Nel giorno in cui il reattore n.3 della centrale nucleare di Ohi ha ricominciato a produrre energia una commissione investigativa indipendente incaricata dal parlamento giapponese (NAIIC) ha pubblicato un importante documento che va ad indagare a largo spettro quali sono state le cause dell’incidente nucleare di Fukushima.
Va precisato innanzitutto che la cause dell’incidente non vanno ricondotte ad un ‘errore umano’ o errore della catena di comando e non si afferma che l’incidente sarebbe stato evitabile se nelle ore successive al terremoto si fossero intraprese azioni diverse o più incisive. L’incidente si sarebbe però probabilmente potuto evitare se negli anni precedenti all’incidente si fossero messe in pratica misure correttive suggerite dagli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e, forse ancor più importante, dall’attacco terroristico dell’ 11 settembre 2001.
Nel documento è racchiusa una pesantissima critica alla mentalità collettiva giapponese che non ha permesso al paese, secondo chi ha scritto il rapporto, di essere preparato a fronteggiare un evento simile.
I dati riportati nel documento sono molto interessanti, in particolare i grafici (pag 52 e seguenti) in cui si indica con che ritardo la popolazione è venuta a conoscenza dell’incidente alla centrale e quando ha saputo di dover evacuare. Senza entrare in dettagli tecnici penso che il contenuto ma soprattutto il significato di questo rapporto sia riassunto in maniera precisa ed incisiva dalle parole dal chairman della commissione Kiyoshi Kurokawa in un’introduzione che ho pensato fosse opportuno tradurre e riportare integralmente:
“Il sisma e lo tsunami dell’ 11 marzo 2011 sono stati disastri naturali di una grandezza tale che ha sconvolto il mondo intero. Anche se innescato da questi eventi catastrofici, il successivo incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi non può essere considerato come un disastro naturale. E ‘stato un disastro con cause profondamente umane che si sarebbero potute e dovute prevedere e l’incidente si sarebbe potuto evitare. Gli effetti dell’incidente sarebbero inoltre potuti essere mitigati da una risposta umana più efficace.
Come è possibile che un simile incidente si sia verificato in Giappone, una nazione fiera della sua reputazione di eccellenza nell’ingegneria e nella tecnologia? Questa Commissione ritiene che i giapponesi – e la comunità internazionale – meritino una risposta onesta e trasparente a questa domanda.
Il nostro rapporto contiene una moltitudine di errori intenzionali e negligenze che hanno lasciato la centrale di Fukushima impreparata agli eventi dell’11 marzo 2011 ed esamina gravi carenze a seguito dell’incidente da parte della TEPCO, dei regolatori e del governo.
Nonostante tutti i dettagli che fornisce, ciò che questa relazione non può pienamente trasmettere – soprattutto ad un’audience globale – è la mentalità che ha sostenuto le cause dietro questo disastro.
Ciò che si deve dolorosamente ammettere è che questo è stato un disastro “Made in Japan”. Le sue cause fondamentali si trovano nelle convenzioni radicate nella cultura giapponese: la nostra cieca obbedienza, la nostra riluttanza a mettere in discussione l’autorità, la nostra devozione nell’ ‘attenersi al programma’, il nostro scarso individualismo e la nostra insularità (provincialismo). Se altri giapponesi fossero stati nei panni di coloro che hanno avuto responsabilità di questo incidente, il risultato probabilmente sarebbe stato lo stesso.
Dopo gli “shock petroliferi” degli anni ‘70 il Giappone ha accelerato lo sviluppo del nucleare in uno sforzo per raggiungere una maggiore indipendenza energetica nazionale. Questo è stato accolto come un obiettivo politico da governo e imprese e perseguito con la stessa ostinata determinazione che ha portato al miracolo economico giapponese del dopoguerra.
Con un mandato forte, l’energia nucleare è diventata una forza inarrestabile, immune all’esame da parte della società civile. La sua regolamentazione è stata affidata alla stessa burocrazia di governo che l’ha voluta. Nello stesso momento in cui il Giappone riprendeva fiducia nelle proprie potenzialità, una ristretta elite con enormi risorse finanziarie cominciava a disdegnare tutto ciò che non ‘era stato inventato qui’.
