Black-out India: una lezione da non sottovalutare anche in Occidente

postato il 4.ago.2012 alle 5:43 pm | da pat

A seguito del collasso a domino delle reti elettriche degli Stati del Nord dell’India, tra lunedì e martedì, un black-out di proporzioni gigantesche ha lasciato senza luce 670 milioni di persone, quasi un decimo della popolazione mondiale. L’incidente non solo rappresenta un danno di immagine per la locomotiva economica del sub-continente asiatico  ma è la testimonianza dell’estrema fragilità di un tessuto urbano industriale che si affida a un’infrastruttura di rete precaria e a uno zoppicante mercato elettrico liberalizzato nel 2003. Un campanello di allarme quello indiano –anche se i paragoni sono improponibili – che dovrebbe far riflettere pure l’Italia. A quando un processo di cambiamento del modello energetico centrato sì sulle fonti rinnovabili ma senza zavorrare il sistema distributivo ed effetti distorsivi sui meccanismi di formazione del prezzo del kWh?

Tornando all’India, nelle 48 ore in cui treni non marciavano, gli alti forni non bruciavano, in ufficio si boccheggiava senza condizionatori, i minatori erano bloccati sotto terra  e stock di merci putrefacevano nei supermercati, per un’altra metà della popolazione non cambiava assolutamente nulla rispetto alla routine.  Sono ancora 400 milioni gli indiani senza accesso all’elettricità mentre altri 200 milioni convivono con giornalieri black-out (dalle 6 alle 19 ore). La produzione elettrica difetta per il 12-15% rispetto al fabbisogno.  “Il collasso della rete elettrica indiana è una sorpresa. Sorprendente piuttosto che non sia capito prima. E’ una bomba a orologeria”, sostiene Harish Hande, ingegnere e imprenditore a Bangalore nel settore energetico. L’eccessiva domanda di energia è sì la conseguenza di un galoppante sviluppo energivoro e strati crescenti di società che accedono al benessere, ma non solo. La soluzione non sta né in centrali a carbone, né reattori nucleari aggiuntivi richiesti dal premier Manmohan Singh. Piuttosto bisogna concentrarsi sull’efficienza energetica, migliorare lo standard di trasmissione e ridurre le perdite sulla rete, reprimere i furti da allacciamenti abusivi, ecc. ma soprattutto pensare a interventi di razionalizzazione energetica negli edifici e nuclei abitativi. “A Delhi, racconta Hande, le costruzioni moderne hanno facciate di vetro che intrappolano il calore e richiedono maggior uso di climatizzatori. Più che attenzione all’ambiente, il valore architettonico delle nuove costruzioni è teso a emozionare e stupire”. Anche le campagne succhiano quantità crescenti di energia secondo Hande. Il governo per accaparrarsi i voti dei contadini ha elargito a pioggia (è il caso di dirlo) generosi sovvenzioni per l’irrigazione che hanno favorito una gestione poco oculata delle risorse idriche nel sottosuolo. Di conseguenza per approvvigionarsi d’acqua i contadini sono stati costretti scavare pozzi sempre più profondi che necessitano pompe più potenti e di conseguenza aumentando la domanda di elettricità e innescando un circolo vizioso. Per calmierare la domanda di elettricità, lo stato del Gujarat (ovest dell’India) ha realizzato una rete distributiva parallela a prezzi di mercato. Ai consumatori viene sempre lasciata la possibilità di allacciarsi alla rete sovvenzionata ma un numero crescente di utenti preferisce pagare un prezzo più alto garantendosi la stabilità della fornitura elettrica. Indirettamente si è anche ridotto il numero di furti da allacciamenti abusivi. Oggi lo stato di Gujarat è l’unico con saldo elettrico attivo.

Aumentare la capacità di generazione non è una soluzione risolutiva, lo è invece cambiare la struttura e la dinamica dell’offerta e della domanda con infrastrutture adeguate, gestione trasparente della formazione del prezzo, incentivi all’efficienza e risparmio. Fonti rinnovabili e generazione diffusa possono aiutare a disciplinare il fabbisogno. Il grande buio indiano potrebbe essere contagioso.

 

82 risposte a Black-out India: una lezione da non sottovalutare anche in Occidente

    • faba scrive:

      aboliamo gli ospedali!

      • Energon Elios scrive:

        Perchè abolire un servizio utile? Vietiamo l’accesso a chi fà propaganda contro le cure ospedaliere fino a quando iniziano i problemi alla sua persona.

    • Luca Bevilacqua scrive:

      povero cristo…

      cosa ti pare interessante in particolare ?

      • robertok06 scrive:

        L’ho postato per dare un esempio di alte dosi ricevute a causa di un incidente e relativi sintomi, perche’ mi pare che ci sia parecchia gente che crede che un paio di mSv facciano cadere i capelli, insorgere tumori istantaneamente, etc…

        Roberto

        • Marino scrive:

          e le mutazioni dove le metti? i figli e nipoti del poveretto nasceranno senza dita per generazioni…

        • Energon Elios scrive:

          “mi pare che ci sia parecchia gente che crede che un paio di mSv facciano cadere i capelli, insorgere tumori istantaneamente, etc…”

          Qualcuno invece crede che l’esposizione continua a radiazioni (anche di bassa entità) sia dannosa sempre. Come si intuisce anche da questo ennesimo capitolo di “scarsa attenzione” umana non sono le intossicazioni momentanee che fanno i disastri ma quelle croniche. Quest’ultime si che fanno i disastri nel lungo periodo.

      • Alberto R. scrive:

        Scrivono sui giornali di tutte gli incidenti/amputazioni dei falegnami?
        Io farei un campagna per abolire la lavorazione del legno.

  1. robertok06 scrive:

    Leggero OT…

    http://www.world-nuclear-news.org/WR_Quick_decommissioning_in_Germany_0308121.html

    “Two of the German reactors ordered to shut after Fukushima will be dismantled as soon as possible. EnBW has applied for permission to do the work and said it has more than enough funds set aside.”

    … con buona pace dei deliri dei soliti noti al grido di “nessuno sa come fare il decommissioning”, “nessuno sa quanto costa il decommissioning”, “per il decommissioning ci vogliono secoli”, e deliri vari…

    Buona lettura.

    Roberto

  2. greg scrive:

    “Cina. Pechino abbandona il carbone e punta sul nucleare

    Nel piano presentato la scorsa settimana, la seconda economia mondiale ha fissato in 40 gigawatt la produzione di energia da nucleare entro il 2020. Resta invece da decidere l’obiettivo per il 2030, tra 120 gW, 240 gW o 360 gW, ossia il 30% di tutta l’energia prodotta. Nonostante le difficoltà legate al nucleare, conclude il quotidiano, “questo aiuterà la Cina a rispondere ai suoi bisogni di energia mitigando i danni ambientali causati dalla produzione da fonti fossili” ”

    La Cina ringrazia alcuni furbissimi paesi europei (peraltro avvertiti da tempo)per aver comprato da loro centinaia di miliardi di spazzatura fv per rendere ancora meno competetive le loro economie. Ma non vi peeoccupate il futuro e’ nel sole nel senso che piu’ disoccupati avranno tutto il tempo per prendere la tintarella e apprezzare una vita piu’ lenta e meno frenetica.

    http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/news/articolo/lstp/462595/

    • Pietro Mele scrive:

      gerg, guardando alla cosa da una certa distanza, direi che e’ meglio, per la salute della Terra, che la Cina si converta al nucleare e noi restiamo con i fossili piuttosto che il contrario.

