Assolte. Dopo la Germania anche in Gran Bretagna le centrali nucleari non risultano responsabili per l’insorgenza di leucemie infantili. “Rischio estremamente ridotto se non addirittura zero”. E’ la conclusione del 14esimo rapporto del Comitato britannico sugli aspetti medici delle radiazioni (COMARE) che ha indagato su tutti i casi di leucemia riscontrati in bambini di età inferiore a 5 anni residenti nel raggio di 10km di 13 centrali nucleari. I fattori di rischio, secondo i ricercatori, sono da cercare altrove. Un’infezione o virus potrebbe essere una spiegazione, e non ultimo le condizioni socioeconomiche come spiega Alex Elliott presidente della Commissione. L’insorgenza di leucemie infantile è meno frequente in zone densamente popolata , esattamente all’opposto di dove sorgono di norma le centrali, perché l’esposizione precoce alle infezioni, e il conseguente precoce sviluppo di anticorpi , potrebbe essere un fattore di protezione. Tuttavia, in attesa di ulteriori studi epidemiologici che chiariscano meglio il meccanismo biologico, la Commissione raccomanda di proseguire le indagini sul concorso dei fattori esterni predisponenti (radioattività e altro).
Non solo la commissione non ha accertato un aumento di casi di leucemie legati alla vicinanza dalle centrali, ma si è anche scontrata con risultati sorprendenti. Per esempio, nelle zone indicate come potenziali aree per la costruzione di nuovi impianti nucleari si sono registrati più casi di leucemie di quelli insorti nell’aree dove già operano degli impianti. Si sono contati 20 casi di leucemia in bambini di età inferiore a 5 anni residenti nel raggio di 5 km di una delle 13 centrali e 430 casi nel raggio di 25km. Mentre i casi salivano rispettivamente a 26 e 492 in uno dei 7 siti che dovrebbero ospitare in futuro una centrale.
Lo studio britannico si ricollega anche allo studio tedesco del 2007, meglio noto come KIKK e proprio al quale si sono appellati gli attivisti della Heysham Antin-Nuclear Alliance per avviare un’azione legale contro il ministro per l’energia Chris Hunhe, sponsor del neo-sviluppo nucleare britannico e reo- a loro giudizio – di aver sottovalutato le considerazioni di KIKK sull’aumento del rischio di leucemia infantile e la vicinanza alla centrale. La relazione COMARE ridimensiona lo studio KIKK sostenendo che le evidenze sono pesantemente influenzate dai casi di neoplasie diagnosticate nel decennio 1980-90 senza bilanciarli con quelli degli anni successivi quando il rischio era minore. A differenza di quello britannico che è uno studio geografico che utilizza i casi di neoplasie registrati su un arco temporale di 35 anni (1969 – 2004), quello tedesco è uno studio-controllo.
In fondo, le considerazioni del Comittato britannico ribadiscono solo quanto già noto sulla scarsa rilevanza dello studio KIKK quale prova di un rapporto tra leucemie e centrali. Infatti, nelle conclusioni, gli stessi ricercatori del KIKK sottolineano che il legame di causa-effetto non può essere dimostrato con certezza considerato che l’esposizione alle radiazioni originate dall’impianto sono 1.000 a 100.000 volte inferiori rispetto ai livelli di radioattività ambientale naturale e di origine medica. Non solo. Successivamente, lo studio KIKK è contestato dalla SSK, la commissione nazionale per la radioprotezione che coadiuva il Ministero dell’Ambiente federale tedesco. Nel 2008, la SSK ha presentato i risultati di un lavoro interdisciplinare internazionale il quale, rilevando limiti e inconvenienti dell’indagine, conclude che studio KIKK non può essere utilizzato per dimostrare il rapporto di causa ed effetto tra vicinanza delle centrali e rischio di leucemie.
Carissimo Chicco Testa, non ho visto pubblicata sul suo sito il mio studio sul 14° rapporto COMARE…le mando il link che cortesemente può pubblicare???http://affaritaliani.libero.it/cronache/salute_centrali_nucleari_leucemie_bambini300511.html
sarebbe cosa buona e giusta che lei pubblicasse tutto il mio lavoro sul suo sito….per correttezza di informazione!
resto in attesa grazie e cordiali saluti
Cristina rinaldi
Carissimo Chicco Testa, vedo che lei non pubblica mai gli articoli che le invio. Dovrebbe farmi la cortesia di pubblicarli almeno per obiettività del dibattito e dell’informazione. Non può pubblicare solo articoli di parte e tra l’altro non veritieri….le mando via mail la risposta alla sua lettura del COMARE 14….MI AUGURO FORTEMENTE CHE LEI POSSA PUBBLICARLA. cordiali saluti Cristina Rinaldi
Lo spazio dei commenti è aperto a tutti. Pubblicheremo anche il suo punto di vista sullo studio britannico quando vorrà utilizzare l’apposito spazio.
Conferma ulteriore dell’incremento di Leucemie nei bambini residenti
vicino alle Centrali Nucleari
Note sul 14° Rapporto COMARE 2011
Il 14° Rapporto COMARE (Committee on Medical Aspects of Radiation in the Environment) è stato pubblicato ad aprile 2011 ed è erroneamente pubblicizzato nel sito Newclear di Chicco Testa come una smentita della relazione tra leucemie infantili e Centrali Nucleari che è stata già ampiamente dimostrata in numerosi articoli pubblicati su importanti riviste internazionali, tra i quali il famoso studio tedesco KiKK (Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken = Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants) di Kaatch et al. (1) e il lavoro americano di meta-analisi di Baker et al. (2).
Da un’attenta lettura del Rapporto ho avuto la netta impressione che si sia tentato di fare una complicata contestazione ed una puntigliosa demolizione, tra l’altro non riuscite, dei risultati ottenuti dallo studio tedesco e da quello americano.
Mi chiedo il motivo di una critica così continua e sistematica di uno stesso risultato ottenuto e comprovato da diversi gruppi di autori in varie parti del mondo e pubblicato sempre in riviste di elevato valore scientifico. Non trovo per nessun altro risultato scientificamente dimostrato una analoga opera di demolizione come nel caso della relazione tra incremento di leucemie infantili e vicinanza agli impianti nucleari! Forse la risposta è nelle prime pagine del Rapporto COMARE in cui si dice che l’interesse del lavoro con le sue raccomandazioni, va oltre gli scopi del Dipartimento della Salute inglese ed è in accordo con altri dipartimenti e agenzie governative, sopratutto in considerazione del Nuovo Programma di costruzione di Centrali Nucleari!!!
Il Rapporto COMARE pur svolgendo una critica meticolosa degli studi tedeschi, riconosce che effettivamente esiste l’incremento del rischio di leucemie nei bimbi sotto i 5 anni che vivono a 5 km dalle Centrali Nucleari in Germania.
Riporta inoltre i risultati di uno studio, simile a quello tedesco, per le centrali in Gran Bretagna il quale, pur utilizzando un metodo epidemiologico sostanzialmente diverso che non usa controlli e che non tiene conto della distanza effettiva dalle centrali dei singoli individui, riscontra un aumento, anche se dichiarato irrilevante, di leucemie nei bimbi sotto i 5 anni che vivono entro i 5 km dalle centrali inglesi, e questo pur avendo escluso il sito degli impianti nucleari di Sellafield ampiamente riconosciuto come zona ad alto rischio di tumori infantili!
Vorrei di seguito fare alcune Considerazioni sugli aspetti più salienti del Rapporto COMARE:
Il 14° Rapporto COMARE da un lato è una critica degli studi tedeschi e americani, dall’altro è un’ulteriore analisi dei dati considerati nel 10° Rapporto COMARE che dimostrano che non c’è aumento del rischio statisticamente significativo per la leucemia infantile peri bambini sotto i 5 anni che vivono vicino alle centrali nucleari Inglesi, anche se si riscontra un leggero aumento dell’incidenza all’interno del cerchio di 5 km
1. Critica del lavoro di Kaatch et al. (studio KiKK):
Riguardo a questo tema il rapporto è in gran parte basato sui risultati ottenuti da Sarah Darby e Simon Read dell’Università di Oxford ai quali è stato richiesto di fare un’analisi indipendente dei dati dello Studio KIKK. Gli autori, pur riconoscendo i vantaggi della metodica di analisi statistica usata nello studio KiKK, criticano però il metodo di selezione dei controlli che non sarebbero rappresentativi della popolazione, da cui sono presi i casi, per scarsa partecipazione e collaborazione da parte della popolazione stessa. Cosa peraltro già evidenziata da Kaatch nello studio KiKK, che dichiara che tale mancanza non cambia i parametri in modo significativo.
Gli autori fanno pertanto delle nuove valutazioni dei dati dello studio KiKK, eliminando i dati di quelle comunità che non hanno risposto alle interviste, oppure eliminando i dati epidemiologici della centrale di Krummel, che considerano troppo elevati. Nonostante tali manipolazioni, i risultati confermano sostanzialmente quelli dello studio KiKK, riconoscendo l’aumento del rischio di leucemia acuta nei bimbi sotto i 5 anni residenti nella fascia dei 5 km.
Gli autori tuttavia attribuiscono questo indiscutibile incremento delle leucemie non tanto alla presenza delle centrali nucleari quanto alla presenza di fattori di rischio che possono confondere i risultati: l’ambiente rurale (la fascia <5km è perlopiù zona rurale), le relative condizioni socioeconomiche e un ambiente infettivo, dovuto al sistema industriale (nucleare e indotto) che, situato in una zona a predominanza rurale, può produrre una rete inusuale di contatti che generano infezioni con conseguente aumento del rischio di leucemia infantile.
Altri fattori di rischio che tirano in gioco sono la suscettibilità genetica e l’esposizione ambientale a basse dosi di radiazioni non-ionizzanti come i telefonini e le antenne.
Già Kaatch et al. avevano effettuato interviste per valutare i potenziali fattori di “confondimento”, ma, dato che le risposte sono state molto variabili, non sono stati inseriti.
Altra argomentazione riportata è che l’esposizione alle radiazioni ionizzanti delle Centrali Nucleari secondo gli autori è troppo bassa, considerandola inferiore a 1.000 volte rispetto a quella naturale, per spiegare gli effetti sull’incremento di leucemie, parere che del resto è condiviso anche dagli autori tedeschi.
2. Presentazione dei dati inglesi sulla leucemia infantile:
Nel Rapporto COMARE si riportano i risultati di un indagine epidemiologica svolta in Inghilterra che utilizza una metodica di indagine osservazionale sostanzialmente diversa da quella usata dal gruppo tedesco. (3)
Mentre l’indagine inglese utilizza uno studio descrittivo di tipo geografico, basato sulla distribuzione geografica dei fenomeni morbosi o dei fattori di rischio in gruppi di popolazioni, lo studio tedesco utilizza uno studio analitico caso-controllo basato su singoli individui residenti in particolari aree. I risultati ottenuti con i due metodi non sono pertanto comparabili.
In particolare, nel metodo geografico non sono disponibili i dati individuali (la localizzazione, la migrazione e gli altri attributi dell’area sono imputati ai casi aggregati senza nessuna possibilità di distinguerli tra loro), mentre nel metodo caso-controllo è sempre possibile ottenere informazioni dettagliate per ciascun soggetto. Inoltre, lo studio caso-controllo ha valore probante riguardo all’associazione causale tra esposizione e rischio di insorgenza della patologia in analisi, mentre per gli studi descrittivi geografici è difficile stabilire i rapporti di causa-effetto (possibilità dell’ “errore ecologico”). Infine nello studio geografico inglese si rapporta il gruppo di bambini malati (casi osservati) alla media stimata dei bambini a rischio (casi attesi), mentre nel caso-controllo del KiKK si rapportano ad ogni singolo bambino malato tre singoli controlli sani con le stesse caratteritiche.