Questo concetto è stato rafforzato dalla mentalità collettiva della burocrazia giapponese, per la quale il primo dovere di ogni singolo burocrate è quello di difendere gli interessi della sua organizzazione. Portato all’estremo, questi burocrati sono giunti a porre gli interessi organizzativi prima del loro fondamentale dovere di tutelare la sicurezza pubblica.
Solo afferrando questa mentalità si può capire come l’industria nucleare giapponese non sia stata in grado di assorbire le lezioni fondamentali tratte da Three Mile Island e Chernobyl, e come fosse diventata una prassi comune resistere a pressioni normative e coprire piccoli incidenti. E’ stata questa mentalità che ha portato al disastro della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.
Questo rapporto critica duramente numerosi individui e organizzazioni, ma l’obiettivo non è e non dovrebbe essere attribuire delle colpe. L’obiettivo deve essere quello di imparare da questo disastro, e riflettere profondamente sulle sue cause fondamentali, al fine di garantire che un evento simile non si ripeta.
Molte delle lezioni riguardano le linee politiche e le procedure, ma la più importante è una lezione su cui ogni cittadino giapponese dovrebbe riflettere molto profondamente.
Le conseguenze degli errori commessi a Fukushima sono catastrofici, ma la mentalità che li ha resi possibili si può trovare in tutto il Giappone. Nel riconoscere questo fatto, ognuno di noi dovrebbe riflettere sulla nostra responsabilità di individui in una società democratica.
Come prima commissione d’inchiesta incaricata dal parlamento e indipendente dalla burocrazia speriamo che questa iniziativa possa contribuire allo sviluppo della società civile del Giappone.
Soprattutto, abbiamo cercato di produrre una relazione che soddisfi i più alti standard di trasparenza. Gli abitanti di Fukushima, il popolo del Giappone e la comunità internazionale non meritano nulla di meno.”
Kiyoshi Kurokawa
http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/energia/2012/07/17/Fukushima-prima-stima-impatto-salute_7198994.html
“Secondo il modello, l’evacuazione avrebbe impedito 245 morti dovute alle radiazioni, ma la ricerca rileva che si sono verificati circa 600 decessi dovuti allo stesso processo di evacuazione, soprattutto a causa della debolezza e dell’esposizione di anziani e malati cronici. Questo significa che il processo di evacuazione è costato più vite di quante ne sia riuscito a salvarne”
Segnalo che la spiaggia di Fukushima ha riaperto ai bagnanti nel mentre 100 mila marciavano nelle strade di Tokio per protestare contro la riapertura dei 2 reattori a Ohi http://www.guardian.co.uk/environment/2012/jul/17/fukushima-beach-reopens-to-public
Altro studio di un “corrotto” giapponese sugli effetti delle radiazioni di Fukushima e in generale le radiazioni a basso livello. Per Bevilacqua e compari.
http://atomicinsights.com/wp-content/uploads/Sakamoto-2012_ANSconf-June23.pdf
Riporto le conclusioni:
——————
␣ Much information is known about the effects of low doses and low levels of radiation on living organisms, especially mice and people
␣ Low doses of radiation stimulate: ␣ immunity to cancer ␣ biological defences against DNA damage
␣ LDR can be used to cure/prevent cancer ␣ The dose or dose rate at which radiation
starts to become harmful is also known ␣ There is no basis to fear low-level radiation
Commissione parlamentare di inchiesta…
vediamo come si esprime chi il disastro lo ha vissuto realmente non chi farnetica di eccessiva fissazione per la sicurezza
Continuing public health and welfare issues
The Commission recognizes that the residents in the affected area are still struggling from the effects of the accident.
They continue to face grave concerns, including the health effects of radiation exposure, displacement, the dissolution of families, disruption of their lives and lifestyles and the contamination of vast areas of the environment.
There is no foreseeable end to the decontamination and restoration activities that are essential for rebuilding communities.
The Commission concludes that the government and the regulators are not fully committed to protecting public health and
safety; that they have not acted to protect the health of the residents and to restore their welfare. (see Recommendation 3)
devo tradurre ?
E con questo cosa vuoi dimostrare?
