Conti alla luce del sole

postato il 3.lug.2012 alle 12:02 pm| da gbettanini

Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) ha pubblicato due interessanti documenti che permettono di fare il punto sulla situazione del fotovoltaico in Italia fotografandone i dati principali a fine 2011 dal punto di vista della potenza installata, dell’energia prodotta e degli incentivi erogati.

Questi documenti sono il Rapporto Statistico 2011 e la Relazione delle attività 2011 pubblicata ieri.
Le informazioni interessanti riportate nei documenti sono molte, alcune di queste vengono sinteticamente riportate qui di seguito :

· La potenza fotovoltaica installata in Italia a fine 2011 era pari a 12.78 GWp di cui ben 9.3 GWp sono stati connessi alla rete elettrica e sono quindi entrati in esercizio nell’arco del 2011. Gli impianti FV installati a fine 2011 erano oltre 330 mila, 170 mila in più rispetto all’anno precedente

· Nel 2011 gli impianti fotovoltaici installati in Italia hanno prodotto 10.8 TWh di energia elettrica

· Il 95% dei comuni Italiani ospita almeno un impianto fotovoltaico (contro l’11% del 2006 ed il 60% del 2008)

· L’87,9% della potenza fotovoltaica installata è intestata a società, l’ 8,5% a persone fisiche, il resto ad enti pubblici o non commerciali

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NEA: luci e ombre nel futuro del nucleare

postato il 28.giu.2012 alle 8:34 pm| da gbettanini

La NEA (Nuclear Energy Agency) agenzia nucleare dell’OECD (OCSE) ha pubblicato un interessante documento intitolato “The Role of Nuclear Energy in a Low-carbon Energy Future” .

Questo documento, ribadisce alcuni concetti sulla competitività del nucleare anche negli scenari futuri soprattutto grazie alle ridotte emissioni di gas serra ed aggiunge qualche interessante informazione.

Nel documento si ribadisce che le emissioni di CO2 per unità di energia prodotta analizzando l’intero ciclo di vita (LCA, life cycle assessment) di una centrale nucleare, pur tenendo conto delle emissioni dovute all’estrazione ed alla raffinazione dell’uranio, sono molto inferiori alle emissioni di impianti a fonti fossili (circa 500 gCO2/kWh elettrico per impianti a gas naturale, circa 1000 gCO2/kWhe per impianti alimentati a carbone) e sono confrontabili con le emissioni di CO2 di impianti a fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico o fotovoltaico) avendo un valore indicativamente pari a 20 gCO2/kWhe.

La maggior parte delle emissioni di CO2 prodotte nel ciclo di vita di una centrale nucleare sono collegate alla fase di estrazione dell’uranio, nel documento vengono riportate le stime di emissione riguardanti il LCA di centrali nucleari che ricavano il combustibile necessario da miniere con concentrazioni di uranio dello 0.01% (100 ppm) o dello 0.001% (10 ppm), considerando diversi cicli del combustibile e diversa fonte primaria di energia utilizzata nei diversi processi. Il risultato è che nel caso peggiore le emissioni dell’intero ciclo saranno dell’ordine dei 100 gCO2/kWh.

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Shale gas, fondamentale ma non risolutivo

postato il 26.giu.2012 alle 8:59 am| da pat

Nel novembre 2011, l’IEA pubblicava un rapporto dallo stuzzicante titolo “Are we entering a golden age of gas?” nel quale si prospettava per i prossimi 25 anni un periodo d’oro per il gas naturale con una crescita della domanda superiore al 50% rispetto al 2010. Due terzi di questa crescita sarebbe coperta dallo “shale gas” il cui output, tra il 2010 e 2035, verrebbe triplicato producendo anche un effetto calmierante sulla dinamica dei prezzi del gas. Lo scorso 29 maggio, a conferma della corsa verso lo sfruttamento dei giacimenti non convenzionali, IEA pubblica un aggiornamento “Golden rules for a golden age of gas”. Niente più punti interrogativi ma un manuale sulle regole d’oro da seguire per minimizzare l’impatto sull’ambiente, le risorse idriche e anche per ridurre la possibile opposizione delle comunità locali. Una serie di accorgimenti in un’ottica di trasparenza, da attuare sia a livello governativo che industriale. Conclusione: l’accettabilità sociale del gas non convenzionale comporterebbero un aggravio di costi del 7%.