      Se invece vogliamo fare gli “egoisti” e pensare alla nostra salute e al nostro portafogli, beh, allora siamo messi male.

      • Luca Bevilacqua scrive:

        concordo con Pietro che la variabile cruciale è la riduzione delle emissioni della Cina e non delle nostre

        quanto ai commenti di greg sulla “spazzatura fotovoltaica”… se si riuscisse ad organizzare una filiera innovativa sulle rinnovabili in occidente e in Italia in particolare sarebbero posti di lavoro ad alto valore aggiunto

        se poi cervelli come Rubbia e opportunità di ricerca come il solare termodinamico non le si riesce a sostenere… be la soluzione non era certo comprare reattori da AREVA

        • Pietro Mele scrive:

          Luca, ci tengo a sottolineare che nel mio commento intendevo che se dovesse essere solo la Cina ad usare il nucleare, mentre in occidente giochiamo con le alternative, la situazione a livello mondiale migliorerebbe, ma l’Italia/l’Europa sprofonderebbero nella miseria.

          • Marino scrive:

            pietro “…ma l’Italia/l’Europa sprofonderebbero nella miseria.”

            che è esattamente la tendenza attuale.

            e aggiungo che la crisi finanziaria è sicuramente aggravata dalla nostra incapacità di fronteggiare la crescita dei paesi orientali, cina in testa.

          • Energon Elios scrive:

            Qualcuno può dire la ricetta per fronteggiare la crisi energetica ed economica al governo così la facciamo finita e ritorniamo ad essere il primo vero mondo?

            Assurdo solo pensarle certe cose.

            E tu Marino credi di poter fronteggiare un paese dove milioni (e non migliaia) di lavoratori che lavorano alla metà della metà di uno stipendio medio europeo? Ma stiamo scherzando? No dico hai presente i numeri? E hai presente quanto produce un 20enne rispetto ad un 60enne? Non so se hai capito cosa significa far fronte a certe realtà. La famosa crescita asiatica è inferiore rispetto al livello di crescita di altri paesi dall’altra parte del mondo in percentuale peccato che poi i numeri enormi fanno la differenza.

          • Marino scrive:

            Energon: “Non so se hai capito cosa significa far fronte a certe realtà”

            non dico certo che sia facile, ma c’è differenza tra far qualcosa e non far niente? al momento non si sta facendo niente.

            esempio: dazi di importazione da Cina per pannelli? Se fossero “adeguati” le aziende europee avrebbero qualche possibilità in più di stare sul mercato.

          • Enrico Adami scrive:

            Il protezionismo potrebbe penalizzare le nostre esportazioni verso la cina. Credi che Pechino non reagirebbe di fronte ad una cosa del genere?

            Anzi hanno il coltello dalla parte del manico, visto che il 90% delle terre rare mondiali (per produrre pannelli a tripla giunzione) viene estratto in cina.

        • greg scrive:

          Da notare che non abbiamo solo spazzatuta fv ma anche spazzatura termodinamica , l’ho provato con in conticini piu’ di una volta sezionando i risultati pratici e fallimentari di Andasol, PS10 e progetto Archimede di Priolo.

          La spazzatura terodinamica ha fatto tuttavia assai meno danni perche’ foraggita solo una frazione rispetto alla spazzatura fv. Insomma in poche parole volete una politica energetica dedita alla spazzatura come ben provano i conti.

          • Luca Bevilacqua scrive:

            i conti del fv mostrano una tecnologia il cui costo scende del 30% in media all’anno da anni, che ha raggiiunto ormai la grid parity al sud, che non inquina in modo significativo (neanche con lo smaltimento dei pannelli a fine vita) e non ha praticamente nessun rischio

            se questa è spazzatura vorrei l’Italia e il mondo coperta di spazzatura

            la variabilità è un problema gestibile alle % di penetrazione in cui ancora siamo, e a % maggiori ma ancora ragionevoli misure tecniche nel quadro della smart grid potranno intervenire

            certo non è una tecnologia baseload a questo lo sappiamo

            con il senno di poi abbiamo incentivato troppo e troppo presto ma questo errore di valutazione politico e non legato alla tecnologia in se fu fatto anni fa quando era difficile prevedere proprio la diminuzione dei costi starordinaria che è poi avvenuta, oltre a tanti altri cambiamenti nell’economia mondiale

            circa il solare termodinamico, per ora, CON LA INTGRAZIONE di una generazione locale a gas, come sull’esempio della centrale degli emirat proprio qui discussa, è una ottima speranza per il prossimo futuro di abbattere ulteriormente le emissioni, avere impianti facilmente modulabili e rapidi nella modulazione (non solo produzione a comando dunque, tanto cara a greg e tanto esageratamente mitizzata) molto più di un impianto nucleare, senza alcun rischio di impatto ambientale

            e in cui l’italia vanta qualche speranza con qualche brevetto avanzato e qualche esperienza

            cero è probabile che manderemo alle ortiche anche questoo ma ciò francamente attiene alla gestione dell’innovazione nel paese non al solare in se

            quanto a Pietro, cpisco le tue preoccupazioni sulla competitività economica ma reitero
            1) il nucleare in Italia 3g+ non avrebbe abbassato alcun costo di acquisto per gli utlizzzatori
            2) il costo dell’energia ha un peso molto relativo sulal competitività globale di un paese,

          • greg scrive:

            “con il senno di poi abbiamo incentivato troppo e troppo presto ma questo errore di valutazione politico e non legato alla tecnologia in se fu fatto anni fa quando era difficile prevedere proprio la diminuzione dei costi starordinaria che è poi avvenuta, oltre a tanti altri cambiamenti nell’economia mondiale”

            A parte qualche dettaglio sui costi qui son Luca d’accordo. Sono proprio gli incentivi che obbietto e che obbligano tuuti gli utenti a foraggiare un investimento a pochi che se lo possono permettere e che da circa il 7% ma a spese delle collettivita’.