E’ quello che dico anch’io dal giorno dopo che si è saputo quello che è successo a Fukushima:
1) quella non è gente a cui si possa mettere in mano il nucleare
2) il nucleare non può essere fatto dove non c’è uno stringente controllo sulle attività di sicurezza ad esso connesse (= il nucleare è fatto per persone serie se no non si può fare)
Quindi quando dico che voglio il nucleare intendo anche dire che PRIMA bisogna realizzare un efficace sistema di controlli e di indipendenza da ogni possibile forma di conflitto di interessi: chiaro che nell’italia così com’è adesso non si può fare. Chiaro che quello che voglio è un’altra italia.
Accidenti, sono d’accordo anch’io. Finalmente qualcuno che ragiona.
Dal 2008 ad oggi vado ripentendo in diverse sedi che in Italia il
nucleare non si può fare. Non è solo una questione di sicurezza.
Occorre battersi per un’altra Italia. Magari con competenze anche
nucleari che oggi non abbiamo. Qui sta il fulcro della questione nucleare:
le competenze. Mancavano nel 2008, in Italia, le competenze per
gestire il piano nucleare dell’allora governo. Solo gli sprovveduti
e gli ‘immanicati’ affermavano e affermano oggi il contrario.
Non bastano i professori universitari o i laureati in materia.
Avessimo continuato dopo il 1987 a sfruttare le allora grandi competenze
in materia potevamo oggi e nel prossimo futuro continuare sulla scelta nucleare come hanno fatto diversi paesi come ad esempio la Francia.
Ma non è stato così. Solo uno sciagurato governo poteva, nel 2008, proporre a una Italia senza competenze il ritorno al nucleare.
Non c’entra nulla la sicurezza. E’ l’Italia che non funziona. E’ la classe politica italiana che non ci consente anche oggi di intraprendere
scelte a lungo respiro.
Occorre cambiare il paese, attendere altre tecnologie e arrangiarsi
per una trentina di anni. Pagare il 30% di più l’energia elettrica
rispetto alla Francia è l’ultimo dei nostri problemi.
I giudici sugli aspetti tecnici sono incompetenti (e pericolosi), questa è cosa nota.
E la gente, visti i sistemi giudiziari marci, cerca ogni scusa per spillare soldi.
Un’assurdità giuridica non cambia certo la verità dei fatti.
Ma per piacere, e “health effects of radiation exposure” cosa sarebbero????
Se parliamo del lato psicologico della questione e di quanto questo possa vere conseguenze fisiche certamente reali allora posso essere d’accordo, ma li parlano di altro legato direttamente all’esposizione di radiazioni? E cosa sarebbe????
HO letto quasi tutto il documento della commissione.
Devo dire che anche se in generale l’ho trovato interessante e per alcuni aspetti coraggioso per l’autocritica che dovrebbe fare il popolo giapponese, mi ha però deluso nella sua impostazione troppo limitativa.
La frase che trovo piu’ appropriata di tutto il documento e’ infatti questa:
“The Commission concludes that the government and the regulators are not fully committed to protecting public health and
safety; that they have not acted to protect the health of the residents and to restore their welfare. (see Recommendation 3)”
Effettivamente nel paese piu’ tecnologicamente avanzato dove terremoti e tsunami non sono prevedibili ma devono essere considerati nell’analisi dei rischi (come ha precisato la commissione), lo tsunami ha ucciso 25.000 persone.
E pensare che forse bastava proteggere un po’ meglio porti, ospedali , scuole, areoporti, centrali convenzionali, ….., magari semplicemente alzando di qualche metro gli sbarramenti o comunque analizzando meglio il rischio dovuto ad uno tsunami maggiore di quello fino ad allora considerato dalla Japan Society of Civil Engineers.
La commissione dice infatti “They (TEPCO e NISA) were also aware of the risk of reactor core damage from the loss of seawater
pumps in the case of a tsunami larger than assumed in the Japan Society of Civil Engineers estimation.”
Solo TEPCO era cosciente di tale possibilità? E la “Protezione civile” giapponese cosa pensava sarebbe successo alla popolazione costiera se si fosse verificato uno tsunami più grave di quello fino ad allora considerato?
