Il Galileo di Paolini che unisce teatro ed Opera

postato il 27.apr.2012 alle 10:23 pm | da gbettanini

In un panorama televisivo generalmente piuttosto piatto a volte capitano degli appuntamenti imperdibili, una di questa sfuggenti apparizioni è stata il 25 aprile su La7, era lo spettacolo “Itis Galileo” di Marco Paolini. E con l’occasione si è potuto parlare in prima serata dell’immensa figura di Galileo Galilei e quindi di scienza, ricerca e di università. Lo spettacolo è stato proposto in diretta e senza interruzioni pubblicitarie da uno dei sancta sanctorum della ricerca italiana e mondiale: i laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).

L’adattamento televisivo di uno dei migliori spettacoli di Paolini è stato riuscitissimo, mi è sembrato anche più completo della versione teatrale che avevo visto dal vivo. Paolini narra le principali tappe della vita di Galileo in chiave lieve e spontanea, sicuramente inspirato da la Vita di Galileo di Bertolt Brecht, ma creandone una versione molto originale.

Dopo lo spettacolo vero e proprio interessantissimi la descrizione dell’esperimento Opera ed il collegamento di fronte alla cattedra di Galileo con il professor Giuseppe Zaccaria, magnifico rettore dell’università di Padova, descritta nello spettacolo come la Harvard dell’epoca di Galileo, per la sua autorevolezza e libertà dagli influssi della chiesa.

Insomma, se durante il ponte del primo maggio si hanno un paio di ore libere e si amano o quantomeno si hanno in simpatia la Scienza e la Ricerca è uno spettacolo che mi permetto di consigliare di vedere…. almeno fino a quando sarà disponibile in streaming (qui).

 

28 risposte a Il Galileo di Paolini che unisce teatro ed Opera

  1. Gianluca Andrini scrive:

    Ho appena visto la trasmissione interamente (in momenti diversi).

    Bellissime le prime due parti, la vita di Galileo e la descrizione dei progetti per rilevare neutrini, tra cui il famoso Opera. Calante la terza parte, incredibilmente stupida l’ultima parte.

    La “sostanza” che traspare, oramai, è che si è giunti al limite ultimo della ricerca, a causa della limitatezza umana nel manipolare la materia, che impedisce ulteriori sviluppi significativi.

    Si vuole scoprire la massa del neutrino? Bene, ma è possibile?

    • Marino scrive:

      la prima parte è più storico-letteraria che scientifica, l’ultima parte è per forza di cose divulgativa e non si può pretendere nulla di rigoroso in una trasmissione “per tutti”

      “limite ultimo della ricerca”? e perchè mai, già qualcun’altro aveva detto che era ormai stato scoperto tutto…

    • robertok06 scrive:

      “Si vuole scoprire la massa del neutrino? Bene, ma è possibile?”

      Prova con questo, esperimento altrettanto affascinante, anche se utilizza una metodologia sperimentale completamente diversa:

      http://www.katrin.kit.edu/

      Roberto

    • Gianluca Andrini scrive:

      Il problema è che le macchine attuali, per rilevare particelle sempre più elementari, sono di quanto più spinto possa realizzare l’uomo.

      Katrin è interessante, ma non è detto che funzioni.

      • robertok06 scrive:

        Per funzionare funzionera’, KATRIN, il problema sara’ se il neutrino ha una massa al di sopra della massa minima rilevabile dallo spettrometro principale… non e’ una bilancia che pesa il neutrino…

        Ad ogni modo, non so cosa tu intenda con “sempre piu’ elementari”… la maggior parte non sono elementari per nulla, sono composte da piu’ quarks.

        Roberto

        • Gianluca Andrini scrive:

          Il neutrino potrebbe essere una particella elementare, sempre nel limite della conoscenza umana. Protoni e neutroni sono formati da quark, ma il neutrino è cosa diversa…

          • Marino scrive:

            gianluca, la scienza è bastarda perchè non ti confermerà mai una negazione: non ti potrà mai dire che il neutrino, o il quark, o qualsiasi altra particella che definisci “elementare” NON è ulteriormente divisibile.