            Questa e’ stata la vera follia che bisogna estirpare . E’ il libero mercato che deve stabilire la validita’ di una data tecnologia non la politica alla quale spettano strategie nelle infrastrutture a lungo termine che magari il privato non ha interesse a fare o lo fa in mamiera frammentata e inefficiente. Si ricordi come erano le prime rete elettriche con specifiche diverse da zona a zona persino in Giappone ora abbiamo due standards diversi, che assurdita’http://en.wikipedia.org/wiki/Utility_frequency However, as of the turn of the 21st century, places that now use the 50 Hz frequency tend to use 220-240 V, and those that now use 60 Hz tend to use 100-120 V. Both frequencies coexist today (Japan uses both) with no great technical reason to prefer one over the other [1] and no apparent desire for complete worldwide standardization.

            Per quanto riguarda il termodinamico accoppiato al gas mi limito a dire che con tutto quel denaro speso in quel popo’ di specchi e relativi impianti si compra tanto di quel gas da far rendere inutile l’impianto termodinamico stesso.

            si fa presto a calcolarlo;
            15000€/kWe termodinamico considerato il fattore d’uso possono comprare 15000€/0.03€/kWht=500000kWh termici che darebbero 250000kWh elettrici che prodotti da 1 ipotetico 1kWe turbogas ciclo combinato al fattore d’uso del 100% elettricita’ per 250000/8760=28 anni, la durata degli impianti stessi

            in poche parole: risparmia i soldi di impianto termnodinamico e compra direttamente il gas alla fine spendi meno e risparmi fatica

            Poi sappiamo tutti e due che il costo del kWh nucleare e’ basso e praticamente costante.

          • Luca Bevilacqua scrive:

            greg è chiaro che qui parliamo di sostenibilità ambientale oltre che competitività economica

            conveniamo credo tutti, o quasi che le emisioni vadano ridotte, la grid tenuta stabile, la baseload demand soddisfatta

            la opzone solare termodinamico accoppiato a impianti a turbogas molt efficieti a me sembra una opzione molto ma molto interessante

            che può offrire anche opportunità di business per l’italia se ci si muove bene e per tempo

            certo è praticabile in nazioni con elelvato irraggiamento al suolo, diciamo almeno sud europa

          • Energon Elios scrive:

            Interessante… ha tutte le carte in regola per definire “spazzatura” certe tecnologie? Follia pura!

        • Marino scrive:

          luca, il fv non è più alta tecnologia, ormai è un prodotto di consumo, una “cineseria”, dov’è che vedi l’alto valore aggiunto? è già esperienza di oggi che i costi di produzione e di manodopera in occidente mettono il fv made in UE completamente fuori mercato.

          se si riuscisse a lanciare il solare termodinamico (e non vedo grandi vataggi di resa/intermittenza rispetto al fv) cosa cambierebbe? credi che i cinesi non saprebbero farlo ad un decimo del costo “occidentale”?

          • Luca Bevilacqua scrive:

            è di valore ciò che si ottine (energia pulita)

            vi sono ampi spazi di ricerca ad esempio celle a giunzioni multipla

            ma anche materiali e tecniche di installazione, tecnjche di crescente integrazione nella smart grid

            il solar etermodinamico ha il rilevante vantaggio di prevedere un ciclo rankine a valle e quindi di potre essere facilmente accoppiato a una cetrale termica, magari ICGG a ciclo combinato per diminuire ulteriormente le emissioni, pur mantenendo producibilità a comando e modulabilità veloce

            tutte aree di ricerca ad alto valore aggiunto

          • Marino scrive:

            luca “…tutte aree di ricerca ad alto valore aggiunto”

            abbinare solare termodinamico e gas, o pensare ai “salti mortali” della smart grid per risolvere le problematiche delle alternative… tutto questo mi ricorda i tempi del carburatore automobilistico (scusa un parallelo banale ma lasciami dire)

            l’iniezione esisteva già ma si è preferito per decenni risolvere i mille problemi di carburazione con mille soluzioni prima meccaniche poi elettroniche.

            trovavi quindi soluzioni per il minimo per il massimo per le brusche accelerate per i rilasci ecc. e nonostante tutto il raporto stechiometrico era sempre critico nonostante gli ultimi carburatori fossero dei mostri complicatissimi.

            ovviamente in quel caso il problema era un’elettronica non ancora matura e soprattutto l’inerzia di aziende che preferirono sfruttare le catene di produzione già presenti (le numerose aziende produttrici di carburatori furono costrette a convertirsi all’iniezione solo quando non poterono più garantire emissioni in linea con le sempre più restrittive normative sull’inquinamento)

            ora sta accadendo la stessa cosa con la produzione di energia, la soluzione c’è sono ma si preferisce arrampicarsi su arrangiamenti a volte improponibili, pur di mantenere il più a lungo possibile lo status attuale e relativi interessi, spesso con scarsi risultati o costi sociali enormi.

          • Luca Bevilacqua scrive:

            il problema, caro Marino, è che quella soluzione ha un impatto ambientale non trascurabile sotto forma di attinidi e prodotti di fusione … i volumi sono molto più piccoli ma i tempi sono lunghissimi e la pericolosità estreme in caso d perdit di controllo

            inoltre, e ciò è molto peggio, presenta rischi molto elevati in caso di incidenti gravi

            e questa non è una speculazione terorica o sulla carta

            un incidente di garità sconvolgnete con tre meltdown contemporanei e le esplosioni di tre edifici di reattori con compromissione dei contenimenti

            è avvenuto un anno fa….

            sembri averlo bellamente dimenticato..

            se una quota significativa di auto con l’iniezione elettronica fossero esplose avremmo abbandonato così entusiasticamente i carburatori

    • Enrico Adami scrive:

      Greg: il futuro è nel “low-carbon” e non certo nel solo nucleare.
      É stato fatto un grandissimo sacrificio economico per portare FV a prezzi competitivi, tecnologia che darà un contributo fondamentale alla produzione di energia elettrica al 2050
      (IEA World Energy Outlook)

      Se avessimo tenuto il solo nucleare avremo comunque dovuto bruciare quantità considerevoli di gas perchè se moduliamo il nucleare per farlo seguire il carico avremo alcune centrali che produrrebbero solo un migliaio di ore all’anno (con buona pace del costo del Kwh)

      Sarà ottuso chi pensa di fare 100% rinnovabili, ma ottuso pure chi pensa di fare 100% nucleare => MIX

      • robertok06 scrive:

        “Se avessimo tenuto il solo nucleare avremo comunque dovuto bruciare quantità considerevoli di gas perchè se moduliamo il nucleare per farlo seguire il carico avremo alcune centrali che produrrebbero solo un migliaio di ore all’anno (con buona pace del costo del Kwh)”

        Ma neanche per idea!… chi te l’ha detta questa stupidaggine? I reattori tedeschi e quelli francesi modulano, di routine, la loro produzione, ovviamente non tutto il parco, perche’ non serve, dato che contrariamente a quanto cerca di spacciare la propaganbda anti-nucleare i consumi notturni o minimi stagionali non sono mai zero, ma sempre una frazione ragguardevole del consumo massimo.
        Il tuo ragionamento e’ voler vedere il mondo alla rovescia: e’ proprio A CAUSA del FV che in Italia le centrali termiche funzionano solo poche centinaia o migliaia di ore/anno!… avessimo un po’di nucleare lui potrebbe andare al massimo, perche’ basterebbe, durante le ore di alta produzione FV (poche ore al giorno di pochi giorni/anno, by the way…) NON IMPORTARE altro nucleare da FR/CH/SL…