Infatti, se negli USA lo shale gas si è rivelato un asso capace di sparigliare l’intero schema degli approvvigionamenti energetici nazionali con ripercussioni sui destini di grandi progetti internazionali come il giacimento russo Shtokman nel mare Barents o i rifornimenti del Qatar originariamente prioritari per il mercato americano, ora dirottati verso l’assetato Giappone, nel resto del mondo, l’euforia statunitense è meno replicabile. E sì che Europa e Asia pagano il gas da 4 a 6 volte il prezzo negli USA. Il mese scorso le quotazioni sono scese sotto i 2 dollari per MBtu ( per million British thermal unit ). Praticamente meno di un sesto del prezzo in corso prima del boom estrattivo del gas da scisti bituminosi. E anche se alcuni osservatori prevedono nuovamente un aumento delle quotazioni del gas per arrivare al raddoppio entro il 2015, si stima che le riserve di shale gas statunitensi siano sufficienti per coprire la domanda nazionale dei prossimi 100 anni. (continua…)

 

Rio+20, troppe speranze riposte in una missione impossibile?

postato il 23.giu.2012 alle 9:50 pm| da gbettanini

Si è conclusa ieri a Rio de Janeiro in Brasile la conferenza Rio+20 sullo Sviluppo Sostenibile, un convegno con il proposito di discutere di quelli che sono i principali problemi dell’umanità tra cui la povertà, la mancanza di cibo, il landgrabbing, l’inquinamento, l’impossibilità di accedere ad energia moderna per più di un miliardo di persone che come aveva già indicato qualche mese fa la IEA non hanno possibilità di usufruire dell’energia elettrica e utilizzano per cucinare nelle proprie case biomassa o rifiuti che rendono nociva e, a lungo andare, mortale l’aria che respirano.

Al convegno di Rio erano presenti alcuni capi di stato, i rappresentanti di tutti i maggiori paesi del mondo ma si è contata qualche assenza eccellente, come quella del presidente statunitense Obama. Il documento The future we want che il risultato della conferenza è stato giudicato da molti, insufficiente, poco coraggioso, pieno di dichiarazioni di intenti ma con poca sostanza e la conferenza nel suo complesso è stata giudicata un flop

A Rio si è discusso di cose enormi e su argomenti simili non è possibile dire nulla che non sia superficiale ma a leggere notizie dei maggiori quotidiani occidentali sembra che abbia destato particolare rammarico la mancanza di azioni decise che riguardassero l’utilizzo delle fonti rinnovabili contro i cambiamenti climatici. A leggere i documento di sintesi del convegno (The future we want), articolato in ben 283 punti non si può fare a meno di notare che di energie rinnovabili si parli al 127° punto e di cambiamenti climatici al 17°. Quelle che da molti sono considerate priorità forse per gli altri non lo sono.

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In controtendenza rispetto alle altre green economy, Sol Levante estremamente generoso con il FV

postato il 19.giu.2012 alle 10:11 am| da gbettanini

E’ stato annunciato ieri dal ministro dell’industria giapponese Yukio Edano che dal prossimo 1° luglio nel paese del Sol Levante entrerà in vigore un nuovo regime di sostegno per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Una misura caldeggiata da tempo che si ripropone di fornire una almeno parziale soluzione al fabbisogno di energia elettrica dovuto ad un taglio di circa il 30% della produzione, la quota di produzione che prima dell’incidente di Fukushima era coperta dai reattori nucleari. Una misura quella del governo nipponico che si ripromette di aumentare di molto la quota di produzione di energia elettrica da nuove rinnovabili che nel 2011 ha raggiunto solo l’1.6% del totale.

Un particolare impulso verrà dato alla produzione da solare fotovoltaico, si prevede che i nuovi incentivi porteranno entro il prossimo anno almeno 3.2 GWp di nuove installazioni ed investimenti per 9.6 miliardi di dollari. Nel 2011 sono stati invece installati 1.3 GWp che hanno portato il fotovoltaico installato nel paese a circa 5 GWp. Il Giappone si prevede diventerà secondo installatore mondiale .

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