfondire con più rigore i costi del nucleare segnaliamo uno studio del dipartimento di ingegneria meccanica nucleare e della produzione dell’Università di Pisa che ha sviluppato una dettagliata valutazione di tutti costi, diretti e indiretti, fissi e variabili, per arrivare a stabilire il costo di generazioni di un kWh per via nucleare. Anche adottando le ipotesi più pessimistiche (per esempio triplica il prezzo dell’uranio), il costo di kWh nucleare si aggira intorno ai 3 cents per kWh. A spanne comunque sempre un abbondante 40% in meno  rispetto al costo di energia elettrica da gas.

 

17 risposte a Costi: le valutazioni di Amory Lovins e lo studio dell’università di Pisa

  1. Marco Palella scrive:

    Sig. Enrico, forse mi sono espresso male.
    Con l’epressione “danni nelle popolazioni successive” intendo “malformazioni genetiche nelle successive generazioni di esseri umani”. Per questo motivo ho inteso distinguere i problemi a livello di cellule (diminuzione cellulare), dai problemi degli individui intesi come esseri umani. (PS: le chiedo di usare qualche punto in più nelle risposte, perchè 8 righe con solo delle virgole non sono facili da leggere).
    Saluti

  2. Enrico scrive:

    io controbatto (se vuole ricerco un link dell’OMS) che dice che nella zona di miyak c’è un aumento statisticamente rilevabile di patologie tumorali nella popolazione, solamente che la popolazione è soggetta da ANNI a dosi attorno a Gy e gli aumenti sono di alcuni % rispetto ad altri valori di altre popolazioni, non % della popolazione soggetti, ma aumenti di alcuni % sul numero di casi.

    visto però che separa concettualmente la diminuzione cellulare a danni nelle popolazioni successive, è chiaro che non sa di cosa parla, visto che sono ASSOLUTAMENTE correlati i due, la diminuzione della popolazione avviene sia con l’uccisione diretta della cellula che colla sua impossibilità di riprodursi che l’impossibilità dei figli di riprodursi, a dosi “basse” che cmq sono centinaia e centinaia di volte superiori a quelle assorbite dal corpo umano annualmente e molte decine di migliaia di volte quelle assorbite dal corpo umano nello stesso arco di tempo, non si hanno effetti alcuni sulla popolazione cellulare, da ciò non si hanno effetti sulla popolazione umana nella sua interezza.

  3. Marco Palella scrive:

    Sig. Enrico, la invito a rileggere con calma la 3 righe della mia risposta sopra. Io parlo degli effetti cancerogeni delle radiazioni ionizzanti, tra i quali quali quelli che si manifestano nelle generazioni successive (danni genetici stocastici), non degli effetti di diminuzione della popolazione cellulare.
    Saluti

  4. enrico scrive:

    sig palella, la invito a studiare qualcosa di radiomedicina, vedra che per la cura dei tumori, ad esempio, esiste una soglia minima da superare dopo cui si hanno i primi effetti sulla diminuzione dedella popolazione cellulare (prima non si riscontra nessun effetto statisticamente comprovato). questa soglia e molto corposa, assomma ad alcuni Gy di dose, che e una quantita molto grande di radiazioni ionizanti (per raffronto, la dose ambientale e qualche millesimo nell’arco di un anno solare, e non in poche ore al massimo)

  5. Marco Palella scrive:

    Sig. Chicco Testa, le radiazioni ionizzanti non hanno una soglia minima per sviluppare effetti carcenogenetici. Al di là degli effetti immediati che possono anche guarire in tempi ragionevoli gli effetti sul DNA si scoprono nel tempo, anche sulle generazioni successive.

    Saluti

  6. chicco testa scrive:

    Inoltre se si paragono costi è evidente che l’unca cosa che ha senso è paragonare il costo dell’energia prodotta, che la si voglia misurare in Kwh o Mwh o altra unità di grandezza. Soprattutto nel caso di solare ed eolico dove la potenza ha poco valore perchè non utilizzabile in modo prevedibile.
    Ed infatti al costo del Kwh eolico o solare andrebbe aggiunto il costo della riserva (termica o idro) che va tenuta disponibie vista l’intermittenza e l’imprevedibilità della fonte in questione.
    Comunque sui costi del nucleare consiglio anche la lettura del rapporto del MIT, sicuramente meno ottimista di quello di Pisa.