        Roberto

        • Luca Bevilacqua scrive:

          modulano abbastanza poco ed è una modulazione che va diretto detrimento della competitività economica di una produzione caratterizzata da immobilizzi massivi

          francamente Se si fa ha senso usarlo per la baseload e costantemente al massimo della capacità produttiva

        • Enrico Adami scrive:

          I francesi cercano di tenere più rigida possibile la quota da nucleare perchè oltre all’idroelettrico modulano l’export. Sul sito rte-france lo si vede benissimo.
          Se il nucleare fosse al 100% del fabbisogno avrei dei reattori che entrerebbero in funzione poco tempo. A prescindere dalla potenza FV in esercizio, basta prendersi il grafico di Terna che non ho voglia di andare a linkare dove ci sono (ore/anno , potenza richiesta).
          Se in Italia richiedo ipotesi per sole 700 ore anno una potenza nel range 54-55,6 GW (per far si che la differenza sia proprio un EPR) se ho tutto nucleare avrei un EPR che produce solo 700 ore anno. €/Kwh plz?

          Io dico… facciamo tutto il possibile perchè al picco si possa generare energia da rinnovabili, nucleare ed accumuli (magari riempiti sia da nucleare di notte, sia da eventuale eccesso di produzione di FV)
          Le batterie o i bacini idro attuali (7GW, 10Twh) sono facilmente modulabili.
          Magari tenere il gas QUANDO SERVE ECCEZIONALMENTE.

          Se questo è il mondo alla rovescia amico mio…
          P.S In Francia, sembrerà poco, ma nel 2011 il FV è passato da 1197 a 2831 MWp.
          Un buon inizio

          • flavio scrive:

            quant’è il baseload?

            32GW*24h/d*365d/a’

            sono 20 EPR al 100%

            calcolando i refueling e manutenzioni varie potremmo installare e sfruttarne appieno 23, punto

            poi quello 0,0% lo puoi fare anche con cavalli nelle ruote per criceti e non conterebbe comunque niente

        • Alberto R. scrive:

          Senza contare che, ad esempio, i reattori dei sommergibili nucleari sono progettati per modulare il carico e lo fanno di routine.

          Sono le attuali centrali nucleari commerciali che non sono molto ottimizzate per quello perché allo stato attuale non serve. Ma se servisse si potrebbero fare centrali specifiche.

          Cosa che, comunque, non sarebbe necessaria in Italia. Noi comunque abbiamo un 20% di idroelettrico che può essere utilizzato proficuamente per gestire i picchi.

          • Enrico Adami scrive:

            Nessuno mette in dubbio la modulabilità o meno delle centrali… lo si fa il minimo possibile perchè economicamente non conviene farlo.

            Solamente sono convinto che il nucleare sia una condizione necessaria ma non sufficiente, in contrasto con alcuni che credono sia necessaria e sufficiente per un futuro low-carbon, ovvero ipotesi togliere tutti i combustibili fossili dal parco centrali.

          • Alberto R. scrive:

            Il nucleare potrebbe benissimo essere sufficiente da solo.
            Solo se hai l’idroeletrico (e noi ne abbiamo un po’) è preferibile utilizzare prima quest’ultimo, per quando l’idroeletrrico sia assai più pericoloso e distruttivo per l’ambiente del nucleare (infatti da noi praticamente non si fa più dal Vajont).

          • Enrico Adami scrive:

            Alberto: nel breve termine costerà meno avere delle fonti rinnovabili che coprono parte del picco direttamente piuttosto che avere solamente accumuli che usano energia nucleare di notte.
            L’idro da solo non basterebbe… ne dovremo avere circa il doppio.

            La migliore soluzione per il picco è nucleare + rinnovabili + accumuli riempiti dalle prime due

      • AleD scrive:

        Hai mai fatto 2 conti per vedere quanto è il carico di base rispetto al totale dell’energia richiesta sull’anno?
        Siamo al 60%, anche abbondante.
        Per dire che il nucleare potrebbe coprire benissimo il 60% del fabbisogno senza dover modulare nulla.

    • ale scrive:

      Solo a me pare un ridimensionamento? La Cina fino a pochi anni fà puntava a 60/80 GW da nucleare nel 2020…
      http://www.world-nuclear.org/info/inf63.html

      questo programma è molto più interessante:
      http://bravenewclimate.com/2011/11/27/china-fr-summary/

  3. Luca Bevilacqua scrive:

    qualcuno si è chiesto i futuri reattori indiani come reagirebbero a questi black-out ?

    andrebbero in cold shutdown grazie ai generatori di emergenza ?

    speriamo…

    • Nino scrive:

      Ciao Luca,

      ti risposndo brevemente, perchè non ho il pc con me, magari poi approfondiamo meglio più avanti.

      Il black out da rete esterna comporta il trip di turbina che implica un immediato shutdown dei reattori (logica di protezione “passiva”, nel senso di non controllata dall’operatore, con avvio automatico per calo di tensione in ingresso dei diesel di emergenza, la riserva in sito di diesel è per una autonomia minima di 72 ore (come da requirements IAEA)

      Il sistema di protezione in genere con una ridondanza tripla, ma i reattori indiani di tipo VVER o CANDU hanno qualche cosa in più, ovvero il “common diesel di sito”, un diesel di emergenza da qualche MW per la gestione di eventi severi che all’occorrenza (dopo le 72 ore!!!) può garantire altre 30 ore di autonomia. Quindi abbiamo un totale di 100 ore di autonomia per ciascun reattore quando si ha la perdita di tensione in ingresso. Lo stato di cold shut down non è quindi un problema al cadere della tensione di rete. Tieni conto poi che a 3 giorni dallo spegnimento la circolazione minima a garantire l’asportazione di calore di decadimento per un reattore da 1000 MW può già essere garantita da un diesel mobile (tipo camionetta dei pompieri, per intenderci).

      Il problema è semmai la situazione di Massivo e totale SBO als eguito di eventi esterni catastrofici sul quale L’india non ha fornito delle risposte solide come europei o americani. Cioè se il black out non è solo di rete ma è una totale perdita di energia, diesel inclusi, con impianto isolato, che strategia viene messa in campo?

      Dalla cina arrivano notizie confortanti, ogni sito è già dotato di diesel mobile e di una riserva di batterie tale da assicurare l’esecuzione delle procedure di messa in sicurezza…..ma dall’india???

      A presto
      Nino

      • Luca Bevilacqua scrive:

        Ciao Nino.
        Ovviamente concordo con l’analisi strettamente tecnica.
        Il Black Out da solo non “sarebbe” o non “dovrebbe essere” un problema.