Boh! la commissione non si pone il problema, non e’ li per quello!!!!
Dice come si può migliorare la sicurezza nucleare , ma niente sulle responsabilità di governi e istituzioni nei confronti di chi ha perso la vita , la casa, la famiglia e sta ancora soffrendo per aver avuta la vita distrutta da una semplice onda di porto. E soprattutto non dice come intervenire perchè ciò non si ripeta in futuro.
Strano davvero , leggendo il rapporto sembra quasi che lo tsunami sia passato solo dalla centrale. E che gli unici morti siano quelli generati da stess da evacuazione.
Ma forse questa commissione proprio indipendente non e’.
Oppure ce n’è un’altra che sta indagando su questi altri fatti, ma non riscuote altrettanto interesse mediatico.
Peccato perchè , visto che abbiamo rinunciato al nucleare , per noi italiani sarebbe molto PIU’ INTERESSANTE la lezione da trarre per proteggre al meglio la popolazione costiera da eventi di questo genere.
Ma forse questo e’ un film che vedremo più avanti, speriamo.
Un esempio di come (nel senso del tipi di informazione – qui l’argomento è diverso) è stata condotta la campagna antinucleare
http://www.l-d-x.com/dhmo/facts.html
« Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto. »
– Paracelso
Molti nuclear-fobici non ce l’hanno molto chiaro.
Grazie del post.
condivido in pieno ogni pensiero
una catastrofe, dovuta agli elementi culturali prima che tecnici
peccato che io sia convinto che la cultura Giapponese abbia molto da insegnarci, in generale
Chiarito che la IAEA ha compiti operativi pari a ZERO e quindi ha nei fatti un ruolo di facciata, diciamo da PR, io non capisco se la NISA era allo stesso livello oppure in teoria aveva la possibilità di *imporre* scelte ai proprietari degli impianti e non lo ha fatto.
Non spetta a IAEA fare controlli: la responsabilità sul territorio è del singolo stato.
Non so in giappone che tipo di leggi ci siano ma se, per garantire la sicurezza della popolazione, la NISA non fosse assolutamente indipendente, competente e non avesse il potere di interdire la costruzione e l’esercizio di qualunque centrale atomica in qualunque momento allora sarebbe una pagliacciata: credo che se si volesse ancora fare il nucleare sarebbe indispensabile che un ente internazionale autonomo (potrebbe essere IAEA) segnalasse quei paesi che non rispettano certe regole di garanzia e sicurezza (e l’autonomia REALE dell’ente di controllo nazionale è il primo punto, e quell’ente si deve trovare ben al di sopra delle “esigenze” economiche degli “investitori”: è in questo senso che il fare il nucleare in italia sarebbe stato una cosa molto “educativa” perchè ci avrebbe costretto a chiarire bene ruoli e competenze di chi controlla e di chi è controllato, perchè se vogliamo crescere non lo potremo fare certo in questo casino).
Per intenderci, in un paese civile (perchè si è capito che ci sono stati dove il nucleare viene portato avanti in modo non adeguato) un’azienda che vuole lavorare nel campo nucleare deve modificare il proprio organigramma in modo che ci sia chi si occupa di effettuare i controlli e quelle persone non devono dipendere in nessuna maniera, neanche per le ferie, dalla gerarchia di chi sarà da loro controllato, e questi sono i controlli interni alle singole aziende… poi ci sono in cascata tutti i controlli esterni che deve fare il committente principale e tutti i suoi fornitori in modo che nessuno scappi alle proprie responsabilità che data la documentazione TOTALE su chi ha fatto OGNI lavorazione e OGNI controllo è assolutamente personale (se ad esempio una saldatura è fatta male va nei guai proprio quello che ha fatto quella saldatura e anche quelli che lo dovevano controllare e in cacata su e su chi ha dato i permessi, chi ha organizzato ecc…) e ovviamente a tutto si devono aggiungere anche i controlli a tappeto dell’organo di ministeriale – in italia era l’ENEA-DISP).
