Portare la quota del nucleare al 25-30% dell’energia elettrica russa. Un segnale per la maxi riforma energetica vacillante a causa della crisi economica?
Il governo russo stanzierà 50 miliardi di rubli (1,5 miliardi di dollari) per rafforzare la sua posizione nel capitale della Rosatom, la società che gestisce 10 centrali per un totale di 31 reattori. Il nucleare russo genera 135 miliardi di kWh l’anno ossia il 16% della produzione di energia elettrica della Russia. Ma l’obiettivo annunciato da Vladimir Putin è di raggiungere il 25-30%. A questo scopo lancia un faraonico programma di costruzioni di 26 nuovi reattori nucleari.
Questa sostanziosa iniezione di capitali nel nucleare potrebbe anche avere una chiave lettura diversa correlata al rallentamento della crescita economica e ai suoi contraccolpi sull’attesa riforma del sistema produttivo elettrico nazionale.
Nel piano, teso a garantire la fornitura di energia, era previsto che le società energetiche russe così come il monopolista Gazprom s’impegnassero in programmi di investimenti. Proprio nelle scorse settimane, gli interessati hanno fatto sapere che stavano considerando tagli sostanziali.
La reazione del primo ministro non si è fatta aspettare. “Non dobbiamo a nessun costo abbandonare i piani che sono stati fatti, ha sottolineato Putin in occasione di una visita ad una centrale nucleare. “Non si cambiano le regole del gioco durante la partita”. E come per rafforzare questo concetto, giorni dopo, l’annuncio della costruzione in massa di nuovi reattori.
In Russia la domanda di elettricità si è ridotta per effetto della recessione economica.
Putin ha assicurato che entro il 2012 il paese recupererà i livelli di consumo dell’anno passato. Secondo osservatori esterni , questo traguarda è più vicino, forse già entro il 2010. Se nulla viene fatto per potenziare il sistema energetico nazionale, la Russia potrebbe subire strozzature già nel 2011.