        Ma è chiaro che sottrae uno dei livelli di safety e pone in azione i generatori locali, il che non lascia completamente tranquilli, in un paese capace di contraddizioni così profonde…

        certamente come noti tu nel caso di eventi estremi, ci sono preoccupazioni

        ma francamente io mi preoccupo anche di eventi meno estremi nello specifico dell’india

        • flavio scrive:

          “sottrae uno dei livelli di safety”

          toh
          abbiamo trovato uno che il concetto di difesa in profondità lo capisce meno ancora di hitler

        • Luca Bevilacqua scrive:

          e che significa questa sciocchezza flavio ?

          tu ti sentiresti più tranquillo con una centrale allagata a 10 km da casa, che si affida ai diesel di emergenza, con qualche problema di approvvigionameno, dei dubbi sul fatto che tutto continui a funzionare come previsto (e nessuna produzione)

          o con una centrale in cui tutto funziona regolarmente ?

          ti preg di usare toni diversi E non accostare neanche per scherzo il mio nome a quello del peggior pazzo assassino della storia

          altrimenti mi cotringerai a risponderti per le rime

          • flavio scrive:

            “difesa in profondità” significa che se io ho una serie di linee difensive possono cedere tutte tranne una e LO SCOPO E’ RAGGIUNTO

            mi viene da pensare che tutto questo fiorire di ridondanze sia fatto apposta per aumentare le probabilità che un sistema fallisca

            “sentirsi tranquillo” non è un criterio delle valutazioni di sicurezza

            men che mai il “sentirsi tranquillo” di un claustrofobico per la sicurezza degli ascensori o di un aracnofobico per un allevamento di ragni

          • Luca Bevilacqua scrive:

            per ottenere una ragionevole sicurezza ciaascuno strato deve essere progettato ed esrcire per massimizare la propria sicurezza intrinseca

            a Fukushiam si poeva evitare il disastro posizionando meglio i diesel di emergenza (un secondo livello diciamo), ma anche prevdendo un maggior numero di linee ad alta tensione in ingresso (un primo livello dorei)

            in entrambii casi il posizionamento di quadri elettrici e delle pompe di adduzione di acqua marina avrebeb dovuto essere migliore

            questi apsetti in quale livello li classificheresti ?

            il progetto e l’esercizio a fini di sicurezza vede interazioni tra sottositemi, possibili cause comuni di guasto, ecc ecc

            il modellino semplificato e semplicistico della difesa a più livelli è una sovrasemplificaione (per non dire una bufula che sarebbe più efficce sebbene meno signorile)

            a Fukushima tutti i contenimenti hanno ceduto (in misura varia – nel reattore 2 l’esplosione di idrogeno è avvvenuta nel wetwell nel toroide sotto il reattore con cosenguenze di emissione particolarmente grave9

            l’hardened venting non era sostanzialmente previsto e ha comunque fallito totalmente

            il wet scrubbing dei gas radioattivi ha parimenti fallito

            piuttosto bene invece ha retto il puro cemento armato – quello in quale strato della sfoglia lo classifichiamo ‘

            come vedi potevi risparmiati il paragone con Hitler,
            che tra l’altro in termini storici, pur essendo il lurido pazzo assassino che era, mi sembra che all’inizio dell II guerra mondiale con la blitzkrieg face disperare un bel pò gli strateghi militari francesi e britannici..

          • flavio scrive:

            il paragone con hitler è perchè tu ti sei tanto concentrato sul tuo angolo di ossessione nucleofoba che basterebbe eliminare il nucleare (la morte di roosvelt) per farti saltare di gioia anche se i carri sovietici scorrazzano per berlino

            a fukushima sarebbe stato meglio se la matrice dell’uranio non si fosse fusa (1°lvl), poi se non si fosse fusa la camiciatura delle barre (2°lvl), poi se il reattore fosse rimasto integro, sfogando subito il vapore non ancora radioattivo (3°lvl), poi se anche il reattore fosse esploso completamente ma il contenuto fosse rimasto nell’edificio esterno (4°lvl)

            quelle sono le difese PASSIVE a disposizione, poi se le linee elettriche esterne cadono, i diesel fissi finiscono sott’acqua e il camionista lascia il motore acceso fino ad esaurire il carburante di quello mobile sono contromisure successive, che possiamo paragonare a contrattacchi falliti

            non ti piace hitler?
            preferisci daladier?

            allora diciamo che tu continui a far scavare tricee per rafforzare la maginot e lasci completamente sguarnite le ardenne

          • Luca Bevilacqua scrive:

            in realtà stai commettendo diversi errori tecnici nalla ricostruzione dell’incidente di Fukushima

          • flavio scrive:

            infatti non voleva essere una ricostruzione dell’evento specifico ma solo un’esemplificazione del concetto di “difesa in profondita”

          • Luca Bevilacqua scrive:

            è una esmeplificazione, infatti,

            di una favoletta che vi hanno raccontato e che ha fallito in modo grottesco

    • robertok06 scrive:

      Guarda che l’India i reattori ce li ha gia’… :-)

      Come potrai notare perfino tu guardando queste due mappe

      http://theenergycollective.com/michaelgiberson/98961/india-s-electrical-system-produces-largest-power-blackout-ever

      http://www.mapsofindia.com/maps/india/nuclearpowerplants.htm

      … almeno 3 siti nucleare indiani si trovano nella zona colpita dal blackout.

      Roberto

      • Luca Bevilacqua scrive:

        ma davvero…

        devi credermi non lo sapevo mica….

        :-)

        fuor di scherzo è chiaro che intendevo quello cha abbiamo commentato su con Nino

        • robertok06 scrive:

          No, ciccio, quando hai scritto…

          “qualcuno si è chiesto i futuri reattori indiani come reagirebbero a questi black-out ?

          andrebbero in cold shutdown grazie ai generatori di emergenza ?

          speriamo…”

          … ti riferivi ad un black out come quello avvenuto, non cambiare le carte in tavola. Si, andrebbero (andranno, dato che parli dei reattori futuri) in cold shutdown grazie ai generatori d’emergenza, come hanno fatto la settimana scorsa.

          R.

          • pat scrive:

            Roberto potrebbe evitare di interpellare i suoi interlocutori “ciccio” e via discorrendo… vabbè che ci frequentiamo su questo spazio da tempo ma lasciarsi andare a una forma un po’ corriva indebolisce la forza delle sue argomentazioni (e, sinceramente, mi dispiace)

          • Luca Bevilacqua scrive:

            infatti è esattamente quello che ho scritto

            è chiaro che sulla carta dovrebbero andsre in cold shutdown

            in un paese che ha mostrato incongruenze di questo tipo è chiaro che si è maggiorente preoccupati della evenienza che non a fort Kaloum

            mi sembra semplice buon senso

          • Enrico Adami scrive:

            @pat speriamo se ne accorga… ormai la voce che lo afferma è unanime!