Per intenderci non esiste che qualcuno si “dimentica” o “sottostima” addirittura uno tsunami (oltretutto su una centrale costruita in riva all’oceano in una zona ipersismica… e poi chissà quante altre “difformità” avevano quei reattori: ad esempio, i ricombinatori per l’idrogeno? dov’erano? qualcuno dice che li hanno fregati? e i controlli che fosse tutto a posto chi li faceva? oppure non c’erano? e hanno dato il permesso di esercire a centrali caricate a MOX prive di ricombinatori? allora ci doveva essere qualche altro sistema per evitare le esplosioni, come mai nessuno ne ha parlato? perchè poi la gente pensa che anche nelle nostre centrali nessuno sappia o abbia preso provvedimenti nei confronti dell’idrogeno, che invece è un problema ben conosciuto e per il quale ci sono tutta una serie di salvaguardie e di dispositivi per…
Dimenticavo la “missione” di NISA, che, a discorsi, imporrebbe ben altro comportamento:
Mission
http://www.nisa.meti.go.jp/english/aboutnisa/mission.html
The Nuclear and Industrial Safety Agency (NISA) was established on January 6, 2001 as part of a reorganization of central government ministries. Our mission is to ensure the safety of the people’s livelihoods through the regulation of the energy industry and related industries.
The staff teams at NISA, uplifted by such a worthy objective, continue to strive day and night to carry out their duties as agents who have received the mandate from the people of Japan.
Sembra fuffa, non c’è scritto chiaramente se hanno/avevano/avranno il potere, come si diceva, di imporre delle scelte ai proprietari delle centrali.
Dalla loro “missione” dici?
Sarebbe un’enormità.
Chiaro che se si vuole fare il nucleare la strada giusta non è certo quella degli “stress test”. La strada giusta è quella di prendere chiaramente le distanze da quelle nazioni che non rispettano certi standard di sicurezza: un nucleare senza un’ente di controllo governativo che in rappresentanza del popolo garantisce la sicurezza è assolutamente indispensabile.
Non posso pensare che in giappone il senso delle parole della missione non fosse quello: diciamo che non ci voglio credere e mi aspetto che le informazioni che via via verranno confermino questa tesi.
Per quanto riguarda le nazioni che non adottano standard di sicurezza adeguati non ci possiamo fare niente, perchè ogni stato è sovrano e mi pare (ma non conosco il diritto internazionale) che valga il principio della non ingerenza (che, fra parentesi, io non condivido quando sono in gioco questioni umanitarie, sanitarie, ambientali o di sicurezza in genere… ma quello che penso io conta come il due di briscola…)
Volevo dire
“… un nucleare senza un’ente di controllo governativo che in rappresentanza del popolo garantisce la sicurezza (ente che è assolutamente indispensabile) NON SI PUO’ FARE!
Si da troppa importanza a questa cosa della sicurezza.
La sicurezza era OK con le centrali di 40 fa (la II gen) quando l’NRC USA e gli emuli europei ancora non c’erano e le centrali costavano 1/4 (o meno).
Questa eccessiva fissazione sulla sicurezza ha comportato il divieto di riprocessamento del combustibile esausto e di conseguenza in pratica il mancato sviluppo di qualsiasi impianto a ciclo chiuso;
praticamente il blocco della costruzione di centrali in occidente: le poche che sono state fatte hanno costi tali da renderle economicamente improponibili per i privati;
in ultima analisi lo sviluppo e l’incremento della produzione energetica con combustibili fossili con pesantissimi danni per il nostro pianeta e per le persone.
E mettiamoci anche le guerre in medio oriente tutte figlie del petrolio (se non ci fosse quello si ammazzerebbero tra di loro con i maceti come fanno negli altri paesi africani e la cosa non ci riguarderebbe).
Un’assurdità.