L’indagine riportata nel Rapporto aggiorna alcuni dati precedentemente già pubblicati in precedenti Rapporti COMARE per allinearsi ai dati dello studio KiKK: vengono presi in esame tutti i casi di Leucemia e di linfoma non-Hodgkin in bimbi sotto i 5 anni residenti in un raggio di 5 km dagli impianti nucleari registrati tra il 1969 e 2004. Sono stati riportati 430 malati localizzati entro 25 km dagli impianti.
Nell’indagine i dati di riferimento sono stati adeguati in funzione delle aspettative con tre variabili demografiche misurate in ciascuna circoscrizione: lo stato socio-economico, la densità di popolazione, e lo stato urbano/rurale.
Sono stati inclusi nell’analisi 13 impianti nucleari (solo 13 su 19 reattori presenti in Inghilterra) con esclusione del sito di impianti nucleari di Sellafield.
Questa esclusione è stata dichiarata scelta a causa del ben noto eccesso di casi di leucemia infantile nel villaggio di Seascale (adiacente al sito di Sellafield) che potrebbe avere un’influenza non dovuta sul risultato finale distorcendo i risultati degli altri impianti. Già altri autori (4) hanno commentato negativamente tale esclusione come un tentativo di minimizzare i risultati.
I risultati ottenuti non dimostrano evidenze significative di un incremento del rischio di leucemie infantili intorno agli impianti nucleari inglesi, anche se si può osservare un leggero aumento dell’incidenza all’interno del cerchio di 5 km.
3.Criticità del Rapporto COMARE, riportate anche nel Rapporto stesso:
• Nel lavoro Inglese non è possibile misurare la distanza esatta del luogo di residenza dei bambini dall’impianto nucleare, come invece viene fatto nel lavoro tedesco (studio KiKK), proprio per la caratteristica del tipo di studio (geografico) che, come detto prima, valuta solo gruppi e non singole persone.
• Del resto in Gran Bretagna non sarebbe neppure possibile fare quest’analisi perché non è riportata nei registri britannici l’esatta collocazione dell’abitazione. La natura del sistema di registro della popolazione presente in Germania, diverso da quello in Gran Bretagna, permette al team dello studio Kikk di usare i registri della popolazione locale (dove bisogna obbligatoriamente dichiarare il cambio di indirizzo). Non esiste equivalente in Gran Bretagna e non è possibile trovare un registro equivalente fidato. Per fare uno studio identico a quello del KiKK bisognerebbe poter avere anche in Gran Bretagna un simile sistema di registro
• La localizzazione degli individui è pertanto calcolata arbitrariamente nel centro della circoscrizione dove risiedono, come si fa per tutta la popolazione, ma questo sistema presuppone di conoscere l’ampiezza della popolazione a rischio. Indubbiamente si introduce un elemento di inaccuratezza che è difficile da difendere.
• Sono infine presenti alcune variabili di confondimento che non possono essere accertate, non potendosi basare su interviste come è avvenuto nello studio caso-controllo del KiKK. Infatti, nello studio inglese, per ovviare a questo problema, sono stati aggiustati i risultati inserendo nei casi attesi dei valori di fattori di confondimento, con un complicato calcolo delle aspettative, non effettivamente controllabili nella realtà.
In conclusione, i risultati riportati nel Rapporto COMARE riferiti al lavoro inglese, per tutti i motivi elencati nelle criticità suddette, per le limitazioni intrinseche del metodo geografico e per l’ esclusione dei dati di Sellafield, non sono assolutamente comparabili con lo studio tedesco. Tuttavia, anche nello studio inglese si ritrova un leggero incremento delle leucemie nei bambini che vivono nel raggio dei 5 km!
4. Considerazioni sulle motivazioni delle cause dell’incremento delle leucemie nei bimbi vicino alle centrali nucleari
Secondo il Rapporto COMARE anche la dose ricevuta di radiazioni a causa dei radionuclidi scaricati dagli impianti nucleari di Sellafield, sarebbe troppo bassa per poter causare l’elevata incidenza di tumori infantili riscontrati nelle sue vicinanze (COMARE 1989, 5, 6). Ricordando che i radionuclidi che emettono radiazioni ionizzanti non costituiscono un rischio per la salute se presenti fuori del corpo, nel Rapporto si giunge alla conclusione che le emissioni dalle centrali non possono comunque essere responsabili dell’incremento di leucemie riscontrate nei bimbi.
Per poter cercare di comprendere gli effetti delle radiazioni a basso dosaggio sull’incremento delle leucemie infantili bisogna ricordare che:
• Le dosi di radiazioni riscontrate nelle emissioni normali delle centrali vengono comunemente accettati perché dichiarati completamente innocui in quanto inferiori a 1000-100.000 volte alla dose ammessa dalle Agenzie di Radioprotezione Internazionali che è di 1 mSv/anno. Eppure, nello stesso Rapporto vengono riportati i dati del 1999 sui quantitativi di radiazioni emesse negli scarichi gassosi dalle centrali nucleari inglesi che hanno raggiunto nel raggio di 500 m la concentrazione di circa 0,14 mSv annuali, che sarebbe solo 7 volte inferiore alla dose ammessa! Inoltre bisogna considerare che il valore di 1 mSv è una media annuale di valori che sono di varia intensità e con valori che possono essere anche molto alti in certi periodi.
• Nello stesso Rapporto vengono minuziosamente elencati tutti i quantitativi di differenti radionuclidi (C14, Co60, Cs137, Trizio) emessi dalle centrali Inglesi, tedesche, svizzere e francesi in tre anni (1999, 2000 e 2001). Questo a ulteriore conferma della reale emissione di piccoli quantitativi continui di radionuclidi da parte degli impianti nucleari!
• L’azione dei radionuclidi nel corpo umano va valutata considerando che questi, una volta emessi a piccole dosi dagli impianti nucleari, vengono dispersi in tutto l’ambiente circostante (aria, acqua, terra) dove permangono a lungo accumulandosi e da qui possono essere assunti, tramite gli alimenti e la respirazione, dagli organismi viventi, dove vengono concentrati progressivamente in organi critici del corpo.
• I radionuclidi accumulati nel corpo umano irraggiano i tessuti, emettendo radiazioni ionizzanti continue e per periodi di tempo anche molto lunghi (mesi/anni), determinati dalla loro emivita fisica e dalla loro ritenzione biologica all’interno del corpo.
• Le radiazioni rilasciate possono danneggiare le cellule causando aberrazioni cromosomiche, mutazioni geniche e alterazioni del ciclo cellulare: nelle cellule somatiche possono portare allo sviluppo del cancro, mentre nelle cellule staminali delle gonadi possono portare a malattie ereditarie e trasmissibili.
• Tali effetti variano a seconda delle dosi accumulate, dalla presenza di altri fattori di rischio (che possono avere un deleterio effetto addittivo) oltre che dalla variabilità genetica dell’individuo e dalla sua capacità naturale (età, sesso e stato di salute) di instaurare una risposta biologica alle radiazioni. Risposta che può aversi sia a livello del DNA, come meccanismi di riparazione del danno da rottura del DNA stesso causato dalle radiazioni, sia a livello cellulare e tissutale, come risposta infiammatoria e/o immunologica in grado di eliminare le cellule alterate dalle radiazioni.
• Il differente accumulo dei radionuclidi e le variabili presenti negli individui comportano che non si possa definire il livello di rischio associato con l'esposizione a dosi molto basse di radiazioni.
È facile a questo punto comprendere la spiegazione dei risultati dello studio KiKK fornita da un lavoro inglese del 2009 (7) che indica come causa dell’incremento di leucemie nei bambini l’effetto teratogenico dei radionuclidi emessi dai reattori e incorporati dalla madre durante la gestazione. L’azione avverrebbe direttamente a carico dei tessuti ematopietici dell’embrione e del feto che sono molto più radiosensibili di quelli dei bambini. La contaminazione progressiva nel grembo materno diminuisce con la distanza dalla centrale.
Purtroppo il Rapporto COMARE non riconosce la validità di questa spiegazione, perché, restando ancorato al concetto della massima dose ammissibile di radiazioni, non valuta l’effetto dell’accumulo progressivo dei piccoli quantitativi di radionuclidi nell’organismo.
BIBLIOGRAFIA
1) Kaatsch P, Spix C, Schulze-Rath R, Schmiedel S, Blettner M: Leukemias in young children living in the vicinity of German nuclear power plants. Int J Cancer 2008, 122:721-726.)
2) Baker PJ, Hoel D: Meta-analysis of standardized incidence and mortality rates of childhood leukemias in proximity to nuclear facilities. Eur J Cancer Care 2007, 16:355-363)
3) Bithell J F, Keegan T J, Kroll M E, Murphy M F and Vincent T J (2008). Childhood leukaemia near British nuclear installations: methodological issues and recent results.Radiat Prot Dosim 132, 191–197.
4) Körblein A and Fairlie I (2010). Comments on Bithell, J F, Keegan, T J, Kroll, M E, Murphy, M F G, and Vincent, T J, Childhood leukaemia near British nuclear installations: methodological issues and recent results. Radiat Prot Dosim 132(2),191–197
5) Stather J, Clarke R and Duncan K (1988). The Risk of Childhood Leukaemia near Nuclear Establishments. NRPB-R215. NRPB, Chilton.
6) Wheldon T E (1989). The assessment of risk of radiation-induced childhood leukaemia
in the vicinity of nuclear installations. J Roy Stat Soc Series A (Statistics in Society) 152,327–339.
7) Ian Fairlie. Commentary: childhood cancer near nuclear power stations, Environmental Health 2009, 8:43)
Cristina Rinaldi
Prof. Ass. Immunologia ed Immunopatologia
Università “La Sapienza” Roma
Cristina ….lo fanno lo fanno !!
io ho letto il tuo articolo (spero che sia lo stesso che hai inviato qui) in un altro sito.
Ulteriore conferma dell’aumento di Leucemie Infantili vicino alle Centrali Nucleari. Note sul 14° Rapporto COMARE 2011.
di Cristina Rinaldi del 29 Maggio 2011 .
MOLTO MOLTO MOLTO INTERESSANTE !!
Si puo leggere qui :
http://isdepalermo.ning.com/profiles/blogs/ulteriore-conferma-dellaumento
Cristina Rinaldi
Prof. Ass. Immunologia ed Immunopatologia
Università “La Sapienza” Roma
WHO:
“Otherwise, the team of international experts found no evidence for any increases in the incidence of leukemia and cancer among affected residents.”
cosa interessante è il paragrafo successivo
“However, in the most exposed cohorts of emergency and recovery operation workers some increase of particular cancer forms (e.g., leukemia) in particular time periods has already been observed”
sembra più che altro un incremento nei confronti di chi è stato più esposto (ad esempio i liquidatori).
per il Chornobyl Center, riferendosi ai bambini:
“No reliable data regarding increase of leukemia, lymphoma, other forms of solid cancers were obtained.”
-
in ogni caso rimango profondamente interessato al suo articolo, se non lo pubblicassero qui, mi farebbe piacere annoverarlo tra gli articoli del mio blog (anche se non si tratta specificatamente di una traduzione)
il mondo in cui viviamo è soggetto a inquinamenti naturali di ogni genere:radiazioni provenienti dal cielo(sole e cosmiche) e dalla terra(radioattività,),concentrazioni di elementi di ogni tipo sotto forma di minerali,gas venefici(vulcani,miniere a cielo aperto,acque velenose). l’umanità non ha i mezzi per incidere su tutto ciò,è inerme.può solo difendersi alla meno peggio adattarsi o perire.Tra tutto ciò il nucleare è l’attività meno inquinante per dotarci dell’energia di cui, in particolare noi italiani, necessitiamo .il mondo ideale per gli ecologisti,gente idealista ma poco pratica,potrebbe essere una astronave.bruciare idrocarburi per produrre energia è un crimine!
Per avere un riscontro oggettivo si puo procedere cosi: tutti coloro che vogliono il nucleare andassero ad abitare vicino alle centrali, cosi se campano vuol dire che hanno ragione, se muoiono hanno torto ma comunque si sono sacrificati per la causa.