  7. chicco testa scrive:

    Nel recente libro ” Energia per l’astronave terra” di Balzani e Armaroli, due Fisici dell’ Università di Boogna che dichiarano apertamente la loro avversione per l’energia nucleare alla quale sono completamente contrari a proposito di Chernobyl si scrive che le persone contaninate sono tutte guarite eccetto 15 decessi. Comprare e leggere per verificare.

  8. pietro scrive:

    Orlando, l’EPR è un PWR (Pressurised Water Reactor), come tutti gli altri 59 reattori attualmente in funzione in Francia. Uno è il modello di reattore (come EPR, AP1000, VVER440, VVER1000, etc.), l’altro la sua tipologia (PWR, BWR, PHWR, etc.).
    Se vogliamo classificare un’auto in base al motore, la Fiat 500 è un modello a ciclo Otto, oppure a ciclo Diesel. Anche un Porsche Cayenne è – seppure modello del tutto diverso dalla Fiat 500 – un’auto a ciclo Otto, oppure a ciclo Diesel.

    I costi di decommissioning di un impianto nucleare non sono approssimative spannometrie, ma sono basati su accurate valutazioni di attività da svolgere (rimozione di componenti, demolizioni di strutture, decontaminazioni, etc.) e relativi costi. Esistono siti nucleari (ad esempio, Big Rock Point negli USA) già decommissionati e riportati a cosiddetto “green field” che permettono di validare le stime dei costi reali di tali attività per i reattori attuali.

  9. pat scrive:

    @Orlando vorrei segnalare che nel documento da lei citato http://www.unscear.org/unscear/en/chernobyl.html
    due righe dopo aver riportato i 4mila casi di cancro tiroide su soggetti che all’epoca dell’incidente erano bambini o adolescenti esposti alle radiazioni, il documento precisa anche che:
    …) A parte questo incremento non c’è alcuna prova, 20 anni dopo l’incidente, dell’ impatto sulla salute pubblica che possa essere principalmente attribuibile all’esposizione alle radiazioni. Non vi è alcuna prova scientifica della correlazione tra gli aumenti complessivi nei tassi di incidenza o mortalità da cancro o nei tassi di tumori non maligni con l’esposizione alle radiazioni.
    E questo per citare il documento, ma direi come alcuni analisti hanno fatto notare che i reali problemi di salute direttamente correlati alla sciagura di Chernobyl sono piuittosto attribuili a quelle diverse migliaia di persone che sono state trapiantate forzosamente dalla campagna alla città di Kiev delle quali molte sono sprofondate nella depressione, nell’alcolismo ecc.

  10. Orlando scrive:

    Io direi che il documento dei Costi non solo è ottimista ma fa dichiarazioni alquanto opinabili. Innanzitutto su Chernobyl: se è vero che le morti sono state circa 50, dimentica che i contaminati sono stati migliaia. C’è un rapporto dell’UNSCEAR che calcola in circa 4000 i casi di cancro alla tiroide tra i bambini collegati al disastro.
    Tralasciando il discorso Chernobyl che comunque non ha senso in un’ottica di discussione del nucleare, per essere una valutazione dei Costi Reali è veramente lacunosa.
    Un esempio: stima i costi di smantellamento e trattamento scorie tra il 20 e il 40% del costo dell’impianto. In base a cosa? Cioé se si è sul piano del “si presume” allora io posso presumere che sia tra l’80 e il 120… e la cosa non è seria se si vuol far passare il documento come “studio sui costi reali”.
    Altra cosa: il documento è fatto interamente sui reattori PWR (tecnologia consolidata), ma in Italia abbiamo pianificato 4 EPR (non ce n’è ancora 1 di funzionante, solo 2 in costruzione… e Okiluoto non sta venendo su tanto bene). E’ come fare uno studio sulle macchine prendendo a riferimento la Fiat 500 e pretendendo che i parametri si adattino al Porche Cayenne.