Bisogna NECESSARIAMENTE tornare al pragmatismo degli anni ’50-’60. Oggi si è persa completamente la ragione in ambito nucleare.
naturalmente Alberto…
e come no ….
negli anni 50 e 60 non c’erano stati attacchi alle torri gemelle
i kamikaze si credevano sconfitti nel 45 ma c’era la guerra fredda
si realizzavano capolavori come Fukushima daiichi
stai proponendo di cancellare 50 anni di progressi, (sebbene relativi) nel campo delle sicurezza ?
edifici più resistenti ad impatti, core catchers, aumenti delle ridondonze non sono sufficienti ma sono almeno qualcosa
secondo me c’è in effetti qualcuno che ha perso la lucidità…
le banalità geopolitiche si sprecano nel discorso di Alberto
quale guerra sarebbe figlia del petrolio ?
quella in iRAQ ? può darsi a me pare figlia anche di altri problemi, tra cui un presidente USA quanto meno singolare..
il problema palestina deriva dal petrolio ? NO
il fanatisno islamico ? NO
c’era petrolio in Afghanistan ? NO
e se anche fosse con il nucleare ci libereremmo dalla dipendenza dal petrolio ? NO almeno per qualche altra decina di anni, forse si ridurrebbe un pò l’emissione di CO2 in atmosfera … forse perchè molto più probabilmente il risparmio si sprecherebbe in sprechi assurdi rinunciando a risparmio energetico efficienza e rinnovabili
e riempiendo il mondo di scorie, che NO… non sono una ricchezza, perchè reattori IVg sicuri che le usino ancora non esistono e non credo li vedrò in funzione sicuri nell’arco di quel che mi resta da vivere
e magari regalandoci ogni 4 o 5 anni un INES 7 a spargere un pò di benefica ormesi
NO GRAZIE
per Alberto R.
Forse è il caso che ti guardi attentamente “Gli anni dell’atomo” documentario che trovi sul sito del CISE e che fa un po’ di storia in modo corretto.
Per Luca Bevilacqua
A me risulta che in Afganistan passa, o deve passare, un gasdotto…
Le guerre in Iraq & C ci sono perchè è l’unico posto col petrolio a lunga durata…
Non abbiamo l’esigenza di liberarci del petrolio domani, abbiamo l’esigenza di costruire nel tempo un’altra economia autonoma rispetto al petrolio…
E’ sbagliato ragionare in termini di riserve di uranio con gli stessi criteri con cui si ragiona in termini di petrolio o di gas, infatti:
1) l’uranio è diffuso praticamente su tutta la crosta terrestre e quelle che cambia sono solo i costi di estrazione
2) la geografia dei paesi produttori di uranio a basso costo è ben diversa (e al momento anche parecchio più affidabile) di quella dei paesi produttori di petrolio e gas
> stai proponendo di cancellare 50 anni di progressi, (sebbene relativi) nel campo delle sicurezza ?
Il nucleare di 50 anni fa è comunque MOLTO superiore a qualsiasi alternativa ODIERNA.
Io preferisco le MSR al torio (LFTR o simili), ma in ALTERNATIVA mi vanno benissimo le centrali anni ’60, che come proprio Fukushima ha dimostrato, sono MOLTO MOLTO resistenti (mettere i generatori a portata dello tsunami è stata un svista facilmente rimediabile e che non ne aumenta i costi).
Anche i razzi li facevano migliori 50 anni fà.
E poi vorresti negare che non ci saremmo impelagati con le guerre in medioriente se non ci fosse stato il petrolio di mezzo? Ma dove vivi??
O che quella gente, pecorai e fabbricanti di tappeti, avrebbe avuto i soldi per armarsi e invadersi a vicenda e minacciare l’occidente?
ricondurre il disastro di fukushima alla mentalità giapponese mi sembra fuorviante.
non credo che si possa accusare i giapponesi di aver costruito ciofeche di reattori nucleari “alla chernobyl” e se sono poi caduti sul demenziale posizionamento dei generatori di emergenza, mi sembra più un criminale scivolone “all’italiana” che un prodotto del “made in japan”
Resta il fatto che la tecnologia nucleare si è dimostrata a prova di eventi assolutamente estremi e che l’imperdonabile e irripetibile errore umano occorso in giappone, in europa non avrebbe alcuna conseguenza conseguenza.
a prova di che Marino ?
sono esplosi tre edifici, danneggiati tre contenimenti, generato un INES 7..
una catastrofe e un fallimento totale…
cosa sarebbe a prova di cosa ?
Hai paura degli tsunami sui laghi e sui fiumi?