Come si può negare l’evidenza? Credo che oggi si può investire in fonti di energia molto più sicure del nucleare.
Spero che alla fine prevalga il buon senso.
ANNOTAZIONE:
- la correlazione tra gli aumenti di leucemie infantili
(dimostrate) ed i siti delle centrali è provata;
rimane difficile provare la correlazione con livelli di radioattività aumentati eventualmente presenti nelle aree intorno alle centrali (valori dibattuti); da cui le contestazioni agli studi..
dove sta l’inghippo?
le misurazioni delle radioattività ufficili sono fatte alcune volte
all’anno e poi da li si calcola la media su tutto l’anno..così si trovano valori solo leggermenteaumentati (dovuti al vapor d’acqua
leggermente radioattivo delle torri e dell’acqua di raffreddamento)..
ma nella realtà ci sono rilasci improvvisi molto forti che sfuggono
a questo sitema di misurazione, i più grandi nel periodo in cui viene
cambiato il combustibile, i valori intorno schizzano alle stelle..
C’è tabù su queste informazioni tecniche..così si può continuare
a screditare gli studi sui danni alla salute di chi abita intorno.
Vergogna
smentito rapporto tra leucemie infantili e centrali nucleari!?
Certo, mai visto una centrale creare la leucemia, semmai è la radioattività che crea leucemia. Che geni! sono inglesi…
E’ CHIARO CHE SONO I VALORI DI PICCO CHE CREANO I PROBLEMI, NON LA MEDIA ANNUALE! VALE LA REGOLA DELL’ESPOLOSIONE: SE DILUITA NEL TEMPO NON LO è PIU’ E DIVENTA UNA SEMPLICE COMBUSTIONE.
Tutti i sostenitori di questa vergognosa grossa presa in giro del nucleare vadano a dare una mano a fukushima invece di chiaccherare tanto!
Il vostro modello è la Tepco! Vergognatevi!
Con il cuore e la mente siamo tutti a Fukushima.
E’ proprio per evitare che possano accadere altre “Fukushima” che sosteniamo la massima attenzione al nucleare.
Il nucleare,con tutto il suo enorme potenziale di energia e pericolo,e questo lo sappiamo bene ,si sviluppò negli anni ’40,sotto la pressione della più terribile guerra affrontata dall’umanità nella sua storia, e servì immediatamente a fabbricare la bomba atomica.
Sono ormai oltre 50 anni, che gli uomini di buona volontà stanno cercando di “imbrigliare” questa nuova energia per renderla meno incontrollabile e più utile.
Purtroppo,non si riesce sempre a domarla, come nell’evento disastroso di Fukushima.
E’ per questo che bisogna alzare sempre più il livello di guardia e moltiplicare gli sforzi per riuscire a tenerla quantom più è possibile sotto controllo.
Sopratutto bisogna evitare che del nucleare se ne occupi mun numero ristretto di soggetti interessati più al potere e al profitto che al benessere generale.
Cordiali saluti ad abdullah.
Ciao attilio,
permettimi di replicare perchè forse non mi sono espresso bene.
Io credo che farebbe bene a tutti i sostenitori del nucleare un bel viaggetto in quel di fukushima,
ma non “con il cuore e la mente”, anzi di persona e fisicamente piuttosto.
Non lo dico per scherzo.
Credo infatti che questo permetterebbe ai sostenitori del nucleare di provare la sensazione di perdere tutto.
Non “solo” il proprio lavoro, la propria terra, la propria casa.
Non “solo” la propria tranquillità familiare, potenzialmente la propria famiglia e i propri cari.
Ma di provare anche la sensazione di poter perdere persino la possibilità di avere figli sani, di poter trasmettere quella sorgente di unicità che c’è in ognuno di noi, cioè il nostro codice genetico.
Questo è un potenziale crimine contro l’umanità, non un incidente causato da forze naturali.
“Sono ormai oltre 50 anni, che gli uomini di buona volontà stanno cercando di “imbrigliare” questa nuova energia per renderla meno incontrollabile e più utile.”
Con quali risultati?
Mi sembra che questa energia non sia così facilmente imbrigliabile.
Dopo 50 anni di errori questi uomini di buona volontà non si stanno facendo delle domande?
Sono proprio così sicuri di essere nel giusto?
Sono sicuri che le applicazioni civili di questa energia siano sostenibili?
“Purtroppo,non si riesce sempre a domarla, come nell’evento disastroso di Fukushima.”
No comment.
“Sopratutto bisogna evitare che del nucleare se ne occupi mun numero ristretto di soggetti interessati più al potere e al profitto che al benessere generale.”
Una sfida ancora meno semplice della precedente per i famosi uomini di buona volontà.
Il nucleare è per sua natura un business per pochi, privati e sempre sostenuti dalla macchina burocratica dei soldi pubblici.
Sempre con limitazioni delle responsabilità e sempre con le spalle coperte da parte dello stato.
La figura che mi viene in mente è quella di un genitore che affida il proprio bambino a Toto Riina.
E’ già difficile sopportare il nucleare militare.
Figurati il nucleare civile.
mentre nel forum si fanno chiacchiere e ci si arrampica sugli specchi in Giappone si fanno i fatti:
Il premier nipponico si taglia lo stipendio e annuncia una revisione totale delle politiche nucleari. Naoto Kan ha fatto sapere che non riceverà più gli emolumenti fino a quando la crisi di Fukushima non sarà risolta, e lo stesso farà il capo della Tepco.
Dopo avere chiesto la chiusura di Homaoka – 200 chilometri a sudovest di Tokyo, considerato uno degli impianti atomici a maggior rischio sismico del Giappone – i collaboratori del primo ministro hanno fatto sapere che non si escludono nuovi provvedimenti in altri impianti considerati a rischio.
QUI MI DOMANDO MA SE NON FOSSE ACCADUTO IL DISASTRO DI FUKUSHIMA TUTTE QUESTE CENTRALI A RISCHIO SAREBBERO STATE CHIUSE ?
MI PIACEREBBE CHE RISPONDESSE CHICCO TESTA.
All’impianto di Daiichi gli operatori continuano la lotta per porre fine alla peggiore crisi nucleare dai tempi di Chernobyl. Per potere fronteggiare i cospicui indennizzi necessari per risarcire i danni della fuoriuscita di radioattività a Fukushima, la Tepco ha chiesto aiuti economici al governo nipponico.
“Le autorità avrebbero dovuto tenerci sempre informati sul livello delle radiazioni. Ma non è stato così e sono un po’ preoccupato” – dice una persona evacuata da Kawauchi, all’interno del perimetro di esclusione intorno a Fukushima. Fa parte di un gruppo di persone sono potute tornare nelle proprie case. Ma solo per un brevissimo periodo. Il livello di radiazioni è ancora troppo elevato.
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Greenpeace accoglie con favore l’ambiziosa proposta del primo ministro giapponese Naoto Kan di abbandonare i piani di sviluppo di 14 nuovi reattori nucleari da qui al 2030 e di investire invece in fonti di energia rinnovabile e risparmio energetico.
“Le affermazioni di Naoto sul fatto che il Giappone debba “ricominciare da zero” sulla pianificazione a lungo termine delle sue risorse energetiche dopo il disastro di Fukushima, sono un ulteriore dimostrazione che l’energia nucleare è definitivamente al tramonto” – commenta Junichi Sato, Direttore Esecutivo di Greenpeace Giappone.
I piani di sviluppo del governo giapponese prevedevano l’apertura di altri 14 reattori nucleari per portare la percentuale di energia elettrica derivata da nucleare dal 30 al 50 percento entro il 2030.
“Non abbiamo bisogno di aspettare nuovi disastri: i governi di tutto il mondo devono seguire l’esempio giapponese e cambiare le proprie strategie energetiche puntando su energie pulite e rinnovabili – dichiara Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Italia -. I progetti del governo italiano sul ritorno al nucleare risultano essere sempre più anacronistici e fuori da ogni logica. L’energia del futuro di Berlusconi è già passato”.
sempre troppo tardi, cosi sono capaci tutti.
i giapponesi hanno dimostrato di essere …. diciamo non proprio dei geni.
poveretti, non voglio sembrare cinico ma il rischio in giappone è sempre stato molto alto.
Bene,ora che è stata sfatata anche la pericolosità leucemica dei siti nucleari cosa si aspetta a prendere in seria considerazione l’ipotesi di progettarne uno, almeno sulla carta e in linea di massima, capace di accogliere un impianto di ultima generazione quale ad esempio l’EPR della francese AREVA, così come previsto d’altra parte dall’accordo preventivo dei governi italiano e francese che ora rischia di saltare sia per la moratoria e gli emendamenti antireferendum del Governo che per il referendum stesso se fosse confermato.
Ideare e progettare di massima sulla carta un impianto nucleare, in fin dei conti, non significa doverlo fare per forza e subito.
Però può servire come strumento di analisi critica utile per comprendere meglio per lo meno il grado di effettiva preliminare fattibilità del sistema.
Solo per uno spunto di discussione meno discorsiva e campata in aria e più realistica e pragmatica, vista l’abbondanza di ottimi ingegneri tecnici ed esperti che frequentano questo blog:
se si decidesse per esempio di installare uno o più reattori di ultima generazione EPR, come quelli che si stanno costruendo in Finlandia e Francia, nell’area della centrale policombustibile di Montalto di Castro,in alto Lazio, là dove alla fine degli anni 80 fu già avviata la costruzione di una centrale nucleare del tipo LWR-BWR, realizzazione interrotta dell’evento Chernobil e conseguente referendum ,con riconversione del sito in impianto policombustibile,a distanza di oltre venti anni quali sarebbero i principali problemi da affrontare e risolvere?
Attilio, buonasera,
solo come spunto, perchè la mai opinione in merito è credo ormai nota.
Gli edifici in Cemento Armato del reattore e degli impianti accessorie, ma anche il mero peso della struttura e quindi le opere in fondazione, in pratica tutto quello che è necessario andrebbe fatto daccapo, da un punto di vista di strutture edilizie sono reattori totalmente diversi.
ovviamente ancor di più per la parte impiantistica nucleare in senso stretto.
Dubito anche che le opere di allacciamento A/T esistenti possano lontanamente sostenere un incremento della potenza di 1,65 gigawatt.
in pratica tutto da fare da zero come altrove,
Tra i problemi mi pare di ricordare che una amministratrice locale, tra l’altro di centro destra lamentava problemi idrogeologici all’impianto nei capannoni che avrebbero dovuto essere occupati dall’impianto nucleare..
era una puntata di Report se non erro, potreste pensare che è di parte, ma citava la signora come membro del PDL, nel periodo in cui il PDL faceva del nucleare il fulcro della sua politica energetica..
saluti
vedrò di documentarmi
Buongiorno Luca,ero sicuro che , nonostante il tuo generale scetticismo un pò pessimistico sull’opzione nucleare, mostrato più volte nei recenti post,da serio moderato e preparato esperto quale appari,avresti risposto allo stimolo intelletuale da me proposto.
In attesa che tu ti esprima in modo più circostanziato dopo che ti sei documentato, ti vorrei rivolgere qualche richiesta di chiarimento.
Tu parli di strutture di cemento armato da rifare da capo.
Ti riferisci a quelle a suo tempo già realizzate nell’area della centrale di Montalto destinate al reattore LWR-BWR e che fu in seguito frettolosamente interrotto e abbandonato?
Penserei di si visto che parli di un surplus di 1,6 GWel, che è poi precisamente la potenza elettrica in uscita di una unità EPR, che metterebbe in sovraccarico non sostenibile la attuale connessa stazione AT progettata e realizzata originariamente per i quattro gruppi policombustibili ( ciascuno formato da una unità a vapore a combustibile liquido da 66O MWel + una a turbogas da 120 MWel ) per una potenza complessiva di 3,2 GWel circa.
in sostanza, per questa tua prima opinione di fattibilità di una centrale nucleare a Montalto,se non ho capito male avresti pensato ad una integrazione delle unità di produzione policombustibile già esistenti con una unità ex-novo di tipo nucleare.