  2. Gianluca Andrini scrive:

    (Off Topic)

    Le centrali a conversione di energia termica dell’oceano, o OTEC (Ocean Thermal Energy Conversion)

    Sono centrali di indubbio interesse, che sfruttano la differenza di temperatura delle acque del mare.
    I problemi, però, sono tanti. La potenza erogata è limitata, e le difficoltà di realizzazione sono parecchie. Però è un campo di ricerca da esplorare.

    • Pietro Mele scrive:

      Se non sbaglio, la termodinamica ci dice che una fonte di energia e’ tanto piu’ sfruttabile quanto maggiore e’ la differenza di temperatura ottenibile. Quindi mi sa che l’acqua dell’oceano non e’ di quanto meglio ci sia…

      • gbettanini scrive:

        Il rendimento della macchina di Carnot indica quale può essere il rendimento massimo del processo (quindi molto basso)… ma soprattutto il problema è che non mi sembra esista una macchina in grado di convertire con successo in altre forme di energia il calore che può fluire con una differenza di temperatura così bassa. Potrei ipotizzare uno Stirling od un ciclo Rankine a bassissima temperatura ma ‘a naso’ credo che la potenza prodotta (che potrebbe essere anche elevatissima) sarebbe molto vicina alle altrettanto elevate perdite (maeccaniche, termiche) della macchina utilizzata per la conversione.

          • Pietro Mele scrive:

            Luca, ho dato un’occhiata al link. L’ultimo paragrafo mi pare riassuma bene la situazione:

            “OTEC power plants require substantial capital investment upfront. OTEC researchers believe private sector firms probably will be unwilling to make the enormous initial investment required to build large-scale plants until the price of fossil fuels increases dramatically or until national governments provide financial incentives. Another factor hindering the commercialization of OTEC is that there are only a few hundred land-based sites in the tropics where deep-ocean water is close enough to shore to make OTEC plants feasible.”

            Insomma, un’altra di quelle fonti non utilizzabili a causa della loro bassa densita’ di energia.

    • Gianluca Andrini scrive:

      Il sistema è “simile” al geotermico, anche se, in questo caso, la fonte prelevata in profondità è fredda e non calda.
      Il rendimento è basso, inferiore al 10%, ma accettabile.
      La difficoltà è realizzare un tubo di almeno 4 metri di diametro, lungo un chilometro, che deve essere costruito in loco.
      Una volta realizzato, l’impianto è una “bomba”, perché necessita di poca o nulla manutenzione, ha una produzione elettrica piuttosto costante, certamente superiore al eolico e al solare, e inquina poco o nulla, oltre ad essere sicuro.
      Per gli ambientalisti, si tratta comunque di un’altra forma di energia solare, “stoccata” in modo diverso dalla natura.

      • Marino scrive:

        la differenza di temperatura potrà essere al massimo di 15/20 °C, non credo tu stia parlando di pompe di calore come per il geotermico a bassa entalpia, quale altro sistema si userebbe?

        • Luca Bevilacqua scrive:

          http://en.wikipedia.org/wiki/Ocean_thermal_energy_conversion

          cicli rankine con turbine operanti a bassa pressione

          il rendimento termodinamico è basso, ma lapotenza termica teoricamente disponibile enorme

          le perdite non mi paiono il problema princiale, che pare essere invece il livello di investimento up-front e la necessità di individuare località in cui il deltat tra acque superficiali e profonde sia sufficientemente alto ma allo stesso tempo la llogistica del sito renda praticabile l’accesso agli strati profondi

          interessante e bel concetto spero potrà dare una mano, non pare la soluzione per i problemi energetici del mondo, ma sicura pulita e “costante” ha le potenzialità per diventare

          • Marino scrive:

            interessante. forse valida solo in acque tripicali e quindi non attuabile nel mediterraneo, credo.