In ogni caso il fatto che il motivo reale dell’emergenza di fukushima daichi sia dovuto a causa “stupide” (mi riferisco alla perdita dei generatori diesel e del loro combustibile a causa della loro ubicazione) permette facilmente (volendolo fare) di rendere non ripetibile l’incidente (per quelle centrali che invece danno verso il mare/oceano).
Per il resto stai sicuro che ad ogni scoreggia che capiterà attorno ad un reattore nucleare, sarà ben presto spacciata per: danno mondiale scampato per miracolo, danno mondiale nascosto, o danno mondiale imminente.
Approcci costantemente presenti che ingigantiscono a dismisura le problematiche legate attorno al nucleare, che di fatto sono puro terrorismo psicologico, e da cui ti guardi bene dal prendere le distanze, guarda un po’.
non a prova di tsunami, evidentemente. che in europa non fanno paura. e dopo l’esperienza di fukushima anche l’efetto di onde alte n metri si potrebbe evitare facilmente.
ma come stai giustamente pensando (credo) se non sarà lo stunami potrà esserci qualche altro accidente/incidente non ancora previsto a causare un altra tragedia… che dire? tutto è possibile, si tratta solo di valutare i rischi e soprattutto le alternative (fossili).
e siamo sempre li
ZERO MORTI, CICCIO! Ecco la prova.
R.
vedo con piacere che ormai non sai neanche più leggere e interpretare quella arcana lingua che è l’italiano, Ciccio
mi mancavano i tuoi insulsi commenti, complimenti
quando si dice che qualcosa (x) è a prova di qualcos’altro (y) significa che x resiste rispetto all’occorrenza di y
ora a fukushima non ha resistito un bel nulla…
riprova sarai più fortunato, genio incompreso
L’impostazione del tuo discorso non la ritengo accettabile: purtroppo non è ancora passata al grande pubblico l’informazione (che reputo fondamentale) che quando si costruisce una centrale atomica bisogna fare prima di tutto un RAPPORTO PRELIMINARE DI SICUREZZA dove si descrivono TUTTE le possibili cause di impatto della centrale sull’ambiente e dell’ambiente sulla centrale atomica: dai terremoti alle trombe d’aria, dalle inondazioni alle siccità ecc… e naturalmente si prendono precsi impegni che vanno soddisfatti e provati o per via sperimentale o in esercizio prima della messa in funzione definitiva: niente a che vedere con le tecnologie “convenzionali”.
Quindi è chiaro che quelli NON si sono DIMENTICATI dello tsunami, né si sono sbagliati a valutarlo più piccolo perchè quando si costruisce una centrale atomica si fanno studi seri che consentono di stimare il massimo che mai potrà avvenire nella zona e su quello si prendono delle precauzione con ampio margine.
A Fukushima c’erano dei reattori vecchi, quindi forse quando sono stati costruiti la normativa adottata di fatto a livello internazionale (ogni paese ha la sua, ma non è che in aree democratiche ci si possa discostare molto da quella di altri paesi simili) non era così stringente ma… quei reattori hanno avuto di recente il permesso di esecire ancora… e questo è gravissimo perchè, come ho già detto mille volte, quei signori alla voce tsunami cos’hanno scritto? E chi doveva controllare e alla fine ha dato il permesso di esercire alla voce tsunami cos’ha letto?
Mi pare che siano più che evidenti le pressioni commerciali (infatti un reattore già ammortizzato produce energia elettrica a i costi del consumo e smaltimento del combustibile, cioè a meno di 2 c€/kWh, non so se mi spiego…)
il mio discorso vuole solo puntualizzare che non si può demonizzare una tecnologia perchè vengono commessi errori leggerezze crimini ecc. ecc.
sono questi che vanno combattuti eliminati e non la tecnologia.
Un motivo in piu’ per essere favorevoli al nucleare:
- Centrale degli anni ’70.
- Terremoto di magnitudo 9.0.
- Tsunami.
- Mentalita’ giapponese qui descritta.
- 15000 morti dovuti all’evento naturale. Zero morti dovuti alla centrale.
Com’e’ che non si parla mai della raffineria di petrolio “Cosmo Oil Company” che ha bruciato per dieci giorni? E non e’ stata l’unica.
non se ne parla per il semplice motivo che gli schiavi del carbone o delle fossili questi drogati di co2, questi giustizieri, non gliene frega nulla di chi perisce (fin tanto che non sono loro).