Ed altre eventuali soluzioni? Tipo sostituzione totale e/o parziale di quelle esistenti?
Possono essere ipotesi plausibili?
si attilio nel caso immaginavo avrebbe senso economico una integrazione non una sostituzione e per le strutture pensavoa quelle del LWR-BWR.
Non vedrei vantaggi significativi a scegliere proprio quel sito, ma come sai il mio pensiero è più generale, lo riassumo a costo di annoiare: pe rprima cosa vanno analizzati tutti i dati che sarà possibile raccoglere ed analizzare sulle cause e le dinamiche di Fukushima.
Ad esempio cosa successe all’unità 4 ? è stato idrogeno e se si perchè visto che le immagini della piscina 4 non mostrano (fortunatamente) danni alle moltissime 1535 (se non erro) assemblies ? o è stato come pare suggerire di recente la TEPCO un inciedente dovuto a materiale combustbile lasciato lì visto che il reattore era in arresto per manutenzione ?
i danni edili paiono eccessivi per questa seconda spiegazione.
poi ci sono i readings ufficiali di radioattività alla stessa piscina..
pare ch ein seguito la TEPCO abbia affermato (l’ho letto ma ora non trovo il link) che lo spiegavano con il riuso di acqua contaminata
insomma io penso è davvero prematuro, tutto deve essere sviscerato, rivisto, rianalizzato.
Un altro esempio ho ascoltato sul sito di AREVA la CEO argomentare che sarebbe stato utile se gli impianti avessero avuto i ricombinatori di idrogeno (che AREVA vende pare a circa 10 mln di $ a reattore dalle parole della CEO), ma io francamente dubito che sarebbero stati in grado di trattare i volumi di idrogeno coinvolti in questo incidente a meno che tutto l’impianto non sia progettato from the groun-up (come spero sia l’EPR) per gestire questa specifica dinamica di incidente.
un saluto
Personalmente penso che sarà molto difficile recuperare parti d’impianto gia’ esistenti.
Montalto di Castro era infatti costituta da due unità BWR da 1000 MW, se va avanti l’opzione EPR si tratta di unita PWR da 1600 MW.
L’impiantistica è totalmente diversa, per cui si potrà recuperare ben poco dell’isola nucleare, sempre che ne resti qualcosa.
Inolte mi pare di ricordare che la turbina dell’N4 (precursore dll’EPR) prevedesse che tutti gli stadi fossero montati su di un unico asse con un sistema di sospensione e smorzamento delle vibrazioni ad hoc. Se AREVA mantiene per EPR lo stesso sistema sarà molto difficile adottare una soluzione diversa per MdC, per cui potrebbe essere da rifare anche la parte turbine.
Forse si potrebbe salvare la presa a mare, con opportune modifiche naturalmente.
Le vie di accesso alla centrale potebbero salvarsi in quanto si può sempre pensare di alimentare il cantiere dal mare.
La presenza di altri impianti termoeletrrici in prossimità della centrale sono secondo me da escludere per due ragioni:
- Valutazione impatto in caso di incidente: un eventuale incidente alla parte policombustibile potrebbe significare un rischio anche per la centrale nucleare, a meno di non rivedere tutti gli std di sicurezza delle centrali convenzionali.
- Attualmente la centrale policombustibile lavora per meno di 2000 ore all’anno a causa dei costi di esercizio, in considerazione di quanto dettosopra probabilmente non vale la pena prolungarne il funzionameneto.
Ritengo che sarebbe piu’ ragionevele mettere una pietra definitiva sulla ex centrale di MdC e ripartire ex novo.
Ovviamente queste sono solo mie personali elucubrazioni. Spero stimolino ulteriori interventi.
Il Giappone è un isola immersa nell’Oceano Pacifico con una estensione territoriale poco più grande dell’Italia che è invece una penisola immersa nel Mar Mediterraneo che è praticamente un grande lago racchiuso da terraferma.
Il Giappone ha una popolazione doppia rispetto all’Italia con una densità che si avvicina alle 400 persone per Kmq e possiede oltre 50 centrali nucleari,di età variabile tra i 50 e i 5 anni, che soddisfano il 25% del fabbisogno di energia elettrica totale.
L’Italia ha una densità di popolazione di circa 200 abitanti per kmq e non possiede nessuna centrale nucleare operativa.
Quindi il paragone proposto tra il Giappone e l’Italia in termini di pianificazione dei rispettivi sistemi di produzione elettrica ad energia nucleare ha poco senso sia logico che tecnico economico.
Il Giappone, pur consapevole dei rischi ambientali e di sistema, ha continuato per esigenze di leadership industriale mondiale in una politica di supersfruttamento delle proprie risorse nucleari fino alle condizioni limite. Una politica che purtroppo si è rivelata gravemente errata dopo l’evento terremoto-tzunami che ha portato al collasso la centrale di Fukushima, una delle più vecchie del parco nucleare nipponico.
L’Italia,priva di nucleare energetico e asservita al monopolio dei combustibili fossili,è costretta ad importare energia elettrica da fonte nucleare dalla Francia ed ha la bolletta energetica elettrica di gran lunga la più cara d’Europa tra i paesi a grande tasso di industrializzazione.
Non si vede quindi cosa ci sia di illogico e imprevidente nel pensare ad un piano di rilancio dell’opzione nucleare nel nostro Paese anche se può sembrare in controtendenza con le attuali vicende politico-energetiche del Giappone.
La replica era per Massimiliano, ma forse non ho digitato nel posto giusto.
Ringrazio Luca Bevilacqua e Alex per i loro interessanti interventi di replica e risposta ai miei quesiti.
Siamo già di fronte a due ipotesi abbastanza contrapposte di due ingegneri nucleari di sicura esperienza.
Luca ha fatto riferimento alla ristrutturazione-sostituzione dell’originaria isola nucleare di MdC, poi abbandonata, costituita da due linee LWR-BWR da 1 GWel ciscuna (anche se ancora non è ben chiaro da dove scaturisca il surplus di 1,6 GWel),ad integrazione delle esistenti 4 linee policombustibili convenzionali con le quali l’eventuale nuova linea nucleare potrebbe convivere.
Alex invece fa riferimento ad una nuova linea EPR, evoluzione dell’N4 dell’Areva francese,che dovrebbe sostituire quasi totalmente la vecchia linea nucleare LWR-BWR della General Electric americana,ma con forti dubbi sull’integrabilità e la copresenza per motivi di sicurezza con le esistenti linne policombustibili.
Mi sembra già un bel dibattito questo che si è aperto sull’ipotesi di fattibilità di una nuova area nucleare a Montalto di Castro.
Penso che meriti ulteriori approfondimenti.
Attilio buongiorno, solo una precisazione io sono ingegnere elettronico di laurea, con specializzazione (allora) in controlli automatici di sistemi e processi.
Non sono quindi un ingegnere nucleare anche se da giovane laureato feci dei lavori di simulazione e ricerca preliminari (parliamo di 20 anni fa) a Garching, al Max Planck Institut fur Plasmaphisick dove mi occupai di simulazioni e modellistica di controllo su robot per la futura manutenzione interna di quella idea che poi è evoluta in ITER e che allora chiamavamo preliminrmente NET (per contrapporlo al JET).
Li ebbi modo di conoscere e diventare amico (poi la vita non ci ha consentito di restare in contato) con alcuni giovani ingegneri nucleari che “spiazzati” da Chernoby e dal conseguente stop nucleare italiano avevano risolto il problema della loro vita professionale diventando ricercatori per diciamo gli albori di ITER.
inoltre mio padre è ingegnere edile (da tempo ormai in pensione) e io ho svolto una certa attività anche nel campo
Ciao Luca, anche se non sei laureato in ingegneria nucleare dimostri notevoli conoscenze e capacità di analisi nel settore nucleare.
E poi, sono convinto che proprio perchè non hai particolari vincoli culturali e sopratutto professionali con il settore dell’ingegneria nucleare,puoi dar giudizi più oggettivi e affidabili.
Il fatto poi che hai una impostazione di base da sistemista nel settore dei controlli automatici e di processo, ti dà, secondo me, uno strumento in più per poter fare analisi critiche adeguate nel complesso ambito del nucleare.
Senza trascurare la tua ulteriore esperienza nel settore edile per via della professione paterna: l’acciaio e il cemento armato, insieme al controllo degli impianti e dei processi, sono certamente la base non solo della realizzazione ma sopratutto della sicurezza per qualsiasi impianto nucleare.
Cordiali saluti.
Per Alex.
Molto interesanti e pertinenti le tue osservazioni sull’eventuale nuova isola nucleare di Montalto di Castro.
Ma vorrei se possibile ulteriori chiarimenti.
Dici che l’ipotesi di “convivenza-copresenza” tra un nuovo comparto nucleare e quello presistente policombustibile è da scartare essenzialmente per due ordini di motivi: il primo è quello della sicurezza generale dell’impianto che verrebbe compromesa dai rischi di incidenti proprio nella parte convenzionale policombustibile; il secondo motivo risiede nel fatto che la centrale policombustibile di Montalto funzionerebbe da tempo a regime fortemente ridotto(circa 2000 ore annue rispetto alle 6-7000 previste dal progetto originario e ci sarebbe anche da chiarire a quale potenza rispetto alla massima di 3,2 GWel di progetto),per ragioni di costi di esercizio divenuti ormai non più sostenibili, per cui sarebbe più logico dismettere del tutto l’intero comparto policombustibile.
Se quello che dici, Alex, è vero, e non ho motivi per non crederlo,siamo di fronte ad un caso sconcertante.
La centrale di MdC, nata alla fine degli anni ’80 come nucleare, e riconvertita in fretta e furia a policombustibile per il referendum post-Chernobyl, con enorme dispendio di risorse finanziarie,tanto da mettere in crisi il già a suo tempo precario bilancio dello Stato,dopo appena due decenni sarebbe da buttar via perchè non ce la facciamo a mantenerla in esercizio?
E no, caro Alex.
Questo non lo ritengo affatto una cosa accettabile nè plausibile sia da un punto di vista tecnico che economico .
La centrale secondo me andrebbe riportata ad una accettabile funzionalità e semmai va approfondita con molta attenzione, prima di scartarla del tutto,l’ipotesi di una possibile integrazione o una parziale sostituzione con una o più unità nucleari.
Sempre per Alex.
Per quanto riguarda la sicurezza.
Perchè l’impianto policombustibile di Montalto di Castro sarebbe fortemente rischioso per un’eventuale isola nucleare che dovesse essere realizzata in contiguità territoriale? E cosa si potrebbe e dovrebbe fare per ridurre questi rischi superando l’ipotesi drastica di totale incompatibilità di copresenza di impianti policombustibili convenzionali e impianti nucleari di ultima generazione?
Per Attilio
“Sempre per Alex.
Per quanto riguarda la sicurezza.
Perchè l’impianto policombustibile di Montalto di Castro sarebbe fortemente rischioso per un’eventuale isola nucleare che dovesse essere realizzata in contiguità territoriale? E cosa si potrebbe e dovrebbe fare per ridurre questi rischi superando l’ipotesi drastica di totale incompatibilità di copresenza di impianti policombustibili convenzionali e impianti nucleari di ultima generazione?”
La centrale policombustibile può andare incontro ad incidenti di vario tipo. Provo ad azzardare alcune ipotesi : esplosione, incendio, rilascio nell’ambiente (mare) di materiale infiammabile (olio combustibile) , creazione di atmosfere esplosive per rilascio di gas.
Supponiamo che uno di questi eventi produca dei danni ad alcune zone della centrale che ipotizziamo essere in comune: diciamo la zona edificio turbine o la presa a mare. O anche a zone esclusive della centrale nucleare e che si trovano normalmente all’esterno del doppio contenimento (quello a prova di caduta d’aereo per intenderci).