          • Luca Bevilacqua scrive:

            pat apprezzo lo sforzo

            peraltro Roberto si permette libertà ben maggiori del puro “ciccio” per quant antipatico esso sia (ed in effetti lo è)

            ha scritto insulti parolacce epiteti, molto spesso anche quando aveva palesemente torto

            io francamente sarei ben più decisa e stringeminte nel censurare tali comportamenti

            mi credo frequanto diversi forum di discussione e mai vedo consentiti atteggiamenti simili

          • robertok06 scrive:

            @Pat, @Luca Adami, @Luca Bevilacqua:

            leggo solo adesso i vostri messaggi… avete ragione, “ciccio” e’ un epiteto troppo forte, me ne scuso…
            Dare dell’ignorante a chi lo e’ dimostrabilmente (perche’ evidentemente ignora la materia)… non si puo’ fare…
            Il politically correct impera, “ognuno ha diritto alla sua opinione”… ma da quando quando si parla di scienza e tecnologia?… boh…

            Facciamo cosi’: io mi prendo un congedo sabbatico da questo blog, vi lascio tutte le opinioni e le buone maniere che volete, OK?

            Saluti a tutti e tanti auguri.

            Roberto

          • Luca Bevilacqua scrive:

            roberto,

            un forum è uno spazio in cui discutere se lo si desidera,

            non si tratta di essere politically correct, si tratta di riamnere civili

            mantenendo ferma la civiltà un dialogo tra opinioni diverse arrichisce chi vi partecipa,

            io ad esempio, da tuoi spunti, ho sicuramente tratto sollecitazioni (prevalentemente per confutarti lo ammetto, fai irritare non poco a volte :-) ) a leggere cose che altrimenti ignoravo o che non avrebbero catturato la mia attenzione, q

            quindi per ma è giusto ed anche stimolante che tu rimanga

            sarebbe sufficiente che rimanessi nei limiti del dialogo costruttivo e, appunto, stimolante

            senza acrimonia
            saluti

          • Enrico Adami scrive:

            @roberto: anche erigersi ad arbitro/docente e dare dell’ignorante a chi scrive qualcosa di diverso da quello che dici tu perchè a tuo avviso “non sa” è altrettanto da ignorante.

            Lo si può dimostrare senza usare parole non irritanti (come lo è ciccio)

            Ignorante lo può dire un docente, non una persona tuo pari con cui si dibatte.
            Qui nella scenza/tecnica ci siamo immersi tutti, non solo tu.

          • Energon Elios scrive:

            robertok06 scrive:

            “Facciamo cosi’: io mi prendo un congedo sabbatico da questo blog, vi lascio tutte le opinioni e le buone maniere che volete, OK?”

            Grazie! Grazie! Grazie!
            Che le buone maniere e la civiltà siano con noi.
            Forse in Francia non apprezzano certi modi educati… ma ne dubito.

  4. Lorenzo_DT scrive:

    Ricordiamoci che l’India è un paese da mille contraddizioni etnico culturali e sopratutto religiose.
    Non è possibile che un paese con una densità di popolazione fra le più alte al mondo, spenda migliardi di euro in armamenti e ricerca tecnologica, mentre le infrastrutture vanno a pezzi e migliaia di persone muoiono ancora di fame.
    Con queste contraddizioni non dovremmo meravigliarci di cosa succede in India.
    Speriamo solo che riescano far funzionare le centrali al Torio, di cui ne sono al momento, parzialmente a favore. (si sono antinuclearista,).
    Ciao

    • Energon Elios scrive:

      Contraddizioni? Solo perchè tu sei nato in Europa forse.

      Loro hanno la loro cultura, la loro storia, i loro modi di intendere la vita chi sei tu per giudicare?
      Pensa che l’Italia spende Miliardi per armamenti e ricerca tecnologica mentre le infrastrutture vanno a pezzi e migliaia di persone muoiono ancora di fame. Anche in Italia non solo l’India.
      Pensa che nonostante il nostro patrimonio culturale e morale siamo i primi ad imbarcarci in guerre che gettano povertà e fame nel mondo e solo per far funzionare le nostre macchinine a petrolio… o per far andare le nostre caldaie a gas… chi siamo noi per giudicare?
      Tu vuoi una centrale al torio? Io voglio progressi tecnologici che rendano disponibile energia solare o eolica (o altra forma rinnovabile) per ogni singolo italiano (senza incentivi) e senza limiti. Invece di studiare sul torio perchè non si investe molto di più sul rinnovabile?

  5. pat scrive:

    Segnalo in particolare per VGS, Nuclear Sun e altri che ci accusano di tralasciare notizie sulla pressione dellìopinione pubblica giapponese contro il nucleare, che nel piano energetico che il Governo si è impegnato a presentre entro fine di Agosto, l’opzione di calmierare a 15% il contributo dell’atomo al fabbisogno energetico nel 2030 sembrerebbe quella vincente. http://www.japantimes.co.jp/text/nn20120805a2.html#.UB4jUBVWtRY.twitter

    • AleD scrive:

      Io invece chiederei a quelle persone di tenerci informati su, mi vengono in mente a caso e non sono certo tutti gli allarmi propinati a cadenza quasi regolare:

      - lo stato del crollo dell’edificio 4 a Fukushima Daichi;
      - la dispersione di plutonio causa incidente che dovrebbe aver ucciso milioni di persone;
      - lo stato corrente delle fukushima paventate in francia causa siccità;
      - lo stato delle centrali nucleari americane sotto tifoni;
      - lo stato delle centrali russe e americane circondate da incendi lo scorso anno e quindi certamente anche quest’anno;

      Please, aggiornamenti.

      • Luca Bevilacqua scrive:

        l’edificio 4 da Daichi resta un rischio…

        Fort Kaloum allagata l’abbiamo vista tutti, per fortuna senza conseguenze…

        cosa vorresti un INES7 all’anno ‘
        io ne ho visti due e mi auguro di non vederne più nella mia vita e nella vita dei miei figli

        • robertok06 scrive:

          “Fort Kaloum allagata l’abbiamo vista tutti, per fortuna senza conseguenze…”

          Fort Calhoun allagata… senza conseguenze per via del design, non “per fortuna”…

          Quanto ai tuoi figli, se e’ della loro salute che ti preoccupi, ti consiglio di emigrare dall’Italia quanto prima, perche’, statistiche epidemiologiche alla mano, rischiano di piu’ a rimanere nella non-nucleare Italia che a vivere in altro paese nucleare limitrofo.

          Nota che tutte queste non sono mie opinioni, sono fatti dimostrabili facilmente.

          Ripijateve quanto prima dalle fobie assurde che avete: vivrete molto meglio, ed i vostri figli pure. :-)

          R.