-
per loro conta solo il partito.
-
poi se il carbone ammazza cosi tante persone si puo sempre dire che “co du firtri” si risolve tutto!
-
È INDECENTE!
-
come dire… repetita juvant….
co du firtri…
faba levami una curiosità, ma secondo te l’uso di questa specie di parodi n romanesco rende il tuo pensiero più convincente ?
sottolinea efficacemente i limiti dell’insieme di tecnologie che consente oggi, senza fantscienza di ridurre 8ma ssolutamente non annullare) l’inquinamento delle centrali a carbone rispetto a quelle di 40 o 50 anni fa ?
ma se non ti convince questq cosa, poichè dici di essere ingegnere perchè non te le studi e ne discuti i limiti ?
I filtri non possono filtrare la CO2.
“è la mentalità che ha sostenuto le cause dietro questo disastro.
Ciò che si deve dolorosamente ammettere è che questo è stato un disastro “Made in Japan”. Le sue cause fondamentali si trovano nelle convenzioni radicate nella cultura giapponese”
una mentalità che lascia sul terreno (e in mare) un ventesimo delle vittime dello tsunami indonesiano del 2005?
veramente terribile, proporrei di sterminarli tutti prima che quella mentalità possa fare altri danni!
“il primo dovere di ogni singolo burocrate è quello di difendere gli interessi della sua organizzazione”
sicuri di parlare ancora del giappone?
“come fosse diventata una prassi comune resistere a pressioni normative e coprire piccoli incidenti”
questo è esattamente il “settimo arrangiarsi” di cui andiamo tanto orgogliosi in italia
no, è completamente diverso…
quello che qui si sottolinea è un abitudine culturale a conformarsi alle decisioni di chi ha maggiore potere/autorità, criticare troppo poco, fidarsi troppo
non mi pre in italia abbiamo questi difetti semmai il difetto opposto.. individualismi sconclusionati e privi di valore, fancazzismo, stupidi arroganti che arrivana a posizioni di potere immeritate, ecc
l’arte di arrangiarsi è un altra cosa, il burocrate giapponese che copriva e ha coperto una miriade di piccoli incidenti e falle, compresi queli della stessa tEPCO a kashiwazaki kariva non sopravviverebbe dove sopravvive l’italiano con l’arte di arrangiarsi
ciò detto i giapponesi son capaci di abnegazione, eroismo, senso del dovere, serietà e competenza professionale molto più di noi in media
la storia lo dimostra
eh già, “il burocrate giapponese che copriva e ha coperto una miriade di piccoli incidenti e falle” non ha assolutamente niente a che vedere col capoufficio che vede i suoi impiegati timbrare e poi andarsene a fare la spesa
per non parlare di ostetriche che rapiscono bambini dal loro stesso reparto, ma vengono reintegrate nello stesso posto in nome dei sacri diritti dei lavoratori
…ma non dubito che se l’interessato fosse il lavavetri di una centrale nucleare basterebbe che fosse baccato una volta a parcheggiare in seconda fila per dimostrare il dilagante disprezzo per le regole ed imporne la chiusura
https://www.facebook.com/events/373689405984458/
Ma dai! Mi toccherà andarci, visto che sono di Roma. Chi ci va?
Ah, e vediamo cosa diceva Fermi in tempi non sospetti …
“The country which first develops a breeder reactor will have a great competitive advantage in atomic energy.”
— Enrico Fermi, Los Alamos, 1945
Era indubbiamente un genio. Peccato non ne facciano più come lui.
È un po’ distante ma ci faccio un pensierino…
è anche un bel pò distante dal topic
Perché? Il topic parla di cultura nucleare, quell’incontro la favorisce, tanto più che in italia fra l’altro siamo a zero.
@Luca, anche se non riguarda strettamente il topic, pare interessi…
Molto interessante, ma sono 2000 Km… ci saro’ virtualmente…
Io farò di tutto per andarci, dipende da come sarò messo a settembre (di solito molto male = in apnea da “casini” sul lavoro = sovrapposizione impegni ecc..)