Bene , si tratta di eventi che non necessariamente portano ad una situazione di pericolo per il nocciolo e quindi per la popolazione , ma che ovviamente costringerebbero ad un arresto forzato del reattore allo scopo di garantirne la messa in sicurezza fino al ripristino delle condizioni di normale funzionamento.
Ora dobbiamo valutare, per esempio, quale perdita economica comporti l’arresto forzato del reattore, con conseguente mancata produzione.
Consideriamo che una centrale da 1000 MW produce, nel servizio di base (fattore di carico 0.9, perdita nella rete circa 7%) circa 7 miliardi di kWh/anno , quindi circa 19 milioni di kwh/ giorno. Considerando un costo medio di produzione del kwh da nucleare pari a 0.09 Euro si può stimare la perdita economica in 1.7 milioni di euro al giorno (consistente nel mancato recupero del capitale investito più tutti i costi accessori di produzione, non ho considerato il mancato guadagno di Enel e spero di non avere cannato i conti).
Tenuto conto che un reattore di potenza non può ripartite , dopo lo shutdown, prima di 2-3 giorni , solo per il fatto di mettere in sicurezza la centrale (anche senza danni) si totalizzerebbe una perdita di circa 5 milioni di euro.
Se poi i danni fossero tali da prolungare l’arresto per settimane o mesi ti puoi rendere conto di quale danno economico potrebbe comportare la convivenza dell’impianto nucleare con quello convenzionale, in caso di un incidente alla parte convenzionale.
Per questo ed altri motivi, (per esempio l’effetto che un guasto alla centrale nucleare potrebbe avere sull’ambiente circostante) gli impianti nucleari si costruiscono in zone a bassa densità di popolazione e con ampie aree di rispetto (dove le attività agricole ed industriali sono limitate).
Per poter integrare quindi la centrale policombustibile (sempre che sia tecnicamente possibile) bisognerebbe secondo me potenziarne la sicurezza in modo da riportare il rischio di un incidente al livello di quello dell’impianto nucleare. Tenuto conto però che i due sistemi tenderebbero comunque ad influenzarsi il rischio residuo finale sarebbe comunque maggiore del singoli contributi.
Fin qui ho considerato il rischio ”tecnico”, proviamo a valutare quello socio-politico dovuto all’isteria collettiva.
Immagina che avvenga un’esplosione di un qualunque tipo all’interno dell’area policombustibile, dovuta ad esempio ad una fuga di gas.
Come riporterebbero la notizia secondo te i giornali italiani?
“Esplosione alla centrale NUCLEARE, sfiorate la catastrofe ambientale. A rischio la vita di centinaia di persone”, che ne dici, ti sembra plausibile?
Nel giro di pochi ore si organizzerebbero comitati cittadini per la chiusura della centrale nucleare “che con questo incidente ha dimostrato la sua totale mancanza di sicurezza”.
Poi arriverebbe un politico illuminato che proporrebbe una sospensione “temporanea” in attesa della realizzazioni di STRESS TEST.
E via di nuovo col disastro economico.
Per quanto riguarda il fatto che la centrale di Montalto di Castro non sia competitiva a causa dei costi di gestione ti propongo di leggere questo articolo .
Concordo con te che la cosa sia scandalosa, ma la colpa e’ delle scelte scellerate fatte dai politici dopo i referendum del 1987.
http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_13/centrale_montalto_35c5bb7c-6f6e-11de-bf72-00144f02aabc.shtml
Temo che tenuto conto dei 14 miliardi di euro spesi e dei costi di gestione dovuto all’utilizzo di gas e olio combustibile sarà molto difficile che possa diventare competitiva. Secondo me e’ destinata a morire o a esser rimpiazzata in toto da una eventuale centrrale nucleare.
Un insegnamento: le scelte energetiche non si fanno a colpi di referendum.
attilio,
si aspetta solo che tutti i sostenitori del nucleare vadano a farsi una bella respirata benefica a fukushima.
Finchè i sostenitori del nucleare saranno al mare a fukushima, si potrà preliminarmente valutare, ma senza rischio, la fattibilità tecnica del nucleare.
Per valutare bene tale fattibilità si potranno analizzare con tutta calma i dati disponibili, ad esempio il decesso dei sostenitori del nucleare esposti al mare radioattivo di fukushima.
Poi con tutta calma, ma in fase assolutamente preliminare e senza alcun rischio, si potrà passare ad una analisi economica.
Solo quando invece ci saremo liberati di tutti i sostenitori del nucleare, potremo finalmente pensare con tranquillità a soluzioni reali ed umanamente ed ecologicamente accettabili.
Buon viaggio a fukushima attilio!
Ti vorrei ricordare, caro Abdullah, che di centrali nucleari funzionanti nel mondo ce ne sono quasi 500, e per il momento danno energia elettrica a quasi 1 miliardo di persone di tutte le razze e a tutte le latitudini.
Per farle funzionare con un grado di sicurezza e di efficienza accettabile studiano e lavorano centinaia di migliaia di persone qualificate.
Sostenere il nucleare significa occuparsene con la massima serietà e il massimo impegno, sopratutto quando accade un disastro come a Fukushima.
Se si dovesse tutti assumere un atteggiamento nichilista e disfattista come il tuo, caro Abdullah, del nucleare, con tutto il suo enorme potenziale d’energia e di pericolo, se ne occuperebbero sopratutto per motivi di potere e di profitto un ristretto numero di persone senza adeguato controllo pubblico con tutti i rischi che questo comporterebbe per tutti noi.
Ciao Attilio.
Hai fatto bene a scrivere “per il momento” perchè sul nucleare ormai le certezze sono poche.
Confermo quanto dici: il nucleare è un business enorme.
Per pochi.
Per privati.
In accordo con la macchina dei soldi pubblici.
E sempre attraverso limitazioni della responsabilità tali da rendere lo stato (= i cittadini) esposto alle responsabilità residue. Basta vedere come sarà gestita la quasi-nazionalizzazione della tepco.
Non voglio nemmeno iniziare a parlare di “controllo pubblico”, perchè la storia stessa di fukushima ha svelato – nel civile ed evoluto giappone – uno strato impressionante di omertà e di inefficienza pubblica e privata tali da mettere a rischio la cittadinanza per interi decenni e tale da far perdere di credibilità ad uno stato intero. Una persona sensibile come te a queste circostanze (ma poi dico: siamo italiani, sappiamo come funzionano purtroppo tante cose nel mondo pubblico del nostro paese, mica ci serve capirlo dai giapponesi) si è sicuramente resa conto di ciò.
Vorrei invece cogliere l’occasione e soprattutto la tua cordialità per una domanda che ritengo più importante.
E’ una domanda che sposta l’attenzione dalle proprie idee alle motivazioni che portano a tali idee e agli effetti che le proprie idee inducono.
Ritengo inutile ammazzarsi a colpi di cifre e di numeri, di articoli e di opinioni, se non capiamo prima di tutto perchè stiamo parlando tutti di nucleare.
Lasciando perdere il business (nessuno sputa sul proprio piatto, si capice), lasciando perdere le più profonde certezze (nessuno le cambierà mai se non a fronte di motivazioni forti, positive o meno), lasciando perdere le emozioni (nessuno sostiene così alacremente una tesi se non ne è coinvolto), io vorrei capire: quale potrebbe essere un punto talmente cruciale tale che, se questo fosse dimostrato su un piano logico, anche l’ultimo dei sostenitori del nucleare dovrebbe iniziare a modificare il proprio modo di pensare? Quali sono i criteri ultimi che potrebbero fare la differenza? (provo, senza alcuna presunzione, a citarne qualcuno di mia libera fantasia: se si dimostrasse che l’energia nucleare è 1000 volte meno economica della più semplice delle tecnologie rinnovabili; oppure: se si dimostrasse che non può esistere al mondo un luogo sicuro dove stoccare le scorie; oppure: se si dimostrasse che l’inquinamento dell’ambiente a causa dell’industria nucleare è più grave e più costoso di qualsiasi altra forma di inquinamento; oppure: se si dimostrasse che i morti finora causati nel contesto del nucleare civile sono superiori a quelli della seconda guerra mondiale; oppure: se si scoprisse una nuova sorgente energetica a bassissimo costo, massima fruibilità e zero impatto ambientale, non prona agli incidenti e con bassissimi profili di rischio).
Inoltre: esiste qualcosa, sulla terra o oltre, che potrebbe essere più importante, più prioritario, più degno di essere vissuto, rispetto al mondo del nucleare? Qualcosa per il quale saremmo disposti tutti a mettere il nucleare in seconda posizione (esempi di fantasia: avere un figlio; vivere appassionatamente con la propria famiglia; trascorrere una vita felice; godere della propria esistenza in un modo comunque adatto a noi, per quanto imperfetto, impreciso e caotico).
Esiste qualcosa che vorremmo tutti difendere dal nucleare in un caso di incidente? (es. la nostra vita, la vita dei propri cari).
Avrai certamente capito che in definitiva vorrei capire quali sono i livelli più profondi sui quali si regge la certezza dei sostenitori del nucleare al punto che, dopo 50 anni di difficoltà, questi sono ancora alla ricerca di imbrigliare quelle energia.
Può darsi che la risposta sia semplicemente: nulla. Cioè può darsi che non esista nulla al mondo in grado di cambiare tale opinione.
Ma sarei curioso di saperlo da te.
Cordiali saluti a te attilio
Molto interessante , a una prima lettura, la tua replica, Alex. Devo avere il tempo di rileggerla con più attenzione e di eventualmente replicare. Grazie. A presto. Cordiali saluti.
La tua replica, invece, Abdullah, mi ha commosso.Inizio con risponderti che a parer mio , non è più possibile , come auspichi tu, mettere in secondo piano il cosidetto ” nucleare”. Il ’900, con le sue inesorabili scoperte nel campo della fisica dell’atomo, ci costrige, oggi, nel 2000 a occuparci con la massima intensità di questo settore. Senza soste, per contrastare chi se ne occuperebbe a fine di male.E se riusciamo nel frattempo ad avere una compagna,a fare un figlio e a goderne la vicinanza, meglio per noi. ma chi lo difende questo figlio, o i soi figli,dalle conseguenze di un nucleare abbandonato a se stesso?
Comunque, ad una prima analisi, dato che la centrale continua ad essere sottoutilizzata per eccesso di costi di esercizio ed inoltre contribuirebbe ad abbassare la sicurezza di un’eventuale area nucleare contigua,non dovrebbero esserci più dubbi:converrebbe dismetterla e sostituirla di sana pianta con una o più unità nucleari di ultima generazione.
Quest’ultima osservazione era per “Alex”.
Ciao attilio,
rispondo alla tua ultima replica.
Ti ringrazio per la chiarezza che ti contraddistingue.
Capisco che per alcune persone il nucleare (per diversi motivi) è qualcosa di irrinunciabile.
Questo mi permette di capire veramente tante cose. Credo, attilio, che tu mi abbia fatto finalmente capire il punto di vista di tanti sostenitori del nucleare.
In una situazione di muro-contro-muro tipica del nucleare, capire questa cosa mi permette di evitare situazioni di forte contrapposizione, pur ovviamente non rinunciando nessuno alle proprie idee.
Inoltre, capisco finalmente il senso che molti sostenitori del nucleare hanno in termini di “protezione del nucleare” da chi se ne interessa per fini condannabili e dannosi, e in termini di “protezione dal nucleare” dei propri cari nei confronti dei soggetti citati.
Devo dire che ho imparato molto da questa mia breve esperienza nel forum.
Dal punto di vista pratico, considero molto più utile passare ad azioni concrete per opporsi al nucleare (informazione per le persone che non hanno una posizione, referendum contro il nucleare, scioperi proteste e manifestazioni per bloccare qualsiasi azione pro-nucleare) piuttosto che cercare motivazioni o argomentazioni da vomitare addosso a chi invece sostiene il nucleare.
Questo permetterebbe di abbassare i toni della discussione, cosa molto utile per non condizionare negativamente anche le generazioni future su questo tema.
E ovviamente permetterebbe di concentrarsi su azioni utili e concrete di contrasto al nucleare.