          • Luca Bevilacqua scrive:

            per via del design…

            cioè secondo roberto è normale e “by design” che un impianto nucleare resti completamente,a ffidato ai diesel di emergenza, con qualche problema di approvvigionamento del carburante, allegato e SENZA PRODURRE per mesi ?

            by design…
            e il fattore di capacità a te tanto caro ?

            i sistemi di alimentazione di emergenza hanno retto a ft. kaloum ma quello che è successo resta un rischio inutile e una prova di quanto vicino si vada a situazioni di rischio estremo, anche in paese avanzati come gli USA

            ma naturalmente il buon Roberto la vede in positivo :-)

            grazie del consiglio,
            mi tengo le mie analisi di rischio :-)

          • robertok06 scrive:

            “by design…
            e il fattore di capacità a te tanto caro ?”

            Perche’?… se al posto del nucleare ci fosse stata una centrale termica a gas/carbone, nello stesso posto, avrebbe continuato a funzionare? Avrebbero portato il carbone con i gommoni? Il gas con le bombole? E, fammi ridere ancora di piu, se ci fosse stata una centrale FV a terra dici che i pannelli sott’acqua avrebbero funzionato bene?

            A cosa sarebbe servito un fattore di capacita’ alto, normale, quando praticamente tutti gli utenti della centrale erano sott’acqua? Ma non ti rendi conto delle fesserie che scrivi, mai?

            Una buona zappata in orto invece di scrivere baggianate e voler sempre aver ragione mai, eh?

            Roberto

          • Luca Bevilacqua scrive:

            Roberto,

            a zappare vacci tu, ti farebbe bene e forse (forse n dubito) ti insegnerebbe un pò di civiltà

            che l’energia di quella centrale non servisse per me è una stupidaggine degna di quelle che tu spesso confezioni.. si commenta da sola

            quanto al comportamento di una diversa centrale in quella posizione..

            dipende dalla progettazione del sito, dal suo posizionamento dalle sue difese, dai sistemi di drenaggio e canalizzazione

            quello specifico sito nucleare è evidentemente progettato male, visto ciò che è successo, potrebbe darsi ce una central etermica sia in circostanze simili egualmente progettata male ?

            certo che è possibile

            solo ch enon sarebb eun rischio mantre QUELLA soecifica centrale non ha prodotto E HA RAPPRESENTATO UN RISCHIO

            e questo secondo te sarebbe “by design” ?

            contento tu

          • flavio scrive:

            “non sarebb eun rischio mantre QUELLA soecifica centrale non ha prodotto E HA RAPPRESENTATO UN RISCHIO”

            eccerto, quando mai

            se anche fosse stata una centrale a carbone col suo immenso deposito di ceneri e solfati che problema ci sarebbe mai stato?
            o una a petrolio o gas coi suoi depositi di carburante, tossico ed esplosivo?
            di una solare poi non dico proprio niente, già ho bestemmiato abbastanza!

          • Luca Bevilacqua scrive:

            quanto sia invece importante EVITARE situazioni in cui iniziano a fallire le condizioni di ordinario esercizio si può desumere da questi 3 episodi di SBO (Station Black Out, cioè perdita SIA della alimentazione esterna, SIA dell’alimentazione dei diesel di emrgenza)

            LA condizione SBO precede la SBOC Station Black Out Complete in cui invece si esauriscono anche le batterie di emergenza e inizia il processo che se non si riristina almeno l’alimentazione di emergenza conduce al melt down in un tempo che dipende da altri sistemi di sicurezzza (sistemi che consentono di evitare la tragedia se si intervine in un intervallo che va da poche ore a tre giorni a secondo dei tipi di reattori e sistemi)

            vi traduco la prima parte del primo episodio

            per gli altri tradurrò se interess qualcuno

            chissa perchè ne dubito

            —-

            26/7/1984, Susquehanna unit 2 (BWR, 1065 MWe output) operava al 30% del rated power com eparte di un test che doveva includere la perdita dell’alimentazione esterna. Il test iniziò alle 01:37 AM, con l’interruzione del circuito di alimentazione esterna. Il reattore andò in SCRAM come previsto ma i 4 EDG (Emegrgency Diesel generators) che dovevano partire automaticamente non partirono, configurando un SBO. Gli operatori li fecero partire a mano, ma essi si arrestarono di nuovo per cause non meglio identificate. Si passò quindi a tentare di riconnettere le linee esterne ma gli interruttori non si chiudevano e il tentativo fallì. Fortunatamente c’era ancora una risorsa il bus di emergenza a 4160 Volt della vicina unità 1. Tra le 01:48 AM e le 01:54 AM (dopo 11/17 minuti di paura) l’alimentazione di emergenza fu così assicurata.

            The reason why the EDGs did not start is that among the operations required in the test manual after opening the 4160 V emergency bus’s circuit breaker, it was required to open the DC power supply switch of the circuit breaker’s control system, but by mistake, the operators opened the DC power supply switch of the emergency safety system’s logic circuit. The number of circuit breakers between the start transformer and the 4160 V emergency bus is 4, corresponding to the number of buses, but as the operators exactly repeated the same operation, all the EDGs failed from starting. These operations were done by operators without sufficient experience, but technicians with ample experience of test-runs who were together failed from noticing the mistake.

            ② The San Onofre unit 1 SBO precedent (IRS588) in the United States

            On 20 November 1985, in order to repair a seawater leak in the condenser, San Onofre unit 1 (WH 3 loop PWR, 450 MWe output) was running at 60% of rated power. During the night, a ground fault alarm rang for safety-related bus 1C which was supplied from auxiliary transformer C connected to offsite power. As it had been deduced, during the investigation to determine the causes, that auxiliary transformer C’s secondary side was having a ground fault, power was supplied to bus 1C by switching to normal bus 1A supplied by auxiliary transformer A connected to the main generator. (see power supply structure on figure 2-8 [http://www.nsc.go.jp/info/20110713_dis.pdf 39/96])

            At 04:51 on 21 November, excess current was detected again at auxiliary transformer C, the protection relay was activated, and auxiliary condenser C was cut off. As a result, the other bus supplied by auxiliary transformer C, safety-related bus 2C, lost power. Being linked to bus 2C, vital bus 4 (120 V) lost power too. In response to the loss of vital bus 4, the operators manually tripped the reactor and turbine as requested in the manual, and onsite AC power including bus 1C was lost. As a consequence of the loss of buses 2C and 1C, EDG2 and EDG1 automatically started. As the restoration of electric power to the safety-related busses was not fully automatic, but had to be done by manually closing the circuit breaker, from that time on it was a SBO. At that point, as it was requested to prioritize the restoration of external power, the operators performed the closure operation of the circuit breakers. However, as they failed with electric power tuning or forgot to push the reset button, they failed 4 times. At 04:55, about 4 minutes after the full loss of AC power, they managed to close the circuit breaker at the 5th attempt, and onsite power was restored via auxiliary transformers A and B.