        • robertok06 scrive:

          …. ipotizzo… gradiente di temperatura e quindi convezione… l’acqua calda risale (o quella fredda scende) e fa girare una turbina?… un po’ come ipotizzato nelle torri solari… anche li si calcolano, sulla carta, rendimenti astronomici… ma hanno mai realizzato un prototipo?… anni fa ho letto, se non ricordo male, di un progetto in Australia… qualcuno sa se sia stato realizzato alla fine oppure no?

          Roberto

          • Luca Bevilacqua scrive:

            ipotizzi male, leggiti i link che ho postato

            sono piuttosto chiari

          • Marino scrive:

            se vuoi avere convezione devi avere l’acqua calda sotto e quella fredda sopra… :-)

      • robertok06 scrive:

        “Il rendimento è basso, inferiore al 10%, ma accettabile.”

        Il vero parametro da utilizzare per giudicare la validita’ o meno e’ l’EROEI del processo, se e’ attorno a 10 o piu’ va bene, senno’ no… dal punto di vista economico l’LCOE, il costo livellizzato dell’energia, e’ il parametro principale… non a caso il calcolo dell’LCOE per il FV, che ha un “rendimento” del 14,5% come media italiana, dimostra quanto ciofeca sia come tecnologia, anche con i costi di produzione ridotti dei moduli FV… senza incentivi adeguati non va da nessuna parte.

        Roberto

        • Luca Bevilacqua scrive:

          ciofeca una tecnologia che migliora continuamente e a ritmo estremamente sostenuto in rendimenti e costi e che già è ormai competitiva nelle aree meglio soleggiate del paese

          invece il nucleare giapponese con 53 reattori su 54 fermi dimostra il successo della tecnologia nucleare

          in Francia poi gli impianti nucleari sono supersicuri

          al punto che qualunque attivista entra e ne dimostra la vulnerabilità quando vuole

          http://in.reuters.com/article/2012/05/02/france-nuclear-greenpeace-idINDEE8410E820120502

          ripetutamente senza che qualcosa sia fatto in merito

          ognuno è libero di avere la propria opinione, ma i fatti non dimostrano affatto che il FV è una ciofeca

          bah

          bah

      • flavio scrive:

        hai detto bene “si tratta comunque di un’altra forma di energia solare, “stoccata” in modo diverso dalla natura”

        se l’acqua in profondità si può dare per costante a 4°C quella di superficie NO, ti pare che a metà agosto il mare abbia la stessa temperatura di fine febbraio?
        o alle 7 della mattina e alle 7 di sera?

        e se un grado più o meno sui 300 delle centrali termoelettriche cambia poco quei 5 o 8 o 10 su 30 cambiano TUTTO

        “necessita di poca o nulla manutenzione”

        hai mai visto lo scafo di una nave?
        in breve si riempie di incrostazioni, non solo di calcare/sale ma anche di non so che alghe ed altri esseri tipo coralli

        cosa in quelle centrali lo dovrebbe impedire?

        • Luca Bevilacqua scrive:

          infatti questa tecnologia è adatta solo per installazioni in siti tra i due tropici

          • flavio scrive:

            ma secondo te che temperatura ha l’acqua fra i tropici?

            sulle coste atlantiche del marocco è sicuramente più fredda che nel mediterraneo

            magari ci saranno posti dove non cambiano di dieci gradi, ma pure ai tropici ci sono sia l’inverno che la notte

          • Luca Bevilacqua scrive:

            notte o giorno non fa differenza, l’inerzia termica dell’acqua è tale che la variazione di temperatura è trascurabile

            non lo sarebbe tra estate e inverno, hai perfettamente ragione in quello, e infatti perciò si parla di adatta a instalalzioni tra i due tropici

            non escludo, anzi è sicuramente così, che non tutte le località poste tra i due tropici potrebbero essere adatte,

            sia per correnti più fredde, sia per problemi pratici del sito come la facilità di “pescare2 in rpofondità

            saluti

  3. Marino scrive:

    tre ore ben spese, grazie!

  4. AleD scrive:

    Sarò strano io, ma l’interpretazione di Paolini mi ha commosso, nel vero senso della parola.
    Io, su tutto, mi son messo via “la scienza non produce coscienza”.