Devo dire che mi fa molta tristezza l’idea di un genere umano che non riesce a rinunciare ad una propria scoperta, che non riesce a mettere un limite nell’utilizzo della propria scoperta, che non riesce a difendersi da una propria scoperta.
Per concludere, spero che un giorno – chiuso finalmente il capitolo del nucleare – si possa tornare a parlare e a discutere con tranquillità anche di questo argomento. Sperando però di non dover ammettere che, nel frattempo, ci siamo persi qualcosa di più importante che meritava di essere vissuto.
Ancora un’osservazione ,Abdullah.
Sarebbe ipocrita non ammettere che mi fa piacere che sia stato proprio io ad aiutare ad aprire particolari e profondi “occhi della mente” in merito ad un argomento complesso e ancora misterioso come il nucleare ad una persona che intuisco di grande sensibilità come te.
Vedi, ci vorrebbe molto più tempo da vivere e molte più energie da impiegare per capire di più e cercare di far capire agli altri.
Accontentiamoci di essersi imbattuti in un forum come questo, dove poter virtualmente dialogare, finchè ne avremo tempo e voglia, con un certo numero di interlocutori per la gran parte di assoluta qualità e riuscire a captare l’essenziale di argomenti che presupporrebbero altrimenti lunghi approfonditi e per molti di noi ormai impossibili studi ed esperienze.
Posso anche credere che, se la radioattivita’ non esce, magari non ci si ammala. Ma se esce, ci si ammala. E quando esce, di solito tende a farlo in maniera alquanto dannosa. Dopotutto, anche una mina e’ asolutamente innocua per la salute, se non eplode.
Attendo ancora di sapere un computo dei danni (stima minima) per 1200 km quadri di giappone off limits per almeno 50 anni .
A questa, magari mettiamo la ciliegina delle spese necessarie per contenere le perdite radioattive (che sicuramente la TEPCO non paghera’ se non vuole fallire di botto, quindi pagheranno i cittadini giapponesi, come al solito e come sempre, socializzazione dei disastri).
Poi andremo a vedere che diavolo sta’ succedendo in falda, c’e’ il rishio di una contaminazione a largo raggio guidato dalle acque sotterranee.
Ah, una domanda: ma dove li mette, il Giappone, i suoi rifiuti radioattivi? Ora ha un sito perfetto, anche accatastandoli a cielo aperto non verrebbe cambiata la radioattivita’ ambientale.
“Dopotutto, anche una mina e’ asolutamente innocua per la salute, se non eplode.”
Anche una centrale termoelettrica non nucleare può essere pericolosa, anche una centrale a carbone, anche una centrale idroelettrica, anche un’industria petrolchimica.
sono tutte mine innocue se non esplodono.
detto ciò che si fa, non si produce più energia?
“socializzazione dei disastri”
Perchè usualmente non avviene così? quando si verifica un terremoto o un’alluvione?
Personalmente non so come regoleranno la questione, se sarà la Tepco (che è una società che gestisce una regione in Cina) o no, ma in base a quanto dichiarato, sarà lei ad accollarsi lo smantellamento dell’impianto; non è impossibile che si accolli anche la gestione del disastro radioattivo.
Ma qui si entra in un argomento di tipo giurisdizionale, poichè non dimentichiamo che ciò che ha portato al disastro è stato un terremoto violentissimo (e se la Tepco ha rispettato tutti i requisiti di costruzione, nessuna colpa può esserle addossata).
nella cronaca odierna ci sono molti elementi per una risposta: in sintesi il governo aiuterà la TEPCO (e non potrebbe essere altrimenti viste le cifre in gioco) ma esigerà il massimo sforzo sostenibile dalla TEPCO, anch eimponendo revisori di conti esterni
la cultura giapponese è affascinante
chiaramente gestiranno la questione in modo consono.
concordo sul fascino della cultura giapponese, ma anche della mentalità.
ricordo le immagini di tutte quelle persone durante il terremoto che ordinatamente facevano le file per entrare nelle palestre.
che io ricordi, non ho visto una briciola di panico.
“che sicuramente la TEPCO non paghera’ se non vuole fallire di botto”
Da aggiungere che la Tepco non produce unicamente reattori nucleari per centrali, ma nel suo business si annoverano anche produzioni di energia per mezzo di fonti rinnovabili e fossili.
Tutto dipende dai suoi bilanci, ma non è impossibile che sia in grado di contribuire o addirittura accollarsi il costo dei danni radioattivi al territorio (dipende naturalmente dall’entità dei danni)
IL problema che abbiamo adesso, anzi, che abbiamo da cento anni, è che le emissioni per la combustione da fonti fossili sono uno stillicidio continuo e non un’esplosione ogni 20 anni.
Qui non si tratta di fare la scelta perfetta ma di scegliere il male minore. Semprechè non si voglia tornare all’età della pietra ovviamente.
Invece di urlare al complotto bisognerebbe basarsi sui fatti.
I fatti sono che viviamo immersi nelle radiazioni di origine naturale e assorbiamo ogni anno una dose pari a circa 3 mSv.
Lo studio KiKK afferma che una dose aggiuntiva di radiazioni pari a 0.0003 mSv (riferita alla centrale di Grundemmingen, pag ix del KiKK) può comportare un maggior rischio per la salute dei bambini che vivono entro 5 km dalle centrali. Le puntuali critiche della comunità scientifica sono oramai note. Ma anche ragionandoci ‘a pelle’ è evidente che una dose simile è piccolissima, è molto più piccola delle differenze di radioattività ambientale tra le varie città italiane ad esempio tra Roma (1.58 mSv) e Venezia (0.77 mSv). Non mi risulta che a Roma vi sia un incidenza di leucemie abnorme… ma chi difende a spada tratta la bontà del KiKK perchè non organizza un esodo di massa da Roma in nome del principio di precauzione?
Dalle centrali nucleari escono per lo più piccole dosi di gas nobili, trizio e carbonio 14 per un’attività dell’ordine di alcuni TBq/anno. Se si dimostra che questi particolari elementi a causa delle loro proprietà chimiche riescono ad entrare nei cicli biologici umani e, pur essendo in ridottissime quantità, a creare danni (magari ancora prima della nascita) è un conto… ma lo studio KiKK è uno studio ecologico mal congegnato che si basa su ipotesi piuttosto discutibili, come ad esempio il fatto che le emissioni delle centrali dovrebbero essere concentiche rispetto alla centrale stessa.
non vorrei affermare inesattezze perchè non ho avuto tempo di leggere e studiare il KiKK per bene, ma in merito alle tecniche statistiche per discriminare l’incremento di leucemie sostenute dal KiKK, non credo che lo studio originale correlasse i casi in eccessi (o presunti tali) con dosi espresse in siverts, ma solo con la distanza…
mi pare sia stata stata avanzata l’ipotesi di possibili concause o fatti storici o altro colocalizzati..
comunque credo sia opportuno in ogni caso esprimere i livelli in milli o micro sieverts/ora
se il suo numero (su cui le credo, ma magari se mi dice la fonte appena ho tempo leggo un pò) fosse di 3*10-4 millisieverts/ora (e non lo affermo glielo chiedo) non sarebbe poi così basso sarebbero pur sempre 26,28 millisieverts nell’arco dei primi dieci anni di vita di esposizione addizionale rispetto al fondo derivante da altre cause…
E’ chiaro che eventuali effetti dannosi vanno riferiti all’effetto cumulato, in una residenza pluriennale costante.
se fose
Appunto, se il KiKK mettesse in correlazione l’insorgenza di malattie con i mSv (e quindi con l’effettiva contaminazione dovuta ad isotopi radioattivi) sarebbe un lavoro molto più serio. Invece mette in correlazione l’insorgenza di malattie con l’inverso della distanza dalla centrale.
Per quanto riguarda la dose riportata nel KiKK (a pag ix) riguarda un adulto che vive a 5 km dalla centrale ed è pari a 0,0003 mSv/anno. Nello stesso studio KiKK è scritto (vado a memoria) che la dose assorbita da chi vive nelle vicinanze di una centrale nucleare è tra 1000 e 100.000 volte inferiore rispetto alla dose dovuta alla radiazione naturale di fondo e che quanto viene affermato nello studio non è spiegabile con le attuali conoscenze in campo radioprotezionistico.
Siete tutti convinti? ok perfetto allora mandate i vostri figli a fare le vacanze estive in zona centrale nucleare. Tanto acqua calda, energia elettrica, cibo e sole non mancano sicuramente. Se non lo fate o siete degli ipocriti oppure non avete figli. Perchè a quanto pare in zone vicino alle centrali (secondo voi) il rischio di contrarre la leucemia si riduce. A questo punto sembra che le centrali siano pure benefiche come diceva qualche super esperto che commenta su questo blog.
Avete uno studio “non di parte” che vi regala la ragione. Complimentoni ora potete sventolarlo in faccia a tutti i residenti nelle zone limitrofe alle centrali dicendo che se il figlio/a contrae la leucemia NON è colpa della centrale anzi…
Ora mi chiedo come mai la gente va al mare o in montagna invece che andare in centrale nucleare.
Siete semplicemente vergognosi e con voi chiunque vi dia la propria spalla a sostegno di questo mostro a voi tanto caro e per voi tanto benefico.
Se è così perchè serve un piano tanto complicato per costruire una centrale nucleare? Perchè costruirle distante dai centri abitati (si potrebbe risparmiare sui fili elettrici no?)?
Siete vergognosi! E portare su un piatto d’oro un documento che si può tranquillamente usare per altri scopi (e vi assicuro che non è la lettura) è l’ennesima prova che essere schiavi di qualcosa o qualcuno prima o poi porta sempre dei problemi.
Siete di parte, ok lo abbiamo capito tutti, ma così tanto schifosamente ciechi non lo pensavo. Non guardate oltre nemmeno voi stessi e portate su un piedistallo un Mostro e tutte le prove a favore senza pensare alle conseguenze.
Io sarò estremamente all’opposto ma voi un minimo di buon senso non lo avete proprio.
Ma bene, allora propongo di portare i bimbi contaminati della zona chernobil tutti in sanatori costruiti adiacentemente alle centrali.
Si vede che esiste un effetto risucchio.
“k perfetto allora mandate i vostri figli a fare le vacanze estive in zona centrale nucleare”
Io me lo farei volentierissimamente un viaggio sul sito di Chernobyl o anche a far visita ad una centrale nucleare operativa; se qualcuno del Forum Nucleare partecipa ci si accorda e si va (autorizzazioni permettendo)
“Ora mi chiedo come mai la gente va al mare o in montagna invece che andare in centrale nucleare.”
al mare per fare il bagno e prendere il sole, in montagna per fare lunghe e sane passeggiate in mezzo alla natura.
In una centrale nucleare non puoi fare nè l’una nè l’altra cosa.
Vi informo che le centrali nucleari francesi sono il secondo sito piu’visitato in Francia.
Il primo rimane naturalmente la mitica Tour Eiffel.
Tenuto conto che la Tour è visitata da migliaia di stranieri mente le centrali nucleari probabilmente no, direi che i francesi non hanno problemi a farsi del turismo industriale. E godono comunque di buona salute.
emmm… e da dove salta fuori questa che in Francia son le centrali nucleari la seconda scelta turistica dei francesi? Ma per cortesia………………………
Informati e vedrai.
Ciao
perchè andare fino laggiù?
abbiamo IN CENTRO A MILANO luoghi peggiori:
http://milano.repubblica.it/dettaglio/milano-tre-casi-di-leucemia-a-scuola-i-genitori:-%E2%80%9Cvogliamo-controlli-urgenti%E2%80%9D/1831600
IN Francia ci sono milioni di bambini che abitano a pochi km da centrali. In CENTRO a Grenoble c’e’ il reattore di ILL (da ricerca, 50 MW a acqua pesante e piscina aperta, ci ho camminato sulla passerella a 5 m di altezza sopra il livello dell’acqua mentre era in funzione, il dosimetro all’uscita segnava zero.