  11. Marco Palella scrive:

    riporto la citazione tagliata

    Mi scusi ma il discorso sulla parità di potenza installata mi sembra un poco confuso. Un megawatt prodotto si chiama MW/h, ossia al quantità di elettroni prodotti in un’ora, per banalizzare

  12. Marco Palella scrive:

    x Sergio: non per polemizzare, ma se lei scrive che

    <>

    mi scusi ma è meglio che non si cimenti in argomenti che hanno a che fare di energia. Qui non tratta di banalizzare si tratta di non scrivere sciocchezze: quanto meno ripassi un po’ la materia prima di scrivere!

    E’ riuscito a sbagliare tre concetti (di potenza, di energia e di quantità di carica) in
    neppure due righe.
    Un megaWatt prodotto si chiama… megaWatt (MW) ovvero megaJoule al secondo (MJ/s). Se proprio le piace il MW/h sappia che esprime una accelerazione (energia / tempo^2), poi a cosa le possa servire non lo so. Infine, a parte il fatto che gli elettroni non si “producono” tranne che in reazioni di trasformazione di raggi gamma in coppie elettroni-antielettroni o da decadimento radioattivo (e lasciamo stare…), al più un flusso di elettroni nel tempo può esprimere una quantità di carica nel tempo, cioè una corrente elettrica (Coulomb/secondo = Ampere) e non una energia.

  13. Marco Palella scrive:

    e infatti vediamo come stanno andando a finire le ipotesi di Areva: in tribunale!

  14. Sergio scrive:

    Ho dato una rapida occhiata al documento e mi sembra MOLTO ottimista. 1.000 € kW per Epr, 60 anni di vita e certezze circa il decommissioning. L’ultima proposta di Areva al governo dell’Ontario parla di 7300 $ a kW. Forse il documento che è del 2006 prendeva per buone alcune ipotesi i Areva su Olkiluoto.

  15. Sergio scrive:

    Mi scusi ma il discorso sulla parità di potenza installata mi sembra un poco confuso. Un megawatt prodotto si chiama MW/h, ossia al quantità di elettroni prodotti in un’ora, per banalizzare. Unire i due concetti mi sembra fuorviante. Vero il problema del fattore d’utilizzo che però riguarda la potenza installata e non produzione a parità di quantità. Comununque le proiezioni del Doe uscite di recente danno il prezzo del kWh al 2020 in 10,2 centesini di dollaro per l’atomo, e di 9,9 per l’eolico.

  16. pat scrive:

    Lo studio si concentra unicamente sul nucleare. E difficile applicare tout court i parametri utilizzati dai ricercatori di Pisa per determinare i costi di produzione sulle altri fonti energetiche senza fare tutti a una serie di distinguo. Tanto per fare un esempio, nel campo dell’eolico, c’è una sostanziale differenza se installo pale grandi o piccole, ecc. E’ anche vero che nominalmente, a parità di potenza installata, il megawatt nucleare è più caro di un megawatt di quello prodotto da una wind farm però questo confronto non tiene conto del fattore di utilizzo dell’impianto : massimo 2000 ore anno per l’eolico contro minimo 7000 ore/annuo.
    Esistono invece tabelle di confronto dei prezzi delle diverse fonti rinnovabili. Va comunque tenuto a mente l’elemento di sbilanciamento degli incentivi statali che aggiungono all’incirca 10 cents sul prezzo del kWh eolico e dai 30-40 cents su quello solare.

  17. Andrea scrive:

    Salve,
    ho dato una lettura veloce dell’interessantissimo documento dell’Università di Pisa (prometto che domani lo leggerò con più attenzione) e mi domandavo se è possibile fare gli stessi calcoli anche per le altre fonti di energia così da avere una comparazione completa.

    Andrea

    PS Se è presente nel documento un comparazione tra eolico, solare, carbone, petrolio, e gas allora scusate il commento inutile.