            During that time, when the east side main feed water pump was shut down in consequence of the loss of bus 2C, as the check valve on the discharge side failed from closing, as the west side main feed water pump kept running, water from the west side ran through the check valve and applied pressure to the pipe between the east side heater and the condenser. As a result, the shell and several heat exchanger tubes in east side feed water heater No. 5 were damaged. Also, the shutdown after the turbine trip of the west side main feed water pump connected to bus 1C was delayed by about 20 seconds, and as the check valve on the discharge side did not close, a reverse flow took place in the main feed water pipe, in the places in the horizontal pipes where voids had been generated, a water hammer effect took place when cold auxiliary feed water came in when power was restored, and the feed water pipe’s support structure was damaged. Because of these damages, the feed water leaked, SG-B suffered a dryout, and finally the cold shutdown status was obtained 6 hours later.

            ③ The Vogtle unit 1 SBO precedent during reactor shutdown (IRS1088) in the United States

            Vogtle unit 1 (WH 4 loop PWR, 1079 MWe output) was shut down for refueling on 23 February 1990, and as part of a SG repair work, the reactor water level was decreased and midloop operation was being performed. In the meantime, the core’s decay heat was removed by RHR train A. Also, at that time, because of inspections, etc. one EDG and the auxiliary transformer were out of service, and the safety related systems and equipments were supplied from the grid via the backup transformer. At 09:20 on 20 March, a fuel oil transporting truck collided with a pole of the 230 kV line supplying the backup transformer. An insulator was broken and the line had a ground fault. As a result, the emergency bus 1A, which was supplied via the backup transformer had a low voltage alarm, and although EDG 1A had automatically started, it tripped after 80 seconds. Although EDG 1A was started again, it tripped again after 70 seconds, and power was restored to emergency bus 1A when the 3rd attempt succeeded at 09:56, 36 minutes after the loss of power. In the meantime, because decay heat removal was not performed, primary coolant temperature rose from 32°C to 60°C. Because of the event, the plant operator declared a “state of emergency”. One must note that the cause of EDG 1A’s trip was inferred as being a malfunction of a temperature sensor

          • Luca Bevilacqua scrive:

            flavio

            bisogna anche commentare con un minimo di ragionevolezza

            una eventuale inondazione di un sito fossile può causare qualche problema di inquinameno delle acqque se si perde il controllo di un pò di ceneri e polveri estratte dai filtri (se fossero in loco e mal posizionate) non pare esattamente una cosa difficilissima da evitare o un tragedia daa 100.000 evacuati, però insomma la prudenza è bene averla sempre

            sui pannelli FV per cosa bestemmieresti ?
            quali tragedie ci darebbe da temere ?
            si arruginirebbero ?

          • flavio scrive:

            ti continuano a sfuggire gli ordini di grandezza delle variabili in gioco, ” un pò di ceneri e polveri estratte” sono MIGLIAIA O DECINE DI MIGLIAIA DI TONNELLATE per ogni impianto, il cui inquinamento di fiumi, falde e mari non decadrebbe da solo in dieci/cento/mille anni, ma che resterebbe in secula seculorum

            idem per arseinco ed altri dei pannelli, che sterminano interi popoli a colpi di picogrammi/litro d’acqua (un paio d’anni fa c’è stata la psicosi anche in lazio, quando l’UE aveva abbassato il limite di arsenico da 50 a 10 ug/l) ed invece lì fanno sempre e solo bene

            tutti quelli sopra confermano la mia idea di prima: una marea di sicurezze in cascata fatte apposta perchè qualcuna fallisca e permettere ai giornali di titolare a nove colonne dell’apocalisse scampata per un soffio quando un tecnico starnutisce

          • Luca Bevilacqua scrive:

            se dei pannelli FV fossero inondati non è che si scioglierebbero e si perderebbe il controllo dei relativi componenti

            tu reiteri spesso sul problema di smaltire i moduli FV, francamente mi pare che esageri il problema di diversi ordini di grandezza

          • flavio scrive:

            “se dei pannelli FV fossero inondati non è che si scioglierebbero”

            eh, già

            mica come le scorie radioattive vetrificate e con tutti i loro rivestimenti che si scioglierebbero come ghiaccio nell’acqua bollente

            o le barre, cui solo alitandoci sopra il vapore avvierebbe una reazione a catene che le farebbe direttamente sublimare

          • Luca Bevilacqua scrive:

            con flavio si discute per costruzioni retoriche

            in termini tecnici, semplici semplici

            Fukushia ha visto esplodere 3 reattori nucleari e ha causato un INES 7

            anch elasciando perdere che poteva essere una tragedia peggiore questo E’ quanto è avvenuto

            una centrale FV in quel punto non avrebbe causato alcun problema, sarebe andata fuori esericzio per un pò e poi avrebbe con ogni probabilità ripreso a funzionare al suo massimo dopo qualche settimana

            questi sono fatti, il resto sono costruzioni retoriche, se vuoi fare il telefil alla Perry Mason fa pure io non sono interessato a seguire queste circonvoluzioni retoriche

    • Nuclear Sun scrive:

      Nino scrive:
      13/06/2012 alle 10:24
      “del resto come ho già scritto altrove, ho il ragionevole sopetto, per livello di conoscenze e per il linguaggio, che siamo in presenza di un adolescente e non di un utente adulto”

      pat scrive:
      13/06/2012 alle 12:03
      Sottoscriviamo completamente il suo pensiero e invitiamo Nuclear Sun ad agire di consequenza.

      Non capisco pat perchè ora ti preoccupi delle “accuse” di un adolescente!

      Saluti.

      • pat scrive:

        Non ci preoccupiamo affatto, tranquillo :-)

        • Nuclear Sun scrive:

          A me sembra il contrario vista la frase:
          “Segnalo in particolare per VGS, Nuclear Sun e altri che ci accusano di tralasciare notizie sulla pressione dellìopinione pubblica giapponese contro il nucleare”.

  6. Marino scrive:

    è uno strano mondo il nostro, dove dalla parte “fortunata” del pianeta stanno giocando con il rover curiosity, mentre nell’altra fetta del mondo ci sono milioni di persone che non hanno idea di cosa sia l’elettricità.

    e noi che siamo qui, nella terra di mezzo, nè fortunati nè sfigati, non sappiamo scegliere di quale energia morire, tra gl abbondanti fumi di taranto e le scarse briciole della green economy.

    i primi sono gli ultimi eredi di un’industria destinata a scomparire o a migrare altrove, non perchè uccide, ma perchè non rende.

    le seconde sono l’inizio della decrescita, che non sarà felice come credono gli ambientalisti della domenica.

    e il nucleare resta nel cassetto e solo perchè è nato troppo tardi per vincere la battaglia sui fossili.

    in fondo è meglio dilettarsi con le frontiere della scienza e andare a giocare su marte, chissà cosa succederebbe se ci fosse un black out mentre il rover si appresta ad atterrare… sarebbe quasi divertente.