In passato ci sono stati almeno altri 4 reattori da ricerca, piu’ piccoli, nella stessa area della citta’, anzi, quelli erano ancora piu’ vicino al centro. Grenoble e dintorni fanno circa 450 mila abitanti, in mezzo ai monti che limitano gli spostamenti delle correnti d’aria (d’estate la citta’ e’ un forno, spesso la citta’ piu’ calda di Francia). Effetto sulla popolazione? Leucemie infantili? Tumori alla tiroide? Zero.
Piu’ a sud c’e’ Avignone, che ha i 4 reattori di Tricastin ed il centro di arricchimento Eurodif a 1/2 ora di vento (10 minuti di macchina), e i reattori di Marcoule anche li vicino. Effetto sulla popolazione? Leucemie infantili? Tumori alla tiroide? Zero.
Lione e’ a un tiro di schioppo di un paio di reattori… effetti zero… Marsiglia si trova vicinissima al delta del Rodano, nel quale scaricano piu’ di 10 reattori nucleari (Marcoule, i 4 di Tricastin, i 4 di Cruas, e altri vicino a Lione, piu’ quello di ILL che scarica nell’Isere che confluisce nel Rodano: sono milioni di persone, che respirano l’aria e bevono e si bagnano nell’acqua di fiumi che ricevono da decenni gli scarichi di piu’ di 10 reattori… un effetto epidemiologico sulla popolazione lo si dovrebbe vedere o no? Tutti questi bambini leucemici, queste deformazioni ereditarie, e tutte le pippe varie tramandate dalle organizzazioni “ambientaliste” de noantri (e anche estere)… dove sono? Chi li fa sparire di notte? La ronda della lobby nucleare, deve essere quella. Li passa a prendere e li fa sparire per non farli comparire nelle statistiche.
Mi viene da vomitare solo a leggere certi commenti insulsi.
Roberto
La falsa credenza di chi non capisce cosa e come dice le cose. Tu roberto dici che siamo a ZERO in tutti i casi che citi? Ok contenti voi ma chiudete gli occhi di fronte al fatto che il controllore è proprio il controllato e quindi ogni studio che fà ha molto valore e senso.
Comunque belle teorie di vita.
“il controllore è proprio il controllato e quindi ogni studio che fà ha molto valore e senso.”
se colgo dell’ironia:
perchè hanno senso gli studi di chi vuole a tutti i costi sopprimere il nucleare?
ci sono interessi dappertutto, non siamo certo nelle favole dove ci sono i buoni ed i cattivi
Ciao Roberto,
son sicuro delel veridicità e non controllo nemmeno, ne contesto tutto quello che dici.
Il problema è che queste scelte di localizzazione non mi paiono sagge.
La principale lezione da Fukushima è che le probabilità di un incidente non possono e non devono essere stimate solo facendo la composizione della probabilità di accadimento di una n-pla di guasti la cui possibilità è “nota” (diciamo che assuemendo indipendenza statistica se ne fa il prodotto delle probabilità di occorrenza isolate),
ma sicuramente considerando delle “common causes of failures” (quelle note e ipotizzate ovviamente già si fa o si dovrebbe fare), ma soprattutto quelle che non sono state ipotizzate.
Visto che tutto non si può prevedere deve intervenire il ragionevole buon senso:
ad esempio:
le piscine si svuotano il + possibile e il prima possibile (ti risulta avvenga, forse in francia negli uSA e in Giappone no)
i reattori non si mettono a fianco l’uno all’altro (la stragrande maggioranza di centrali al mondo vede diversi reattori vicini)
le centrali si fanno in zone quanto più possibile remote rispetto alla popolazione (e quel che midi della Francia mi fa rabbrividire….
e così via
Dio non voglia fukushima fosse stata a 20 km da tokio (in effetti è a circa 70 da sendai se non ricordo male), a parte le presumibili maggiori conseguenze sanitarie prevedibili con la LNT, ci sarebbe stato di sicuro il panico, una evacuazione di una quantità di persone da portare al colleasso il giappone, il panico nelle borse mondiali (che perdono se temono il default della grecia, figuramoci che succedeva se era a rischio il default giapponese)
Quel che voglio dire che la paura, anche se talora estremizzata anche oltre i limiti del razionale, deve essere la benvenuta nelle scelte di sicurezza.
Essa infatti è lo sprone per evitare compromessi.
saluti
il “ragionevole buon senso”: mettiamole in mezzo ad un deserto o in cima ad un vulcano, basta che non si facciano accorgere da nessuno!
“la paura, anche se talora estremizzata anche oltre i limiti del razionale, deve essere la benvenuta nelle scelte di sicurezza”
Non sono d’accordo.
Come sempre sarà la ragione e non la paura (né l’entusiasmo) a governare le scelte umane.
La paura introduce il cosiddetto “Principio di precauzione” che, se applicato alle normali attività umane, è semplice e pura follia perché stabilisce l’assenza di “soglie”.
La ragione determina la scelta e l’accettazione di una soglia di rischio (di un compromesso)in tutte quelle che sono le attività umane.
Io credo che sia politicamente lecito aumentare la soglia della sicurezza sino al punto da rendere economicamente inaccettabile la scelta nucleare. In realtà gli impianti nucleari attuali costano molto anche per questioni di sicurezza, non solo per motivazioni tecnologiche.
Ma allo stesso modo credo di avere il diritto di non essere d’accordo con questa impostazione ricordando (in modo assai banale – me ne scuso) che ogni anno, nelle strade d’Europa muoiono in incidenti stradali 120.000 persone. OGNI ANNO.
Di questi poveretti (tutti con un nome ed un cognome ben preciso) non parla quasi mai nessuno: qual è la soglia di rischio percepito?
Di Chernobyl, dove i morti con nome e cognome furono 56, si fanno ancora conferenze dopo 25 anni.
A Fukushima, come nell’intorno di questo posto sventurato, sono morte (forse) 20.000 persone – non sappiamo con esattezza il numero. La causa di questi morti è stato il terremoto ed il maremoto. Le centrali non hanno determinato alcun decesso direttamente imputabili a radiazioni.
Ed il problema più grave per le centinaia di persone colpite dal drammatico evento sismico è la ricostruzione, la ripresa, la mancanza di energia. A ciò si aggiunge, la presenza di una significativa contaminazione del territorio. Il problema c’è ed è serissimo. Ma non è l’unico e non è il principale!!!
Bene abbiamo degli studi a favore della tesi ed altri contro. Entrambi sono svolti da esperti. Conclusione? non esistono certezze!!!
Anche per Chernobyl i dati sono fluttuanti a seconda delle commissioni di indagine. Conclusione? non esistono
certezze.
Anche gli effetti del tabacco per decenni non erano considerati cangerogeni, diverse ricerche lo hanno dimostrato. Poi però hanno trovato le prove di finanziamenti occulti delle major del tabacco a quei titolati ricercatori che hanno svolto i test e quello che era logico anche per il buon senso (il fumo nuoce alla salute) per gli scienziati non era “direttamente” dimostrabile. Oggi sulle sigarette è obbligatorio scriverlo prima no! Le major del tabacco allora si sono spostate nei paesi del terzo mondo dove c’è meno informazione e controinformazione. Anche in campo farmaceutico abbiamo assistito a casi simili. con scandali ce hanno coinvolto i massimi vertici dell’EPA. Anche per quanto riguarda l’Uranio impoverito “UFFICIALMENTE” non ci sono prove che possa creare danni, però i morti ci sono…
Dove ci sono interessi facilmente ci sono scienziati e funzionari compiacenti.
MENO NEUTRONI E PIU’ NEURONI!!!! l’ultima frase posso confermartela dicendoti che chi finanzia certe cose le finanzia non certo per sentirsi dire che lo studio è a sfavore del finanziatore… Chi paga questi studi “non di parte”? Magari fondi pubblici? Che geni del male!
non solo, scordi chi usa spudoratamente qualunque menzogna pur di attaccare il nemico:
da wiki http://it.wikipedia.org/wiki/Tabagismo
cit:Durante gli anni ’30, il regime Nazista, ritenendo che le spese da sostenere per le cure da patologie da fumo fossero inutili e gravose per il governo, rivolse la sua attenzione al tabacco, concludendo che rappresentasse la causa più importante di cancro ai polmoni: il cancro fu dichiarato «il primo nemico dello stato», e il III Reich sviluppò la più aggressiva campagna di tutti i tempi contro il fumo.[10] Inoltre l’abitudine era considerata negativa per il cittadino ideale della Germania hitleriana: il tabacco fu definito «reliquia di uno stile di vita liberale» e «masturbazione polmonare». La fortissima campagna anti-fumo giunse anche a proibire in alcune località l’acquisto di sigarette da parte delle donne, con l’intento di scoraggiarne l’uso durante la gravidanza.[11] La propaganda gridava: «La donna tedesca non fuma»! Vennero istituiti severi controlli, assieme a restrizioni sulla pubblicità e divieti in molti luoghi di lavoro, negli uffici governativi, negli ospedali e in seguito anche su tutti i treni ed autobus nelle città
quando si riuscirà a superare il kalòs kai agathòs, usare il metodo scientifico ed accettare che una cosa non può essere “il male assoluto” dall’inizio alla fine, senza nessuno sprazzo di luce, ma pur essendo complessivamente migliore o peggiore delle alternative possa avere anche degli aspetti marginali peggiori o migliori e si riesca a valutarli al netto della propaganda delle parti avverse sarà sempre TROPPO TARDI!
“Poi però hanno trovato le prove di finanziamenti occulti”
(mai sentita sta cosa, una fonte mi sarebbe gradita)
il nucleare è 60 anni che è in vita.
ci sarebbero, secondo te, finanziamenti occulti a tutte le associazioni internazionali dell’ ONU (ma anche il Chernobyl Center) che riguardano il nucleare?
(basta provarlo, naturalmente, e come potrebbero esserci per l’ONU potrebbero esserci per Greenpeace)
le conclusioni sono una vera nefandezza, le argomentazioni le avevo anticipate qualche mese fa, sono le stesse del caso Quirra, la pistola fumante non si trova il caso non esiste…!! chi muore ,o si ammala di leucemia, cancro ecc. è solo sfortunato.!!!!
per fare un macabro paragone è come cercare per gli incidenti del sabato sera, se l’autista era ipovedente, o normo vedente, e visto che sono giovani che ci vedono benissimo, la causa degli incidenti è da ricercarsi altrove…!!magari è colpa della birra o dell’alcol rovesciato per strada, che rendono l’asfalto sdrucciolevole, studieremo più approfonditamente il caso.???
Ma suvvia!
Nefandezza perché non ti piacciono?
Nefandezza perché non potrai più addurre certe argomentazioni nelle tue argomentazioni politiche o nelle tue manifestazioni ambientaliste?
Suvvia sii ragionevole.
Divertiti ogni tanto a guardare il mondo con Google Maps.
Cerca gli impianti nucleari attivi nel mondo.
Guarda bene cosa ci sta intorno. Quanti miolioni di persone vivono tranquillamente
Ma se ci fosse la più remota possibilità che intorno alla centrali aumenta il rischio di contrarre Leucemie e tumori, pensi che la gente resterebbe nei paraggi?
Suvvia, cerca qualche alctra scusa – qualche altro rapporto. Divertiti con altro. Questo non si usa più!
—
Proprio questa mattina (visto che mi piace cercare cose importanti tramite Google Maps) ho visitato la cerntrale di Limerick in Pennsylvania. Ecco cosa dice Wikipedia: “The 2010 U.S. population within 10 miles (16 km) of Limerick was 252,197 an increase of 18.7 percent in a decade, according to an analysis of U.S. Census data for msnbc.com. The 2010 U.S. population within 50 miles (80 km) was 8,027,924, an increase of 6.1 percent since 2000. Cities within 50 miles include Philadelphia (28 miles to city center).
Un saluto
Se le cose stanno come dice il documento “COMARE”, crolla un altro pilastro della strumentale propaganda antinucleare condotta da un certo ambientalismo ideologico e oscurantista.
Cos’altro bisogna sapere perchè le persone dotate di normale intelligenza e cultura si convincano che il nucleare, anche se non esente ancora da difetti e pericoli, rappresenta un’opzione energetica e tecnologica che può dare, se gestito con serietà e rigore, uno straordinario impulso di sviluppo e progresso alla nostra società?
Lo studio KIKK era fuffa allo stato puro.
Le centrali nucleari sono affidabilissime, ultra economiche sul lungo periodo, e poco inquinanti, certamente meno delle centrali a carbone e anche a gas.
Queste teorie sull’aumento di leucemie tra i bambini sono pura fantasia, senza basi scientifiche.
La radioattivita’ fabbene, andate tutti nei bellissimi resort di Fukushima, vista mare, prezzi stracciati per soggiorni da sogno.
No, molto meglio Seveso o Porto Marghera. Oppure l’India, per esempio Bophal. O magari un bel tuffo nel Golfo del Messico, offshore o sulle coste della Louisiana.
Perchè l’alternativa, comunque la si pensi, è sempre questa e per anni quelli come Lei hanno taciuto davanti a nefandezze di ogni sorta.
Ipocrita è colui che non dice la verità, ma anche colui che crede di dire una propria verità della quale vuole convincere gli altri.
Argomentando a membro di segugio.
K.
Gia’, me li ero dimenticati quei posticini, tutti aventi come comune denominatore una bella lobby pronta a calpestare uomini donne e bambini per i loro sporchi interessi economici.
Grazie per averlo fatto, li aggiungo volentieri alla lista insieme al nucleare.
Kund3ra, non sherziamo per favore.
I posti da lei citati sono stati gestiti malissimo, sono teatro di inquinamenti terribili, ma non mettono a rischio aree enormi.
Ma
prima di scrivere qualcuno legge almeno degli sviluppi a Fukushima ?
Dei livelli di radioattività spaventosamente alti (specie C137) nell’acqua della piscina 3 ?
Che spiegazione ne date ?
Dalle concentrazioni o sono stati fortemente danneggiati i rods della piscina (tra l’altro la Tepco ha reso pubblico un video della piscina 3, proprio oggi) o è stata riciclata acqua già contaminata per raffreddarla.
problema se è 1 è un altro grave problema, se è 2 allora i calcoli che furono fatti sull’emissione in mare dal leak dei primi di aprili ossono essere fortemente sottostimati….
porto Marghera ?…
ma magari
della difficoltà di raffreddarlo anche aumentando l’injection rate ?
ma davvero cerdete in quel che scrivete ?
Più leggo queste assursità e più mi convinco che questoa rgomento è affrontato in modo irrazionale, ma dai nuclearisti più che dagli antinuclearsti.
Saluti
Vedi caro Luca, il problema e’ che mi sembra di capire che la nostra mente non riesca a comprendere le problematiche del nucleare nella loro dimensione, e cerchi di ridurle a quanto conosce.
E’ per questo che sento continuamente fare confronti tra un incidente nucleare ed una esplosione di raffineria, come se le due cose fossero confrontabili per entita’ del danno e durata; e’ per questo che sento fare confronti fra gli effetti della contaminazione da radionuclidi e da agenti chimici, come se fosse possibile che un qualsiasi composto chimico possa continuare a far danni per centinaia di anni, invece che degradarsi.
Semplicemente la mente umana non riesce. Non riesce a ragionare su tempi di secoli e su danni di portata continentale o globale. Ricade su se stessa, applica il conosciuto e sbaglia alla grandissima.
Tuttavia, e’ questa incapacita’ di quantificare con il noto, alla base della giusta, giustissima paura della gente comune che non abbia sposato una ideologia o interessi economici legati al nucleare, che la tiene in guardia.
La paura e’ funzionale alla sopravvivenza in primo luogo. E’ la paura che ci ha guidato attraverso i pericoli per milioni di anni. Certo, la paura non e’ un meccanismo perfetto, pero’ quando ha a che fare con oggetti come il richio nucleare, si dimostra molto piu’ efficace di tanti risk assessors da strapazzo che si sentono in giro, come quelli che l’indomani del terremoto del Giappone, con cadaveri ancora avvolti da fango fresco, gia’ stavano a chiocciare dell’assoluta sicurezza del nucleare.
Se questi risk assessors di complemento sapessero quello che dicono di sapere, dovrebbero avere in mente un dato fondamentale: il sistema comunemente usato per definire il rischio di strutture complesse ( sulla falsariga di quello usato in avionica) assegna un incidente nucleare grave di 1-2 su 10.000 per reattore all’anno. Moltiplicato per il numero di reattori attualmente funzionanti, fanno un incidente grave ogni circa 10 anni.
Alla faccia della loro sicumera, tre incidenti gravi in circa trent’anni li abbiamo avuti, e non ci tengo proprio a testimoniare il quarto.
Per inciso, a 25 anni 25 dall’incidente di Chernobil, tutti i problemi di inquinamento radioattivo sono ancora li’, presenti come al primo mese, perche’ ad esempio il cesio non ha ancora finito di fare un semplice dimezzamento.
Fra altri 25 anni, forse, potremo ricominciare a pensare di tornare li, ma non e’ detto.
Se laggiu’fosse scoppiata una raffineria, impestando tutto di veleno chimico, non credete forse che ormai da almeno una decina di anni la gente sarebbe toranata? Ma che dico, ben prima. E l’area di esclusione sarebbe stata ridicola.
E’ per questo che suggerisco ai nuclearisti di cominciare a fare un po’ di esame di coscienza.
A parte l’antieconomicita’intrinseca del nucleare. A parte che e’ sempre stato un paravento per il nucleare militare. A parte il problema intrattabile finora delle scorie.
BIsogna cercare di ragioneare su secoli, se ci si riesce. E su effetti almeno continentali, quando la tecnologia fallisce.
cit:come se fosse possibile che un qualsiasi composto chimico possa continuare a far danni per centinaia di anni
infatti: è possibili che continui per MILIARDI di anni!
cit:Se laggiu’fosse scoppiata una raffineria, impestando tutto di veleno chimico, non credete forse che ormai da almeno una decina di anni la gente sarebbe toranata? Ma che dico, ben prima. E l’area di esclusione sarebbe stata ridicola.
e avrebbero bevuto e mangiato tranquillamente roba ben peggiore proprio perchè MOLTO PIU’ DIFFICILE da scoprire, mentre la radioattività è quantificabile con semplicità ed assoluta precisione
Hiroshima e Nagasaki docet, ma anche tutti i siti di test militari (ad esempio nel new mexico o nel celeberrimo nevada)!
Si phitio, sostanzialmente concordo.
Rispetto però chi pensa la nucleare come una alternativa ad altri guai ambientali, ai contnui stillicidi di emissioni di gas ad effetto serra.
Il mio scetticismo non nasce solo dal credere come te che il potenziale massimo danno è molto molto peggiore, ma anche da una certa sfiducia sui meccanismi che regolano le organizzazioni umane (aziende ma anche organismi regolatori).
L’ottica di valutazione è di breve, se non brevissimo periodo, in più in una catena di comando ci si allinea sempre all’individuo che ha la percezione rischio/beneficio più bassa (nel senso che sottostima i rischi e sovrastima i benefici).
le persone che legano la propria vita e il proprio lavoro a una specifica attività, poi hanno una percezione dei relativi rischi molto minore, sia per assuefazione psicologica, sia per assenza di alternative preticabili.
insomma la tecnologia secondo me è solo una parte del problema… nei sistemi socio tecnici bisogna pianificare assumendo che il caso peggiore avverrà e adoperarsi sia per minimizzarne gli effetti sia le probabilità di occorrenza…
allo stato la mia percezione è che con l’attual etecnologia non siamo in condizione di far ciò per il nucleare e ciò è una iattura per l’ambiente, ma secondo me almeno in questa fase storica è ancora il male minore
un saluto
“Miliardi di anni”
BUM!
“Molto piu’ difficile” da scoprire che ?
“La radioattivita’ e’ molto semplice da individuare” ma certo che si, peccato che poi te la ritrovi sparsa qui e la, a macchie, e la cicoria che mangia il tuo vicino e’ buone mentre quella ch mangi tu dal tuo orto sfavorito da imprscrutabili accumuli di radionuclidi ti mandi al creatore un figlio. E poi scusa, sarebbe a dire che siccome si individua meglio allora non fa male?
Guarda, se e’ per venirti incontro, sono assolutamente favorevole anche alla soppressione degli impianti chimici pericolosi, contento?
Gradirei anche una tua riflessione sulle questioni da me sollevate riguardanti la capacita’ umana di pensare su ampi termini temporali (secoli) e spaziali.
Io dico che non siamo in grado, non almeno noi intrisi di cultura occidentale.
cit“Miliardi di anni”
BUM!
quello a cui non si pensa è che buona parte dei composti chimici sono MOLTO stabili e diversamente dai materiali radioattivi che decadono spontaneamente alcuni sarebbero in grado di restare, sepolti in una discarica, inalterati fino all’esplosione del sole!
cit:noi intrisi di cultura occidentale
sbagliato!
non “occidentali”, ma “democratici” e “capitalisti”!
solo quelli ossessionati dalla rata del TV al plasma a fine mese o dalle elezioni di primavera, quanti non si facciano schiacciare da questi problemi possono benissimo guardare molto più avanti!
cit:siccome si individua meglio allora non fa male?
decisamente SI’
possiamo andare a comprare i pesci con un contatrore geiger in mano se temiamo che siano stati pescati nel pacifico (per fukushima, ma anche per i test militari americani e francesi nelle varie isolette sparse, ad esempio) mentre non potremo MAI fare analizzare un piatto per sapere quanti e quali metalli pesanti o idrocarburi o pesticidi vari ci siano dentro!
e se per te è una differenza da poco inutile continuare, tieni la tua fede assoluta e non lambiccarti oltre il cervello!
la paura non legata alla stretta sopravvivenza immediata crea un semplice effetto: la distorsione della realtà, in quanto la paura è un’emozione e le emozioni alterano la percezione del vero, del falso, di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.
Tanto che i politici cercano di suscitare in noi emozioni, mica ci snocciolano valanghe di dati per convincerci.
“Per inciso, a 25 anni 25 dall’incidente di Chernobil, tutti i problemi di inquinamento radioattivo sono ancora li’, presenti come al primo mese”
Ma, chiaramente, non della stessa entità del primo mese.
“A parte l’antieconomicita’intrinseca del nucleare”
non sarà propriamente antieconomico se continuano a svilupparlo da 60 anni (ed in Europa è la seconda se non la prima fonte di produzione dell’energia elettrica)
“A parte che e’ sempre stato un paravento per il nucleare militare”
E Quand’anche fosse? Cosa c’entra con la validità energetica di una tecnologia?
“A parte il problema intrattabile finora delle scorie.”
Intrattabile? Non ci sono ancora siti definitivi poichè le scorie vengono stoccate presso gli impianti esistenti.
Se non ci fosse veramente soluzione a questo problema, nessuno investirebbe sui siti di stoccaggio (come in Finlandia).
La soluzione c’è ed è anche conveniente rispetto alle altre fonti energetiche, altrimenti ricorrerebbero alle altre e non al nucleare.
Personalmente, credo si dimentichi un po’ il contesto.
Bisogna bilanciare la produzione energetica tenendo conto dei fattori: economici-ambientali-salute; NON sviluppare in toto la fonte più sicura e cancellare definitivamente le altre.
A parte la tua simpatica battuta (non molto divertente – credo – per i Giapponesi), sappi che esiste una teoria (confermata da alcuni studi ma non ancora definitivamente acclarata) che sostiene che se costringi un uomo a vivere senza la radioattività del fondo naturale (il sole, le rocce) per un periodo sufficientemente lungo l’uomo tende a deperire.
Se ne sono accorti gli scienziati studiano il comportamento degli astronauti dopo lunghi periodi di permanenza nello spazio.